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Ritardi nei soccorsi. Siamo sicuri di esserne indenni anche nel l’organizzatissimo Trentino?

La vicenda di della morte di Simon Gautier riporta in luce alcune preoccupazioni dalle quali una zona del Trentino potrebbe non risultare indenne.

Con una interrogazione divenuta tristemente attuale ho voluto rimarcare questa non del tutto remota preoccupazione.

Egregio

Walter Kaswalder

Presidente del Consiglio provinciale

 

SEDE

 

INTERROGAZIONE n. ___

(articolo 151 del Regolamento interno)

 

OGGETTO: Centrale 112 in Trentino attiva da due anni, nel Primiero Vanoi e a San Martino di Castrozza rispondono ancora i Carabinieri di Feltre

 

Vogliamo segnalare questa problematica nota da tempo nota e più volte segnalata che non ha ancora trovato soluzione. Le nostre ultime verifiche anche di questi giorni, confermano che chiamando il 112 da cellulare nel Primiero Vanoi, rispondono ancora i militari di Feltre anziché la Centrale di Emergenza a Trento generando di conseguenza un ritardo nella risposta evidentemente dovuto al necessario trasferimento di chiamata.

A due anni dall’introduzione della Centrale Unica dunque, il sistema NON FUNZIONA ancora.

va segnalato inoltre che nella zona i relativi cartelli, posti sulle strade locali, sono coperti da sacchetti dell’immondizia di plastica nera. A parte questa segnalazione “estetica”, ci pare preoccupante che una parte di Trentino, seppur periferica, quando chiama il 112 si senta ancora rispondere “carabinieri di Belluno”, con relativo allungamento dei tempi ed eventuali conseguenti ritardi sui soccorsi proprio nelle situazioni di emergenza che provocano le suddette chiamate.

 

Tutto ciò premesso si interroga la giunta provinciale 

 

per sapere se è a conoscenza del problema segnalato e in caso affermativo quali tempi prevede siano necessari per risolvere l’annoso problema.

 

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

Distinti saluti.

 

Trento, 14 agosto 2019

Michele Dallapiccola

 

Paola Demagri

 

Ugo Rossi

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Gestione dei grandi Carnivori, serve più impegno.

Qualche giorno fa, attraverso un’immagine, cercavo di sdrammatizzare con ironia la colonizzazione del Trentino orientale dell’orso ad opera della nuova Giunta trentina a trazione leghista. 

Oggi tutto quello che si poteva temere è divenuto realtà e non si può più scherzare.

La cosa grave è che questa Maggioranza provinciale nella recente “finanziaria” ha bocciato un nostro ordine del giorno che sollecitava un rinforzo straordinario nei piani di gestione dell’orso.

Attenzione, questo passaggio tecnico e non politico è fondamentale per poter arrivare ad applicare la legge n° 09/’18. Questa Giunta ha voluto bocciare la nostra proposta ritenendo di vedere in questa operazione il tentativo da parte nostra di piantare una bandierina politica non rendendosi conto che il suggerimento arriva invece da una forte esperienza tecnica maturata in campo nei 5 scorsi anni di amministrazione della materia. 

Mi spiego meglio: ora il Trentino, grazie alla precedente giunta, è dotato di una nuova legge per la gestione dell’orso ma non sarà credibile e lo strumento normativo sarà costantemente azzoppato da ricorsi se non sarà in grado di dimostrare di aver saputo adottare soluzioni d’avanguardia.

Dovremo essere i migliori nella gestione, i migliori nei monitoraggi, i migliori nella formazione informazione (bisogna tenere riunioni pubbliche mettendoci la faccia), i migliori nelle azioni di ristoro dei danni delle opere di prevenzione (contributi per recinti, cani e pastori). Solo così avremo la possibilità di intervenire successivamente rimuovendo anche in maniera cruenta quell’esemplare che nonostante tutte queste azioni continui a far danni.

Proprio come non sta facendo questa giunta provinciale per ora serenamente in vacanza.

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LOTTA ALLA CIMICE ASIATICA: DALLA POLITICA, QUALE LO STATO DELL’ARTE?

I media locali in questi giorni riportano di numerose segnalazioni elevate da cittadini, relative all’utilizzo di fitofarmaci sembrerebbe utilizzati secondo una non ottemperanza al vigente PAN (Piano agronomico) provinciale.

Il fatto, tutto da dimostrare, va significativamente contestualizzato e ci auguriamo soprattutto riferito a comportamenti scorretti tenuti da parte di qualche singolo agricoltore. Nella generalità dei casi sappiamo infatti che esiste un’importante attività di auto-controllo, monitoraggio e gestione di questi farmaci governata dal sistema delle istituzioni implementato da una rete di farmaco-sorveglianza che rendono il quadro trentino uno tra i più monitorati e conosciuti d’Europa. Poiché sulla salute dei cittadini e sulla salubrità delle produzioni non si debbono porre limiti alle azioni è importante che i nostri cittadini sappiano che da parte delle istituzioni locali esiste un costante impegno morale e materiale di ricerca del miglioramento anche in questo fondamentale campo. 

Hanno preoccupato, proprio per questo motivo, voci giunte al sottoscritto che parlerebbero di una situazione particolarmente critica sul fronte della propagazione del parassita Halyomorpha halys, meglio conosciuta con il nome di cimice asiatica. Con la probabile complicità in questi giorni delle condizioni climatiche ad essa particolarmente favorevoli, pare vi sia stata un’esplosione nella sua riproduzione che avrebbe portato i frutticoltori ad adottare misure straordinarie per combattere questo vero e proprio flagello. Nel panorama frutticolo locale tali rimedi non sono una novità come non lo sono a livello nazionale dove molte località fino quando non addirittura intere regioni in questi anni hanno dovuto ricorrere a trattamenti con mezzi  e principi farmacologici straordinari per cercare di contenere, per ora invano, lo sviluppo di questo parassita. 

Anche in Trentino, in due distinte zone particolarmente vocate alla produzione melicola, pare siano stati effettuati due diversi tipi di trattamento. In un caso si sarebbe utilizzato il clorpirifos metile mentre nel secondo caso si sarebbe preferito avvalersi dell’imidacloprid cioè di un neonicotinoide. Sono farmaci ampiamente conosciuti, utilizzati da tempo e particolarmente monitorati per efficacia, sicurezza di utilizzo ed eventuali criticità di “metabolismo ambientale” dei residui anche se va rilevato che non rappresentano assolutamente la strada maestra che conduca ad un regime di sostenibilità nella lotta anche a questo fastidioso parassita. 

In questa sede cogliamo inoltre l’occasione per esprimere solidarietà al mondo agricolo per il patema che sta sicuramente vivendo nell’attesa che FEM e la più ampia rete di istituti di ricerca alla quale essa è collegata, individui una soluzione sostenibile ed efficace. Siamo convinti che non tarderanno i risultati da parte di un istituto che come anche questa giunta ha recentemente avuto modo di confermare, rappresenta un fiore all’occhiello ed un riferimento a livello nazionale per la ricerca in campo agricolo.

Tutto ciò premesso si interroga la giunta per sapere 

  • se le informazioni rispetto ai trattamenti effettuati, in possesso al sottoscritto, rispondano al vero. 
  • se, da chi e nel caso quali strumenti straordinari siano stati messi in campo per la ricerca e la lotta sostenibile a halyomorpha halys – cimice asiatica, atti a dotare il sistema agricolo trentino di presidi seri e sostenibili nella gestione della presenza di questo flagello.
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M49: che cosa succede adesso?


Alcuni sono ora gli scenari possibili: i maschi di orso sono animali molto mobili, ricordo la vicenda di M4 che si è spostato spontaneamente da qui alla Carnia. M49 non fa eccezione tanto che al netto di potenziali incidenti stradali, potrebbe rimettersi in viaggio e ritornare nei suoi luoghi di nascita o addirittura di origine genetica, cioè in Slovenia, comunque mosso dal desiderio di ricerca di femmine..

Prima di questo comunque c’è il rischio che passi molto tempo dove si è stabilito ora permettendo a Fugatti di fregiarsi di essere stato il primo presidente ad aver gestito il progetto di ripopolamento del Trentino con l’orso colonizzando la zona est della provincia.

Non succederanno invece attacchi per vendetta, gli animali non conservano questo tipo di sentimento e dunque se l’orso attacca se è solo per i motivi per i quali attaccano tutti gli altri orsi del Trentino. D’ora in poi quindi, anche nel Trentino orientale, sarà molto importante attenersi alle indicazioni sul come ci si deve comportare in caso di presenza di orsi nel territorio che si frequenta. È tutto spiegato molto bene sul sito della provincia alla sezione orso nella pagina dedicata ai grandi carnivori. Sono informazioni serie, scientifiche, vere e validate da esperti internazionali. Ci si può fidare. 

Ciò che non succederà a mio avviso invece è che si possa sparare a vista specie in tempi brevi. Per decidere di sopprimerlo sarà necessario attendere, temo, che M49 dia qualche altra prova del suo immutato carattere. Passare da un’ordinanza di captivazione ad una di abbattimento richiede motivazioni solide e gancio normativo. Ora abbiamo una legge ma ci vorrà il suo regolamento di attuazione e relativi atti di notifica a chi di competenza. Niente di semplice ne di automatico. A tal proposito invece Fugatti probabilmente tradito dall’emozione provocata dall’incidente dall’incidente della fuga, ha cercato di rassicurare i suoi elettori affermando questa colossale panzana. Nelle ore successive si è sicuramente accorto che l’intero governo, a partire da Salvini (social-patico animalista per convenienza) per arrivare a Costa ( più vicino all’orso che alla Lega) impediranno con ogni forza legale in loro disponibilità di torcere a questa bestia anche solo un’unghia. E del resto vi immaginate le reazioni del mondo extra Trentino ora che siamo finiti persino sulla BBS? Che ripercussioni imponderabili ci potrebbero essere?

Ora però questa Lega, che tanto ha criticato il governo autonomista della precedente legislatura, ha avuto un enorme colpo di fortuna nel trovarsi in dotazione uno strumento eccezionale come quello di una legge che permetta di gestire in autonomia la presenza dei grandi Carnivori. Dovranno esser più veloci, competenti e più umili di come sono stati fino ad ora ma appoggiati dai nostri tecnici potranno presto dotare il Trentino di piani di gestione che, con taglio scientifico, permetteranno di gestire anche casi difficili come quello di M49. 

UN PICCOLO LASCITO AUTONOMISTA CHE UN GOVERNO AUTONOMISTA HA CONSEGNATO A CHI IN TRENTINO VIVE IL DISAGIO DELLA PRESENZA DI QUESTI OSPITI.

Fin qui narrata la storia per quanto riguarda l’orso. Per gli abitanti del Trentino orientale, continuano invece le puntate, piuttosto pesanti, interpretate dal lupo. Anche questa settimana in malga Vezzena è stata predata una manzetta di un anno.

Questo fatto mi ha particolarmente impressionato perché l’animale era di quella taglia molto grossa che di norma i lupi non attaccano. Un bovino di grande valore genetico, morto per l’incuria di una Giunta che ha concentrato le sue forze su un pulmino in giro per il Trentino anziché su piani straordinari di prevenzione. Sì sono promessi miracoli depotenziando quello che poteva essere un piano straordinario di azioni di protezione rispetto al quale il Trentino poteva diventare un fulgido esempio a livello nazionale ed europeo. Il Trentino non è popolato solo da M49-Houdini e dunque la costruzione di una serie di recinti elettrificati pur non risolutiva avrebbe salvato la vita a molti animali nelle nostre zone. Anche una forma di aiuto speciale che prevarichi la condizione di aiuto economico in regime di de minimis per assumere in via straordinaria un certo numero di pastori avrebbe permesso di ridurre il problema, senza la pretesa di risolverlo.

Invece come nel classico caso dei vaccini, un eccesso di zelo da parte della politica ha impedito di affrontare alcuni problemi pratici prevalentemente con approccio scientifico tecnico ritenendo che per superare il problema fosse sufficiente parlare alla pancia dei propri elettori.

Così questi amministratori si sono ridotti a promettere che per risolvere il problema del lupo e dell’orso si potrà presto cominciare a sparare:

-sapendo che direttive nazionali ed europee sono assolutamente contrarie a questo

-sapendo che i social, Salvini ed il governo non sono assolutamente d’accordo con quello che la lega usa per illudere i contadini

-sapendo che anche dove si sono attuate politiche di controllo come in Francia comunque il problema si è solo ridotto ma non è assolutamente scomparso.

-sapendo che, tolta una sfortunata piccola fetta popolazione rappresentata dagli allevatori, tutto il resto della popolazione nazionale ed europea ha un orientamento prevalentemente animalista film provincia la cui economia si basa prevalentemente sulla turismo non può non tenere in considerazione.

In pratica hanno provato – maldestramente – a cominciare a risolvere il problema dal fondo.

Le bugie hanno le gambe corte esattamente come la capacità di star senza cibo di M49.

Entro poche ore spontaneamente ci dirà dove si trova perché i forestali registreranno la prima predazione di orso in Trentino orientale dopo la sua nuova reintroduzione. Con buona pace di quegli allevatori che ad ottobre hanno votato Tonina, Zanotelli e Fugatti, nuovi esperti in materia di gestione dell’orso.

Meno male che ora c’è la legge dei tanto criticati Autonomisti. 

 

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Dalla Giunta Rossi uno strumento risolutivo per gestire i grandi Carnivori.

La faccia delle tre persone nella foto sotto parla da sola.

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Per anni hanno riservato al sottoscritto critiche feroci ma quando è toccato a loro tre operare ecco arrivare il disastro più totale, ma…

Le cose non vanno sempre male!
👍Oggi la legge della giunta Rossi per la gestione in AUTONOMIA e RESPONSABILITÀ del nostro patrimonio faunistico, che porta la mia firma, (QUI IL LINK DI COME È ANDATA ➡️ https://is.gd/Jxpamy) è stata dichiarata costituzionale e così a queste persone potremo lasciare in eredità politica un fortissimo strumento in più come pochi ce ne sono in Europa. (QUI IL LINK ALLA MIA INTERVISTA dello scorso anno dove spiego di cosa si tratta ➡️ https://is.gd/ewu4vf)
👍 Coldiretti afferma di aver sostenuto una legge a firma mia, dopo aver organizzato una manifestazione di protesta a sostegno di questo governo leghista. Grazie per la par-condicio. (Qui link comunicato ➡️https://is.gd/oes07p)
👍 Fugatti si complimenta implicitamente con il precedente governo per l’utile legge che gli ha lasciato in eredità.

Dunque se è vero che una mano ti arriva sempre da chi meno te lo aspetti allora noi a questa Lega che tanto ci ha criticato, lasciamo in dotazione una formidabile attrezzatura giuridica.
Speriamo che ora ne sappia fare buon uso perché la vicenda di M49 è tutt’altro che conclusa e si aggiunge ai tanti danni che ancora i carnivori provocano.

Ora avanti coi piani di gestione e opere di prevenzione. È tutto urgente e più che mai necessario.

La foto sotto è opera di un branco di lupi pochi giorni fa in Vezzena.IMG-20190715-WA0001

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IL TRAMONTO DI IDEE, PROGRAMMI E VISIONE.

Due sono i mantra nei discorsi della Giunta in questo importante inizio di mandato: GEOMETRIA VARIABILE e DEROGA COME REGOLA.

A questi cliché rispondono il (non) processo di fusione/gestione associata dei comuni o la modifica delle competenze per le comunità di valle gestite da Mattia Gottardi. Non si sottrae nemmeno Mirko Bisesti quando permette di applicare un nuovo corso per il CLIL solo agli istituti che ne abbiano voglia? Da medico veterinario non posso poi che definire drammatico il provvedimento in proposta da Stefania Segnana quale è la deroga all’obbligo vaccinale. E che dire dell’abolizione del comitato faunistico? Trofeo d’inizio mandato per la nuova assessora Zanotelli che ammiccando ai cacciatori, non appena insediata, ha immediatamente rimosso quell’istituto che stava loro antipatico. Infine, notevole, la grande abbuffata di richieste dei territori alla quale l’intera Giunta si è sottoposta negli Stati Generali della Montagna. Lodevole operazione di Marketing politico a mio avviso va però letta anche come ripetizione (tra l’altro a breve distanza di tempo) di quella nella quale si era cimentato nello scorso mandato anche l’ex assessore Daldoss. 

Nel frattempo, l’impressione che avverto è che gran parte dei provvedimenti di questa Giunta sia determinata da input esterni, recepiti modalità randomizzata.. E a ben vedere la pochezza del programma elettorale che si basava solo su alcuni slogan, gran parte dei quali ricopiati dal Salvini nazionale, ha trovato un utile sostegno ed innesto da questo metodo.

Come opposizione ci batteremo perché la società economica del Trentino e gli amministratori locali meritano un futuro diverso da ciò che sembra si stia delineando all’orizzonte.  Da una prima ricognizione delle casse provinciali emersa in questo iniziale assestamento di bilancio, ben poche idee lasceranno spazio a solide realtà. Quelle poche nuove opere pubbliche ipotizzate necessiterebbero di provvidenze finanziarie che in questo momento sembrano mancare.

Ma forse è proprio per questo motivo che la giunta si comporta così. Forse cela le questioni sopra espresse ma ha deciso di proseguire comunque dentro ad una contezza dei propri limiti? Forse sta solo cercando una via diversa per poter lasciare un segno amministrativo? “Ditemi cosa fare e io lo faccio” è molto più semplice che mediare tra richieste e consapevolezza di limiti e progetti che deve avere un’amministrazione per i propri cittadini. Se così fosse allora prevediamo fiato corto per una corsa dove sembra quasi che Maurizio Fugatti viva alla giornata facendosi ordinare come procedere dai propri riferimenti nella società civile delegando poi l’esecuzione amministrativa di quanto raccolto ai propri uffici provinciali.

Signore e signori, se avete esigenze specifiche accomodatevi pure: il martedì questo presidente aspetta anche voi. Per il resto del Trentino (quello non lega-like), aperto il punto nascite di Cavalese, fine del programma.

Anzi scusate, manca il selfie che non si nega a nessuno.

rrem
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Rapporti col Governo: da questa Giunta superficialità e trascuratezza

La notizia – di questo fine settimana u.s. – di esclusione della nostra Provincia dal riparto nazionale di fondi destinati alle regioni per il dissesto idrogeologico, ci ha colpito come cittadini trentini ma non ha invece sorpreso la nostra veste di ex amministratori.

Abbiamo osservato che la vicenda in questione vede protagonisti lo stesso ministro e lo stesso presidente che avrebbero dovuto dialogare nel corso dell’inverno scorso per sistemare, oltre a quella sopra descritta, anche  la vicenda dell’orso M49 durante il suo letargo. Alla stessa maniera, trascinate troppo a lungo, queste occasioni di relazione non sono state affatto gestite nel migliore dei modi con gli effetti che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Questa giunta appare sì molto impegnata nell’ascolto dei territori e nei contatti con le realtà locali ma la sostanza che trasmette è davvero poca. Non solo a livello pratico ha finora risolto davvero pochi problemi ma nemmeno ha inserito nei propri programmi elementi di sostanziale novità rispetto a quel passato del quale si è auto-definita cambiamento. Come se non bastasse è incappata nei profondi atti di trascuratezza di rapporti con il livello nazionale che in questi giorni si sono resi più che mai palesi.

A Roma le relazioni vanno curate attraverso un’intensa attività fatta di frequentazioni, incontri e presenza costante sui tavoli ministeriali di discussione. 

Ne sa qualcosa l’ex presidente Rossi che insieme al collega altoatesino non ha certo costruito le condizioni che hanno portato alla firma del prezioso “Patto di garanzia del 2014” girovagando per il Trentino ma piuttosto frequentando assiduamente i Ministeri competenti. Per esperienza diretta, cito anche il sottoscritto che in Commissione politiche agricole, con una presenza cadenzata pressoché settimanale, ha costruito un ruolo che gli è valso il riconoscimento di Vicepresidente della Commissione stessa e insieme a questo anche l’attribuzione di una consistente dotazione aggiuntiva di Fondi rispetto alla precedente programmazione agricola.

Ritengo a questo punto ulteriormente preoccupanti anche le considerazioni espresse da questa giunta nel suo DEPF. Siamo assolutamente convinti che anziché inserire nei documenti allegati all’assestamento di bilancio malcelate preoccupazioni rispetto al destino finanziario della provincia, bene avrebbe fatto all’economia del Trentino ricevere invece quelle rassicurazioni che non possono che derivare da frequenti e riconosciuti rapporti della PAT con il Ministero competente.

 

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L’orso, il Trentino ed il Ministro Costa.

Ho conosciuto il ministro Costa lo scorso anno in Toscana in occasione della festa del santo patrono dei forestali, San Gualberto, proprio presso il monastero allo stesso dedicato. I motivi che mi avevano portato ad incontrarlo erano gli stessi che ci affliggono oggi: le scorribande di M49 nelle Giudicarie che da qualche tempo già allora avevano cominciato a farsi sentire. Avevamo deciso che l’orso andava catturato e dunque insieme al presidente Rossi avevamo avviato le procedure previste dal PACOBACE.

 

– Identificazione genetica previa cattura

 

– attivazione di opere ed azioni di dissuasione con l’aiuto dell’applicazione del collare

 

– attività di formazione ed informazione degli amministratori, degli operatori economici locali e soprattutto della popolazione.

 

Proprio quest’ultimo aspetto fu il più difficile da gestire perché la popolazione era molto preoccupata ed arrabbiata e non era affatto piacevole girare per le valli facendosi insultare e, obtorto collo, ospitare claque di leghisti che ne approfittavano dell’occasione per inveire contro l’allora governo a scopo propagandistico politico. Ma tant’è, l’elenco di quelle riunioni si allungava e dava forza al governo trentino di far capire a quello nazionale che qui si stava facendo tutto il possibile per entrare in relazione con la popolazione ed implementare le azioni che avrebbero mitigato gli effetti negativi della presenza di grandi carnivori. Oggi questo non avviene e l’idea che mi sono fatto è che siano principalmente l’impreparazione, la paura e la difficoltà di gestire questo rapporto che impediscano all’attuale amministrazione di portare avanti questa attività poco piacevole ma prevista da una norma in questo molto severa.

 

Ma torniamo al mio incontro toscano dello scorso anno: compresi che il ministro era una persona seria e preparata ma che purtroppo per noi aveva una propensione integralista alla protezione della specie orso. La cosa non mi meravigliava poiché sapevo che la sua sensibilità era vicina a quella maggiormente rappresentata a livello nazionale mentre io invece, avevo ben presente qual’era lo stato d’animo degli amici allevatori (e non solo) che qui in Trentino avevano subito gli attacchi.

 

Tornai in Trentino ed iniziamo le azioni che avrebbero portato all’autorizzazione della cattura di M49 cioè come dicevo sopra identificazione, collaraggio, dissuasione incontri con la popolazione; quell’autunno (lo scorso) l’animale se ne andò in letargo insieme ai nostri propositi di riprendere le azioni diplomatiche che avrebbero portato all’autorizzazione della sua cattura la primavera successiva.

 

È cambiato il governo e purtroppo oggi, con questo, anche il metodo e l’approccio.

Questa Giunta non ha affrontato fin da subito con la dovuta energia il problema. un po’ per inesperienza un po’ per la foga di incontrare l’universo mondo ha di fatto subìto le numerose predazioni occupandosi prevalentemente d’altro.

I numerosi sbagli di Fugatti, Zanotelli, Tonina e &c oggi però sono pesantemente venuti a galla sia a scapito del bestiame colpito dall’orso che dell’angoscia della popolazione che ha subito le incursioni dell’animale.

 

Questa giunta ha sbagliato a più e più riprese. Innanzitutto, almeno su questo argomento, non ha mai voluto incontrare né me né il presidente Rossi laddove  un passaggio politico di consegne sarebbe invece stato estremamente utile.

 

All’evidenza dei fatti non ha costruito nessun rapporto politico diretto con il ministro Costa che si trova come abbiamo visto oggi a dover riferire al Trentino attraverso i media.

 

La politica degli annunci di salviniano stile è stata abbondantemente utilizzata anche con i contadini delle giudicarie; con incompetenza ed impreparazione questi amministratori provinciali ritenevano di affrontare la vicenda in maniera molto più semplicistica di come invece va affrontata.

 

Pur con qualche incidente di percorso insieme al presidente Rossi noi invece abbiamo gestito 5 anni di azioni serie, severe ma soprattutto sempre e comunque approcciate con taglio scientifico ma mai politico né propagandistico.

 

Promettere ai contadini delle Giudicarie una soluzione fai da te, ha generato false aspettative che a mio avviso hanno fatto perdere la fiducia nei confronti dell’intera Giunta.

 

Ora, è probabile che M49 verrà comunque  catturato ma con la credibilità delle istituzioni Trentine bruciata, caduta sotto i colpi di una battaglia mediatica partita, giocata e finita male. Quella della gestione dei grandi carnivori non poteva e non doveva essere infatti un ring sul quale dimostrare che la lega è meglio del PATT, che si può fare diversamente, che chi amministra prima non sapeva cosa stava facendo e chi è arrivato ora ha invece la soluzione in tasca.

 

Il governo di questo sistema complesso è infatti frutto di un’alchimia di azioni fatte di prudenza, sensibilità e approccio scientifico sia verso la zootecnia che verso il mondo animalista-ambientalista.

 

Mi ha aiutato molto sia laurea in medicina veterinaria che l’esperienza di vita a contatto col mondo animale. Fatti ed esperienze questi completamente assenti in chi in questo momento ci rappresenta ed è stato il loro proporre soluzioni gridando come da dentro a un gazebo che ci ha portato alla situazione odierna. Siamo sull’orlo di uno scontro istituzionale con il governo centrale con una fiducia da parte loro nei confronti del sistema Trentino di gestione dei carnivori ai minimi storici con l’aggravante che i nostri allevatori sono ormai praticamente allo stremo.

 

Come se non bastasse stiamo per finire sotto la lente di ingrandimento da parte del profilo nazionale. Quando M49 verrà catturato si scateneranno le solite polemiche e ancora una volta finiremo alla gogna e alla berlina mediatica senza aver portato a casa nulla in termini di ulteriore fiducia e attribuzione di autonomia in campo gestionale dei grandi carnivori. Spero di sbagliarmi nel pensare che sempre più il Trentino, anche da questo punto di vista, verrà  commissariato dallo Stato. Il risultato sarà che la gestione dei grandi carnivori assomiglierà qui sempre più a quello che è già nel resto d’Italia. Se guardo come sono andate le cose in questi ultimi tempi in Veneto o quali siano stati gli effetti della diffusione del lupo sugli Appennini rabbrividisco al sol pensiero di preoccupanti conclusioni.

 

L’augurio che faccio a me stesso ma prima ancora tutto il Trentino è ovviamente allora che mi stia sbagliando.

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Danni da tempesta Vaia. La Provincia sta ignorando lo stato di salute delle nostre acque

Riporto di seguito un ottimo pezzo del quotidiano IL DOLOMITI che riprende anche una mia interrogazione alla Giunta Provinciale.

Le dighe restano osservate speciali tra svasi e manutenzioni. I pescatori: ”Attenzione a Stramentizzo, pronti a tutto per evitare aperture”

In molti casi è necessario un intervento di manutenzione, già gli interventi in Vallarsa avevano causato diverse tensioni per gli svasi nel torrente Leno, mentre altre polemiche ci sono state per lo svaso della diga a Pezzè di Moena. Finotti: “Dopo Vaia perse due generazioni di pesci, serve un piano straordinario”. Dallapiccola interroga la giunta: “Quando la Provincia assegna le risorse per il ripopolamento?”

Di Luca Andreazza – 20 giugno 2019 – 06:01
TRENTO. “Piuttosto ci incateniamo sotto la diga che restare a guardare eventuali svasi della diga di Stramentizzo“, non usa giri di parole Mauro Finotti, presidente della Federazione della pesca, che accoglie 24 associazioni impegnate nel settore e rappresenta circa 4 mila pescatori. Tra gli osservati speciali dopo la tempesta Vaia dell’ottobre scorso ci sono, infatti, i bacini del Trentino, i quali a seguito della calamità sono state invase dai detriti.
In molti casi è necessario un intervento di manutenzione, già gli interventi in Vallarsa aveva causato diverse tensioni per gli svasi nel torrente Leno, che in un colpo solo aveva cambiato colore, mentre altre polemiche ci sono state per lo svaso della diga a Pezzè di Moena. Un tema quello degli svasi che è finito al centro di un’interrogazione di Filippo Degasperi, consigliere provinciale del Movimento 5 stelle, per i danni ambientali a seguito dello sversamento di fango e limo nei corsi d’acqua.
“Non sappiamo ancora i danni all’ecosistema – evidenzia il numero uno della Federazione della pesca – i campionamenti sono stati effettuati, ma ci vogliono mesi per avere i risultati. Il problema è di metodo: i controlli devono essere fatti da professionisti terzi e non da un tecnico incaricato dalla ditta proprietaria del bacino perché la conclusione è sempre quella che non è successo nulla. Servono regole chiare e precise, devono essere valutati metodi alternativi ai deflussi minimi vitali da addebitare ai produttori di energia”.
La situazione da cerchiare in rosso sarebbe soprattutto quella di Stramentizzo, anche perché parte dei fanghi sul fondo della diga contengono sostanze che sarebbero tossiche dopo il dramma di Stava. “Una spada di Damocle – commenta Finotti – non si conoscono ancora i piani e l’ultimo svaso decente risale a prima della tragedia di Stava. Se vengono rilasciate le acque si rischia di compromettere un ecosistema per 35 chilometri lungo l’Avisio, ci vorrebbe almeno mezzo secolo poi per riprendersi”.
E’ un danno poco evidente rispetto agli alberi schiantati e il paesaggio mutato in diverse porzioni del territorio, ma è comunque enorme quello subito dalla fauna ittica che popola i laghii fiumi e i torrenti del Trentino. “Almeno – prosegue il presidente – due generazioni di pesci sono state spazzate via. Non si può pescare nell’Avisio e nei suoi affluenti della Val di Fiemme per tutto il 2019, ma sono tante le zone colpite da questa situazione”.
Insomma, è necessario un piano straordinario di ripopolamento, un’attività che vede un contributo provinciale annuale di circa 600 mila euro tra coltivazione, manutenzionegestione e monitoraggio. “All’indomani della tempesta Vaia e dopo le elezioni – continua Finotti – abbiamo incontrato l’assessora Giulia Zanotelli e il servizio foreste e fauna insieme all’Unione per i pescatori. La preoccupazione era grande e siamo stati rassicurati, anche sulla legge sembra che si stia mantenendo fede alle promesse. Ma nel caso del ripopolamento serve una semina veramente straordinaria per fronteggiare i danni adeguatamente”. Se le prime risorse per le associazioni, quelle in conto capitale (l’altro dispositivo in favore dei pescatori), sono state deliberate per una cifra di 290 mila euro che poi vanno a coprire effettivamente circa il 20% dei bilanci delle associazioni, ancora poco però si muove sul fronte di quelle straordinarie, nulla sarebbe stato definito.

E l’ex assessore Michele Dallapiccola ha presentato un’interrogazione alla giunta. “L’impegno e il know how delle associazioni – dice il consigliere provinciale del Patt – costantemente in prima linea nelle attività gestionali e sociali legate al mondo della pesca, sono un valore fondamentale. A questo si aggiunge la presenza forte del volontariato“. E’ da anni che la Provincia ha investito su impianti ittici e su attività concordate e programmate con le associazioni per permette di allevare, coltivare e rilasciare nel sistema di acque provinciali un pesce di qualità adeguata per il grande valore ambientale del territorio, in particolare, la trota marmorata, la trota fario, latrota lacustre, il temolo, il salmerino alpino e il coregone lavarello. “Specie autoctone – aggiunge Dallapiccola – che hanno garantito la biodiversità in alveo, che unito alla pesca è riuscito ad arricchire il sistema ittico. E’ importante e urgente dare certezze al finanziamento in conto capitale e in quello straordinario per provare a recuperare la situazione dopo la tempesta Vaia. La richiesta è quella di fornire gli indirizzi amministrativi e finanziari per sostenere questo settore“.

Un altro nodo è quello delle portate dei fiumi. “In Val di Non per esempio non si può puntare esclusivamente sull’agricoltura a scapito di prati e boschi. Negli anni ’80 – conclude Finotti – si è passati dagli impianti a pioggia a quelli a goccia, ma il fabbisogno è aumentato in modo proporzionale rispetto alla produzione: le nuove varietà di mele poi consumano più acqua. A Pejo si spende 80 milioni per un bacino di raccolta e potrebbe ridurre del 50% il deflusso minimo vitale al Noce e agli altri torrenti, senza dimenticare i depuratori inFiemmeFassa Cembra che agiscono sull’Avisio. Tutto questo danneggia l’ecosistema e la fauna ittica soffre. Serve un ragionamento di sistema a 360 gradi”.

2015-11-05 11.08.58
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GESTIONE ORSO: usciti dai gazebo i leghisti si accorgono di avere delle responsabilità.

Fugatti, uscito oggi dal gazebo, si è reso conto che rimuovere un orso è un operazione un po più difficile che banchettare a base della sua carne comperata in Slovenia e ci si è accorto che governare non è uno scherzo od un gioco ma ci sono responsabilità penali. Ci chiediamo però, quanto si è davvero accelerato fino ad ora su questa cosa? Possiamo accontentarci dell’impegno denunciato dall’assessora competente che afferma di aver spedito ben tre lettere al ministero? Ma in quanto tempo? E che fatica avrà mai fatto? Ora abbiamo sentito che una decisione arriverà forse la prossima settimana, ma era davvero necessario far passare tutto questo tempo e portare le persone alla esasperazione?

Continua ad essere di attualità la notizia di una nuova predazione da orso nelle Giudicarie anche se le scorribande di M49 fanno ormai fatica a conquistare le pagine dei giornali da tanto spesso si verificano. Intanto anche ieri è stata recuperata una bovina adulta di dimensioni importanti che il plantigrado ha predato nelle scorse ore.

Con una richiesta di accesso agli atti ho potuto evincere che in provincia complessivamente solo nei primi quattro mesi dell’anno sono già stati oltre 30 i capi predati. A mio modo di vedere ciò che sorprende più della ferocia dell’orso è tuttavia l’atteggiamento dell’attuale giunta.

Osservo infatti che questa amministrazione provinciale non è ancora stata in grado di assumersi con coraggio e responsabilità l’incarico e l’onere di dar seguito a ciò che la popolazione Trentina ha loro consegnato in termini di incarico post voto. In questi mesi infatti è sparito il confronto frontale laddove invece proprio perché siamo in un periodo di crisi, è a mio avviso necessario intensificare l’interazione con la parte più provata della popolazione. Mi riferisco in particolare a riunioni informative e di confronto rispetto alle quali la cancellazione della presentazione del rapporto orso è stata solo la punta dell’iceberg. Mai si sono tenute serate per affrontare, in maniera diretta, il tema dell’informazione e dell’approccio alla ineludibile coabitazione del territorio con i grandi carnivori. Manca inoltre il vero coraggio di affrontare il problema emettendo un’ordinanza esattamente come fece Il presidente Rossi. Per questo plantigrado, già a partire dallo scorso anno e dunque da un provvedimento iniziato dalla precedente giunta, sono stati fatti tutti i passi necessari per poter addivenire ad emettere un’ordinanza di cattura ai fini di captivazione. A questo punto Ministero ed Ispra vanno semplicemente informati poiché l’orso è già stato monitorato collarato dissuaso più e più volte controllato nella sua dannosità e dunque classificato come rimovibile ai sensi del PACOBACE.

Siamo consci che senza aggressioni all’uomo i termini e le premesse dell’ordinanza sono piuttosto “aggredibili” da un eventuale ricorso legale ma quanto e cosa deve sopportare ancora la Popolazione per giudicare questo insostenibile stato di cose?

Certo, affrontare la situazione da un  gazebo elettorale o dietro ad un palco in un ovattato teatro di valle dove ci si mette in semplice posizione di ascolto collettando problemi da annotare sulle pagine dei propri taccuini è molto più semplice che affrontare un pubblico inferocito con la necessità di dire la verità.

Ne sa qualcosa Il sottoscritto che ha invece affrontato seriamente questo problema per anni con l’aggravante di trovarsi in sala la controparte politica che oggi governa ma che allora aveva bisogno di assumersi responsabilità e dunque raccontava quelle bugie che oggi al governo non è in grado di trasformare in realtà: stride il cambio di atteggiamento di questo governo, lo ripeto ora che se ne è uscito dai gazebo.

Si facciano dei piani straordinari fatti di opere di prevenzione altrettanto straordinarie, si affronti con serietà l’informazione anche in modo frontale affinché la popolazione possa conoscere la realtà. Sì consideri che dare le colpe al ministro pentastellato Costa non porta a nulla visto che nemmeno il ben più determinato Salvini non ha mai preso una vera posizione contraria alla presenza di grandi carnivori sul nostro territorio. Ci avete fatto caso che il digital Ministro è solito postare invece la parte più poetica di questo stato di cose parlando di meravigliosi orsetti alternandoli a pietosi cani affidati alle cure dei canili?

Chi vive fuori dalle zone abitate dai grandi carnivori e vede una pecora o una vacca sbranate, più che con il “predatore cattivo”, se la prende con l’incauto contadino che non ha saputo proteggere i suoi animali. E a nulla valgono i nostri appelli nel dire che la questione è molto, molto più complicata perché pascolare decine di migliaia di ettari di malghe come facciamo noi da secoli, cercando di proteggere qualche bel migliaio di capi, è “leggermente” più complicato che chiudere galline in un pollaio per ripararle dalla volpe

L’astuto Capitano lo ha capito benissimo ma sa che l’opinione pubblica nazionale è prevalentemente orientata dallo spirito animalista ambientalista e sono assolutamente convinto che mai governo leghista verde o giallo che sia si assumerà la responsabilità di provvedimenti anche crudi e risoluti come la nostra popolazione chiederebbe.

In Trentino, per questa situazione dunque, ancora una volta siamo lasciati soli, basti riportare alla memoria il “caso Daniza”. A proposito, ricordo perfettamente un’allusiva conferenza stampa con tanto di maglietta verde riportante l’effigie di una pistola, dove i leghisti in un primo momento avevano provato a montare una piccola protesta pro-uccisione. In brevissimo tempo avevano riposto ogni velleità assistendo invece inermi, rifugiati e silenziosi alla furia mediatica che si stava  scatenando sul Trentino. L’allora governo provinciale che aveva invece deciso di prendere in mano la situazione assumendosi pesanti responsabilità guarda caso proprio con un’ordinanza di cattura fu lasciato assolutamente solo.

Si metta in campo dunque tutto quello che si può fare dalla rimozione alla prevenzione ma per una volta si esca dai gazebo e dagli slogan e si affronti la situazione guardandola in faccia e sopratutto accelerando rispetto a questo ritardo di assunzione di responsabilità.