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Michele Dallapiccola

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QUALI, LE IDEE DI SVILUPPO PER L’ALTA VALSUGANA?

È già passato già un anno dal suo insediamento e quasi due da quando Fugatti si è presentato nel nostro collegio per chiedere i voti per entrare in Parlamento. In questo tempo l’Alta Valsugana è stata ed è assente da qualsiasi forma di dibattito politico dell’attuale Giunta.

Nel precedente mandato si è ragionato intorno a temi di sviluppo territoriale finanziando opere legate allo sviluppo e alla valorizzazione del territorio dal punto di vista turistico e agricolo che sono le principali vocazione della nostra bella zona.

A mero titolo di esempio ricordiamo principalmente:

– il finanziamento del rilancio della stazione sciistica della Panarotta con un’offerta rivolta prevalentemente alle famiglie e all’avviamento alla sua pratica dello sci.

– il finanziamento per permettere la riapertura il castello di Pergine valorizzando soprattutto l’aspetto culturale, ricettivo ed eno-gastronomico

– il finanziamento dell’ammodernamento della parte wellness delle Terme di Levico

– il finanziamento per il rifacimento dell’impianto irriguo sul conoide di Susà per riattivare l’agricoltura con un occhio particolare di riguardo alla sostenibilità nel campo dell’utilizzo idrico.

– è stato sostenuto l’investimento di ampliamento del compendio immobiliare della cooperativa Sant’Orsola.

– dal punto di vista sanitario l’accordo con Telethon per portare servizi supplementari all”Ospedale Villa Rosa nel campo delle malattie neurodegenerative.

Stride dunque che la cronaca di oggi presenti un investimento che la cooperativa Sant’Orsola affronta utilizzando fondi comunitari OCM – dunque praticamente con le proprie forze – che rappresenta l’unico segno di vita, che l’economia nella nostra zona dà in questo primo anno di vita del governo leghista in Trentino.

L’assenza di una qualsiasi nuova forma di proposta investimento o di sviluppo per gli oltre 50.000 abitanti dell’Alta Valsugana da parte di questa Giunta leghista è a dir poco deprimente. Porta a sentirsi considerati mera riserva di voti privati di un’idea di sviluppo dove indirizzare i propri sforzi di impresa. 

Se è tollerabile e in parte è comprensibile la momentanea difficoltà a reperire fondi finanziari non può esserlo l’assenza di idee e di proposte di sviluppo praticamente in nessun settore.

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Lotta al cinghiale, nulla va trascurato e ci si deve mettere la faccia.

Non ce l’ho coi cinghiali, in fin dei conti cercano solo da mangiare. Né ce l’ho con l’ACT anche se il sospetto di foraggiamento o di selezione dei capi da parte di qualcuno dentro all’associazione è stato spesso da più parti ipotizzato. In ACT c’è anche tanto, ma proprio tanto volontariato e con l’aiuto del nostro Servizio foreste e fauna si investe tantissimo nel tentativo di contenere questo fenomeno.

Ciò che mi infastidisce è l’atteggiamento di questa Giunta e di alcuni consiglieri di maggioranza dichiaratamente cacciatori.

Inveivano contro i precedenti amministratori semplificando con ipocrisia un problema che secondo i loro annunci ed azioni si sarebbe dovuto risolvere in breve tempo. La situazione però sta degenerando e la paura in Vigolana denunciata a mezzo stampa ne è una prova. 

Lo sono anche i cinghiali a spasso sulla statale sulla ferrovia della Valsugana e i danni inimmaginabili all’agricoltura in val di Ledro, a Levico e a Storo solo per citare alcuni gravi esempi.

Da questa maggioranza arriva solo il silenzio più assordante senza repliche o prese di posizione relative certo ad un problema che a onor del vero è oggettivamente molto spinoso.

Che i fatti di questi giorni siano un richiamo alla responsabilità e alla presa in carico del problema in maniera seria al netto di roboanti annunci.

Impedire totalmente la diffusione di questo suide è pressoché impossibile, lo sappiamo ma implementare le misure di prevenzione e di riduzione della popolazione del cinghiale invece sì. Va fatto pubblicamente, affinché la gente possa capire e conoscere il problema e le difficoltà che si incontrano nel tentativo di risolverlo, mettendoci pubblicamente la faccia anche a rischio di qualche critica anche forte che quando si affrontano questi argomenti  a contatto diretto col pubblico, è normale dover gestire.

A mio avviso non va però trascurato nulla, possa essere in qualche maniera utile a limitare la diffusione di questo nocivo suide.

Qui sotto in Rosa e Giallo le zone del Trentino Orientale dove intervengono i cacciatori eventualmente coadiuvati dal Servizio Foreste Fauna, che nel resto del territorio assolve da solo il compito di eradicazione. zone Cinghiale

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FLUSSI MIGRATORI, COME SI STA MUOVENDO IL GOVERNO PROVINCIALE?

 

 

E’ notizia di questi giorni, riportata da un importante quotidiano a tiratura regionale e nazionale che la Commissione per il lavoro della Provincia autonoma di Bolzano abbia deliberato affinché la loro Provincia faccia pressing sul Governo nazionale per aumentare il numero di lavoratori stagionali ammesso dal nuovo c.d.  “Decreto flussi”. 

Agricoltura e turismo sono i settori che hanno più bisogno di personale.

In Trentino, l’attuale Governo insiste affermando, in parte anche a ragione, che ci sono molti disoccupati locali da utilizzare. Un’assessora della Giunta ha anche coniato un neologismo tecnico per poter meglio definire, chiamandoli “scaldadivani” ma anche questa tipizzazione, più semantica che organizzativa, non sembra avere determinato risultati sperati. 

Le parti sociali insistono invece sul fatto che vadano promosse politiche che permettano di far incontrare la domanda e offerta per altro proprio come in questi ultimi anni effettivamente è accaduto. 

Nel frattempo, mentre i risultati sperati si lasciano attendere, con la complicità del reddito di cittadinanza nazionale ed una effettiva riduzione dei flussi migratori autorizzati, si staglia, all’orizzonte della stagione turistica invernale con un problema che rispetto all’estate appena trascorsa sembra ripresentarsi in maniera ancora più acuta.

 

tutto ciò premesso si chiede alla Giunta provinciale

 

Che intenda fare in tal senso il governo Provinciale e se sia sua intenzione accompagnarsi alla provincia di Bolzano in questo pressing sullo Stato per risultare maggiormente incisivo anche per la provincia di Trento

Si chiede inoltre cosa sia stato introdotto in termini di novità nel corrente anno per .il miglioramento ed il rinnovo dei servizi relativi al mercato del lavoro, per il rafforzamento della conciliazione e delle pari opportunità, l’Innovazione istituzionale ed infine e soprattutto per il rafforzamento delle competenze della Provincia in questo delicato settore

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I Prodotti Trentini, tra il dire ed il fare.

In un suo recente conchiuso, la Giunta provinciale ha raccomandato ai trentini di aumentare il consumo dei prodotti agroalimentari locali, a filiera corta, km zero, provinciali, di territorio, di valle, di vicinato. Ho apprezzato questa considerazione come ho trovato positivo che si sia rimarcato che non è possibile obbligare nessuno a fare questa cosa. 

Tuttavia mi ha stupito che dopo un anno di lavoro tutto quello che sia riuscita a partorire questa giunta sia stata una semplice e finanche banale raccomandazione ad utilizzare prodotti trentini. Anche se si tratta di parole assolutamente condivisibili vorrei spiegare alcune mie perplessità al riguardo anche a rischio di apparire eccessivamente severo. 

A ben vedere, le proposte attuative per ora solo ventilate, hanno infatti il sapore di un semplice copia incolla mutuato da precedenti provvedimenti. Già ora – e da anni – tutte le manifestazioni gestite dalle pro loco attraverso un meccanismo a punti ricevono i contributi in funzione degli utilizzi dei prodotti locali e già con una legge del 2009 – partita da un ddl del sottoscritto – si era prevista la prevalenza di l’utilizzo dei prodotti locali nella ristorazione collettiva trentina. E il tavolo di ascolto con i privati?  lo hanno liso i gomiti appoggiati dei nostri operatori del turismo da tanto si sono fermati negli anni a parlare di questioni che oggi dunque sono diventate arcinote. Ripeteranno  che si tratta di un atteggiamento culturale, che deve essere sposato dalla collettività e non solo dalle imprese e che non è legalmente possibile impegnare un privato – io dico giustamente – in azioni di questo tipo. Da sempre, tra l’altro, gli albergatori denunciano che non esiste un sistema di distribuzione dei prodotti locali articolato e strutturato off e men che meno on-line Chi è propenso a questa filosofia si trova dunque a dovere investire moltissimo tempo per riuscire ad acquisire prodotto Trentino per il proprio locale.

Sopra tutto questo infine si staglia la madre di tutti i problemi, la scarsa disponibilità di prodotto locale: la carne che produce il Trentino, è consumata dai trentini nell’arco di poche settimane. La giunta inoltre, insiste che si debba puntare sui prodotti di malga: ottimo! Ottima immagine peccato che latte prodotto in malga corrisponda alla quantità di latte che lavora latte Trento i primi due giorni dell’anno, per non parlare di ortaggi o di altro. Secondo me insomma comprare e consumare trentino deve corrispondere ad un life style sereno e non autarchico, appartenente ad una provincia che per cultura vuole e sa aprirsi al mondo, per il commercio delle sue mele e del suo vino ma soprattutto per i suoi ospiti e dunque per il suo sistema turistico. Ecco perché è un errore aver appoggiato la competenza del marchio e della sua promozione esclusivamente al sistema agricolo. Il sistema che esiste è uno solo ed è il Trentino non solo delle mele della val di Non o dei crauti della val di Gresta ma anche di porfido, legno, ambiente artigianato solo per citare degli esempi; tutto può sapere di locale specie se varca i nostri confini portando con se tutti gli altri prodotti trentini lontano in sinergia ed apertura ai mercati globali.

In sintesi sono questi i motivi per i quali può esser bene affidarsi agli slogan ma solo se si superano banalità di affermazioni di principio assolutamente genericiste e condivisibili da chiunque senza un minimo di contestualizzazione tecnico logistica come quelle che si sono sentite dalla giunta in questi giorni. 

I nostri imprenditori hanno bisogno di azioni concrete, gli slogan ed i meme lasciamoli ai social.

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Interroghiamo la Giunta: DROSOPHILA SUZUKII E CIMICE ASIATICA, QUALI SONO GLI INTERVENTI MESSI IN CAMPO?

Le mutazioni climatiche ed il periodo particolare hanno generato anche in Trentino una vera e propria situazione di emergenza.  Parliamo ancora una volta senza timore di parossismo, di drosophila suzukii sui piccoli frutti e di cimice asiatica che ha messo sotto attacco i frutteti della provincia e in particolare le produzioni di punta della mela senza disdegnare ciliegia, kiwi e susino fino ad albergare sull’uva.

Precisiamo che l’emergenza, in Europa, riguarda anche le regioni del nord d’Italia e l’Austria e che, al momento, non esistono soluzioni farmacologiche immediate, come sanno bene gli americani che sono stati colpiti prima di noi. Anzi, proprio il Canada ha stretto di recente un accordo con l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, una tra le più avanzate nella ricerca in questo settore. 

I danni provocati da questi temibili parassiti non riguardano solo la perdita di reddito delle singole aziende, ma mettono a rischio anche la competitività del sistema produttivo che non riesce a garantire al mercato le quantità e la qualità necessarie, con conseguenze pesantissime per le singole filiere e sull’indotto che occupa migliaia di persone.  

A titolo di esempio si pensi solo a quello che è stato promosso in questi giorni dall’assessorato all’agricoltura dell’Emilia Romagna per il problema relativo alla cimice asiatica sul loro territorio:

Un bando per consentire alle imprese di accedere a mutui e prestiti ed evitare crisi di liquidità;

La delimitazione territoriale dei comuni colpiti al fine di attivare le procedure previste per autorizzare gli sgravi contributivi; 

Un confronto con il sistema bancario per una dilazione sui pagamenti delle rate dei mutui in scadenza; 

Al Ministero dell’Ambiente hanno chiesto un investimento straordinario sulla ricerca di un parassitoide antagonista con protocolli semplificati e non da quarantena ed un impegno straordinario per ridurre al massimo i tempi per l’autorizzazione al lancio di questi parassitoidi;

Al Ministero dell’Agricoltura l’istituzione di un fondo destinato agli agricoltori delle Regioni colpite dalla cimice che permetta di affrontare le conseguenze di quest’anno orribile e di ripartire il prossimo anno; 

All’Europa, in primo luogo, la richiesta di permettere una maggiorazione della dotazione delle Ocm (fondi UE per la gestione dei mercati) per la creazione di fondi mutualistici per compensare i danni del crescente numero di patologie che affliggono l’ortofrutta. In secondo luogo, l’attivazione di progetti di ricerca dedicati alle strategie di contrasto e di coesistenza con la cimice, in forte collegamento con le altre esperienze internazionali, soprattutto americane, che si stanno cimentando con la stessa emergenza;

Da noi? Per ora ancora molto poco e la grande preoccupazione che vive il settore è implementata dal fatto che a livello politico ed istituzionale il problema sembra destare poco scalpore mediatico. Sappiamo in effetti che ci sono stati dei tavoli tra assessorato, dipartimento e FEM ed in particolare, uno recentemente ed uno il 12 giugno proprio presso la sala degli specchi della Fondazione.  Non è dato sapere cosa sia emerso da questi tavoli, né quale sia il programma della Pat. Così mentre vediamo altre regioni muoversi sul fronte nazionale e Comunitario percepiamo profondo silenzio e preoccupante immobilismo da parte di questa Giunta Provinciale.

Sarebbe invece molto utile conoscere lo stato dell’arte relativo alla questione, magari con una conferenza straordinaria o con dei veri e propri Stati Generali relativi a queste emergenze fitosanitarie.

Per quanto sopra esposto il sottoscritto Consigliere, interroga la Giunta Provinciale per sapere:

Lo stato dell’arte del monitoraggio relativo alla presenza dei due principali parassiti in premessa;

Quali siano le altre fitopatie emergenti che maggiormente preoccupano il sistema;

Che cosa è emerso dai tavoli che l’assessorato all’agricoltura ha promosso con la FEM in giugno ed in agosto;

A che punto è l’attivazione di un sistema di ammortizzatori sociali per i lavoratori del settore, come già avvenuto durante la scorsa legislatura grazie all’intervento di EBOT;

Quali e quanti incontri sono stati fatti dall’assessorato con i ministeri dell’agricoltura e dell’ambiente per capire a che punto si trova l’autorizzazione al rilascio dei parassitoidi in particolare per quanto riguarda la cimice asiatica e la drosophila suzukii;

Quando saranno attivati e a quanto ammonteranno i relativi finanziamenti per il bando che pare sia finalmente intenzione dell’assessorato aprire per le reti di protezione.

Quali sono e su che filoni si stanno muovendo i principali canali di ricerca che FEM ha messo in piedi per individuare soluzioni per combattere queste grandi emergenze ed e a quanto ammontano gli investimenti straordinari sostenuti da FEM e dalla PAT per tali questioni.

 

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Ritardi nei soccorsi. Siamo sicuri di esserne indenni anche nel l’organizzatissimo Trentino?

La vicenda di della morte di Simon Gautier riporta in luce alcune preoccupazioni dalle quali una zona del Trentino potrebbe non risultare indenne.

Con una interrogazione divenuta tristemente attuale ho voluto rimarcare questa non del tutto remota preoccupazione.

Egregio

Walter Kaswalder

Presidente del Consiglio provinciale

 

SEDE

 

INTERROGAZIONE n. ___

(articolo 151 del Regolamento interno)

 

OGGETTO: Centrale 112 in Trentino attiva da due anni, nel Primiero Vanoi e a San Martino di Castrozza rispondono ancora i Carabinieri di Feltre

 

Vogliamo segnalare questa problematica nota da tempo nota e più volte segnalata che non ha ancora trovato soluzione. Le nostre ultime verifiche anche di questi giorni, confermano che chiamando il 112 da cellulare nel Primiero Vanoi, rispondono ancora i militari di Feltre anziché la Centrale di Emergenza a Trento generando di conseguenza un ritardo nella risposta evidentemente dovuto al necessario trasferimento di chiamata.

A due anni dall’introduzione della Centrale Unica dunque, il sistema NON FUNZIONA ancora.

va segnalato inoltre che nella zona i relativi cartelli, posti sulle strade locali, sono coperti da sacchetti dell’immondizia di plastica nera. A parte questa segnalazione “estetica”, ci pare preoccupante che una parte di Trentino, seppur periferica, quando chiama il 112 si senta ancora rispondere “carabinieri di Belluno”, con relativo allungamento dei tempi ed eventuali conseguenti ritardi sui soccorsi proprio nelle situazioni di emergenza che provocano le suddette chiamate.

 

Tutto ciò premesso si interroga la giunta provinciale 

 

per sapere se è a conoscenza del problema segnalato e in caso affermativo quali tempi prevede siano necessari per risolvere l’annoso problema.

 

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

Distinti saluti.

 

Trento, 14 agosto 2019

Michele Dallapiccola

 

Paola Demagri

 

Ugo Rossi

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Gestione dei grandi Carnivori, serve più impegno.

Qualche giorno fa, attraverso un’immagine, cercavo di sdrammatizzare con ironia la colonizzazione del Trentino orientale dell’orso ad opera della nuova Giunta trentina a trazione leghista. 

Oggi tutto quello che si poteva temere è divenuto realtà e non si può più scherzare.

La cosa grave è che questa Maggioranza provinciale nella recente “finanziaria” ha bocciato un nostro ordine del giorno che sollecitava un rinforzo straordinario nei piani di gestione dell’orso.

Attenzione, questo passaggio tecnico e non politico è fondamentale per poter arrivare ad applicare la legge n° 09/’18. Questa Giunta ha voluto bocciare la nostra proposta ritenendo di vedere in questa operazione il tentativo da parte nostra di piantare una bandierina politica non rendendosi conto che il suggerimento arriva invece da una forte esperienza tecnica maturata in campo nei 5 scorsi anni di amministrazione della materia. 

Mi spiego meglio: ora il Trentino, grazie alla precedente giunta, è dotato di una nuova legge per la gestione dell’orso ma non sarà credibile e lo strumento normativo sarà costantemente azzoppato da ricorsi se non sarà in grado di dimostrare di aver saputo adottare soluzioni d’avanguardia.

Dovremo essere i migliori nella gestione, i migliori nei monitoraggi, i migliori nella formazione informazione (bisogna tenere riunioni pubbliche mettendoci la faccia), i migliori nelle azioni di ristoro dei danni delle opere di prevenzione (contributi per recinti, cani e pastori). Solo così avremo la possibilità di intervenire successivamente rimuovendo anche in maniera cruenta quell’esemplare che nonostante tutte queste azioni continui a far danni.

Proprio come non sta facendo questa giunta provinciale per ora serenamente in vacanza.

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LOTTA ALLA CIMICE ASIATICA: DALLA POLITICA, QUALE LO STATO DELL’ARTE?

I media locali in questi giorni riportano di numerose segnalazioni elevate da cittadini, relative all’utilizzo di fitofarmaci sembrerebbe utilizzati secondo una non ottemperanza al vigente PAN (Piano agronomico) provinciale.

Il fatto, tutto da dimostrare, va significativamente contestualizzato e ci auguriamo soprattutto riferito a comportamenti scorretti tenuti da parte di qualche singolo agricoltore. Nella generalità dei casi sappiamo infatti che esiste un’importante attività di auto-controllo, monitoraggio e gestione di questi farmaci governata dal sistema delle istituzioni implementato da una rete di farmaco-sorveglianza che rendono il quadro trentino uno tra i più monitorati e conosciuti d’Europa. Poiché sulla salute dei cittadini e sulla salubrità delle produzioni non si debbono porre limiti alle azioni è importante che i nostri cittadini sappiano che da parte delle istituzioni locali esiste un costante impegno morale e materiale di ricerca del miglioramento anche in questo fondamentale campo. 

Hanno preoccupato, proprio per questo motivo, voci giunte al sottoscritto che parlerebbero di una situazione particolarmente critica sul fronte della propagazione del parassita Halyomorpha halys, meglio conosciuta con il nome di cimice asiatica. Con la probabile complicità in questi giorni delle condizioni climatiche ad essa particolarmente favorevoli, pare vi sia stata un’esplosione nella sua riproduzione che avrebbe portato i frutticoltori ad adottare misure straordinarie per combattere questo vero e proprio flagello. Nel panorama frutticolo locale tali rimedi non sono una novità come non lo sono a livello nazionale dove molte località fino quando non addirittura intere regioni in questi anni hanno dovuto ricorrere a trattamenti con mezzi  e principi farmacologici straordinari per cercare di contenere, per ora invano, lo sviluppo di questo parassita. 

Anche in Trentino, in due distinte zone particolarmente vocate alla produzione melicola, pare siano stati effettuati due diversi tipi di trattamento. In un caso si sarebbe utilizzato il clorpirifos metile mentre nel secondo caso si sarebbe preferito avvalersi dell’imidacloprid cioè di un neonicotinoide. Sono farmaci ampiamente conosciuti, utilizzati da tempo e particolarmente monitorati per efficacia, sicurezza di utilizzo ed eventuali criticità di “metabolismo ambientale” dei residui anche se va rilevato che non rappresentano assolutamente la strada maestra che conduca ad un regime di sostenibilità nella lotta anche a questo fastidioso parassita. 

In questa sede cogliamo inoltre l’occasione per esprimere solidarietà al mondo agricolo per il patema che sta sicuramente vivendo nell’attesa che FEM e la più ampia rete di istituti di ricerca alla quale essa è collegata, individui una soluzione sostenibile ed efficace. Siamo convinti che non tarderanno i risultati da parte di un istituto che come anche questa giunta ha recentemente avuto modo di confermare, rappresenta un fiore all’occhiello ed un riferimento a livello nazionale per la ricerca in campo agricolo.

Tutto ciò premesso si interroga la giunta per sapere 

  • se le informazioni rispetto ai trattamenti effettuati, in possesso al sottoscritto, rispondano al vero. 
  • se, da chi e nel caso quali strumenti straordinari siano stati messi in campo per la ricerca e la lotta sostenibile a halyomorpha halys – cimice asiatica, atti a dotare il sistema agricolo trentino di presidi seri e sostenibili nella gestione della presenza di questo flagello.
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M49: che cosa succede adesso?


Alcuni sono ora gli scenari possibili: i maschi di orso sono animali molto mobili, ricordo la vicenda di M4 che si è spostato spontaneamente da qui alla Carnia. M49 non fa eccezione tanto che al netto di potenziali incidenti stradali, potrebbe rimettersi in viaggio e ritornare nei suoi luoghi di nascita o addirittura di origine genetica, cioè in Slovenia, comunque mosso dal desiderio di ricerca di femmine..

Prima di questo comunque c’è il rischio che passi molto tempo dove si è stabilito ora permettendo a Fugatti di fregiarsi di essere stato il primo presidente ad aver gestito il progetto di ripopolamento del Trentino con l’orso colonizzando la zona est della provincia.

Non succederanno invece attacchi per vendetta, gli animali non conservano questo tipo di sentimento e dunque se l’orso attacca se è solo per i motivi per i quali attaccano tutti gli altri orsi del Trentino. D’ora in poi quindi, anche nel Trentino orientale, sarà molto importante attenersi alle indicazioni sul come ci si deve comportare in caso di presenza di orsi nel territorio che si frequenta. È tutto spiegato molto bene sul sito della provincia alla sezione orso nella pagina dedicata ai grandi carnivori. Sono informazioni serie, scientifiche, vere e validate da esperti internazionali. Ci si può fidare. 

Ciò che non succederà a mio avviso invece è che si possa sparare a vista specie in tempi brevi. Per decidere di sopprimerlo sarà necessario attendere, temo, che M49 dia qualche altra prova del suo immutato carattere. Passare da un’ordinanza di captivazione ad una di abbattimento richiede motivazioni solide e gancio normativo. Ora abbiamo una legge ma ci vorrà il suo regolamento di attuazione e relativi atti di notifica a chi di competenza. Niente di semplice ne di automatico. A tal proposito invece Fugatti probabilmente tradito dall’emozione provocata dall’incidente dall’incidente della fuga, ha cercato di rassicurare i suoi elettori affermando questa colossale panzana. Nelle ore successive si è sicuramente accorto che l’intero governo, a partire da Salvini (social-patico animalista per convenienza) per arrivare a Costa ( più vicino all’orso che alla Lega) impediranno con ogni forza legale in loro disponibilità di torcere a questa bestia anche solo un’unghia. E del resto vi immaginate le reazioni del mondo extra Trentino ora che siamo finiti persino sulla BBS? Che ripercussioni imponderabili ci potrebbero essere?

Ora però questa Lega, che tanto ha criticato il governo autonomista della precedente legislatura, ha avuto un enorme colpo di fortuna nel trovarsi in dotazione uno strumento eccezionale come quello di una legge che permetta di gestire in autonomia la presenza dei grandi Carnivori. Dovranno esser più veloci, competenti e più umili di come sono stati fino ad ora ma appoggiati dai nostri tecnici potranno presto dotare il Trentino di piani di gestione che, con taglio scientifico, permetteranno di gestire anche casi difficili come quello di M49. 

UN PICCOLO LASCITO AUTONOMISTA CHE UN GOVERNO AUTONOMISTA HA CONSEGNATO A CHI IN TRENTINO VIVE IL DISAGIO DELLA PRESENZA DI QUESTI OSPITI.

Fin qui narrata la storia per quanto riguarda l’orso. Per gli abitanti del Trentino orientale, continuano invece le puntate, piuttosto pesanti, interpretate dal lupo. Anche questa settimana in malga Vezzena è stata predata una manzetta di un anno.

Questo fatto mi ha particolarmente impressionato perché l’animale era di quella taglia molto grossa che di norma i lupi non attaccano. Un bovino di grande valore genetico, morto per l’incuria di una Giunta che ha concentrato le sue forze su un pulmino in giro per il Trentino anziché su piani straordinari di prevenzione. Sì sono promessi miracoli depotenziando quello che poteva essere un piano straordinario di azioni di protezione rispetto al quale il Trentino poteva diventare un fulgido esempio a livello nazionale ed europeo. Il Trentino non è popolato solo da M49-Houdini e dunque la costruzione di una serie di recinti elettrificati pur non risolutiva avrebbe salvato la vita a molti animali nelle nostre zone. Anche una forma di aiuto speciale che prevarichi la condizione di aiuto economico in regime di de minimis per assumere in via straordinaria un certo numero di pastori avrebbe permesso di ridurre il problema, senza la pretesa di risolverlo.

Invece come nel classico caso dei vaccini, un eccesso di zelo da parte della politica ha impedito di affrontare alcuni problemi pratici prevalentemente con approccio scientifico tecnico ritenendo che per superare il problema fosse sufficiente parlare alla pancia dei propri elettori.

Così questi amministratori si sono ridotti a promettere che per risolvere il problema del lupo e dell’orso si potrà presto cominciare a sparare:

-sapendo che direttive nazionali ed europee sono assolutamente contrarie a questo

-sapendo che i social, Salvini ed il governo non sono assolutamente d’accordo con quello che la lega usa per illudere i contadini

-sapendo che anche dove si sono attuate politiche di controllo come in Francia comunque il problema si è solo ridotto ma non è assolutamente scomparso.

-sapendo che, tolta una sfortunata piccola fetta popolazione rappresentata dagli allevatori, tutto il resto della popolazione nazionale ed europea ha un orientamento prevalentemente animalista film provincia la cui economia si basa prevalentemente sulla turismo non può non tenere in considerazione.

In pratica hanno provato – maldestramente – a cominciare a risolvere il problema dal fondo.

Le bugie hanno le gambe corte esattamente come la capacità di star senza cibo di M49.

Entro poche ore spontaneamente ci dirà dove si trova perché i forestali registreranno la prima predazione di orso in Trentino orientale dopo la sua nuova reintroduzione. Con buona pace di quegli allevatori che ad ottobre hanno votato Tonina, Zanotelli e Fugatti, nuovi esperti in materia di gestione dell’orso.

Meno male che ora c’è la legge dei tanto criticati Autonomisti. 

 

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Dalla Giunta Rossi uno strumento risolutivo per gestire i grandi Carnivori.

La faccia delle tre persone nella foto sotto parla da sola.

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Per anni hanno riservato al sottoscritto critiche feroci ma quando è toccato a loro tre operare ecco arrivare il disastro più totale, ma…

Le cose non vanno sempre male!
👍Oggi la legge della giunta Rossi per la gestione in AUTONOMIA e RESPONSABILITÀ del nostro patrimonio faunistico, che porta la mia firma, (QUI IL LINK DI COME È ANDATA ➡️ https://is.gd/Jxpamy) è stata dichiarata costituzionale e così a queste persone potremo lasciare in eredità politica un fortissimo strumento in più come pochi ce ne sono in Europa. (QUI IL LINK ALLA MIA INTERVISTA dello scorso anno dove spiego di cosa si tratta ➡️ https://is.gd/ewu4vf)
👍 Coldiretti afferma di aver sostenuto una legge a firma mia, dopo aver organizzato una manifestazione di protesta a sostegno di questo governo leghista. Grazie per la par-condicio. (Qui link comunicato ➡️https://is.gd/oes07p)
👍 Fugatti si complimenta implicitamente con il precedente governo per l’utile legge che gli ha lasciato in eredità.

Dunque se è vero che una mano ti arriva sempre da chi meno te lo aspetti allora noi a questa Lega che tanto ci ha criticato, lasciamo in dotazione una formidabile attrezzatura giuridica.
Speriamo che ora ne sappia fare buon uso perché la vicenda di M49 è tutt’altro che conclusa e si aggiunge ai tanti danni che ancora i carnivori provocano.

Ora avanti coi piani di gestione e opere di prevenzione. È tutto urgente e più che mai necessario.

La foto sotto è opera di un branco di lupi pochi giorni fa in Vezzena.IMG-20190715-WA0001