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Michele Dallapiccola

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Il Dolomiti commenta l’Interrogazione sul tema Drosofila (di Luca Andreazza)

In agricoltura c’è timore, la Drosophila pronta a rovinare i raccolti. Dallapiccola: ”Non ci sono risorse, la giunta aspetta l’assestamento di bilancio ma sarà tardi”

E’ dal 2009 che le coltivazioni di piccoli frutti registrano danni gravi e crescenti per il costante aumento di questo dittero. A fine anno in Svizzera potrebbe partire una sperimentazione che prevede l’utilizzo di un parassitoide per fronteggiare il moscerino della frutta. A Roma un documento si muove lentamente. Dallapiccola: “Avranno preso contatti con il governo ‘amico’ per accelerare?”

TRENTO. C’è un osservato speciale in agricoltura, la Drosophila suzukii, il moscerino che depone nei frutti maturi, dove si sviluppano le larve che li rendono non più commerciali. Ora sembra tutto tranquillo, le basse temperature e la pioggia di questi mesi hanno tenuto questo insetto in stato di quiescenza, praticamente inattivo. La situazione potrebbe però drasticamente cambiare da giugnoquando è attesa l’esplosione dell’estate. E questo fattore cambierebbe drasticamente il quadro: le alte temperature, unite al tasso di umidità, potrebbero costituire le condizioni ideali per la diffusione dell’insetto.

Un moscerino che può provocare ingentissimi danni alle coltivazioni della provincia e mettere in seria difficoltà soprattutto i coltivatori di piccoli frutti e ciliegie. Non solo, la Drosophila suzukii è, infatti, un parassita polifago che può attaccare tutte le specie frutticole e viticole per arrivare a distruggere anche l’80% della produzione di una pianta (fonte Dipartimento Ripartizione agricoltura della Provincia di Bolzano).

E’ dal 2009 che le coltivazioni di piccoli frutti registrano danni gravi e crescenti per il costante aumento di questo dittero. A fine anno in Svizzera potrebbe partire una sperimentazione che prevede l’utilizzo di un parassitoide per provare a fronteggiare il moscerino della frutta.

Il ricorso ad un imenottero asiatico è stato recentemente spiegato anche il 10 maggio scorso in un convegno a Padova e ripetuto la sera stessa a Baslega di Pinè. Un convegno per ipotizzare di liberare in campo aperto il parassitoide Ganapsis Brasiliensis. Il suo utilizzo e l’eventuale risultato per sconfiggere la Drosophila non è garantito e l’uso dell’imenottero asiatico aprirebbe poi altri discorsi sulla necessità di adattarsi a un nuovo insetto nell’ambiente.

Tra i metodi più efficaci e sicuri per bloccare il diffondersi della Drosphila resta quello delle reti. Un metodo che permette di mettere in sicurezza la pianta senza l’utilizzo di pesticidi e veleni. Un metodo, però, che al momento sembra poco praticabile in quanto per coprire tutti gli impianti sarebbero necessari ingenti investimenti e diversi anni.

Anche la Fondazione Mach si dedica allo sviluppo di soluzioni tecnicamente interessanti da poter proporre in Trentino per gestire questa criticità, mentre la Provincia sembrerebbe ferma, tanto che l’ex assessore Michele Dallapiccola ha presentato un’interrogazione per conoscere lo stato dell’arte e le misure che piazza Dante intende intraprendere per far fronte ai danneggiamenti provocati dalla Drosophila.

“A forza di tagli – commenta Dallapiccola – non ci sono risorse sulla Legge 4 e ancora non sono stati pubblicati i bandi per finanziare il ricorso alle reti come negli anni scorsi. Si ripete di aspettare l’assestamento di bilancio, ma questo allunga i tempi. L’aggiornamento della manovra economica avviene in luglio, se si pubblicano i bandi subito dopo si arriva a ottobre, ormai tardi, anche se potrebbero renderlo retroattivo”.

Ma il discorso è più generale. A Roma il consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento per derogare al divieto di reintroduzione, introduzione e popolamento in natura di specie non autoctone nel territorio in caso di assenza di effetti negativi. Un documento che potrebbe sgomberare il campo all’uso dell’imenottero asiatico. La palla ora è in mano al premier Giuseppe Conte per il via libera e portare al presidente della Repubblica il dispositivo.

“Questo provvedimento si muove lentamente a Roma – prosegue il consigliere provinciale – ma mi chiedo se la giunta sia riuscita a prendere contatti di natura tecnica o politica con il governo amico‘ a livello nazionale per ottenere l’autorizzazione alla liberazione del parassitoide, così come quali informazioni sono in possesso della Provincia”.

Non solo, il consigliere provinciale del Patt chiede “quali provvedimenti – conclude Dallapiccola – intenda prendere l’assessorato e quali incentivi finanziari di sostegno sono stati predisposti per accompagnare il comparto agricolo del Trentino”.

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RAPPORTO AGRICOLTURA ISTAT 2018: su i costi ma il TRENTINO FA I MIGLIORI NUMERI D’ITALIA

Luci ed ombre dal rapporto agricoltura ISTAT 2018. Appare evidente infatti che gli andamenti relativi dei prezzi della produzione e dei consumi intermedi nel settore agricolo (ovvero i costi del settore) sono in aumento. Prendendo a riferimento un periodo molto ampio (2005-2018) i prezzi alla produzione sono cresciuti meno della metà di quelli dei ricavi, spinti dai rialzi dei prezzi di concimi, energia motrice e mangimi. Ciò ha generato una forbice tra la dinamica dei prezzi dell’input e dell’output di oltre 22 punti percentuali che ha determinato una contrazione dei margini di profitto dei produttori del settore. Nel 2018 i prezzi dei prodotti agricoli venduti sono aumentati solo dell’1,1% mentre quelli degli input intermedi sono cresciuti in misura molto più consistente (+3,9%). Questo andamento è comune a livello europeo: per l’Ue28 i prezzi dell’output sono aumentati dello 0,6% e quelli dell’input del 3,8%.

Fortunatamente a livello regionale sono aumentati il volume della produzione e il suo valore aggiunto. Le migliori performance sono state della Provincia Autonoma di Trento (+19,1% e +25,9%); a seguire il Lazio (+4,3% e +6,7%), l’Umbria (+3,7% e +6,7%), la Toscana (+3,7% e +4,9%) e il Veneto (+2,3% e +4,4%). I risultati più negativi si sono registrati invece per Calabria (-9,4% per il volume della produzione e -12,1% per il valore aggiunto), Molise (-2,6% e -2,3%), Sicilia (-2,6% e -4,2%) e Puglia (-1,0% tanto per il volume della produzione che per il valore aggiunto). I prezzi, misurati dal deflatore della produzione, sono cresciuti in misura moderata, con un aumento marcato solo nella provincia autonoma di Trento e in quella di Bolzano (incrementi superiori al 9,0%). Diminuzioni dei prezzi alla produzione hanno interessato soprattutto Lazio (-3,1%), Calabria (-2,6%) e Liguria.

Diversificazione, connessione col mondo del turismo, marketing e migliorata collaborazione dei settori pubblico e privato: sono questi a mio avviso i fattori che più hanno inciso nel determinare questi preziosi risultati.

Al link sotto trovate il rapporto completo:

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CARNE IN TRENTINO: CI POSSIAMO FIDARE!

Di carne rossa bovina proveniente da animali allevati localmente, in Trentino se ne trova sostanzialmente di due tipi:

– la prima, proviene dagli allevatori associati e deriva da vitelli che a tutti gli effetti sono incroci tra le varie razze da latte, da loro allevate, ed una razza da carne, il Blu belga. Tutti questi vitelli sono dunque destinati alla produzione di carne e si possono considerare un vero e proprio sottoprodotto della produzione del latte.

Mi spiego meglio: se io ho una vacca da latte alla quale desidero non dare progenie perché non è una vacca particolarmente produttiva, deciderò di non avere sue figlie in azienda e dunque per recuperarne parte della produttività,  per la sua gravidanza (atto necessario per avere il latte) utilizzerò una razza da carne. A tale scopo nel proprio centro di Toss in Val di Non, la Federazione produce anche il seme di Blu belga grazie al quale in Trentino nascono animali con carne migliore di quella della madre dalla quale derivano poiché le razze da latte non hanno nella qualità del muscolo il proprio punto di pregio.

– seconda modalità per produrre la carne, è praticata in Trentino da poche stalle poiché scarsamente remunerativa e dunque attinge interesse più nella passione che nel guadagno: è il cosiddetto metodo del ristallo.

Ci sono allevatori infatti che comprano i vitelloni dove è più interessante acquistare, prevalentemente Francia dove c’è una lunga tradizione di produzione di razze da carne, Charolaise, Limousine, Aubrac, nomi altisonanti per la cucina internazionale. Parliamo di animali di pura razza selezionati appunto per la qualità della fibra dei loro muscoli, dunque della loro carne, che hanno trascorso il loro primo anno di vita nelle ampie praterie della nostra Europa. Portati in Trentino trascorrono almeno 6 mesi nelle nostre stalle per arrivare al punto ottimale di sviluppo del proprio muscolo. In questo caso il controllo di filiera locale può avvenire negli ultimi sei mesi ma da veterinario confermo che dai più ampi studi in merito non esistono residui farmacologici reperibili in organismo vivente per un periodo superiore ai 180 giorni. Questo stato di cose è confermato ampiamente anche da EFSA, l’ente sanitario ufficiale di riferimento Comunitario. E’ per questo motivo che quando costruimmo il disciplinare qualità Trentino decidemmo di adottare questo termine come necessario e sufficiente per poter avere garanzie sulla qualità della carne.

Grazie al Marchio Qualità Trentino sulla Carne bovina così congegnato abbiamo dato ai trentini la possibilità di scegliere tra animali nati allevati in Trentino incrociati con le nostre vacche e anche di poter disporre di animali che pur non nati in Trentino sono qui onestamente allevati e portatori di carni pregiate selezionate specificatamente per la qualità della loro fibra e gusto alimentare.

Giusta o sbagliata questa è semplicemente una filosofia politica e chi amministra d’ora in poi farà legittimamente le sue scelte come è giusto. Non è giusto invece parlare di fregatura come ha fatto una persona che considero colta e preparata come il Presidente Fezzi a latere dell’assemblea della “sua “ Federazione perché colpisce chi lavora onestamente in maniera indipendente e ancora una volta rischia di portare la cooperazione a quel brutto stato di cose in cui si cerchi attraverso regole della politica di limitare il libero mercato e la possibilità di scelta del consumatore, fatto questo che anche chi è al governo oggi, ha in passato sempre denunciato.

Ritengo che nell’interesse collettivo, mondo del commercio e dei consumatori (sempre più attenti e consapevoli ) vadano lasciati dialogare permettendo un equilibrio tra le parti. Non a caso dunque un Gruppo molto attento alla sensibilità verso il prodotto locale come il Gruppo Poli ha permesso ai consumatori la possibilità di accedere alle carni allevate proprio dalla federazione allevatori con un lodevole progetto si affianca a quello del SAIT che sta proseguendo, tra i vari, un percorso di garanzia per quanto riguarda la carne. Ci sono poi delle Aziende Private che hanno organizzato una filiera certificata, chi rispettando il disciplinare Qualità Trentino, chi uno proprio (Vitello 4T) e le Macellerie di Montagna che riunite in associazione stanno operando molto bene con un proprio programma di qualità e marketing. Svolgono numerose iniziative, convegni, formazione, la serie di eventi (Trentino BBQ ad esempio), certificando che il mercato della carne in Trentino non è monopolio della sola Federazione.

Oggi dunque i consumatori possono stare tranquilli proprio perché per la carne esiste un marchio ombrello (Qualità Trentino) che garantisce per e su tutti.

Domani, qualora questo marchio fosse messo nelle mani della sola Federazione, la qualità sulla restante parte del mercato chi la potrebbe garantire più?

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Da “IL DOLOMITI”: Grandi carnivori, la Lega vuol battere un colpo: nel mirino M49. Lavori in corso al Casteller? Dallapiccola: ”Catturare un lupo? In Toscana è stato un fallimento”

Riproduzione dal quotidiano “IL DOLOMITI”. Quella del Casteller è una zona destinata agli orsi problematici e attualmente l’ospite è Dj3, terza figlia di Daniza, entrata nella black list perché considerata troppo confidente. Sarebbero stati vani gli sforzi per catturare un lupo: “Sono patrimonio indisponibile dello Stato e dopo bisogna liberarli”

Di Luca Andreazza – 28 aprile 2019 – 06:01

 

Quella del Casteller è una zona destinata agli orsi problematici e attualmente l’ospite è Dj3, terza figlia di Daniza, entrata nella black list perché considerata troppo confidente: dopo il letargo si era, infatti, resa protagonista di diverse predazioni, sempre nelle Giudicarie. E’ lì dal 2011 a gironzolare in 8 ettari, più o meno 8 campi da calcio. A breve potrebbe avere compagnia.

Ora arriva l’estate e ci saranno giocoforza alcune predazioni. Dati alla mano, quelli del rapporto grandi carnivori che l’assessora Giulia Zanotelli si è rifiutata di presentare nella classica serata di informazione, i danni arrecati da lupi e orsi ammontano a poco più di 170 mila euro complessivamente. Questi gli indennizzi che gli uffici di piazza Dante hanno liquidato nel 2018 (Qui articolo). Insomma, non è ancora un’emergenza.

I provvedimenti della nuova giunta di centrodestra? Non pervenuti. Nonostante l’aver costruito, anche, intorno a questo argomento una campagna elettorale, i fatti non sono ancora arrivati. E la Lega inizierebbe a boccheggiare alla ricerca di un’azione “eclatante“, una sorta di “Ve l’avevamo detto che la musica sarebbe cambiata” anche perché al momento dal ministro Costa sono arrivate solo delusioni per Fugatti e Zanotelli (Qui articoloe anche Salvini dopo un’iniziale apertura (una circolare era stata interpretata a livello mediatico come un ”via libera alle uccisioni”) che aveva entusiasmato proprio l’assessora trentina all’agricoltura, in realtà ha dovuto poi fare molti passi indietro (la circolare non spostava nessun equilibrio come vi avevamo raccontato Qui articolo).

Ad oggi l’amministrazione ha gridato “al lupo, al lupo”. Tanti proclami, la convocazione del comitato di ordine pubblico e l’effetto boomerang a livello nazionaleun botta e risposta in quel di Ala (Qui articolo), il coinvolgimento della polizia locale, poche idee e ben confuse (Qui articolo).

Si è fatto pochissimo, nessun lupo catturato e intanto il letargo dell’orso è finito, il plantigrado è sicuramente più facile da prendere perché munito di radiocollare. Si aspetterebbe solo la prima occasione utile. Poi se dovesse capitare un lupo, la giunta non si lamenterebbe. Una missione però ben più difficile, i tentativi sarebbero stati vani finora.

“E’ molto complicato prendere questi animali per diverse ragioni. In Toscana – commenta l’ex assessore Michele Dallapiccola – dove si stimano circa 109 branchi hanno speso circa 2 milioni di euro per catturare una ventina di esemplari. Sono riusciti a mettere nei recinti meno di dieci lupi, solo quelli ibridi perché gli altri sono patrimonio indisponibile dello Stato e hanno dovuto liberarli”.

Nel 97% dei casi alla denuncia di danno è seguito un sopralluogo del personale forestale, che ha redatto il verbale di accertamento. Nel 2018 sono stati accertati 222 danni da grandi carnivori (nel 2017 erano stati 216) dei quali 157 da orso e 65 da lupo, mentre la lince resta a quota zero.

E per catturare un orso o un lupo la Provincia dovrà scendere a patti con Ispra. “E non sarà facile – evidenzia il consigliere provinciale del Patt – la nuova giunta ha rifiutato tutte le prescrizioni richieste dall’ente sulle regole per la caccia. In materia grandi carnivori il punto di riferimento è proprio Ispra, senza dimenticare che il ministro Sergio Costa in linea di massima è contrario a queste pratiche, mentre il vice premier Matteo Salvini è abbastanza ambiguo sul tema, molto sfuggente”.

rrem
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Ricetta elettronica e marchio Qualità TRENTINO. Qual’è il collegamento a beneficio dei consumatori?

E’ stato definitivamente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il provvedimento, che rende obbligatoria la ricetta elettronica che in Trentino sarà gestita dal veterinario aziendale, figura questa istituita con provvedimento Speciale da parte della scorsa Giunta.

Altro elemento di novità nella cronaca di oggi è che sugli scaffali della GDO Trentina ritroveremo lo yogurt a marchio Qualità Trentino ultimo prodotto ad esser ammesso, sempre da parte della precedente giunta, nel paniere dei prodotti.

Apparentemente lontani tra loro questi due provvedimenti amministrativi sono però strettamente legati da un filo che porta il bicolore bianco/rosso. Il bianco è quello del latte e suoi derivati mentre il rosso è quello della carne. Ebbene sono questi due importanti elementi della filiera dell’agroalimentare a rappresentare principalmente i prodotti di origine animale sulla nostra tavola e nelle nostre coscienze, tutti e due rigorosamente farmaco vigilati e marchiati qualità trentino attraverso gli strumenti della specialità di governo del trentino.

Moltissime persone si preoccupano dei contenuti etici e qualitativi di quello che stanno mangiando e somministrando ai loro cari e assai frequentemente dubbi su ciò che stia dietro alla produzione degli stessi scuotono le loro convinzioni e coscienze.

È una condizione che apprendo nei dialoghi con queste stesse persone magari dopo una cena o un colloquio informale dove la confidenza postprandiale lascia trapelare profonde curiosità spesso intorno a ciò che si è appena mangiato. Non certo per caso la soddisfazione di questi interrogativi mi viene affidata specialmente quando faccio riferimento alla mia professione di origine.

Esattamente come attraverso la codifica del controllo farmacologico degli alimenti di origine animale in forma digitale da parte dello stato, così la provincia nella costruzione e promozione del marchio qualità Trentino, hanno voluto offrire ai consumatori la possibilità di beneficiare in forma verificata e controllabile dell’insieme delle azioni che guidano, nel loro piatto, cibo non inquinato da residui  fuori norma.

Non sicuramente uno spirito autarchico di salviniana accezione dunque alla ”prima i trentini”, anche nelle preferenze di consumo dei prodotti, ma qualcosa di molto più raffinato e profondo.

Si vuole richiamare una fiducia generale nelle istituzioni che governano qui il sistema qualita dei prodotti e la gestione digitale ed avanzata della farmacovigilanza sui prodotti di origine animale dei veterinari.

Il bello è che il sistema di verifica non solo della qualità e provenienza delle materie prime, ma anche la loro lavorazione, è talmente serio e condizionante la la materia prima stessa da essere più significativo e degno di attenzione della sua origine geografica purché qualitativamente rispondente a standard pre-contrattualizzati. Ecco perché esattamente come in Sudtirol con lo speck (molto più abbondante dei maiali autoctoni dai quali vorrebbe derivare) qui ad esempio potrebbe benissimo esser marchiata QT anche la pasta.

E che vi sia le necessità di impostare il rapporto di fiducia con la produzione ma non sia applicabile un’ottusa chiusura nel consumo locale, ben si comprende se si considera che il Trentino ha bisogno del mondo intero quando allo stesso si rivolge con le proprie produzioni melicole e vinicole.

Tornando al tema di partenza si osserva fortunatamente che per ora Il sistema dei controlli  sta funzionando con una sorta di autopilota técnico-‘istituzionale.

È questo il motivo per il quale è necessario che accanto a questo la giunta si attivi politicamente al più presto, per proseguire con il sistema moltiplicatore dei prodotti nel paniere e che vi sia un indirizzo preciso che raccoglie l’impegno di assolvere al compito di promuovere, gestire ed incentivare normativamente e finanziariamente il “bollino” QT.

Sul sito è tutto fermo al 2018 e l’unica cosa che ha detto la giunta attraverso l’assessora competente è che si parla di un “nuovo marchio”. Un altro? O quello che c’è, è nuovo per lei?

Chi se ne occupa? A chi sta a cuore la cosa?

Questo e molto altro è atteso nel prossimo futuro mentre oggi parte la commercializzazione dello yogurt QUALITÀ TRENTINO e il veterinario aziendale gestirà la ricetta elettronica.

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I Progetti per una comunità devono essere guidati da studi e non non da slogan di partito.

Tra le più ferme convinzioni che albergano nel mio pensiero c’è quella che a governare le scelte della politica, prima ancora dell’etica, ci siano la scienza e la conoscenza. L’attualità consegna strumenti di indagine, capacità conoscitiva e conoscenza della realtà che se assunte in forma propedeutica sono un formidabile strumento di orientamento alle decisioni.

Ebbene la proposta politica della lega che guida la scelta di progettare l’uscita della costruenda Valdastico A31 verso il sud di Rovereto appare invece governata esclusivamente da ragioni di natura partitico propagandistica.

Da medico veterinario oltre che da politico ascolto decisioni e proposte di valutazione pretendendo di sentir citare fonti di un momento sperimentale e/o di studio dove sia stato possibile dimostrare ciò che si vuole sostenere. Ebbene, da questo punto di vista Fugatti in aula ieri aveva più l’aspetto di una persona che cercava di imbonire una poco convinta platea piuttosto che di un politico sicuro, preparato e capace di argomentare le proprie scelte.

Tre sono stati gli episodi, in particolare:

 l primo, un colloquio bilaterale tra Rossi e Fugatti al quale ho avuto occasione di assistere a latere di una conferenza con le minoranze. L’ex presidente Rossi mostrava sul proprio tablet una serie di studi di tracciato ovviamente conservati dalla propria pregressa attività, corredati di studi che ne recavano pregi e difetti.  Sono rimasto sconvolto dal pressappochismo di Fugatti che rispondeva ripetendo nozioni che già erano in nostro possesso certificando così che la documentazione tecnico-scientifica fino a qui prodotta non da nessun punto di vantaggio all’uscita a Rovereto sud. Per la soluzione tanto cara alla lega si è capito dunque che finora non esistono argomentazioni scientifiche nuove e sopravvenute che fugatti sia stato in grado o abbia voluto offrire come nuove al dibattito tecnico.

Il secondo e forse peggiore episodio che mi ha sconvolto in questa giornata è  stato quello relativo al atteggiamento dialettico tenuto da Fugatti in aula. Tra attestazioni di stizza e momenti in dialetto come se ci trovassimo davanti al bancone di un bar pretendeva pubblicamente dagli amministratori locali di ottenere argomentazioni che solo uno studio tecnico e scientifico potrebbe offrire. In particolare, ne contestava il fatto che le argomentazioni problematiche da loro elevate fossero offerte alla spicciolata. Insomma, vi rendete conto del dramma? Dico che è come se un medico, per curare una malattia, proponga un farmaco del quale non conosce gli effetti collaterali ma si arrabbia  se il proprio paziente prova ad elencarli uno ad uno, senza essere preciso?

Infine la cosa più angosciante, il colpo di scena, l’affermazione più forte che Fugatti si è sentito di dover comunicare all’aula: “l’avevamo detto!”, si proprio così, avete capito bene, “noi della lega in campagna elettorale l’avevamo detto!”

Fugatti, non sei più dentro ad un gazebo, sei il presidente della Provincia ed il futuro del Trentino è nelle tue mani. Procurati degli studi geologici, demografici, economici, sociali, tecnici e di flussi di traffico. Vogliamo citazioni, sperimentazioni, diagrammi e presentazioni grafiche su pregi e difetti delle varie soluzioni, non siamo al bar, o dentro ad un gazebo ma piuttosto come in un ospedale dove il paziente con un grave problema, è la nostra terra ma tu non ti stai comportando da dottore.

 

rrem
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Zootecnia, ancora nubi all’orizzonte?

Niente di nuovo sotto il sole nemmeno dopo un mio question time di stamattina dove ho chiesto se prosegue l’intenzione di attivare un servizio di consulenza economico-finanziaria da parte della FEM su istanza della giunta.

L’assenza dell’Assessora ha lasciato la risposta a Fugatti che distrattamente ha letto poche righe dalle quali si è con fatica compreso che in questo come in molti altri campi in zootecnia si procede a tentoni, specialmente per nuove iniziative.

Esattamente come ho percepito da parte degli allevatori durante la mia partecipazione alla loro Festa di primavera durante lo scorso fine settimana.

Aggirandomi per i padiglioni per recepire qualche consiglio dagli amici, incassare qualche critica al mio nuovo ruolo di consigliere ho potuto ascoltare che sensazioni susciti la gestione della zootecnia di ambito Provinciale da parte di questa nuova Giunta.

A onor del vero direi che il sentimento che più ho percepito è la rassegnazione di fronte ad un inizio di legislatura presentato come tutto da ricostruire, quasi come se si stia ripartendo da zero ed ho persino trovato chi mi ha manifestato la voglia di non commentare perché timoroso di non so quali ritorsioni (ndr. ma in effetti…).

Vi sono una serie di incertezze che adombrano il futuro degli allevatori.

  • Non è stato ancora superato il disagio determinato dai ritardi nei pagamenti. Girano voci su un possibile quanto inutile ricorso a Cooperfidi. Procedure macchinose e poco utilizzate dagli allevatori, in effetti anche qui confermo per esperienza provata.
  • Il problema grandi carnivori non riceve la dovuta attenzione particolarmente sul fronte degli aiuti pratici in termini di stanziamenti per opere di prevenzione. Sì continua a promettere soluzioni radicali e interessamenti di alto livello senza di fatto che di questi si possa sperare in un riscontro pratico: leggasi provvedimenti sugli abbattimenti che pena una decimazione dei soggetti predatori – ovviamente e legalmente impraticabile – non sortirebbe effetto alcuno.
  • Sul fronte della promozione del latte sul mercato nessun piano straordinario di sostegno al settore. Di questo passo Latte in Festa, manifestazioni varie ed attività straordinarie in genere risultano completamente non confermate.
  • Il Marchio Qualità Trentino langue specialmente nei disegni della programmazione di nuove attività di promozione ed espansione del suo paniere senza contare che non si capisce a quale dei due assessori, che ne rivendicano la competenza, si debba rivolgersi.
  • Il premio insediamento giovani e la misura investimenti in agricoltura, finanziati a metà, hanno lasciato molti scontenti sul campo e non si hanno notizie di ulteriori stanziamenti straordinari nel breve periodo.
  • La nuova PAC ancora in discussione non fa presagire nulla di buono e dalla rimodulazione dei pagamenti diretti e dei Psr, potrebbero non risultare immuni le zone di montagna.

Questo solo per citare alcune delle preoccupazioni che più hanno colpito la mia sensibilità.

Per cognizione di causa aggiungo che i tagli effettuati al settore a seguito dell’intervento della giunta per reperire i fondi per compensare i danni da maltempo non hanno ancora ricevuto compensazione né (per ora) impegno a rifondere i capitoli decurtati. Il più significativo è il capitolo del premio compensativa sul PSR.

Me ne sono andato portando con me rammarico, consigliando pazienza, perché so che di quella gli allevatori ne hanno molta.

Fortuna loro.

rrem
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UNA RIFORMA RAGIONATA

 

📍 Un bagaglio di esperienza lungo cinque anni ci ha permesso di raccogliere le esigenze dei singoli territori e del Trentino nel suo insieme.

⚠️ Attenzione a:

– cambiamenti climatici


– nuove tendenze e nuovi prodotti
– cultura ed agroalimentare
– maggiore interazione con le PMI.

Una bella sintesi qui⤵️

https://www.ildolomiti.it/politica/2019/puntare-sui-prodotti-e-ragionare-anche-sul-cambiamento-climatico-mentre-failoni-pensa-alla-riforma-dallapiccola-lo-anticipa

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Fugatti se ci sei batti un colpo. (una volta tanto anche per i contadini)

Nessun attacco rivolto a nessuno, solo osservo la cronaca degli annunci da parte della Giunta in questi giorni:

  • finalmente – ne sono felicissimo – si sono reperiti 40 milioni € per la Valsugana, giusti e ben spesi,
  • da cifre che ricordo come necessarie, è stata individuata la possibilità di reperire meravigliosi 30 milioni di € per la ciclabile del Garda, fondamentali e tutti rientranti con il futuro indotto turistico che l’opera genererà.
  • alcune decine di ulteriori milioni € (imprecisate ma parecchie) per impianti sportivi in funzione delle prossime, ancora teoriche olimpiadi invernali, in questi giorni vengono prospettate ad alcuni amministratori locali. A mio avviso è una bellissima opportunità della quale mi complimento poiché è sicuramente ponderata anche in funzione dei costi di mantenimento che i suddetti impianti avranno post ammodernamento e specie nel loro futuro anteriore.
  • Fugatti, annunciando prossimi 220 milioni € per contrastare danni da maltempo in arrivo dal Governo, mi permette di non aver nulla da dire.

 

Ora salto a due considerazioni relative al mondo agricolo.

La delibera 257 del 22 febbraio rimodula risorse finanziarie parcheggiando 5 mio € sul bando finanziamenti in agricoltura 411/2019 da aprire verso la fine 2019 ed approvabile inizio 2020, non solo, lascia invariata la cifra di 4,5 mio€ sul bando medesimo del 2018 appena chiuso con una richiesta di oltre 10 mio€ di domande.

Decine di aziende dunque aspettano speranzose una risposta, comprese quelle gestite da giovani imprenditori che sono rimasti senza punteggio aggiuntivo del premio insediamento. Questa qualifica, risulta loro mancante poiché non sono stati stanziati nemmeno i fondi per completare la graduatoria di questo premio e così, insieme ai soldi, per loro sono venuti a mancare anche i relativi punteggi aggiuntivi da usarsi come bonus per finire in testa alla predetta misura 411.

Altro elemento di criticità che mi sento di denunciare è che nell’ultima variazione di bilancio,  non aggiuntiva ma addirittura di rimodulazione ai premi, (praticamente ti do oggi quello che dovrei darti il prossimo anno) si sono spostati meno di 500mila€ intervenendo solo sulla misura 10, tralasciando sulla stessa la copertura del 100% ed ignorando infine la possibilità di estenderla anche alla misura 13 “compensativa”

 

Premesso tutto, comprendendo la forte connotazione tecnica del mio appello, riassumo l’indirizzo di proposta considerando urgente la rimodulazione delle risorse a bilancio spostando 5 mio € dal capitolo riservato al bando 19 alla graduatoria bando 18, al fine di implementare su questa, il numero domande ammesse a finanziamento.

 

Va da sé che con l’abbondanza di disponibilità di fondi elencati in premessa non sarà un problema attivare il successivo bando ‘19 con un volume finanziario probabilmente mai visto prima, con buona grazia dei contadini e del sottoscritto.

rrem
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Aspettando risposte dalla politica agricola.

FINANZIATE TUTTE LE DOMANDE DI INVESTIMENTO IN AGRICOLTURA Buona notizia? No, solo una frase declinata all’imperativo, rivolta a Fugatti, come ho scritto in questo atto consiliare di “denuncia” cliccano qui: https://goo.gl/rCbP8h
Molto presente sul territorio questa giunta è scarsissima nel portafoglio per i nostri contadini.  Oggi anche il quotidiano Il Dolomiti come si può leggere cliccando qui: https://goo.gl/HrMCML raccoglie la preoccupazione di chi sta aspettando risposte. Chiediamo che esattamente come è stato fatto per i premi, anche per la 4.1.1 si rimodulino le risorse anticipando sulla graduatoria in fase di approvazione, quelle stanziate nel bando da aprirsi per il prossimo anno.Screenshot_20190318-063525Screenshot_20190318-063430