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Michele Dallapiccola

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Comunicati Stampa

NE’ A FAVORE NÉ CONTRO LA RIFORMA MA SUBITO VANNO AFFRONTATE SEI CRITICITÀ!

Sì alla gestione del cambiamento di regole amministrative a causa della direttiva Bolkestein e del mercato, no a scelte calate dall’alto e non condivise dai territori: 6 elementi di forte criticità.

1 – Attività promozione e marketing territoriale

Bene che la promozione avvenga sotto un brand unico Trentino e dunque demandata alla Trentino marketing, ma vanno salvaguardati i “brand forti” come ad esempio Fassa e Garda. Nella costruzione e nella cura del prodotto turistico, siamo sicuri che faccia bene allontanare ed accorpare consigli di amministrazione?

2 – Quali i nuovi compiti delle APT?

Prodotto ed animazione territoriale demandati alle APT? Certo, ma è necessario partire dai nuovi compiti per capire dimensione ottimale come già succede in Alto Adige dove piccolo è bello. Bene anche liberalizzazione attività cioè creare APT multi-utility, ma nessun condizionamento va esercitato su dove e come intervenire altrimenti si verifica il rischio di vedere un’ulteriore mano nelle tasche delle imprese visto che le APT d’ora in poi avranno autofinanziamento prevalentemente privato.

Nota politica: si evidenzia la grave contraddizione politica nell’imporre fusioni sulle APT dove i CDA non costano nulla. Invece la Giunta ha già espresso parere contrario su fusioni ben più utili al risparmio quali quelle dei comuni, casse rurali o degli istituti comprensivi scolastici nelle scelte di offerta formativa. Geometria variabile dove si vuole, efficientamento quando torna comodo!

3 – Personale in esubero sulle APT in riorganizzazione

Come si gestiranno esuberi e spostamenti? La necessaria una norma transitoria dovrà gestire con cura il valore di persone e professionalità che manifestano evidente bisogno di ponderatezza nelle scelte. E i ricorsi che sicuramente si determineranno, che risvolto avranno nello sviluppo dell’applicazione della norma?

5 – Agenzie del territorio.

Bene la loro istituzione perché saranno delegate ed in grado di gestire i fondi pubblici ma nel governo delle agenzie va evitata lottizzazione politica come nella scelta del CDA di TN Marketing che sarà di nomina politica come avviene già in TN Sviluppo. Meglio un’Agenzia inter-ambito o piuttosto che l’Agenzia  sia specializzata nel prodotto? Se le Agenzie opereranno inter-ambito c’è il rischio competizione dell’APT più grossa sulle piccole ma se le agenzie saranno basate su prodotto, avranno maggiore specializzazione, potranno agire su dimensione provinciale e potranno superare la competizione localizzata.

6 – Capitolo Fondi.

Tassa di soggiorno disomogenea. Ammesso e non concesso che sia un problema da risolvere attraverso l’omogeneizzazione, è accettabile per il nostro mercato e proprio in questo momento, aumentarla? Attualmente la tariffa base va da 0,70 a 1,30 € e la proposta è di portarla da 1 a 3. Consideriamo inaccettabile un aumento del 50% senza nessuna garanzia di mantenimento del fondo perequativo provinciale, che aiuta le zone a minor densità di presenze. Comprendiamo potenziali difficoltà economiche della provincia ma troviamo impraticabile che si verifichi un sostegno finanziario garantito dai territori contermini ed annettenti le APT. Dovrebbero rinunciare al proprio budget a favore delle zone meno fortunate.

Nota politica: la riduzione forzata dei budget di zona, potrebbe arrivare ad indurre APT in difficoltà e Assessorato competente ad attivare accordi in via politica per l’assegnazione diretta di fondi ai territori per specifiche iniziative senza passare dalle agenzie territoriali. Nel caso si verrebbero a generare finanziamenti “fuori sacco” con evidente scardinamento di criteri parametrici e di giustizia sociale che solo una griglia e dei principi applicati su base provinciale possono garantire.

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Comunicati Stampa

Vendita diretta dei prodotti agricoli, nuove opportunità?

Con questo disegno di legge si intende dare indirizzo e regolamentazione alla vendita diretta di prodotti agricoli aziendali sia che questa avvenga all’interno di strutture fisse all’interno della propria sede sia che ciò avvenga in strutture mobili nel dovuto rispetto delle normative vigenti.

Il punto di pregio di questa iniziativa normativa è quello di connettere queste attività di vendita diretta al sistema della promozione turistica per far sì che i nostri ospiti attraverso il sistema alla piattaforma digitale possano avere accesso diretto al reperimento di questi prodotti. La promozione digitale del Trentino turistico, in continua modifica ed espansione, ben si presta a questi aspetti di esercizio divulgativo trattandosi di attività territoriali estremamente integrabili ed interattive con il mondo agricolo che ha interesse a diversificare le proprie attività caratteristiche.

Il vantaggio è duplice poiché in questo modo anche il coltivatore diretto attraverso la narrazione e l’esercizio della propria attività, accolta nella piattaforma digitale del turismo trentino, diventa elemento di sistema che trasmette all’ospite ed agli acquirenti la filosofia produttiva agricola Trentina.

Nella nostra Provincia, la modalità di approccio alla terra è ricca di spunti culturali soprattutto relativi alla sostenibilità agronomica ma anche sociale. In questo, il sistema agricolo locale, duplice nel suo approccio alla vendita può guardare ai grandi orizzonti internazionali attraversi suoi consorzi, sia alle piccole e grandi soddisfazioni dei vari produttori che in questo modo possono intercettare nel commercio dei propri prodotti, acquirenti all’interno dei 6 milioni di persone che ogni anno frequentano il Trentino. Inoltre, mettere in connessione i turisti a contatto diretto con il prodotto locale ne implementa conoscenza e ricordo commerciale. È una forma di pubblicità applicata direttamente attraverso il territorio che vale tantissimo. Quando tornati a casa i nostri ospiti trovano il prodotto trentino diffuso nella GDO, possono collegarlo ad una bella esperienza, alla vacanza in Trentino e questa è un’ottima forma di promozione integrata.

 

DISEGNO DI LEGGE 

Vendita diretta dei prodotti agricoli

 

Art. 1

Disciplina della coltivazione, della raccolta e del commercio dei prodotti agricoli

  1. La Provincia autonoma di Trento, anche al fine di favorire processi di sostenibilità ambientale connessi alla riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dal trasporto dei prodotti, promuove la valorizzazione e il consumo delle produzioni agricole provinciali, nonché la conoscenza delle tradizioni alimentari locali assicurando ai consumatori un’adeguata informazione sull’origine e sulle specificità di tali produzioni.
  2. Questa legge disciplina nel rispetto della normativa comunitaria la produzione, la trasformazione, il controllo e la vendita al pubblico dei prodotti agricoli propri da parte degli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile in forma individuale o associata, iscritti nel registro delle imprese di cui all’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580 (Riordinamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura), nonché la coltivazione, la raccolta, la lavorazione, la preparazione, la trasformazione, il confezionamento e il commercio delle piante officinali.

 

Art. 2

Definizioni

  1. Ai fini di questa legge valgono le seguenti definizioni:
  1. prodotti agricoli primari di propria produzione sono i prodotti primari ottenuti esclusivamente su fondi utilizzati per la coltura o per l’allevamento dall’imprenditore agricolo che ne ha la proprietà o la disponibilità ad altro titolo, situati sul territorio della Provincia autonoma di Trento;
  2. prodotti lavorati di propria produzione sono i prodotti ottenuti prevalentemente dalla lavorazione di propri prodotti agricoli primari. Se ai fini della lavorazione devono essere acquistati quali materia prima prodotti agricoli primari, essi devono provenire da imprese agricole della provincia di Trento ed essere di propria produzione. Sono considerati prodotti lavorati di propria produzione anche i prodotti ricavati da materie prime dell’impresa agricola e trasformati per conto terzi in un’altra azienda;
  3. venditore diretto è l’impresa agricola che produce, lavora e vende i suoi prodotti ai sensi di questa legge. Tali prodotti possono essere venduti sia al consumatore finale che ad aziende.

Art. 3

Denuncia di inizio attività

  1. L’attività di lavorazione o di vendita o di lavorazione e vendita di prodotti alimentari da parte degli imprenditori agricoli può essere iniziata dopo la presentazione della relativa denuncia al comune.
  2. Non sono soggetti alla denuncia di inizio attività:
  3. a) la vendita diretta di piccole quantità di prodotti agricoli primari da parte del produttore per il consumo finale oppure a singoli esercizi di vendita al dettaglio, che vendono i prodotti direttamente al consumatore o alla consumatrice finale;
  4. b) la lavorazione di prodotti agricoli non alimentari da parte di imprese agricole.

 

Art. 4

Requisiti dei locali e del materiale ai fini della lavorazione dei prodotti alimentari

  1. Nell’ambito dell’esercizio della vendita diretta è consentito vendere prodotti agricoli, anche manipolati o trasformati, già pronti per il consumo mediante l’utilizzo di strutture mobili nella disponibilità dell’impresa agricola anche in modalità itinerante, su aree pubbliche o private nonché il consumo immediato dei prodotti oggetto di vendita utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità dell’imprenditore agricolo con l’osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.
  2. La cucina casalinga può essere utilizzata per la lavorazione di prodotti alimentari, se la lavorazione dei prodotti avviene in un momento diverso dall’utilizzo privato della cucina.
  3. È ammessa la lavorazione di prodotti alimentari diversi nel medesimo locale di lavorazione purché ciò avvenga in momenti diversi.
  4. La Giunta provinciale può adottare, sentite le competenti strutture del servizio veterinario e di igiene e sanità pubblica, linee guida che stabiliscono i requisiti per i locali di lavorazione, tenuto conto del tipo di lavorazione, delle quantità lavorate nonché dei metodi tradizionali di lavorazione.

 

Art. 5

Vendita di prodotti agricoli

  1. Al fine di favorire l’acquisto dei prodotti agricoli che abbiano un legame diretto con il territorio di produzione e assicurare un’adeguata informazione ai consumatori sull’origine e sulle specificità degli stessi prodotti, la vendita dei prodotti agricoli può avvenire con modalità differenziate e in spazi diversi, ed in particolare presso la bottega del maso, il punto di vendita agricolo e il mercato contadino.
  2. La bottega del maso è un locale o uno spazio adibito alla vendita presso la sede aziendale. Nella bottega del maso possono essere venduti solo prodotti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b), nonché prodotti lavorati da altri venditori diretti ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera b), sempre che siano rispettati i limiti di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228.
  3. Per punto di vendita agricolo si intende la struttura di vendita nella quale diversi venditori diretti, tra loro associati, commercializzano i prodotti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b). 
  4. Per mercato contadino si intende il mercato riservato agli imprenditori agricoli esercenti la vendita diretta nel quale i medesimi venditori vendono i prodotti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b). La materia prima, utilizzata per la preparazione di prodotti lavorati, deve provenire per almeno il 75 per cento dalla propria impresa agricola. Nei mercati contadini che si svolgono nella provincia di Trento i prodotti agricoli primari venduti sono prodotti esclusivamente in imprese agricole ubicate nel territorio della provincia di Trento.
  5. I comuni disciplinano con propri regolamenti lo svolgimento dei mercati contadini. 
  6. La denominazione “mercato contadino” può essere utilizzata esclusivamente in riferimento ai mercati che si svolgono ai sensi di questa legge.
  7. Altre forme di vendita previste per i prodotti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b), sono la vendita a domicilio, la vendita nei chioschi, in scuole ed aziende, anche mediante distributori automatici, la vendita attraverso internet e simili. 

 

Art. 6

Attività di lavorazione e altre attività nei mercati contadini

 

  1. Durante lo svolgimento dei mercati contadini è ammesso l’esercizio dell’attività di lavorazione di prodotti alimentari finalizzata alla somministrazione, nel rispetto delle buone pratiche igieniche e senza l’obbligo di una specifica notifica.
  2. Nei mercati contadini possono essere realizzate attività culturali, didattiche, dimostrative legate ai prodotti agricoli e al territorio rurale di riferimento, anche attraverso scambi con altri mercati contadini. In questo caso il venditore o la venditrice indica l’origine territoriale dei prodotti posti in vendita.

 

Art.7

Regolamento

  1. Con regolamento la Provincia disciplina criteri e modalità di attuazione di questa legge.
  2. Il regolamento disciplina, altresì, criteri e modalità, nonché requisiti di accesso ai contributi da parte degli imprenditori agricoli di cui all’articolo 1, comma 2, per la realizzazione delle attività previste da questa legge.
  3. La Provincia adotta il regolamento entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore di questa legge, sentita la competente commissione consiliare permanente.

 

Art.8

Disposizione finanziaria

 

1.Dall’applicazione di questa legge non derivano maggiori spese rispetto a quelle già autorizzate in bilancio nella missione 16 (agricoltura, politiche agroalimentari e pesca), programma 01 (sviluppo del settore agricolo e del sistema agroalimentare), titolo 2 (spese in conto capitale).05092008(002)-01

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MERCATINI DI NATALE: c’è ancora spazio anche per un loro futuro fatto di presenze e di soddisfazione anche economica?

Si avvicina la fine dell’anno e con essa il tempo dei bilanci anche per i mercatini di Natale.

Ad ogni stagione turistica il Trentino dell’accoglienza ha, da sempre, cercato di attribuire alla stessa una propria connotazione. Per anni così,lo  sci d’inverno e la montagna d’estate sono stati più che sufficienti a garantire importanti soddisfazioni economiche alle nostre imprese turistiche e alla società trentina che attraverso il meccanismo dell’Autonomia beneficiava per prima del  ritorno dei nove decimi delle tasse che questo importante comparto economico paga (Ogni tanto è bene ricordarlo).

Poi, la concorrenza internazionale ha cominciato a far venire meno questi mantra associati alla parola Trentino e dunque una reazione importante del sistema della promozione e delle imprese è stata quella riprodurre sempre nuovi prodotti fino a riempire di contenuti le due nuove ulteriori stagioni turistiche che nella scorsa legislatura abbiamo deciso di aprire.

Complice il cambiamento climatico, anche la primavera e l’autunno sono diventati momenti climaticamente interessanti dove le attività, anche all’aperto, possono costituire svago ed interesse.

Il sistema digitale poi, costruito con una piattaforma in continua espansione, ci ha permesso tra l’altro di raggiungere nel mondo sempre più nuovi clienti. (Grazie a questo oggi siamo arrivati a quasi 6 milioni di persone che annualmente visitano il Trentino)

Tuttavia nella cronaca di questi giorni sui media mi ha colpito il dibattito intorno ad uno dei prodotti forti d’apertura della stagione invernale: quello della paventata stanchezza commerciale e di partecipazione dei mercatini di Natale, specie della Città.

Comprendemmo già qualche anno fa che un prodotto in grado di offrirci grandi soddisfazioni, celava un male oscuro e nascosto: quello della ripetitività e dunque del continuo bisogno di innovazione. Cercammo di analizzare punti deboli e punti forti dei vari mercatini di Natale presenti sul nostro territorio e comprendemmo che la caratterizzazione architettonica, culturale e di proposta complessiva erano la ricetta più forte per opporsi a un format che si stava e si sta diffondendo. Praticamente ormai in tutta Europa nelle più belle piazze contornate dall’architettura più tipica del vecchio continente orbitano iniziative di questo genere.

In tal senso non fai eccezione nemmeno Trento. Graziosi mercatini in una stupenda città sempre piena di colore e di contenuti culturali con al proprio servizio una politica e l’amministrazione ben organizzate e completamente a disposizione di questa apparente macchina da guerra.

Ma allora perché preoccuparsi? Proprio per i motivi di cui sopra, a ben vedere, non tutti i mercatini possono ritenersi fortunati come quelli così caratteristici di Rango o di Canale con i loro borghi che li ospitano tra i più belli d’Italia. E che dire di Levico con il suo parco asburgico che ad ogni piè sospinto ti fa rivivere le emozioni della bella epoca della principessa Sissi.

Purtroppo però ci sono anche i fondovalle con le loro città che per quanto belle, per quanto trentine, risultano replicate proprio in quell’aspetto mitteleuropeo che pregna di calore anche molti altri mercatini.

Questo interrogativo se lo posero qualche tempo fa pure gli organizzatori dei mercatini di Pergine.

Discutendo insieme su che cosa si sarebbe potuto fare comprendemmo che ogni luogo, ogni località Trentina possiede una propria caratteristica che va essere espressa con veemenza e convinzione.

Ad esempio su Pergine si affaccia un luogo incantevole, impregnato di una cultura millenaria: la val dei Mocheni. Con le sue razze ovicaprine autoctone allevate, la storia mineraria e la voglia di resistere all’omologazione culturale poteva dare al capoluogo di Valle quell’ispirazione e quell’influenza che da sempre la val dei Mocheni esercita su Pergine.

L’idea del mercatino dei Canopi c’era già, andava però rafforzata e rinnovata proprio come è stato fatto. Dunque, considero assolutamente interessante perseguire queste forme di connotazione dei nostri mercatini proprio come ha fatto Pergine attraverso il COPI con la sua sfilata di apertura, con il ricordo alle tradizioni millenarie locali e con i suoi contenuti. Ogni anno una piccola novità, sempre e comunque dentro ad un forte tema identitario. Inimitabile!

Non so se questo basterà a dare soddisfazione ai commercianti perginesi e alla zona, saranno i numeri a dire questo, ma è stato sicuramente un fortissimo tentativo di novità rispetto al quale si può provare a costruire un sistema di format strettamente legati ai territori dove questi mercatini vengono tenuti affinché il turista che li visita respiri almeno per un poco, l’atmosfera del luogo che ha frequentato.

Solo così sopravviveremo all’omologazione, di questi tempi anche politica e culturale, rispondendo proprio con un’autonomia che in quanto tale è in grado di sminuzzarsi, territorio per territorio, per poi trovare la sua unità nell’intento di una terra che vuole continuare a vivere sulle proprie montagne.

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Diciamo no alla politica che divide

Compito della politica, tra i tanti, è quello di costruire una società coesa ed unita cercando un punto di equilibrio senza prendere le parti di qualcuno altrimenti si finisce per implementare il disagio sociale e l’invidia tra territori esattamente come sta avvenendo in tutte le questioni importanti alle quali recentemente si è dedicata. Pensiamo alla Facoltà di medicina, alla fusione delle Casse Rurali, alla gestione dei rinnovi dei contratti pubblici o della cooperazione internazionale solo per citare alcuni importanti esempi. Questo modo di operare alla “dividi ed impera” sembra invece far comodo a questa politica dei compartimenti stagni che valuta la gestione ed il mantenimento delle sacche di voto e il consenso partitico localizzato anziché assumersi la responsabilità di gestire il bene comune e la collettività.

Se poi si analizza il problema su come la giunta, con goffaggine, abbia affrontato i tempi e modi dell’investimento a Bolbeno ben si comprende perchè la percezione del problema sia stata così ampia e gravi. Certo noi siamo chiari: Bolbeno andava sostenuta ma a forza di procedere in questo modo goffo e improvvisato si dividono le comunità! Il tutto infatti è avvenuto infatti all’indomani di una Manovra finanziaria provinciale dove siamo stati richiamati all’austerità e alla ristrettezze economiche e così una scelta ricca di buon senso a favore di una realtà locale meritevole, è stata calata nel momento e nei modi più sbagliati mettendo alla berlina i poveri amministratori e i volontari di Borgo Lares che come unica colpa hanno avuto quella di aver semplicemente portato avanti il loro compito

Va precisato che nelle stazioni cosiddette ad interesse locale, specialmente negli ultimi 5/10 anni si è investito con la stessa logica con la quale si investe in altri impianti sportivi: piscine, palestre, campi da calcio e d’atletica ma anche per lo sci perchè è lo sport nel cuore dei trentini, è lo sport che più di altri ci contraddistingue dal resto d’Italia. Come ogni attività sociale in Trentino anche questo coinvolge il volontariato esattamente come a Bolbeno, effettivamente pista dei miracoli innanzitutto per collocazione orografica ma anche come esempio di fertile collaborazione sociale. Detto questo va altrettanto ed attentamente compreso anche il disagio del sindaco di Pergine che denuncia le sue difficoltà economico-finanziarie, le sue recriminazioni e le cose che non capisce perché non messo in grado di poterlo fare.

Su questo tema dove entrambe le parti hanno le proprie ragioni è estremamente difficile riportare in asse la solidarietà tra territori cercando di gestire quella coesione sociale che la giunta – proprio tra i suoi principali compiti istituzionali – dovrebbe saper gestire.

Sarebbe stato di grande aiuto presentare l’investimento di Bolbeno dentro ad un più ampio quadro complessivo di investimenti, grandi o piccoli che siano, anche raffrontato con le sue ricadute sociali, il tutto con taglio economico e scientifico. E sempre secondo un modo di agire piu trentino e meno italiano, anziché in un festa di piazza, la firma si sarebbe dovuta affrontare piuttosto nelle sedi istituzionali opportune dove in democrazia si sarebbe potuto garantire a tutti la possibilità di capire tempi e modi delle scelte al fine di continuare a mantenere lo spirito collettivo di comunità trentina. La stessa che avrebbe potuto stimolare una maggiore compartecipazione privata dei grandi caroselli sciistici finanziariamente in utile visto che poi quel vivaio di sciatori che si crea con le piccole stazioni fa girare i loro tornelli. 

In questo momento invece questa lega, con queste azioni, si sta prodigando ancora una volta a demolire e lo fa con un pasticcio figlio della fretta, dell’incompetenza e di quell’arroganza da sbornia di potere che ad esempio ti porta a schernire pubblicamente un sindaco che ha voluto portare la sua giusta sensibilità in una piazza italiana a favore della pace. Ma la stessa ricetta della demagogia applicata ripeto, per casse rurali, università, contratti pubblici di lavoro, grandi carnivori o sicurezza pubblica che sia, dove porterà il Trentino?

Cominciamo a chiederci se non siano tornati i tempi in cui dalla Provincia ti telefonavano a dire che la magnadora si è alzata.

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Un piano – pieno – di banalità ed ingiustizia.

Tanta fu la fretta che la gatta partorì gattini ciechi. Questo popolare detto nazionale ben si addice all’operato della giunta nel campo delle deroghe al DM 357/’97 per l’autorizzazione all’importazione di specie aliene.

Questo piano, atteso da anni e finalmente sbloccato a livello nazionale, ci avrebbe regalato numerose armi in più per combattere attraverso meccanismi di lotta integrata e forte riduzione dell’uso della chimica in campo due “bestie nere” per l’agricoltura trentina. Si sarebbe trattato di portate avanti con pari dignità le esigenze del mondo melicolo e di quello dei piccoli frutti procedendo alacremente a completare il percorso per l’importazione di Trissolcus j. e Ganapsis b. Cosi non è stato con l’ingiusto risultato che sono stati adottati due pesi e due misure per il settore della mela e quello dei piccoli frutti.
Anche rispondendo ai nostri numerosi stimoli, dobbiamo amaramente constatare che la giunta è finalmente arrivata ad adottare un Piano di azione, purtroppo in maniera estremamente goffa ed ingiusta.
Beffati da un attesa lunga più di un anno, i nostri produttori di piccoli frutti si ritroveranno così a dover condividere i 200 mila miseri €, che da tanto tempo aspettavano, anche col mondo melicolo.
Come se non basti, il piano per l’autorizzazione al rilascio dell’antagonista della Drosophila s., dopo anni di sala d’attesa è stato brutalmente accantonato a favore di uno per l’antagonista della Hyalomorpha h., nei contenuti del quale leggiamo però la traduzione degli ordinari compiti di FEM e poche altre ovvie considerazioni operative.

Qui sotto il link completo del piano:

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Un anno di lavoro, il primo della XVI° legislatura.

E’ già trascorso un anno dal nostro insediamento come consiglieri di minoranza od opposizione che dir si voglia. Si è trattato di un anno di intenso lavoro e di grandi battaglie dove il segno più tangibile del nostro operato sono gli atti politici ufficialmente depositati. Oltre ad averne condiviso più di un centinaio, nel suo primo anno di lavoro, il Gruppo Consiliare del Patt ha presentato ben 8 disegni di Legge, 5 dei quali a prima firma del sottoscritto.

I principali temi trattati hanno riguardato:

– La modifica della legge elettorale sul numero delle preferenze; confluito poi in un più ampio disegno che prevede anche la reintroduzione del sistema proporzionale e attende a breve la calendarizzazione d’aula

– Norma per favorire il recupero di Prato e Pascolo sui Boschi danneggiati dalla tempesta Vaia,  bocciata dall’assessora all’agricoltura e costantemente promossa anche se altrettanto ignorata dal Vicepresidente della Giunta

– Una nostra proposta di riforma dell’organizzazione della promozione turistica territoriale

– La legge provinciale per il sostegno ai caseifici di montagna

– Legge per l’utilizzo dei prodotti agroalimentari come ambasciatori del territorio

Rispetto alla norma di recupero di superfici a prato e pascolo sono poi state fatte anche due proposte alternative: una sotto forma di mozione e una sotto forma di ordine del giorno all’assestamento di luglio. Lo stimolo al governo provinciale relativo alla necessità di una sua maggiore incisività nelle azioni di riparo dei danni da Vaia ha riguardato anche il settore ittico dove le piene hanno distrutto anni di lavoro di ricostruzione della fauna ittica autoctona grazie al lavoro di volontariato delle associazioni pescatori.

Attori anche di altre numerose mozioni, costruite per tenere alta l’attenzione sul comparto agricolo, abbiamo voluto stimolare l’assessorato in particolare sull’integrazione del PSR sulla misura nel 611- premio insediamento giovani – e sulla 411- investimenti in agricoltura e infine per le misure a premio in particolare la compensativa. Nonostante la bocciatura in sede di proposta, l’assessorato ha poi comunque sempre dato seguito ai nostri suggerimenti.

Questi atti politici hanno avuto comunque lo spessore di poter rimanere alla ribalta della cronaca e le continue proposte, talvolta, sono state successivamente lanciate o fatte proprie anche dalla giunta stessa.

Nel campo della viabilità oltre ad aver esercitato un piccolo stimolo per la messa in sicurezza dell’abitato di Campolongo, abbiamo raccomandato alla Giunta di trovare misure di compensazione agricola a seguito del tanto progettato quanto teorico raddoppio della SS 47 tra Castelnuovo ed Ospedaletto. Quest’opera, estremamente importante dal punto di vista della sicurezza umana è altrettanto nociva per le attività agricole della zona. Questo danno sarebbe facilmente compensabile attivando incentivi su misure di bonifica rispetto alle quali sono stati esercitati sulla giunta numerosi stimoli a sostegno delle esigenze della valle.

In tema di grandi carnivori, numerosi sono stati gli appelli all’esecutivo per implementare le misure a sostegno della prevenzione da danni e si è effettuata sul territorio un’intensa attività di informazione relativa allo stato dell’arte della nuova norma per la gestione dei carnivori a seguito della sua dichiarata costituzionalità da parte della consulta.

Queste serate sono state sempre molto partecipate e si sono rivelate importanti occasioni di dialogo con il mondo agricolo e non solo. In ogni modo e termine in nostro possesso abbiamo poi stimolato la giunta ad adottare il tanto atteso piano provinciale di gestione dei grandi carnivori. Su tutte queste azioni con rammarico dobbiamo constatare che ad oggi la giunta rimane colpevolmente inerte ed in silenzio.

Attraverso una mozione che di fatto ha portato il problema alla ribalta del dibattito politico, abbiamo invitato gli assessorati competenti ad occuparsi della difficoltà a reperire lavoratori anche stranieri nei comparti che richiedono manodopera stagionale. Anche le maggiori sigle sindacali hanno più volte rimarcato la grave difficoltà sia in campo agricolo sia in campo turistico a reperire operatori ma queste difficoltà sono state negate dalla Giunta sia in sede istituzionale nei fatti e dunque ci spenderemo ancora perché nel più breve tempo possibile queste condizioni carenziali trovino una soluzione.

Infine, abbiamo depositato numerose interrogazioni alle quali è sempre stato dato risalto anche a mezzo stampa. Quelle che ritengo di maggior interesse hanno riguardato:

– la necessità di attenzione e di risorse del settore irriguo in particolare in val di Non e in Valsugana

– l’importanza di procedere celermente con il progetto di collegamento sciistico tra l’area di San Martino ed il Passo Rolle 

– la necessità di attenzione del settore vitivinicolo in particolare per patologie endemiche come la flavescenza dorata e il mal dell’esca

– bisogno di maggiore attenzione e proattività nel tutelare le attività agricole per i danni da cimice asiatica ma soprattutto da drosophila suzukii

– interventi a favore del settore lattiero-caseario rispetto al quale c’è stata una totale indisponibilità da parte dell’assessorato a trovare una soluzione adeguata e dunque a seguito di queste dichiarazioni si sono sviluppate da parte nostra delle concrete proposte addirittura di livello normativo

– Numerose interrogazioni relative alla non gestione del problema determinato dalla presenza dei grandi carnivori per il settore zootecnico e la necessità di una maggiore incisività delle azioni di prevenzione attiva e passiva fin qui scarsamente intentate.

Non sono mancate serate di sensibilizzazione pubblica riguardanti l’insensato progetto di ripensare il collegamento della Valdastico non più in termini utili alla Valsugana ma funzionali esclusivamente alla Vallagarina. Fondamentalmente la nostra Valle rimarrebbe vittima del costante aumento di traffico mentre la zona di Rovereto si ritroverebbe con un disastro ambientale e dunque un danno di gran lunga più grave dei pochi vantaggi che un’ulteriore arteria stradale porterebbe alla zona.

Ci avviamo alla discussione definitiva di questa prima manovra finanziaria leghista osservando promesse inevase e proposte di carattere iniquo o comunque prevalentemente legato a provvedimenti di immagine più che di sostanza. 

Il miglior augurio che possiamo fare al Trentino è che il pressing politico che anche il nostro gruppo effettuerà su questo esecutivo li porti a ricredersi ed a organizzare una manovra più equa e rispettosa delle classi più deboli. La sensazione che viviamo quotidianamente tuttavia è quella di una società Trentina che sempre più si stia accorgendo di cosa significa farsi governare da amministratori che nel proprio curriculum hanno scarsissima esperienza di campo. 

Nel frattempo movimenti d’opinione molto forti anche di livello nazionale, trovano attecchimento anche in Trentino e certificano la cronaca trovandoci spazio ed affiancandosi a notizie di scioperi e movimentazioni sindacali di dimensione così cospicua come non si vedeva da tempo. Vogliamo pensare che si tratti di una coscienza collettiva assopita che si sta risvegliando esprimendosi come musica per le nostre orecchie. 

Anche noi siamo pronti a suonare la nostra parte.20191110_153412-01

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QUALI, LE IDEE DI SVILUPPO PER L’ALTA VALSUGANA?

È già passato già un anno dal suo insediamento e quasi due da quando Fugatti si è presentato nel nostro collegio per chiedere i voti per entrare in Parlamento. In questo tempo l’Alta Valsugana è stata ed è assente da qualsiasi forma di dibattito politico dell’attuale Giunta.

Nel precedente mandato si è ragionato intorno a temi di sviluppo territoriale finanziando opere legate allo sviluppo e alla valorizzazione del territorio dal punto di vista turistico e agricolo che sono le principali vocazione della nostra bella zona.

A mero titolo di esempio ricordiamo principalmente:

– il finanziamento del rilancio della stazione sciistica della Panarotta con un’offerta rivolta prevalentemente alle famiglie e all’avviamento alla sua pratica dello sci.

– il finanziamento per permettere la riapertura il castello di Pergine valorizzando soprattutto l’aspetto culturale, ricettivo ed eno-gastronomico

– il finanziamento dell’ammodernamento della parte wellness delle Terme di Levico

– il finanziamento per il rifacimento dell’impianto irriguo sul conoide di Susà per riattivare l’agricoltura con un occhio particolare di riguardo alla sostenibilità nel campo dell’utilizzo idrico.

– è stato sostenuto l’investimento di ampliamento del compendio immobiliare della cooperativa Sant’Orsola.

– dal punto di vista sanitario l’accordo con Telethon per portare servizi supplementari all”Ospedale Villa Rosa nel campo delle malattie neurodegenerative.

Stride dunque che la cronaca di oggi presenti un investimento che la cooperativa Sant’Orsola affronta utilizzando fondi comunitari OCM – dunque praticamente con le proprie forze – che rappresenta l’unico segno di vita, che l’economia nella nostra zona dà in questo primo anno di vita del governo leghista in Trentino.

L’assenza di una qualsiasi nuova forma di proposta investimento o di sviluppo per gli oltre 50.000 abitanti dell’Alta Valsugana da parte di questa Giunta leghista è a dir poco deprimente. Porta a sentirsi considerati mera riserva di voti privati di un’idea di sviluppo dove indirizzare i propri sforzi di impresa. 

Se è tollerabile e in parte è comprensibile la momentanea difficoltà a reperire fondi finanziari non può esserlo l’assenza di idee e di proposte di sviluppo praticamente in nessun settore.

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Lotta al cinghiale, nulla va trascurato e ci si deve mettere la faccia.

Non ce l’ho coi cinghiali, in fin dei conti cercano solo da mangiare. Né ce l’ho con l’ACT anche se il sospetto di foraggiamento o di selezione dei capi da parte di qualcuno dentro all’associazione è stato spesso da più parti ipotizzato. In ACT c’è anche tanto, ma proprio tanto volontariato e con l’aiuto del nostro Servizio foreste e fauna si investe tantissimo nel tentativo di contenere questo fenomeno.

Ciò che mi infastidisce è l’atteggiamento di questa Giunta e di alcuni consiglieri di maggioranza dichiaratamente cacciatori.

Inveivano contro i precedenti amministratori semplificando con ipocrisia un problema che secondo i loro annunci ed azioni si sarebbe dovuto risolvere in breve tempo. La situazione però sta degenerando e la paura in Vigolana denunciata a mezzo stampa ne è una prova. 

Lo sono anche i cinghiali a spasso sulla statale sulla ferrovia della Valsugana e i danni inimmaginabili all’agricoltura in val di Ledro, a Levico e a Storo solo per citare alcuni gravi esempi.

Da questa maggioranza arriva solo il silenzio più assordante senza repliche o prese di posizione relative certo ad un problema che a onor del vero è oggettivamente molto spinoso.

Che i fatti di questi giorni siano un richiamo alla responsabilità e alla presa in carico del problema in maniera seria al netto di roboanti annunci.

Impedire totalmente la diffusione di questo suide è pressoché impossibile, lo sappiamo ma implementare le misure di prevenzione e di riduzione della popolazione del cinghiale invece sì. Va fatto pubblicamente, affinché la gente possa capire e conoscere il problema e le difficoltà che si incontrano nel tentativo di risolverlo, mettendoci pubblicamente la faccia anche a rischio di qualche critica anche forte che quando si affrontano questi argomenti  a contatto diretto col pubblico, è normale dover gestire.

A mio avviso non va però trascurato nulla, possa essere in qualche maniera utile a limitare la diffusione di questo nocivo suide.

Qui sotto in Rosa e Giallo le zone del Trentino Orientale dove intervengono i cacciatori eventualmente coadiuvati dal Servizio Foreste Fauna, che nel resto del territorio assolve da solo il compito di eradicazione. zone Cinghiale

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FLUSSI MIGRATORI, COME SI STA MUOVENDO IL GOVERNO PROVINCIALE?

 

 

E’ notizia di questi giorni, riportata da un importante quotidiano a tiratura regionale e nazionale che la Commissione per il lavoro della Provincia autonoma di Bolzano abbia deliberato affinché la loro Provincia faccia pressing sul Governo nazionale per aumentare il numero di lavoratori stagionali ammesso dal nuovo c.d.  “Decreto flussi”. 

Agricoltura e turismo sono i settori che hanno più bisogno di personale.

In Trentino, l’attuale Governo insiste affermando, in parte anche a ragione, che ci sono molti disoccupati locali da utilizzare. Un’assessora della Giunta ha anche coniato un neologismo tecnico per poter meglio definire, chiamandoli “scaldadivani” ma anche questa tipizzazione, più semantica che organizzativa, non sembra avere determinato risultati sperati. 

Le parti sociali insistono invece sul fatto che vadano promosse politiche che permettano di far incontrare la domanda e offerta per altro proprio come in questi ultimi anni effettivamente è accaduto. 

Nel frattempo, mentre i risultati sperati si lasciano attendere, con la complicità del reddito di cittadinanza nazionale ed una effettiva riduzione dei flussi migratori autorizzati, si staglia, all’orizzonte della stagione turistica invernale con un problema che rispetto all’estate appena trascorsa sembra ripresentarsi in maniera ancora più acuta.

 

tutto ciò premesso si chiede alla Giunta provinciale

 

Che intenda fare in tal senso il governo Provinciale e se sia sua intenzione accompagnarsi alla provincia di Bolzano in questo pressing sullo Stato per risultare maggiormente incisivo anche per la provincia di Trento

Si chiede inoltre cosa sia stato introdotto in termini di novità nel corrente anno per .il miglioramento ed il rinnovo dei servizi relativi al mercato del lavoro, per il rafforzamento della conciliazione e delle pari opportunità, l’Innovazione istituzionale ed infine e soprattutto per il rafforzamento delle competenze della Provincia in questo delicato settore

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I Prodotti Trentini, tra il dire ed il fare.

In un suo recente conchiuso, la Giunta provinciale ha raccomandato ai trentini di aumentare il consumo dei prodotti agroalimentari locali, a filiera corta, km zero, provinciali, di territorio, di valle, di vicinato. Ho apprezzato questa considerazione come ho trovato positivo che si sia rimarcato che non è possibile obbligare nessuno a fare questa cosa. 

Tuttavia mi ha stupito che dopo un anno di lavoro tutto quello che sia riuscita a partorire questa giunta sia stata una semplice e finanche banale raccomandazione ad utilizzare prodotti trentini. Anche se si tratta di parole assolutamente condivisibili vorrei spiegare alcune mie perplessità al riguardo anche a rischio di apparire eccessivamente severo. 

A ben vedere, le proposte attuative per ora solo ventilate, hanno infatti il sapore di un semplice copia incolla mutuato da precedenti provvedimenti. Già ora – e da anni – tutte le manifestazioni gestite dalle pro loco attraverso un meccanismo a punti ricevono i contributi in funzione degli utilizzi dei prodotti locali e già con una legge del 2009 – partita da un ddl del sottoscritto – si era prevista la prevalenza di l’utilizzo dei prodotti locali nella ristorazione collettiva trentina. E il tavolo di ascolto con i privati?  lo hanno liso i gomiti appoggiati dei nostri operatori del turismo da tanto si sono fermati negli anni a parlare di questioni che oggi dunque sono diventate arcinote. Ripeteranno  che si tratta di un atteggiamento culturale, che deve essere sposato dalla collettività e non solo dalle imprese e che non è legalmente possibile impegnare un privato – io dico giustamente – in azioni di questo tipo. Da sempre, tra l’altro, gli albergatori denunciano che non esiste un sistema di distribuzione dei prodotti locali articolato e strutturato off e men che meno on-line Chi è propenso a questa filosofia si trova dunque a dovere investire moltissimo tempo per riuscire ad acquisire prodotto Trentino per il proprio locale.

Sopra tutto questo infine si staglia la madre di tutti i problemi, la scarsa disponibilità di prodotto locale: la carne che produce il Trentino, è consumata dai trentini nell’arco di poche settimane. La giunta inoltre, insiste che si debba puntare sui prodotti di malga: ottimo! Ottima immagine peccato che latte prodotto in malga corrisponda alla quantità di latte che lavora latte Trento i primi due giorni dell’anno, per non parlare di ortaggi o di altro. Secondo me insomma comprare e consumare trentino deve corrispondere ad un life style sereno e non autarchico, appartenente ad una provincia che per cultura vuole e sa aprirsi al mondo, per il commercio delle sue mele e del suo vino ma soprattutto per i suoi ospiti e dunque per il suo sistema turistico. Ecco perché è un errore aver appoggiato la competenza del marchio e della sua promozione esclusivamente al sistema agricolo. Il sistema che esiste è uno solo ed è il Trentino non solo delle mele della val di Non o dei crauti della val di Gresta ma anche di porfido, legno, ambiente artigianato solo per citare degli esempi; tutto può sapere di locale specie se varca i nostri confini portando con se tutti gli altri prodotti trentini lontano in sinergia ed apertura ai mercati globali.

In sintesi sono questi i motivi per i quali può esser bene affidarsi agli slogan ma solo se si superano banalità di affermazioni di principio assolutamente genericiste e condivisibili da chiunque senza un minimo di contestualizzazione tecnico logistica come quelle che si sono sentite dalla giunta in questi giorni. 

I nostri imprenditori hanno bisogno di azioni concrete, gli slogan ed i meme lasciamoli ai social.