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FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA: LUCI ED OMBRE SUL FUTURO

La presentazione di questi giorni all’Assemblea plenaria del “Next Generation EU”, da parte del presidente dell’Esecutivo Ue, Ursula von der Leyen ha svelato gli indirizzi della Commissione europea anche intorno ai temi agricoli. Numerose ombre si stagliano sul futuro dei finanziamenti europei in agricoltura. 

A titolo di orientamento per il lettore con poca dimestichezza ma qualche curiosità su questi argomenti ne parleremo interrogando anche la giunta. Prima, troverete qui di seguito una brevissima sintesi relativa al significato e al valore finanziario dei principali termini citati nel testo.

La PAC politica agricola comunitaria è divisa in due grandi capitoli detti PILASTRI.

Attraverso il 1° PILASTRO, Bruxelles effettua i cosiddetti pagamenti diretti o TITOLI che gli agricoltori ottengono attraverso la DOMANDA UNICA. Per il Trentino oggi vale ca. 13 milioni/anno.

Sempre del primo Pilastro fa parte il fondo FEAGA. Per noi sono importanti i cosiddetti Fondi OCM Ortofrutta dove anche le nostre organizzazioni dei produttori  percepiscono il 4% ca. del valore produzione/anno. Valgono circa 17 milioni milioni €/anno, ⅔ circa dei quali vanno alla sola Melinda. C’è anche una OCM Vino con 4,4 milioni €/annui divisi in: 1,8 mio€ per azioni di promozione, 1,5 mio€ per rinnovo vigneti, 1 mio€ scarso per le cantine.

Da segnalare anche le OCM Miele: 240 mila €/anno ca. e l’OCM Olio: 200 mila €/anno ca

Del 2° PILASTRO/Fondo FEASR è conosciutissimo il PSR o piano sviluppo rurale che per il Trentino vale poco più di 300 milioni€ a valere sul settennio ‘14/’20

Vi è poi un PSRN – nazionale che all’Italia, per il ‘14/’20, è valso circa 2,2 miliardi €.

Dentro a questo riparto tra i piani operativi nazionali-PON, la gestione del rischio che il Trentino utilizza  per assicurazioni e fondi mutualità vale ca. 25 milioni €/anno.

Dal PON irriguo nazionale sono arrivati 10 milioni € mentre dal Fondo pesca FEAMP circa 2.

Intanto, il 27 maggio è stato annunciato il nuovo progetto per il bilancio dell’UE nel periodo 2021-2027 che include un taglio della politica agricola comune (PAC) del 9%. In cambio si è rafforzata la politica di coesione grazie a i fondi del piano di risanamento. 

Pertanto, Bruxelles propone un budget totale per la PAC di 348.264 milioni di euro tra il 2021 e il 2027, che è del 9% in meno rispetto alla stima fatta per il periodo 2014-2020, di 382.855 milioni di euro (confronto con i prezzi di 2018)

Il taglio al PRIMO PILASTRO cioè gli aiuti diretti a sostegno delle entrate degli agricoltori e degli allevatori è pari al 9,7%. Per semplificare parliamo di 30 miliardi€ in meno!

Per quanto riguarda il SECONDO PILASTRO cioè i fondi per lo sviluppo rurale, la proposta prevede un taglio del 6,7% rispetto al bilancio comunitario. Significano 6 miliardi€ di meno. 

Tutto questo nonostante il ricorso a 24 miliardi anticrisi, 15 dei quali dal cosiddetto Recovery Fund, destinati agli obiettivi ambiziosi posti dalle strategie Farm to Fork e Biodiversità, che ha solo in parte lenito la gravità degli inevitabili tagli di bilancio.

Ora, la notizia che preoccupa di più il mondo agricolo riguarda comunque lo spostamento della partenza della prossima PAC 21-27 almeno al 2023.

Su questo contesto pesano le decisioni del governo provinciale. Si è voluto evitare il ricorso alla massiccia assunzione di mutui nè finora, si è manifestata nemmeno particolare propensione a coprire le misure del PSR.

Alcuni capitoli, rimasti sguarniti dall’elevata capacità di investimento e di spesa degli agricoltori trentini, hanno valorizzato velocemente le risorse assegnate ma ora attendono segnali dalla Provincia per poter proseguire nei loro progetti.

Nondimeno preoccupano le coperture finanziarie delle superfici a premio del PSR quelle comunemente conosciute come sfalcio alpeggio e compensativa.

Per tutti questi motivi abbiamo interrogato formalmente la giunta per sapere 

  • quali siano le intenzioni dell’esecutivo relativamente alla copertura finanziaria delle misure a superficie del PSR in particolare per il biennio ‘21-’22?
  • se sono stati presi contatti con la Commissione Politiche Agricole nazionale per capire se vi sia intenzione da parte dello Stato e del Sistema delle Regioni e delle Province Autonome di individuare delle misure a compensazione degli annunciati tagli sulla futura PAC ‘21/’27?
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Le GUIDE TURISTICHE, gli ACCOMPAGNATORI TURISTICI, DI MEDIA MONTAGNA E CICLOTURISTICI: elementi centrali della ripartenza del turismo

Il turismo in Trentino partirà dalla natura! Su questo siamo tutti d’accordo come comprendiamo che tutto sia molto più fruibile se accomagnati da chi ci sappia erudire su cosa stiamo visitando e come ci possiamo e dobbiamo muovere.

Esattamente come per le giude alpine, anche per i territori di fondovalle la Provincia da anni ha costruito una grande rete di professionisti preparati ed in grado di accompagnarci alla scoperta del nostro meraviglioso territorio.

Il Trentino infatti, è un’importante destinazione turistica in grado di garantire una molteplicità di offerte e la nostra Provincia ha una posizione di vantaggio competitivo potenziale verso il segmento dei trekker, sia per la varietà e diversità delle aree che lo compongono, sia per il pregio ambientale delle stesse.

Secondo i dati censiti dalla Società degli Alpinisti Tridentini (SAT) in Trentino sono presenti quasi 900 sentieri di montagna per un totale di circa 5.000 chilometri percorribili. Gli appassionati della montagna possono contare anche su numerosi punti di appoggio da utilizzare durante le loro escursioni: sono presenti infatti 142 rifugi, e 32 bivacchi.

Per quanto riguarda l’offerta per le due ruote il Trentino può vantare su 430 km di piste ciclabili che si snodano nelle principali vallate del territorio, seguendo fiumi e torrenti, toccando borghi antichi, città, campagne coltivate e boschi.

Un’altro tassello importante per il pacchetto turistico estivo sono le visite nelle forre o nei Canyon, che soprattutto negli ultimi anni hanno assunto un ruolo di primissimo piano nell’offerta turistica.

Vanno citati inoltre, per completezza di informazione, tutti gli itinerari culturali che sono presenti in Trentino, molti dei quali vanno a valorizzare Chiese e musei di piccole dimensioni, che risultano per il turista come un’occasione unica per conoscere un Trentino più “nascosto” e per entrare in contatto con la storia più popolare e autentica.

Oltre a questi esistono anche dei musei all’aperto come gli ecomusei, o come le stupende istallazioni di Artesella, diventato simbolo della rinascita dopo la terribile tempesta VAIA.

Tutte queste attività sono un pacchetto fondamentale per l’attività turistica in Trentino e per questo, per rilanciare il settore ma sopratutto per valorizzare le persone che vi lavorano è fondamentale che le ApT con la supervisione e il supporto di Trentino Marketing, creino dei “pacchetti turistici” inclusivi di servizi di accompagnamento e guida, con dei nuovi protocolli di sicurezza.

Per questo motivo con i colleghi Demagri e Rossi abbiamo voluto stimolare la Giunta Provinciale a reagire chiedendo formalmente se:

i rappresentanti di categoria di guide turistiche, accompagnatori turistici, accompagnatori di media montagna e accompagnatori cicloturistici siano stati inseriti nel sistema collaborativo di costruzione della strategia di uscita dalla crisi del settore turistico in Trentino;

si prevede alla luce dell’emergenza data da COVID19 all’attivazione di misure provinciali di sostegno economico per le guide e gli accompagnatori che si sono ritrovati senza lavoro e senza altre fonti di reddito a causa della pandemia e che non possono usufruire degli aiuti previsti dai provvedimenti statali (ad esempio fornitori di prestazioni occasionali, lavoratori intermittenti);

si ritiene che potranno essere valorizzati i servizi di guida e accompagnamento nelle eventuali nuove offerte turistiche che verranno studiate per il rilancio del settore nella imminente stagione estiva.

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COME POLVERE SOTTO AL TAPPETO: NÈ PACE NÈ TREGUA DA DROSOPHILA SUZUKII PER I PICCOLI FRUTTI E I LORO COLTIVATORI.

È trascorso più di un anno da quando, il 10 maggio dell’anno scorso, in un convegno a Baselga di Pinè lo svizzero CABI, ha presentato i propri studi relativi all’efficacia del parassitoide Ganapsis brasiliensis su drosophila suzukii.

Ad oggi, qualsiasi attività relativa all’omologazione  di studi o altre soluzioni continuano a rimanere le grandi assenti dall’agenda agricola della giunta provinciale. 

Ma se la politica ha celermente individuato una soluzione al flagello della cimice asiatica, forse perchè problema particolarmente sentito dal comparto delle mele, sul fronte dei piccoli frutti, non sembra invece filtrare altrettanto interesse ed impegno

Eppure, il via libera all’utilizzo del parassita, potrebbe regalare a Provincia e FEM, l’opportunità mediatica – oltre che tecnica – di arrivare per primi ad una soluzione che il settore attende con grande preoccupazione a partire dal livello nazionale. Va infine evidenziato che oggi, rispetto al passato, è tecnicamente dimostrata la validità di Ganapsis quale strumento innovativo ed efficace.

di seguito il testo completo:

Da informazioni in nostro possesso, pare che in questi giorni la presenza del fastidioso moscerino si sia implementata fino a 10 volte sopra la media del periodo. Questo determina che ad una delicata fase di inizio raccolto, ad un timido tentativo di ripartenza dei mercati post Covid e alle incertezze dovute a carenza di manodopera agricola si aggiungano le difficoltà di mantenere alte, qualità e caratteristiche dei prodotti.

La politica ha individuato celermente una soluzione al flagello della cimice asiatica, problema particolarmente sentito dal comparto delle mele. Sul fronte dei piccoli frutti e dei loro problemi, non sembra invece filtrare altrettanto interesse ed impegno. 

A giudicare dai risultati. 

Pur comprendendo che l’autorizzazione all’importazione del parassita ganaspis brasiliensis possa risultare un passaggio complicato, non possiamo esimerci dal rilevare che la drosofila e la sua lotta siano completamente scomparse dal lessico della giunta. Il via libera al parassita, potrebbe regalare a Provincia e FEM, record e opportunità mediatica – oltre che tecnica – di arrivare per primi nel settore anche grazie al fatto che oggi, rispetto al passato, esiste questo strumento innovativo. L’omologazione locale di studi svizzeri ed il percorso autorizzativo di concerto con il Ministro Costa, consegnerebbero al settore dei berries un’arma molto efficace. Intanto il lungo silenzio del dicastero provinciale all’agricoltura e la prolungata assenza dal dibattito politico dei relativi temi, non hanno certo lenito le velleità riproduttive del fastidioso moscerino. Da problema mai risolto, puntualmente, come polvere sotto il tappeto, ad ogni congiuntura climatica favorevole, lui, la sua popolazione e i danni annessi e connessi, si ripresentano copiosi.

 tutto ciò premesso si interroga la giunta provinciale per sapere

  •  il problema da noi rilevato si sostanzi come rappresentato anche secondo le informazioni in possesso alla Giunta Provinciale?
  • Se sì, come si stia occupando l’assessorato del problema?
  • Se sì, come si stia occupando FEM, del parassita?
  • In ogni caso, quale lo stato dell’arte per l’autorizzazione all’utilizzo anche in Trentino di ganapsis brasiliensis quale parassitoide della drosophila suzukii?

Trento, 19 maggio 2020

Cons. Michele Dallapiccola

Cons. Paola Demagri

Cons. Ugo Rossi

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133 anni, in pochi ripiani.

A casa, in una bacheca dello studio, conservo una preziosa raccolta di cimeli veterinari. Oggetti raccolti nei vent’anni della mia carriera, trovati, raccolti o donati da amici; tutti gelosamente custoditi.
La borsa del dottor CADEN, che tutti in Bassa Valsugana ancora ricordano con tanto affetto e stima. Davanti, una serie di coltellini da salasso: quello a sinistra in legno è del 1890 e viene dalla Val dei Mocheni. Proseguendo in senso orario fino al centro quello lucido acciaio è emiliano del 1950.

La borsa conteneva i bisturi multiuso, da affilare e sterilizzare.

I salassi non li usavano i veterinari, ma i “pratizi”. Contadini esperti che si dedicavano alla cura degli animali. Il veterinario era prezioso, costava o non c’era e dunque ci si arrangiava come si poteva. Poche medicine molta manualità, tra queste, i salassi appunto. Somministrati alle povere bestie, servivano per cercare di farle guarirle. SANGUE GROSSO, FURIA DI SANGUE o “CARGAZION DE SANCC o DAL STOMECC”: era la diagnosi più frequente. Cioè, di qualsiasi cosa fossero malate, alla fine se la dovevano vedere anche con l’ipovolemia. E’ proprio il caso di dire che guarivano nonostante la cura!

In senso orario da sinistra, uno SPECULUM VAGINALE PER GROSSI ANIMALI, vecchia attrezzatura per tatuaggi, un TREQUARTI, alcune siringhe di 60/70 anni fa, sterilizzabili, Coltellini da mascalcia, aghi per anestesia tronculare, e l’anello di un toro

Lo speculum serviva prevalentemente per la fecondazione artificiale. Fino agli anni ’80 si faceva ancora all’italiana cioè rimanendo completamente all’esterno della vacca e inoculando per via trans-vaginale il seme direttamente in utero con l’operatore che non lavorava come oggi anche per via trans-rettale.

 Il TREQUARTI era uno strumento infernale: veniva piantato come un pugnale nel fianco sinistro della vacca quando questa, affetta da meteorismo, si ritrovava con il rumine gonfio come un pallone col rischio di morire soffocata. Una volta piantato, la guaina metallica veniva lasciata in situ e si estraeva l’anima di acciaio al fine di ottenere un canale dal quale far defluire il gas fin quando la vacca non fosse guarita.

Gli aghi anestesia tronculare invece servivano per iniettare la lidocaina direttamente nei nervi della parte laterale dell’addome al fine di anestetizzare la parte e poter aprire una via chirurgica per effettuare interventi quali il taglio cesareo o la dislocazione dell’abomaso.

Molto più facile spiegare lo scopo di porre un anello al naso ai tori. Questa sorta di mega-piercing veniva applicato per riuscire a gestire  gli animali. Trattenerli per questa parte, provoca dolore e loro rimangono più gestibili. Nelle stazioni di monta, proprio quelle descritte nel libercolo ritratto nel fondo del ripiano, leggiamo dell’azione zootecnica in Trentino tra il 1907 e il 1908 

Qualcuno di BONDO o di RONCONE riconoscerà un proprio avo. Nelle riproduzioni del testo sotto, alcune curiose, simpatiche, considerazioni del tempo.
2 tori per 140 vacche a Cellentino e 4 con 400 a Rumo! che faticaccia!!
E qui, emerge la lungimiranza e la bravura dei nonesi, sempre all’avanguardia, allora come oggi. Nel libro si parla anche dei fiammazzi, con altre considerazioni!
La libreria storica.

I volumi più antichi sono finiti di stampare nel 1887.  La maggior parte porta la firma del loro proprietario, il dottor Meggio, con date che vanno tra il 1911 e il 1914.  Sono in tedesco perché a quel tempo evidentemente si era indirizzati a frequentare la facoltà di Vienna.

Del resto, lo stato al quale appartenevamo al tempo era l’Austria ed evidentemente noi Trentini a studiare, ci recavamo nella Capitale!

Segni nel tempo
Una cura maniacale per i dettagli si percepisce ancora, dopo ben 133 anni, sfogliando ogni pagina.
Tavole che oggi il Web e la realtà virtuale hanno sostituito.
Un po’ di teoria per imparare un cosa difficilissima per la quale serve tanta esperienza e ancor più… malizia! Capire l’età di un cavallo dai denti. (Ma quante fregature ho visto nelle mia piccola esperienza di vita!)
NOTARE: la bellezza femminile! Ma sopratutto, il record dei 9,48 litri al giorno.
NB: oggi una buona lattifera può arrivare con scioltezza ai 60!
E non poteva mancare una bestiola a me tanto cara.

L’esemplare sopra appartiene ad una razza da lana. Un’attitudine interessante superata oggi ma ricercata in passato, almeno fino alla fine degli anni 70.

Di quegli anni conservo ancora nitido un ricordo mio e di mio padre alla “fera de San Matio” a Borgo. Lì si faceva anche il prezzo della lana dell’autunno. Ebbene un’anno, della nostra lana ricevemmo duemila lire al chilo.

Da un paio di decenni ormai, la concorrenza delle razze neozelandesi ed australiane ha buttato però alle ortiche il prezzo della lana locale. Sottoprodotto dell’allevamento della pecora è considerata rifiuto speciale da smaltire e dunque per il pastore la tosatura è un costo. Si effettua comunque per motivi igienico sanitari, in particolare per contrastare meglio le ectoparassitosi – rogna e zecche -.

Ma queste, sono altre storie.

Eccomi qui a 24 anni: accolto per festeggiare l’ultimo esame alla fine del corso di laurea.

Il senso di questo pensiero forse è proprio questo: nella vita credo sia importante buttarsi e seguire le proprie passioni, qualunque esse siano. Con entusiasmo ed impegno anche se apparentemente non si vede derivare da queste, immediata prospettiva. Al tempo della foto, io ad esempio, non avrei saputo dove sbattere la testa per trovare anche un solo, unico, inarrivabile primo cliente. Nè immaginavo che poi, ne sarebbero arrivati, come è stato, moltissimi.

Insomma, le difficoltà passano ma i ricordi, belli o brutti che siano rimangono con noi. Nelle nostre personali bacheche, reali o interiori è importante conservarli con cura, come oggetti preziosi. Ci ricordano la fatica, nostra od altrui, qualche volta si affievoliscono, fino a scomparire, alcune altre rimangono vivi, intensi.

Un cosa però fanno sempre: ci insegnano ad andare. Avanti.

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A QUANDO, UN PIANO GESTIONE GRANDI CARNIVORI?

Ci Risiamo! I sempre più frequenti atti di predazione da parte dei Grandi Carnivori non diventano abitudine per gli abitanti del Trentino. L’inquietudine, specie nel caso in cui avvengano vicino al centro abitato, rimane ancora la cifra che definisce le reazioni delle persone davanti a questi fatti di cronaca. In questi giorni è toccato al Primiero, zona di neo-colonizzazione da parte del lupo. (Sopra, dai media di oggi le foto rappresentano l’episodio.)

Anche in questo caso, la ricetta dell’amministrazione provinciale per venire incontro alle preoccupazioni della popolazione, pare sia il silenzio stampa.

Eppure chi un tempo occupava l’opposizione in consiglio provinciale, oggi si sarebbe affrettato a salire in piazza a Transacqua. Avrebbe aperto un gazebo ed avrebbe cominciato a raccogliere firme contro l’amministrazione in carica

Operazione, peraltro, completamente inutile: il lupo, né tantomeno l’orso, delle firme raccolte se ne fanno assolutamente nulla.

Sarebbe molto più utile che l’esecutivo sostituisse l’azione, alla sua usuale e consunta dialettica costruita solo di verbi declinati al futuro e commisti ad attestazioni fini a se stesse: vedremo, faremo, massima attenzione, elevata importanza.

Invece, norme, regole e provvedimenti sono già attivi e vigenti. Per attivarsi in concretezza le enunciazioni lessicali in tempo futuro andrebbero sostituite con l’azione di tre verbi declinati all’infinito presente: 

APPLICARE la legge 9 del 2018: serve un Piano gestione Grandi Carnivori, ancora lettera morta nell’Agenda della Giunta Provinciale

INFORMARE: una pesante campagna informativa permetterebbe alle persone di attrezzarsi.  Quanti carnivori ci sono nella mia zona? Dove sono in particolare? Come posso difendermi e quali aiuti ci sono per poterlo fare? In questi due anni, è mancata la proattività della Provincia alla massiccia diffusione di informazioni relative alla diffusione dei grandi carnivori e alle possibilità di aiuto e difesa dai loro danni.

FINANZIARE misure straordinarie per la protezione della zootecnia dai danni da grandi carnivori. Anche in questo con il dl 55 ANTICRISI si è persa l’occasione di trasformare un momento tragico, in un momento di rivincita per il modello trentino di gestione faunistica. Da due anni ripetiamo che vanno finanziati progetti pilota di gestione moderna della prevenzione dei danni.

Per questi motivi abbiamo depositato una mozione che impegni la giunta:

  • Ad attivare una campagna informativa provinciale che renda edotta la popolazione relativamente  allo stato dell’arte della gestione dei grandi carnivori declinato almeno alla dimensione della Comunità di Valle
  • Ad  attivare un piano straordinario per il finanziamento e la realizzazione di opere di protezione dai danni da grandi carnivori
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A quando regole serie ed applicabili per esercizi commerciali e loro utenti?

NECESSARIO UN PIANO COLLETTIVO PER LA GESTIONE DEI SERVIZI ESSENZIALI E DI UTENTI DEGLI ESERCIZI COMMERCIALI SPECIALMENTE DELLA CITTÀ. LA GIUNTA PROVINCIALE NE È CONSAPEVOLE E SI STA ATTIVANDO PER QUESTO?

“Tanta fu la fretta che la gatta partorì gattini ciechi.” Questo saggio detto popolare ben si attaglia alla confusione che in questo momento regna sul quadro delle regole della riapertura post lockdown.

Come in un fuoco incrociato, i Gestori di pubblici esercizi assistono una gran confusione di regole. L’incrocio di indirizzi arriva specialmente da parte dello Stato, dell’INAIL e della Provincia con gravi disagi che ricadono anche sugli utenti. 

Se aprire velocemente è una necessità, il governo provinciale avrebbe potuto organizzarsi per tempo.  Evidentemente  questi passaggi non sono stati adeguatamente ponderati e ragionati perché ancora una volta è prevalsa la bulimia da conferenza stampa rispetto all’organizzazione pedissequa e puntuale delle regole.

Il casus belli non sarà sfuggito a chi, nella serata di ieri, ha voluto godersi le prime aperture in città, pur in rigorosa modalità “take away”.  Un aperitivo tra amici, una birra, due chiacchiere ma ad un certo punto, la necessità di dove fare i conti con la diuresi.

In breve tempo decine di vesciche in città, hanno dovuto fare i conti con la ricerca di un servizio igienico. E questo a sua volta con una giusta chiusura a causa della grave responsabilità e impegno oneroso di doverlo sanificare ad ogni entrata di cliente: ingestibile.

Dunque:

  • non è possibile scaricare la responsabilità su quei gestori che tentino con tutte le forze di resistere alla crisi e di aiutare la società, anche psicologicamente di uscire dal lockout
  • non è possibile risolvere la cosa semplicisticamente demandando alla buona volontà di ciascuno
  • l’atteggiamento fin qui tenuto dall’assessorato nei confronti di Sindacati, INAIL ed altre parti sociali, non sembra positivamente instradato all’accomodamento e alle facili soluzioni

Questo mix di condizioni ha costruito un quadro poco edificante per la città ieri sera. Rigagnoli sulla pavimentazione stradale si osservavano in ogni angolo nascosto o seminascosto.

Conosci della transitorietà della situazione, ma altrettanto consapevoli che questa condizione potrebbe durare qualche settimana, ci chiediamo con quale spirito ci si possano gestire le prossime aperture.  E se il buongiorno si vede dal mattino, il rischio di far trovare agli ormai prossimi primi ospiti, una città non proprio accogliente, è elevato.

Per questi motivi, oggi, abbiamo interrogato la giunta provinciale per sapere

se è al corrente della problema

se esiste un piano generale per la gestione dei servizi essenziali all’ospite con particolare riferimento ai servizi igienici

in che modo si intenda comunicare all’utente finale suoi obblighi o diritti al fine di non lasciare sole le imprese a gestire regole, informazioni e responsabilità.

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E’ arrivato il COLEOTTERO “SUCCHIONE”!

Ecco ANTONOMO (anthonomus rubi). Chi è? Il nuovo nemico dei BERRIES, i piccoli frutti.

Nella foto: un esemplare, piccolo ma nocivo. Gli adulti misurano tra i 3 ed i 5 mm

Di nuovi flagelli biologici, nel 2020, non ne avremmo sentito il bisogno. Ma madre natura si sa, è generosa, e preferisce non farci mancare nulla. Diffuso in tutto l’emisfero boreale del vecchio continente, era atteso da tempo. Della sua grande famiglia, i CURCULIONIDI, i melicoltori conoscono l’A. Pomorum.

La presenza del coleottero è nota da tempo e segnalata da qualche anno. Si sta espandendo sempre più deponendo le uova nel bocciolo. Poi, recide parzialmente lo stelo del fiore affinché non si schiuda e protegga così lo sviluppo dei figli. Di fatto impedisce lo sviluppo dei frutti.

Per essere sconfitto, necessiterebbe della continua somministrazione di fitofarmaci che finirebbero poi sul frutto finale. La produzione diventerebbe incompatibile con la salubrità per l’uomo, al quale tocca perciò ingegnarsi.

La SOLUZIONE sembra arrivare da un mix di rimedi che si basa su tre parole:   – GIALLO – COLLA – FEROMONI -. L’accostamento cromatico e l’odore di femmina attirano i maschi sulle piastre gialle collose, salvando le coltivazioni da perdite incommensurabili.

E’ un mascalzone che sembra canzonare il contadino. Su ogni stelo lascia intatto almeno un frutto quasi sapesse contare o volesse conservare la pianta per i propri figli ma se vai ad osservarlo da vicino, si nasconde e se ti avvicini ancor di piu, zac! Tanatosi: si finge morto! E c’è chi afferma di averlo osservato e di essersi accorto che quando lo fai, ti guarda negli occhi da dietro gli steli, come gli scoiattoli dietro agli alberi!

Il mercato, le imprese agricole moderne sono veloci, si sono adattate e hanno trovato soluzioni commerciali diffondendo la conoscenza via web o nei grandi Hub di scambio di informazioni in fiere come Fruit-logistica. 

Non è che funzioni perché finora la politica, non ha ancora valutato di mettere in campo una burocrazia per i cartelli gialli? 

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DDL 55 ANTICRISI

Presentato ordine del giorno per sostenere l’agricoltura.

Le risposte sono state, purtroppo, molto deludenti. Speriamo la giuinta possa fare tesoro dello stimolo. Nel corso dell’estate ci sarà un nuovo momento d’Aula in Consiglio, con l’occasione dell’Assestamento.

Ci auguriamo di trovare qualche risposta li, ripromettendoci di reiterare lo stimolo.

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Una crisi di inedita e straordinaria gravità

Oggi le forze di opposizione, unite, hanno presentato un ordine del giorno di straordinario valore. Il relatore, il collega Ugo Rossi, ha raccontato la sintesi di lavoro frutto di esperienze consiliari, assessorili e parlamentari.

DEL PESANTE DOCUMENTO, TROVATE UN’AGILE SINTESI SUBITO QUI ALLA QUALE, SOTTO, SEGUE IL TESTO INTEGRALE.

Questa crisi, si manifesterà con violenza. La recessione economica provocherà tassi patologici di mortalità tra le imprese.

La perdita di PIL causerà una diminuzione di gettito erariale sul bilancio provinciale pari a 350 -, 400 – milioni€

Strategico, risulterà investire in sanità, sociale e lavori pubblici attraverso un PIANO ORGANICO DI INTERVENTI PUBBLICI. I fondi andranno prioritariamente recuperati da:

ADEGUAMENTO DEI RAPPORTI FINANZIARI CON LO STATO:
  • la Provincia a grandissime linee, versa allo stato circa 450 milioni€ all’anno. Si chiede di sospendere per due anni, il Ministro pare stia ragionando sul mediare a 150 milioni€ circa.
ACCESSO AD AIUTI EUROPEI
  • Progetto SURE per i lavoratori
  • Messa a disposizione di fondi BEI per le imprese
  • Utilizzo del MES per la sanità
  • RECOVERY FUND per i grandi investimenti.

DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE DELL’ORDINE DEL GIORNO

L’emergenza dovuta al “coronavirus” ha già determinato, accanto alle terribili conseguenze di salute pubblica, pesantissime ripercussioni sulla situazione sociale ed economica, che stanno assumendo dimensioni e caratteristiche inedite e straordinarie, anche nel nostro Trentino. 

La seconda crisi di questo secolo si presenta del resto, sia in Italia che in Europa, con caratteristiche ancora più devastanti della prima, esplosa in due fasi tra il 2008-2009 e il 2011-2012. Nel corso di quel quinquennio, l’Italia perse quasi il 10 per cento del pil. Il DEF approvato pochi giorni fa dal Governo prevede una caduta del prodotto di 8 punti nel solo 2020. 

Prevedibilmente violento sarà l’impatto della recessione economica sui livelli di mortalità delle imprese, di disoccupazione e di povertà, ai quali si dovrà far fronte facendo ricorso ad una finanza pubblica che a sua volta vedrà aggravarsi in modo drammatico la sua condizione di criticità. Nel DEF, il Governo prevede per quest’anno un indebitamento che varcherà la soglia del 7 per cento del pil e un debito che sfonderà il muro del 150 per cento del prodotto. Per far fronte al fermo dell’economia e ai problemi sociali che esso determina, il Governo propone di portare il deficit sopra il 10 e il debito al 157 per cento sul pil. 

Le previsioni sul Trentino sono, a differenza della crisi precedente, che aveva fatto registrare una migliore resilienza del nostro sistema economico e produttivo, ancora peggiori di quelle nazionali. Si tratta di un dato tutt’altro che inspiegabile, se solo si tiene conto di come sia proprio il settore turistico e più in generale quello dei servizi destinati alla vendita l’ambito più duramente e durevolmente colpito da questa crisi. 

La Giunta provinciale prevede una caduta del pil attorno al 13 per cento e un impatto sulle entrate della Provincia tra i 350 e i 400 milioni di euro. Al buco prodotto dal calo delle entrate deve necessariamente sommarsi l’esplosione di domanda di aiuti alle imprese e alle famiglie travolte dalla crisi, per non parlare del necessario aumento della spesa sanitaria e più in generale degli oneri derivanti dalle misure indispensabili per prevenire un nuovo diffondersi del virus. Una combinazione di fattori destinata a condurre la finanza provinciale in una condizione di inedita difficoltà. 

È prevedibile che gli effetti negativi della crisi sanitaria sul sistema economico- sociale si protrarranno nel tempo, per un periodo che potrebbe interessare tutta la durata della legislatura in corso e oltre. Il 19 marzo scorso il consiglio provinciale ha approvato un disegno di legge con primi provvedimenti urgenti a sostegno dell’economia e un ulteriore disegno di legge viene proposto oggi dalla Giunta provinciale all’esame del Consiglio. Si tratta di primi interventi che dovranno comunque e inevitabilmente venire integrati, come del resto dichiarato dalla stessa 

Giunta, da azioni successive di ben più potente creatività, incisività e portata finanziaria. 

Serviranno misure eccezionali, sia sul versante dell’aiuto alle famiglie e ai lavoratori (dipendenti e autonomi) che su quello del sostegno al sistema produttivo, senza dimenticare gli investimenti. Si tratterà di mettere a punto una strategia provinciale con interventi sia di breve che di medio periodo, che tenga conto di ogni possibilità normativa e finanziaria che deriverà dalle annunciate modifiche delle regole europee, e quindi nazionali, in tema di flessibilità dei bilanci pubblici e di ricorso al debito, nonché del pieno utilizzo, da parte della Provincia, di tutte le risorse potenzialmente disponibili a seguito dei provvedimenti assunti dall’Unione europea e dal Governo italiano. 

In questo contesto il compito della Provincia autonoma di Trento dovrà essere quello di valorizzare tali “opportunità”, esercitando al massimo livello possibile le speciali competenze della nostra autonomia e utilizzando quindi ogni strumento del nostro particolare sistema di “finanza pubblica” in un quadro di coerenza e integrazione con gli strumenti già previsti a livello nazionale ed europeo. 

Una risposta straordinaria, nel merito e nel metodo 

La portata eccezionale degli interventi che saranno richiesti alle istituzioni della nostra Autonomia, per far fronte agli effetti economici e sociali della crisi sanitaria, determina inevitabilmente la necessità di ridefinire le previsioni e le politiche di bilancio al fine di ridisegnare le priorità. Ciò che era prioritario nell’autunno del 2019 potrebbe non esserlo più oggi. La lettura del futuro fatta qualche mese fa non può certo coincidere con quella che dobbiamo fare oggi. Il bilancio di previsione per gli anni 2020/21/22, approvato a fine 2019, dovrà quindi essere profondamente modificato. 

Peraltro anche prima della crisi attuale il contesto economico e sociale era già a un livello di criticità che richiedeva un approccio critico di lungo respiro programmatico della politica eera chiaro anche prima della crisi da coronavirus. 

Non a caso, con due ordini del giorno, approvati nel corso del dibattito sulla manovra di bilancio 2020-22, il Consiglio aveva unanimemente impegnato la Giunta di dotarsi, sin dal DEFP 2020, di una strategia per la crescita, individuando un obiettivo programmatico più ambizioso di quello tendenziale, invece che allinearsi al mediocre dato nazionale, allontanando il Trentino dal resto del Norditalia e in particolare dalla Provincia di Bolzano; e di perseguire l’obiettivo di una crescita più dinamica, attraverso una più coraggiosa politica di investimenti, da finanziarsi anche attraverso un più ampio ricorso all’indebitamento. 

Gli effetti devastanti della crisi da coronavirus hanno sconvolto questo quadro politico e programmatico, conferendo alla necessità di sostenere il nostro sistema produttivo ed economico, in una prospettiva di ripresa della crescita e 

dell’occupazione, e di ricorrere all’indebitamento in funzione anticiclica, un carattere di drammatica urgenza. 

Rivedere radicalmente previsioni tendenziali e obiettivi programmatici è sempre, e in questo scenario ancora di più, un esercizio difficile e complicato che richiede anche, da parte di tutti, governo provinciale, forze politiche di maggioranza e di opposizione, categorie economiche e sociali, istituzioni locali, mondo della cultura, della formazione e della ricerca, fino ai cittadini come singoli e come associazioni, un supplemento di responsabilità e di sforzo positivo, per individuare e perseguire obiettivi comuni e condivisi. 

Serve quindi, per definire misure e azioni “eccezionali e straordinarie”, un metodo di lavoro anch’esso “eccezionale e straordinario”, che sappia coinvolgere e valorizzare il contributo e l’esperienza di ogni componente della comunità trentina. Un coinvolgimento allargato, non solo nella fase della lettura e definizione dei bisogni, ma da estendere al momento della messa punto delle risposte. 

Sono due i fattori chiave per applicare questo metodo eccezionale e straordinario. 

Prima di tutto la precisa volontà politica di operare in tal senso, mettendo da parte l’attenzione al consenso immediato che spesso condiziona le scelte politiche e amministrative, per alzare lo sguardo e concentrarsi sulla reale efficacia, nel tempo medio, dei provvedimenti, a prescindere dalla ricaduta degli stessi in termini di immagine o di vantaggio posizionale di questa o quella componente, sia essa di governo o di opposizione. 

Secondo fattore fondamentale, garantire totale trasparenza e leggibilità della situazione dell’economia, della società e della finanza pubblica provinciale. Conoscere bene i conti, le problematiche, le possibilità di azione, è un requisito fondamentale per fare proposte serie e fondate, per evitare di scrivere libri dei sogni e per formulare piani concreti a medio e lungo termine. 

Di fronte a questa emergenza e alle difficili fasi della ricostruzione e della transizione al “post Covid-19”, servono atteggiamenti di cooperazione politica, istituzionale e sociale. E serve una sede, una sorta di “cabina di regia”, nella quale questo patto di responsabilità oltre le ragioni di parte, pur nel rispetto dei diversi ruoli e delle diverse posizioni, possa esprimersi. Tale spirito pattizio dovrebbe caratterizzare non solo i rapporti interni con gli attori sociali ed economico-finanziari del Trentino, ma anche quelli con Bolzano ed Innsbruck. 

Un Piano organico di interventi per il breve e il medio periodo 

È necessario dar vita ad un Piano organico di interventi per il breve e per il medio periodo, che sappia andare oltre la predisposizione di singoli interventi, privi di un quadro complessivo ,convincente e di una chiara indicazione di priorità. Il Piano non potrà che aggiornare la programmazione provinciale fino ad ora adottata e dovrà essere basato su una forte e diffusa convinzione di tutte le articolazioni della comunità. 

Dovrà inoltre ricercare un filo conduttore credibile tra interventi di emergenza, misure di sostegno immediato a famiglie e imprese e scenari innovativi per un nuovo modello di servizi e di sviluppo socio-economico del Trentino. 

Per esigenze di immediatezza, il Piano potrebbe avere una prima approvazione amministrativa da parte della Giunta, previo mandato consiliare, per poi tradursi in atti legislativi secondo gli strumenti di programmazione previsti. 

Al centro del Piano dovrà esserci l‘obiettivo di riavviare il motore dello sviluppo, scongiurando il rischio che questa crisi produca una voragine tra ultimi e penultimi da una parte e garantiti e privilegiati dall’altra, ancora più ampia e profonda di quella che c‘era prima. 

E‘ dunque necessario e urgente affiancarsi alle nostre imprese ed aiutarle a riprendere fiducia nel futuro, nelle relazioni con il mercato e nei livelli di cooperazione e condivisione di obbiettivi, che determinino la ripresa e la ripartenza nella direzione giusta. 

Ma ugualmente essenziale è aiutare le famiglie a sostenere l’impatto violento della crisi sul loro tenore di vita, con particolare riguardo a quelle fasce che già si trovavano all’interno o nei dintorni dell’area della povertà. Sarebbe un errore contrapporre imprese e famiglie, o lavoro autonomo e lavoro dipendente: ogni segmento dell’economia e della società trentina deve sentirsi ugualmente oggetto di attenzione, di aiuto e di stimolo da parte della politica e delle istituzioni. 

E’ evidente che stante gli elementi di contesto e conseguente natura eccezionale straordinarietà della risposte da mettere in campo è richiesto un approccio di presidio e al tempo stesso di innovazione della finanza pubblica provinciale. 

Si tratta di garantire e innovare nello stesso tempo. 

L’insieme di interventi che la crisi rende necessari richiede una manovra complessiva che dovrà superare in misura significativa il miliardo di euro

Una parte dovrà essere ricavata dalla riconfigurazione del bilancio della Provincia. 

Una parte dovrà essere ricavata dall’adeguamento dei rapporti finanziari con lo Stato in relazione all’eccezionale situazione di caduta dell’economia. 

Una parte dovrà essere recuperata dalle risorse che saranno destinate al Trentino dalle nuove linee di finanziamento agevolato allestite dall’Unione europea: programma Sure per i lavoratori, fondi Bei per le imprese, fondi Mes per la sanità, Recovery Fund per i grandi investimenti potrebbero valere per la nostra Provincia diverse centinaia di milioni di euro. 

Il Trentino dispone infine di un elevato merito di credito sui mercati finanziari: il suo rating è alto e la situazione debitoria è equilibrata, in netto calo (- 500 milioni) negli ultimi anni; è quindi possibile ed auspicabile che l’iniezione di liquidità necessaria per fronteggiare questa crisi passi anche attraverso un intervento integrativo della Provincia con l’assunzione di debito a medio lungo termine. A questo si aggiunge un ulteriore elemento che può essere sollecitato in questa fase: la notevole consistenza del risparmio privato trentino in particolare per quanto riguarda la liquidità sui conti correnti stimata in oltre 12, 5 miliardi. 

Con un’azione combinata su tutti questi fattori si potrebbe pensare di costituire un Fondo centrale trentino di garanzia al quale far attingere il sistema delle imprese, a cominciare da quelle che operano nei settori di maggiore difficoltà come il turismo e il commercio. Si può ipotizzare che il Fondo venga alimentato sia con emissione di titoli che con attivazione di fondi Bei. Si potrebbe immaginare anche una partecipazione al Fondo di banche ed altri istituti finanziari, visto il loro interesse a sostenere questa manovra straordinaria e ricercando e favorendo la partecipazione del “risparmio trentino”. 

Tutto cio’ premesso il Consiglio Provinciale impegna la Giunta a 

1 garantire la tenuta finanziaria del Bilancio della Provincia, a fronte della prevedibile caduta del gettito fiscale, quale fondamentale presupposto di qualunque programma di intervento a sostegno dell’economia e dei bisogni sociali; 

2 sottoporre a verifica di priorità le scelte di bilancio attuali sia di parte corrente che conto capitale; 

3 definire con il Governo forme di sospensione o di diversa utilizzazione delle quote annuali che la Provincia deve conferire allo Stato, a titolo di contributo al risanamento del debito pubblico in base agli Accordi sottoscritti. Evitare la ridiscussione del “Patto di Garanzia” al fine di scongiurare il rischio che vada a perdersi proprio l’elemento essenziale e decisivo di tale accordo: il divieto (sancito statutariamente e piu’ volte confermato dalla Corte Costituzionale) per lo Stato di determinare unilateralmente nuovi concorsi e aggravi a carico della Provincia in generale e, in particolare, il divieto di porre in essere “riserve all”erario” a favore dello Stato; 

4 definire con il Governo che la quota di maggior debito generato dalla manovra di indebitamento statale per fronteggiare l’emergenza Covid-19 sia esclusa dall’aggiornamento (previsto dal 2023) del contributo alla finanza pubblica nazionale di cui al Patto di Garanzia; 

5 definire con il Governo che tutte le risorse messe a disposizione dallo Stato per finanziarie le molteplici misure previste dalla decretazione d’urgenza, e da future norme nazionali, per fronteggiare e superare in via strutturale l’impatto dell’emergenza sanitaria, siano devolute anche alla Provincia; 

6 definire con il Governo modalità di utilizzo diretto delle risorse derivanti allo Stato dai vari strumenti di sostegno europei (Commissione, Consiglio europeo, BCE, BEI ecc.), risorse che defluiranno in parte sul sistema degli enti territoriali. 

7 definire con il Governo le devoluzioni da parte dello Stato di gettiti fiscali arretrati e degli oneri relativi alla delega di alcune funzioni riconosciuti come dovuti; 

8 definire con il governo nuove regole per consentire alle Provincia l’accensione di indebitamento superando gli attuali limiti derivanti dalla normativa nazionale. Ciò significa che lo Stato potrebbe assicurare uno spazio (copertura) di indebitamento (accordato allo Stato dalle recenti misure europee), uscendo dall’applicazione degli artt. 9 e 10 della legge rinforzata 243 del 2012; 

9 prevedere un progetto sostenibile di finanza straordinaria a debito (di fronte alla crisi del 2008/2009 la Provincia attivò risorse straordinarie per circa 1,3 Miliardi di euro); 

10 mobilitare tutte le risorse private e collettive del Trentino, anche attraverso la previsione di un prestito obbligazionario da collocare presso gli investitori operanti sul nostro territorio con l’impegno di questi ultimi a prevedere la possibilità per i trentini di sottoscrivere le obbligazioni. 

11 prepararsi ad utilizzare con efficienza e tempestività le risorse europee stanziate e in via di predisposizione per questa emergenza, potenziando le risorse umane a cio’ dedicate.

Comunicati Stampa

DOVE FARAI LE VACANZE?

Leggere queste risposte, per un operatore del turismo, risulta inquietante. Questi dati, i numeri del recente sondaggio della INDEX, indicano la misura della gravità della situazione.

La recessione del PIL si dimostrerà a partire dal livello globale fino ad ogni sua singola componente territoriale: Europa, Stato, Provincia.

Semplicisticamente, in Trentino, il 15% ca. del prodotto interno lordo è determinato dal turismo. Leggere che più della metà degli intervistati, nel 2020, non andrà in vacanza getta tutti in profonda prostrazione.

I dati allarmanti rispetto ai quali prevale lo scoramento riconducono alla sensazione di impotenza. Eppure, il turismo trentino è dotato di hardware e software potentissimi

Il parallelismo nella metafora informatica sono il nostro territorio e  il sistema della promozione. Come in ogni attività dell’uomo, le migliori prestazioni degli attrezzi si evidenziano con strumentazione specifica non certo universale.

E quale hardware ideale per combattere un virus col distanziamento se non quello di ampi spazi aperti di montagna. Nei luoghi della marginalità sostenibile, l’antropizzazione e l’infrastrutturazione si manifestano in maniera defilata: sono condizioni ideali.

Il software è rappresentato dal sistema della promozione. Azzoppato dalla refrattarietà del mercato ai propri stimoli, fatica non poco a spingere gli asset tradizionali. 

In questo contesto, il ruolo delle aziende di promozione locale risulterà tanto vincente, quanto più saprà animare i territori. Andranno valorizzate le peculiarità più in linea con le nuove esigenze di mercato.

Come coi passi di un montanaro: il lento incedere sulla montagna della crisi affiancherà a questo “nuovo turismo” la fiducia dei mercati per una situazione sanitaria riabilitata. Finalmente tutti i comparti che colorano il Turismo Trentino ritroveranno un proprio senso di esistere.i

Il che – sono fiducioso – avverrà molto presto, vaccino permettendo!