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Non speso, piuttosto investito e c’è da andarne fieri

Credo di poter dire che questo sia il più bel complimento che io abbia mai ricevuto da quando sono assessore all’agricoltura.  I fondi dei quali parla la mia successora sono i finanziamenti che ho recuperato in sede Comunitaria partendo da una dotazione iniziale finanziaria di 0 (zero) € rispetto ad un minimo che lei si trova a poter a gestire, almeno in questo inizio di legislatura.

Ma andiamo con ordine, come funzionano i finanziamenti in agricoltura?

La CE mette un plafond a disposizione degli Stati Membri i quali a loro volta, li ripartiscono tra le Regioni e Province autonome. Questo avviene in maniera non scontata e a seguito di pesanti trattative che nelle rispettive sedi un assessore che si rispetti è chiamato a definire. Sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto come Amministrazione, poiché considerando un dato tra tutti, rispetto alla precedente PAC 2007-2013, dove il capitale destinato al Trentino cubò circa 350 milioni di €, in questa attuale PAC abbiamo potuto beneficare di 450 milioni, dunque in pratica di 100 milioni € in più. Anche la Giunta Rossi ha individuato poi risorse aggiuntive provinciali, basti pensare ad esempio al grande sostegno dato al comparto melicolo a seguito delle gelate del 2107 tanto per citare degli esempi.

Ma veniamo al caso del contendere e cioè il bando 411 del 2018 appena terminato. L’osservazione che mi permetto di fare deriva dal fatto che una recente delibera della stessa assessora rimodula le risorse attribuendo i fondi ad un bando che si aprirà in ottobre, dunque?  VUOL DIRE CHE I SOLDI ORA CI SONO!

PER SPIEGARE MEGLIO ECCO LO STRALCIO DELLA DELIBERA DOVE SI CAPISCE COME SI POTREBBE FARE:

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Non credo sarà un problema in corso d’anno (non lo è mai stato) individuare ulteriori 5 milioni € per finanziare in tempi successivi il bando 2019.

Per molte imprese significherà poter avere la certezza di finanziamenti subito anziché, forse, domani. Ne sa qualcosa questa assessora che pur legittimamente non ha voluto dare le dimissioni da onorevole con relativa indennità di carica fin quando non è stata sicura del posto a Trento.

Evidenzio che il compito di un amministratore è spendere e in investimenti a maggior ragione, perché in politica non ci sono eredi ai quali lasciare finanze o depositi bancari ma programmi e solchi da seguire o cambiare. Nella mia esperienza ho sempre valutato la bravura di un amministratore in funzione del livello di capacita di spesa per investimenti ed interventi ed è dunque per questo motivo che prendo l’uscita dell’assessora come un complimento. Sono quelli che faro io a lei alla fine di questo percorso quando, terminata la trattativa con Bruxelles 2020-2027, anche lei potrà confrontarsi coi suoi predecessori e per l’impietosa legge dei numeri constatare come le auguro e fin d’ora tifo, di aver fatto meglio e di più.

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Soppressione del comitato faunistico ed altre amenità.

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Ancora una volta ritengo utile precisare che gli interventi che mi permetto di divulgare sui media vogliono rigorosamente rimanere inquadrati dentro al mio ruolo di controllo sulle azioni della giunta ed in senso più largo della maggioranza stigmatizzando pericoli od enfatizzando rischi legati al loro operare senza dimenticare mai di rivolgermi loro qualche suggerimento operativo collaterale; in questo caso mi riferisco alla notizia riportata dal Trentino riguardante l’ipotesi di soppressione del comitato faunistico.

Quando lo scorso anno ricevetti la proposta di ridurre di mezz’ora l’orario di caccia, fu proprio la discussione della componente venatoria dentro a questo Comitato a rendermi edotto degli aspetti negativi che avrebbero rivestito tale scelta.

Cito questo episodio per ricordare un momento molto delicato della scorsa legislatura dove il comitato faunistico ha avuto un ruolo chiave nella politica.

Sì apprende oggi dalla stampa, (ma rumors a tal proposito girano da molto tempo) che sarebbe intezione dell’assessora competente quella di abolire tale Comitato. Non sto a ricordare la grande reputazione in campo nazionale ed internazionale in termini di gestione del patrimonio faunistico che la Provincia di Trento con grande fatica e molto moltissimo impegno e periza è riuscita a costruirsi; non cito nemmeno il valore della trasversalità del dialogo e della compartecipazione – penso alle associazioni ambientaliste – ma infine nemmeno mi sento di criticare questa ipotesi di scelta. Per comprendere  e giudicare manca semplicemente un pezzo che è il capire come la componente venatoria non strettamente legata alla dirigenza di ACT e quella ambientalista potrebbero co-partecipare al processo decisorio di gestione.

Su questo ritengo, saremo  sicuramente edotti in tempi brevi e tuttavia nel frattempo mi sento di osservare alcune cose.

Proprio alla vigilia della presentazione (sempre a proposito di rumors) di un tavolo della Montagna con tanto di relativi tavoli satellite di discussione coi fiocchi (world cafè di daldossiana memoria?) mi permetto di stigmatizzare l’atteggiamento schizoide tenuto di questa la Giunta su alcuni argomenti chiave. Si apologizza il valore di un concetto dove fa comodo e lo si contraddice dove da fastidio.

Esattamente come quando da un lato si propone di lasciare invariato il numero dei municipi e dall’altro ci si accanisce nel proporre una riduzione del numero delle APT almeno per intonsa proposta del competente assessore, per risparmiare quanto?

O come quando da un lato si partecipa a convegni parlando del valore dell’agricoltura e dei giovani, con tanto di comparsate e relativi set fotografici all’istituto Agrario di San Michele salvo poi mettere numerosi ragazzi nelle condizioni di dover abbandonare il proprio sogno di impresa agricola per mancato completamento dei finanziamenti della graduatoria del Premio Insediamento Giovani in agricoltura.

Questi sono solo alcuni punti critici che non definiscono nel dettaglio la giusta cifra di questa giunta, per questa si dovra’ ancora attendere che il mandato amministrativo prenda il largo.

Nel frattempo mi piace citare la frase di oggi che un direttore di testata scriveva a proposito di una scelta forte della Giunta.

Allacciamoci le cinture!

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AUTONOMIE REGIONALI IN ITALIA: SILENZIOSI ASCOLTATORI O PROTAGONISTI DEL DIBATTITO?

Mi sono chiesto spesso da membro di maggioranza, come sarebbe stato il comportamento di un oppositore incallito qualora fosse arrivato al governo. Finalmente l’ho scoperto: continua a fare quello che ha sempre fatto. Continuano i gazebo, le raccolte firme e le critiche aperte su ciò che ha osato osservare il proprio collega d’aula d’opposizione. Gli unici provvedimenti che vengono portati all’attenzione della maggioranza sono tutt’al più mozioni, ordini del giorno o appelli che hanno il respiro di vicinato, di circoscrizione o al massimo di qualche piccola  lobby che si ritrova finalmente rappresentata in politica ma apparentemente sganciati da qualsiasi ragionamento di visione complessiva, di lungimiranza o di valutazione trasversale. Nel dibattito politico il tema più frequentato sembra piuttosto quello del subire con fastidio il giusto ruolo che invece una minoranza è normale che compia e cioè di critica e di proposta.
Dalle forze di maggioranza di governo Trentino mi sarebbe piaciuto sentire in questi giorni un ragionamento o un dibattito aperto sul tema enorme e mastodontico che in queste ore si staglia all’orizzonte: LA NUOVA AUTONOMIA DI ALCUNE REGIONI ITALIANE.
Mi chiedo come non possa preoccupare e dunque occupare il dibattito politico il pensiero su come andranno coniugati i venti che soffiano forti da Roma verso questa e le altre regioni. Le competenze concorrenti (si badi bene non primarie come sono le molte del Trentino) genereranno sul piano nazionale discussione e dibattito anche intorno alla nostra Provincia? Che cosa ci potrebbe succedere qualora attraverso un qualche notturno emendamento un non meglio precisato ma zelante parlamentare decidesse di ricomprendere anche le AUTONOMIE SPECIALI in questo slancio di novità?
Mai come in questo momento la guardia deve rimanere alta è tutto quello che abbiamo ce lo dobbiamo tenere stretto. È per questo motivo che ci siamo battuti ad esempio su temi apparentemente collaterali a questo dibattito quali quello dei grandi carnivori o del reddito di garanzia verso quello di cittadinanza. Fortunatamente tra l’altro ricordo che in questo caso la nostra discussione ha dato soddisfazione provocando una clamorosa retromarcia (almeno nelle intenzioni) da parte di Fugatti. Immaginatevi l’imbarazzo di questa persona: qualche giorno prima fai approvare in aula un provvedimento che ci porta in direzione esattamente contraria Poi ti siedi al tavolo della Conferenza Stato-regioni e ti accorgi che molti governatori invidiano quello che tu avresti già! Addirittura Kompatscher ti spiana la strada spiegando cosa è il caso che tu faccia e ti rendi conto che quello che ti aveva detto, ripetuto e gridato il PATT in aula giorni precedenti era la più grande e sacrosanta verità. E ti tocca far finta di niente fai finta che ti eri sbagliato e che davvero ciò che stanno chiedendo tutti lo vuoi anche tu. Ecco: ora non ci resta che sperare che sia tecnicamente possibile tornare indietro.
Studiare è difficile, prepararsi altrettanto, lo è meno stare tra le persone al bar o in piazza, raccogliere lamentele riportandole a qualcuno forse in grado di trasformarle in una soluzione.
Per un buon politico e per la sua squadra sono necessarie tutte queste componenti e la più grande preoccupazione per il Trentino è che dentro a questa maggioranza, ancora o almeno per ora, questa condizione non c’è.

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Le parole di Vanessa Cattoi offendono il Corpo Forestale del Trentino e dunque tutta la nostra Comunità

Giudico sconcertante l’incompetenza di questa signora sulla stampa di oggi. È più grande solo della sua malafede! Dubitare da un lato della sincerità dei dati che la forestale ci trasmette sul lupo e canzonare i cittadini con la storia della pistoletta elettrica per cercare di tranquillizzarli.
Da veterinario dico: il lupo è furbo e schivo e davvero può viaggiare per tanti tantissimi km.
In verità non mi stupisce il suo atteggiamento non fosse solo per il fatto che due anni fa anche lo stesso Fugatti, interrogandomi in aula a tal proposito da consigliere di minoranza, si scompisciava dalle risate nell’apprendere che la genetica del primo maschio registrato in Lessinia nel 2012 proveniva dalla Slovenia.
Si tratta di uno dei più interessanti i casi di studio di profilo europeo intorno ai grandi  carnivori per il quale siamo conosciuti e riconosciuti in tutto il mondo. Per ironia della sorte ora Fugatti è proprio capo di quel Corpo Forestale che allora lui e oggi la Cattoi, disconoscono. La verità è che il problema del lupo non si risolve davanti a telecamere o sui giornali; è un problema da affrontare con taglio ed atteggiamento scientifico esattamente come è presentato negli incontri che la Provincia ha da sempre fatto sul territorio, incontri formativi perché la provincia non è né a favore né contro il lupo, la Provincia lo deve gestire nel bene e nel male ma comunque rispettando le leggi vigenti. E proprio quello che manca a questo governo è il coraggio di metterci la faccia. Era comodo gridare, urlare raccontare bugie in coda alle presentazioni di taglio rigorosamente scientifico e amministrativo che il precedente assessorato teneva, molto meno ora muoversi con l’obbligo di raccontare la verità.
Si faccia informazione seria e non allarmismo, ci si metta la faccia in incontri pubblici e si annuncino stanziamenti finanziari straordinari anche in virtù delle prerogative della nostra autonomia per attivare specifici canali di finanziamento per il trinomio – recinti – cani – pastori – l’unica vera ricetta per proteggere gli allevatori dai danni da lupo.
Tutto il resto è demagogia e le vere risate se le fanno le amministrazioni nazionali ed europee che il problema del lupo lo hanno infinitamente più grave pesante del nostro ma senza avere però gli strumenti dell’Autonomia che noi sprechiamo quando addirittura non rifiutiamo come nel recente caso del reddito di cittadinanza.
Marchio Qualità Trentino 28.09.2018
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Come il Trentino ha combattuto la crisi del Latte

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Crisi del latte in Sardegna: potrebbe succedere anche in Trentino?

 

Correva l’anno 2015 e l’abolizione delle quote latte paventata da più di un decennio diventava realtà. Ci travolse un’enorme crisi dovuta una bolla speculativa derivante da una maggiore produzione europea ed anche la provincia di Trento finì dentro ad una situazione terribile. Il latte di vacca non vale come quello di pecora ma si arrivò a trovare sul mercato cisterne in offerta a molto meno di 20 cent€/litro! Come se non bastasse, stava venendo meno anche in Trentino, a causa della nuova regolamentazione relativa aiuti di stato, la possibilità di continuare a sostenere il settore con il programma “Montagna di latte”.

In Trentino si producono circa 150 milioni di litri di latte all’anno sostanzialmente in mano a 3 player. Piu di 30 sono gestiti da un efficentissimo caseificio privato, la Casearia Monti Trentini di Grigno, 65 milioni circa sono gestiti dal consorzio dei (17) Caseifici Trentini Concast ed i restanti 55 circa lì lavora la Latte Trento, praticamente la produttrice della quasi totalità del latte alimentare della provincia, che è dunque prodotto chiave nel bilancio di questa grande azienda.

A tal proposito la Provincia era da tempo già dotata di strumenti utili a valorizzare proprio il latte locale sia alimentare che trasformato: i contributi settoriali per la cooperazione e il marchio “Qualità Trentino” che erano tuttavia stati attivati dalla PAT ma poi utilizzati dal mercato in maniera poco coordinata e decisa.

Per cercare di mantenere un giusto prezzo per il latte locale si decise di reagire in maniera pesante costruendo una vera e propria task force che valorizzava – anche – il settore lattiero  caseario dentro ad un più ampio programma di valorizzazione dell’enogastronomia e dell’agro alimentare attraverso il marketing e l’implementazione della fiducia da parte del consumatore. É noto infatti che il prezzo della materia alimentare risponde prevalentemente a logiche di mercato ed è solo qui che si può intervenire poiché sostegni al costo di produzione oltre che poco opportuni sono anche limitati dalla normativa europea sugli aiuti di stato, dunque:

-furono attivati specifici canali di finanziamento in Trentino marketing

-venne rinforzato il marchio qualità Trentino

-fu proposto a CODIPRA di individuare un percorso progettuale che portasse alla creazione di uno strumento di stabilizzazione (IST) del prezzo del latte che proprio in questi giorni sta per vedere la luce.

-venne allargato il regime di collaborazione tra chi produceva e distribuiva implementando i contatti con la grande distribuzione.

-vennero rinforzate finanziariamente le attività delle 3 Strade dei Sapori (Vino Formaggi e Mela) e del sistema Pro-Loco, aiutando di più chi più utilizzava prodotto locale.

-fu costruito un vero e proprio programma di marketing fatto di incentivi ma soprattutto comunicazione eventi e manifestazioni, coordinato e comunicato insieme ai produttori,

-fu addirittura creato un programma apposito, “Latte in festa”, che generò dei momenti di svago con eventi programmati sul territorio che valorizzavano attraverso il turismo il consumo del latte. Insieme ad Albe in malga, Sky-sunrise, trasmissioni televisive ed una serie di azioni mirate della Trentino marketing e delle APT, solo per citare qualche esempio, il mondo delle mucche, del latte e dei pastori finalmente a mio avviso è stato sdoganato dall’oblio sociale che lo avvolgeva da tempo immemore ed ora è diventato invece elemento traino della nostra promozione territoriale.

Tra fattori esterni che hanno inoltre favorito la ripresa economica del prezzo del latte, va fatta menzione della riduzione nell’industria alimentare del utilizzo dell’olio di palma con il conseguente aumento di richiesta della materia grassa di origine casearia

Hanno aiutato anche le politiche di connessione con il sistema turismo che dunque quale componente molto interessante di consumi che dunque hanno potuto positivamente risentire dell’implementazione del numero di arrivi sul nostro territorio passata da circa 5 milioni del 2013 ai 6 dell’anno ultimo scorso.

In sintesi quali sono allora i pericoli oggi? Perché il dramma che sta vivendo la Sardegna che si è affidata ad un pur grande e validissimo ma unico prodotto può arrivare anche da noi? Che le politiche agricole e turistiche viaggino su canali separati è stato deciso dalla Lega Trentina e la primavera si avvicina mentre i due assessori si devono ancora mettere d’accordo su chi deve governare le attività sottese tra turismo e agricoltura quali tra tutte ad esempio il marchio “Qualità Trentino”: a proposito, si è capito chi se ne vuole prendere cura?

Non si vedono ancora programmi di rilancio dell’enogastronomia e dell’agroalimentare la cui fruizione è elemento fondamentale dei momenti di svago primaverili.

Per contributi settoriali incombe il problema relativo agli aiuti di stato rispetto al quale non ci sono ancora dei ragionamenti approfonditi sul come gestire un riassetto normativo europeo che ha messo in crisi questo strumento nella forma con quale era stato gestito, allora mi chiedo: la nuova assessora si è recata a Bruxelles per capire come procedere ma soprattutto ci va lei perché lassù si parla con l’agricoltura o ci va Failoni (con la sua in-esperienza in trattative anche in campo agricolo) che poi qui, questi fondi, li dovrebbe gestire?

Nei primi 100 giorni di governo non c’è stata un’iniziativa, un’occasione, un momento in cui si sia sentito parlare dell’agroalimentare come uno dei pezzi fondamentali del motore che traina il turismo Trentino, il territorio ed il suoi prodotti nemmeno dal più vicino alla zootecnia degli assessori aggrappati alla Lega.  

Invece, nei momenti di scarsità di neve (ai quali dobbiamo prepararci) nelle stagioni intermedie ma anche durante la bella stagione, il turismo enogastronomico è un elemento estremamente attrattivo per chi ci frequenta ed è l’elemento caratterizzante insieme all’architettura e alla lingua che attira i nostri ospiti, quelli che cercano lo stile italiano in un ambiente marcatamente alpino.

Ottima cassa di espansione della nostra economia turistica, (ritiri calcistici a parte) il cibo ed il buon bere non sono infatti, secondo le nostre statistiche, tra le prime motivazioni di vacanza in Trentino contrariamente a molte regioni italiane rispetto alle quali il Trentino di oggi, dico finalmente e però, non ha nulla da invidiare

È importante che questa Giunta indichi in fretta al mercato cosa vuol fare sia eventualmente nel segno di un legittimo cambiamento sia comunque nel confermare quello che si stava facendo; ciò che serve con urgenza però è che Fugatti si faccia sentire su questi temi.

Un appello: se ci sei batti un colpo cara Giunta nomina per una volta nei tuoi discorsi la campagna, le vacche, la mela, i piccoli frutti o il comparto vitivinicolo perché sono tutti settori dall’equilibrio delicato e dalla solidità cristallina che necessitano dunque di continue attenzioni per riuscire a resistere attraverso la propria attitudine e vocazione ad essere prodotto di nicchia rispetto a un mercato nazionale e internazionale che non fa sconti a nessuno. Prima che sia troppo tardi, prima che la Sardegna arrivi anche qui, prima che ci sia latte versato e non festeggiato sul quale piangere.

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La Giunta leghista che trascura i giovani in agricoltura.

27082008025Si è svolta in aula ieri la discussione della mia mozione a sostegno dei giovani in agricoltura.
Ebbene la novità comunicata dall’assessora competente è stata quella di aver già aperto un
nuovo bando di fatto rendendo impraticabile l’approvazione della mozione depositata il 10
dicembre e che ha visto approvare la relativa graduatoria in un tempo successivo. Spero
dunque seppur in minima misura di aver anch’io stimolato la riflessione che ha portato
l’assessora in questione ad implementare anche se purtroppo solo parzialmente la dotazione
finanziaria del bando senza decidere di completarla e rimandando queste persone (forse
purtroppo non tutte) ad attendere e replicare la domanda su un nuovo bando. I circa 30
premi insediamento eccedenti considereranno sicuramente scellerata questa scelta poiché a
loro favore sarebbe stato sicuramente più opportuno effettuare una variazione di bilancio
prima di aprire un nuovo bando (parliamo di 1 milione di euro sui quasi 5000 del nostro
bilancio). Preciso, viste le proporzioni tra le cifre necessarie e quelle disponibili, che si
sarebbe trattato di un’operazione tecnicamente molto agevole.
Ora cosa accade? Questi ragazzi vedono stoppato il loro sogno di lavorare in agricoltura e
tra l’altro per chi tra loro ha gia aperto la partita Iva da più di 6 mesi (e ce ne potrebbero
essere) lo stop ai potenziali aiuti è definitivo.
Tradotto: alla Lega dei giovani agricoltori importa poco, o meglio si prova ad incolpare i
tecnicismi di un’operazione che in realtà a mio avviso è stata mal gestita e che pertanto ha
rovinato la serenità di alcuni giovani contadini.
Tra comunicati stampa e reazioni di stizza in aula da parte dell’assessora, apriamo la
legislatura con un brutto episodio per l’agricoltura trentina.
Vigileremo affinché i danni di ulteriori leggerezze di questa guisa non abbiano a che ripetersi
sui prossimi bandi 2019 in particolare sia sulla misura PSR 411 sia su questa nuova 611 che
si chiuderà in autunno.

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Il Presidente “pasticcione”

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Due episodi hanno in questi giorni accomunato i nostri nuovi Presidenti di Consiglio Provinciale e Regionale In entrambi i casi infatti una caduta di stile e l’incapacità di comprendere e rispettare il proprio ruolo, hanno portato i due novizi politici a non rispettare il loro pur elevato compito istituzionale, un ruolo che deve saper rimanere equidistante e rappresentativo di tutte le posizioni politiche del Parlamento Trentino.

Kaswalder: in occasione della visita di Calderoli a Trento ha trasformato ed utilizzato il suo Gabinetto Presidenziale in una reunion di Partito, una Lega che evidentemente orfana di sede, non ha trovato miglior luogo da utilizzare che il più alto istituto di democrazia del Trentino. Il tutto con la compiacenza di un Presidente che si è prestato al partito in questione senza aver nemmeno ed innanzitutto coinvolto – come protocollo prevederebbe – il suo Ufficio di Presidenza.

Paccher: in questo secondo caso evidentemente percependo un senso di frustrazione dalla mancata nomina operativa in Giunta ha ritenuto comunque di occuparsi in maniera molto imprecisa (ad essere eufemisti) di trasporto pubblico, il tutto avocandosi meriti e risultati che solo un tecnico esperto può essere autorizzato e sicuramente in grado di fare.

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TONINA E IL SUO “MILIONE”

 

Brandito come un tesoro di Leprecana memoria irlandese, aggiuntivo ai fondi destinati all’indennità compensativa per la zootecnia, il milione in questione è stato ampiamente pubblicizzato nel corso della sua lunghissima campagna elettorale iniziata quando (almeno ufficialmente) l’amministratore giudicariese faceva ancora parte dell’allora maggioranza di centro-sinistra autonomista. Lasciando agonizzare l’Unione per il Trentino, Tonina è poi transitato senza nessuno scrupolo, nei banchi dell’attuale maggioranza da dove, di se ora, sta scrivendo un’altra storia.
È interessante però ricordare un po’ di cronaca di quanto accaduto lo scorso anno in consiglio e soprattutto su quanto sta succedendo a questo “povero” milione di € nella variazione di bilancio che in questi giorni la Giunta ha operato.

In premessa dunque ricordo che nell’assestamento di bilancio del luglio ultimo scorso nonostante per il triennio ’18/’20 la provincia prevedesse per il sistema premi zootecnia uno stanziamento tra i più pingui della sua storia, l’allora consigliere Tonina pretese una “marchetta elettorale” nei confronti del mondo che nelle urne da sempre gli da più soddisfazione. Volle implementare il valore a bilancio dell’indennità compensativa di un ulteriore milione di euro. Tale proposta aveva incontrato le perplessità del sottoscritto per ragioni di opportunità di corretta allocazione delle risorse: forse si sarebbero potute aumentare in capitoli più “magri” primo tra tutti il premio insediamento tanto che ora infatti è rimasto sguarnito proprio di una cifra simile. Come se non bastasse questa operazione aveva il difetto che avrebbe aggravato il carico di lavoro necessario a completare i pagamenti in tempo e cioè nel corso dell’autunno, da parte di APPAG.
Oggi Tonina, (che per fortuna non è stato incaricato di gestire l’assessorato che più avrebbe desiderato) e i ricorsi storico-politici hanno portato l’ironia dell’odierna sorte a vederlo collega di un’inesperta assessora all’agricoltura che non ha dettato un preciso timing proprio in quei pagamenti. Come se non bastasse il presidente della nuova Giunta, nel più assordante silenzio del sopra detto mancato assessore all’agricoltura, non ha tenuto conto delle priorità che lo stesso aveva scritto quando occupava altra collocazione politica.
Che cosa è accaduto dunque? La tanto criticata attività di sostegno alla zootecnia del governo Rossi-Dallapiccola nel settore dell’allevamento, seppur in misura variabile, ha sempre rispettato l’impegno del pagamento degli anticipi dei premi alla fine dell’anno corrispondente alla domanda, non mancando mai a quello che per le aziende zootecniche provinciali era un importante appuntamento di bilancio.

Oggi non solo ci troviamo a malincuore a dover comunicare ai nostri allevatori che entro la fine dell’anno di questi anticipi dentro ai loro conti bancari (come avranno visto) non c’è stata nemmeno l’ombra ma soprattutto che quel famoso milione dell’oggi silente Tonina è finito nella variazione di bilancio che Fugatti ha voluto effettuare in questi ultimi giorni.
A noi resta la curiosità di vedere il chissà come, i protagonisti di questa storia riusciranno a giustificarsi e a relazionare agli allevatori una politica agricola cosi pasticciata.

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Più sicurezza nei nostri boschi, più cura all’aspetto del nostro paesaggio. 

Il mese di ottobre del 2018 è stato caratterizzato da una perturbazione meteorologica che a memoria d’uomo non trova pari nel recente passato. Un nubifragio responsabile della genesi di una situazione estremamente grave oltre che profondamente preoccupante, oltre al dissesto idro geologico ha purtroppo provocato anche delle autentiche tragedie tra la popolazione.

Il Trentino ha visto sul proprio territorio anche una terribile tempesta di vento che si è abbattuta sulla nostra provincia apparentemente senza un ordine preciso. Abbiamo assistito ad una condizione che ha distrutto parecchi ettari di bosco e foresta in aree tra le più disparate.

Se vogliamo cogliere un elemento suggestivo in questo enorme danno, possiamo evidenziare che a causa del maltempo si e assistito ad una parziale riduzione delle aree boscate, condizione senz’altro nuova per il nostro paesaggio che in questi ultimi decenni ha piuttosto visto l’aumento delle aree forestali ed il costante avanzamento del bosco rispetto alle superfici prative,

Il laborioso spirito dei trentini ha fin da subito messo in moto il proprio sistema di attività lavorative al fine di recuperare di queste aree, riportando la coltivazione del bosco a regimi di normalità, recuperando il legname abbattuto e ridando dignità al nostro paesaggio. Da un primo superficiale esame appare tuttavia interessante suggerire che il recupero di questi terreni possa avvenire non solo a fin di boschivi ma anche prativi con un indirizzo suggerito ed in qualche modo predisposto da questa inconsueta opportunità. Si tratta naturalmente di un recupero ragionato che deve essere necessariamente ed imprescindibilmente preordinato da valutazioni di stabilità idraulica e geologica.

Potere di governo provinciale per questo recupero ed amministrazioni locali non possono dunque esimersi dal rispetto delle istituzioni e degli strumenti che in questi anni abbiamo costruito: PGUAP, carta di sintesi geologica, PUP si sono dimostrati formidabili strumenti di protezione per la popolazione e l’ambiente trentini

In assenza del propedeutico rispetto dei suddetti vincoli idrogeologici riteniamo importante che la giunta con apposito regolamento individui innanzitutto un’estrema semplificazione dell’approccio burocratico relativo al cambio di destinazione d’uso che a questo punto si concretizzerebbe nel passaggio da Bosco a pascolo.

Questa condizione risulta tra l’altro particolarmente fortunata e necessaria perché è in provincia di Trento vi è estremo bisogno di superfici prativo foraggere supplementari rispetto all’attuale fabbisogno necessario al patrimonio zootecnico trentino; per questo stesso, la provincia di Trento è da sempre acquirente di materie prime, sia in termini di mangimi che di foraggi. Le produzioni oltre che il bestiame, trarrebbero da questo seppur limitato aumento di superficie foraggera trentina grande giovamento considerando inoltre che la fornitura di materia prima di origine locale è imprescindibile elemento nutrizionale zootecnico, obbligatoriamente compatibilizzato  con i desiderata relativi ai disciplinari di produzione del marchio qualità Trentino e del marchio europeo “prodotto di montagna”

Avere inoltre, in previsione della nuova PAC, più superficie utile a pascolo da mettere a disposizione del nostro sistema zootecnico permetterebbe di presentarsi nella trattativa con le altre Regioni Italiane per il riparto della nuova PAC 21-28, con una maggiore superficie coltivata a pascolo e/o prato, fatto assolutamente di supporto ad un diritto di richiesta di maggiorazione del volume finanziario assegnato alla nostra provincia per quanto riguarda il budget nei capitoli PAC cd. di “domanda unica” riferiti al sistema dei pagamenti diretti

Doppia utilità di questa condizione è anche l’essere parzialmente sopperente alle decurtazioni che purtroppo nella nuova pac pare siano previste.

Vi è anche un secondo fondamentale aspetto rispetto al quale è il caso di individuare elementi di finanziamento e sostegno e che riguarda l’acquisto di attrezzatura boschiva di livello tecnologico avanzato particolarmente utile per proteggere gli operatori durante il lavoro nei boschi. A causa delle straordinarie condizioni di caduta del legname, la posizione dello stesso nel bosco sottopone i boscaioli a rischi ulteriormente implementati rispetto alla già grave condizione che si manifesta ordinariamente in questo tipo di lavoro, Radici che trattengono solo in parte piante abbattute, trazioni incontrollate da parte di pile create casualmente dal vento determinano effetti fionda ed incontrollate reazioni che inevitabilmente si scaricano su chi opera nei pressi del pezzo in lavorazione. Avvicinarsi in protezione dentro a macchine operatrici dotate di braccia meccaniche attrezzate con processore forestale risolve quasi definitivamente questo specifico pericolo.

La Giunta Provinciale deve individuare con apposito regolamento il diritto di accesso a questi finanziamenti indicando in termini di attività di diversificazione per le imprese agricole le caratteristiche di qualifica parificanti le stesse rispetto alle imprese boschive. A questo punto per entrambe i tipi di azienda l’implementazione meccanica specialistica dell’attrezzatura permetterebbe loro di aggredire il danno boschivo al riparo di protezioni straordinarie.

Sono a tutti noti gli incidenti e le purtroppo aumentate morti in bosco che tragicamente hanno aperto questo inverno. In normali condizioni il lavoro del boscaiolo è già il più pericoloso al mondo ma questo stato di calamità naturale ha incredibilmente reso le nostre foreste ancora più insidiose. Considero quest’insieme di fatti di estrema gravità ed importanza, dunque una soluzione va trovata con urgenza affinché questa aumento di infortuni rimanga un triste, fortuito drammatico fatto eccezionale.

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Cominciamo bene!?

 

Anche oggi il nostro primo pensiero va ad Antonio, attendiamo con trepidazione buone notizie.
Intanto il mondo però va avanti e chiamato ad esprimermi nell’ambito del mio lavoro ho raccontato in questi giorni un mio pensiero (forte) di quanto sta succedendo nel mondo del turismo Trentino. Spero di sbagliare e che il “cambiamento” non sia questo

 

https://www.ildolomiti.it/cronaca/2018/dallapiccola-failoni-si-fa-condizionare-dallunione-che-porta-avanti-idee-vecchie-di-30-anni