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NEL LAGORAI, LA MONTAGNA DEI LUPI

Solo chi in montagna ci vive davvero può raccontare cosa significhi dover cambiare la propria vita a causa del lupo. Anche sul Lagorai i pastori stanno vivendo un momento difficile.

Cambiano le condizioni di vita, cambia il modo di seguire il bestiame. E cosi da serena, quale è stata negli ultimi due secoli la vita in montagna, ora i pastori si trovano a dove fare i conti con terribili orpelli lavorativi.

Con poche foto, il quadro appare subito chiaro, anche a chi non abbia esperienza del settore:

Recinti, alti, pesanti e portati in quota con gli asini…
…cani da pastore e da guardiania…
…e lo sfinimento di dover stare sempre in mezzo al gregge.
E purtroppo non basta. La pecora vecchia, la prima che si incammina, la più esperta. Non procede come al solito, sembra quasi avere paura. Lei sa perchè. Ricorda cosa ha visto il giorno prima, una cosa che la sua padrona è riuscita a filmare.
video di Federica Stroppa

Di fronte a questo stato di cose, c’è chi impreca, chi minaccia, chi grida, chi non capisce. 

Da uno di loro io però ho potuto ascoltare anche un “signor” ragionamento, una considerazione nuova fatta di cuore e di buon senso. Un pensiero giusto, nei confronti di tutti gli animali.

“Non sta a me dire se il lupo serve o meno. Se hanno fatto delle leggi per proteggerlo e permetterne la diffusione, un motivo ci sarà ed io non voglio contraddire nessuno. Ciò che dico è che non può essere mio compito custodirlo. In altre parole, chi lo ha voluto ci deve anche badare.”

Cit. Un pastore transumante.

Un progetto di modifica dell’ecosistema non può partire monco. Come è stato per l’orso, dove non si è stabilito un numero massimo ma solo di gestione di un sistema in crescita, così ora è per il lupo. La politica non può stabilire “che lupo sia!” e che a gestirlo ci pensino poi i contadini.

Questo pensiero io lo condivido.

Per anni ho ritenuto che le opere di protezione potessero aiutare o almeno mitigare il disagio. Temo però che i contadini da soli non ce la possano fare. Credo che l’ente pubblico debba essere davvero al loro fianco. Non bastano selfie col ministro, gazebo e attestazioni di solidarietà da salotto o da palco&microfono .

MALGHESI e PASTORI esasperati, opinione pubblica naturalista che non comprende; POLITICA che cammina “sulle uova” e incolpa Roma della propria INERZIA.

Costruire un PIANO provinciale di GESTIONE è fondamentale. Ci vorrà tanto tempo e dunque su alcuni livelli, è il caso di agire ora. MOLTE le COSE che SI POTREBBERO FARE per venire incontro ai disagio degli allevatori. Se si vuol costruire un equilibrio socio-ambientale.

I grandi carnivori vanno tutelati in onore della biodiversità e della qualità ambientale. Parimenti, va tutelata la zootecnia, specie di montagna. E quest’attività di protezione non può essere abdicata dall’ente pubblico, né i contadini in azione sussidiaria, vi si possono sostituire. Di cose da fare ne hanno già fin troppe. 

Si implementi la sorveglianza,

si coinvolga personale volontario ausiliario stagionale,

si sperimentino nuovi sistemi tecnologici, collari GPS, sorveglianza radio, satellitare, trasponder,

si sviluppino nuove formule di sorveglianza a difesa delle produzioni.

Ma si inventi qualcosa di nuovo e mai pensato prima. E si riprendano le sperimentazioni interrotte due anni fa.

Investire, investire, investire! Per quanto costoso, mai avrà il valore della biodiversità che la presenza dei grandi carnivori certifica. 

Lo garantisce una montagna coltivata, vissuta ed abitata dai nostri amici contadini.

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IN MONTAGNA: VITA MERAVIGLIOSA PER GLI ANIMALI

Luoghi stupendi, animali felici e tanta gioia per il cuore e per l’animo di chi li visita.

Oggi non parlerò volutamente degli aspetti relativi alla coesistenza della zootecnia di montagna con i grandi carnivori. Su questo aspetto tornerò in un prossimo post. Vorrei piuttosto riflettere relativamente alla loro convivenza con l’uomo.

Abbiamo ripetuto più volte che la malga non è uno zoo.

E tuttavia, è il luogo più schietto e genuino dove poter incontrare gli animali.

L’approccio giusto: si parte da dietro il recinto.

Quando andiamo in una qualsiasi malga, dobbiamo ricordarci che stiamo entrando in casa altrui. Dunque dobbiamo rispettare le indicazioni che danno i proprietari e i gestori prestando attenzione soprattutto ai cani da guardiania

Attenzione anche alle mamme! Le vacche col vitello piccolo appresso, possono caricare ma anche le pecore seppur raramente, pur di salvare il proprio agnello possono assumere comportamenti imprevedibili. I cavalli e gli asini possono calciare e mordere. Anche i maiali hanno denti aguzzi. Per non incorrere in spiacevoli incidenti un minimo comune denominatore che ripeto: chiedere al gestore.

Al netto di queste importanti raccomandazioni, tutto il resto è godimento!

Questa condizione si sposa meravigliosamente bene con l’incontaminato Lagorai. 

Affascina osservare questo spettacolo vivente, non trovate? Potrebbe benissimo diventare un nuovo prodotto turistico specie se opportunamente spiegato, ragionato e regimato.

Peccato che la politica di indirizzo locale appaia particolarmente legata a pochi modelli di sviluppo. Eppure, per fare nuovo turismo non sono necessari solo investimenti infrastrutturali pesanti.

Fondamentali, ci mancherebbe, ma un’ottima integrazione tra l’agricoltura e turismo potrebbe promuovere l’atavica curiosità dell’uomo verso il mondo animale. E colmare, perché no, qualche imbarazzante gap nozionistico.

Estremamente interessante osservare il comportamento degli animali. Nel gregge ad esempio, preso spesso come esempio negativo sociale, c’è molto ordine e rispetto. Se il sentiero è stretto, nessuna spinge. Si attende il proprio turno, con calma.
Questo è il risultato. Centinaia di pecore, una in fila all’altra senza accalcarsi salgono con calma verso i verdi pascoli delle cime. Significativo, vero?

Quanti bambini che vengono a visitare le nostre malghe, conoscono la differenza tra una capra e una pecora? Da dove viene il latte? E la carne? E il formaggio?

Quante meravigliose opportunità inesplorate dalla relazione col nostro territorio.

Noi, avevamo avviato questo percorso ma la sensazione che viviamo ora è che questo stimolo, la politica lo abbia interrotto. Forse, anche perché, è necessario possedere pregresse sensibilità, verso questo mondo. 

Probabilmente questo accade perchè sono sensazioni difficilmente comprensibili o trasferibili, se non già vissute. Forse è per questo che non sono promosse nella misurata e giusta maniera.

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HO TROVATO L’ORSO.

Una sua ennesima malefatta e l’ispezione di un caso pratico di gestione di mandrie in alta quota in presenza di orso, mi hanno spinto a realizzare questo piccolo reportage sotto forma di foto-racconto.
Vi troverete le motivazioni che ci spingono a criticare la lega. Le loro carenze anche nel campo della gestione dei grandi carnivori sono sempre più manifeste.

UNA PICCOLA AVVENTURA PER ENTRARE AL CUORE DEL PROBLEMA

Veniamo ai fatti: qualche sera fa, in Val Genova è avvenuta una predazione su un asino da parte di un orso.

 Tutto normale, diranno molti di voi. Quella è proprio la valle degli orsi in Trentino e, ad esser vergognosi, devono essere quegli allevatori che non hanno custodito a sufficienza lo sfortunato equide!

Potreste avere ragione. 

Non fosse che è il caso di capire e di vedere dove lavorano questi famigerati custodi degli animali in montagna. Non han chiesto loro la compagnia dei Grandi Carnivori e se il sistema pubblico li ha protetti e voluti è giusto che si assuma anche gli oneri di custodia delle produzioni zootecniche.

Ma perchè, non è già così? 

Non proprio, siamo andati in questo posto dove un imprenditore privato, molto serenamente per altro, si è sostituito ad alcune carenze del pubblico.

Io aggiungo: ingiustamente.

La critica che muoviamo al sistema è che gli strumenti di protezione da danni da orso e da lupo, non sono a disposizione degli zootecnici ad libitum. Talvolta ci sono liste d’attesa per recinti mobili e per i ripari. Per quelli permanenti, più garantisti per le mandrie e le greggi, non c’è un pesante programma di realizzazione. Almeno non nel prossimo futuro. Anche i ripari elitrasportabili in quota sono in numero inferiore alle domande. Si ricorre all’affitto, si recuperano box-office dai cantieri edili ma si rifiuta l’idea che sarebbe arrivato il momento di realizzarne in materiale ligneo.

L’esempio di come potrebbe essere un riparo permanente in legno

Eppure è passata Vaia e la lega ha promesso chissà quali utilizzi. Anche con ordini del giorno di una sprovveduta consigliera leghista che in aula inneggia all’utilizzo del legname per costruire altoparlanti per smartphone. Intanto, in quota, a chi riceve l’assegnazione, la Provincia porta il poliuretano. Insomma, come state leggendo c’è molto materiale sul quale riflettere. 

VENIAMO AL MIO PICCOLO VIAGGIO

PARTENZA, CON SORPRESA!

 La giornata parte fortunata perché poco dopo le cascate del Nardis un orso dalla taglia apparentemente giovane, ci sta aspettando sul ciglio della strada. Rallentiamo la macchina, per non spaventarlo, aspettando che si sposti.

Potrebbe pesare circa 80-100 kg, ed è già stato precedentemente catturato poiché reca un auricolare rosso. Si sposta di pochi metri tra i cespugli, e attende il nostro passaggio.

Al riparo nella nostra vettura abbassiamo i finestrini e lo fotografiamo mentre ansimante si sposta di pochi metri nella boscaglia per riprendere fiato. Evidentemente lo ha appena perso dopo una qualche corsa dietro chissà cosa.

La gioia dell’incontro si mescola subito al cruccio, al pensiero che potrebbe benissimo essere questo l’esemplare responsabile delle malefatte della sera precedente.

UN BREVE VIDEO DEL SORPRENDENTE INCONTRO

SALITA, CHE FATICA!

Terminate le foto di rito guadagnamo il parcheggio per la vettura e lasciamo il fondovalle. A piedi dopo un paio d’ore di ripida salita e di un’energica sudata raggiungiamo il limite della vegetazione.

Qui, è facile capire cosa significhi gestire la montagna ad alta quota con bestiame non da latte, utilizzando piuttosto equidi, giovani bovini ed ovini.

E’ in questi luoghi che si respira la difficoltà della protezione del bestiame e si impara quanto siano estremamente necessari molto più che utili, i presidi da difesa.

Una piccola sosta per verificare lo stato di salute

COME SI GESTISCE UN PASCOLO D’ALTA QUOTA?

Con la presenza costante e professionale di un pastore. E con qualche presidio di protezione specifico per la difesa da grandi carnivori, tanto imprescindibile quanto necessario. Tanto che qualche azienda agricola non ha potuto attendere i tempi della politica e ha dovuto attrezzarsi in proprio. Eppure, di recinti, cani e contributi per la remunerazione dei pastori dovrebbero aver diritto proprio tutti.

Ogni Malga che ne faccia richiesta dovrebbe avere il diritto di ricevere recinzioni e riparo per il pastore adeguati.

I recinti servono anche per gestire al meglio il pascolo. Un po di erba alla volta, si pascola meglio tutto.

L’uso dei recinti elettrici, opportunamente elettrificati assieme all’aiuto dato dai cani sono importanti che rimane fondamentale è la presenza del pastore. Oltre ad adeguata contribuzione per la loro retribuzione, a queste persone andrebbe data la dignità di un riparo.

RIPARI IN QUOTA

In molti luoghi le strutture storiche si sono deteriorate o non ci son mai state. La qualità di vita dei pastori di qualche secolo fa era piuttosto scadente e spesso venivano lasciati dormire sotto ai sassi

Un box. In questo caso di proprietà privata.

Come abbiamo anticipato, la Provincia, possiede ripari elitrasportabili in quota.

In questo caso il malgaro ha dovuto arrangiarsi provvedendo in proprio all’acquisto e al trasporto in quota di questo riparo.

Come potete constatare la qualità edilizia lascia a desiderare. Se ne potrebbe disquisire ma questa persona si trova nel pieno diritto di ignorare la cosa visto che anche la stessa Provincia distribuisce box uguali identici a questo.

Sono strutture che vanno ancorate saldamente a terra con cavi di acciaio perché le intemperie li potrebbero sfondare o far volare lontano.

E pensare che Vaia ci ha offerto la possibilità di poterne realizzare di tradizionali in legno di eccezionale aspetto urbanistico paesaggistico. Potrebbero essere fissati permanentemente al suolo. Nelle stagioni diverse dall’estate, potrebbero diventare dei bivacchi per alimentare il trekking e il turismo d’alta montagna. Le “vie dell’orso” potrebbe essere il suo nome. Si tratta di un prodotto che potrebbe diventare anche turistico. E’ estremamente interessante e sempre più innovativo per i nostri visitatori. 

LE INCERTEZZE DELLA LEGA

Ma si mi si permetta la critica, la provincia in questa fase di governo leghista in Trentino, preferisce lasciare il legname in pasto al bostrico. Per quanto riguarda l’aspetto turistico, anziché cercare di sviluppare nuovi prodotti vive nel perenne cruccio derivante dalla conta del numero delle APT.

Non ci siamo! La montagna va vissuta ed abitata proprio come sanno fare i contadini. Solo così saprà raccontare il meglio anche agli ospiti degli albergatori a valle.

La gestione dei grandi carnivori, l’aiuto ai malghesi, lo stimolo alla vita in montagna sono ingranaggi di un meccanismo di grande valore. Fanno girare l’economia circolare tra fondovalle ed alta quota. Da un lato si alimenta la gestione dei pascoli dall’altra la qualità del nostro paesaggio.

Forse per la stanchezza di questa giornata estremamente interessante e formativa, ora mi lascerò andare a qualche affermazione un po forte.

Mi sento di dire che è molto più facile per chi governa oggi cercare bagni di folla tra selfie al mercato che provare ad entrare nei problemi con impegno e competenza. E per provare a risolverli, al netto del perfezionamento di complesse normative basterebbero davvero pochi soldini in più.

Attraverso questa umile relazione penso abbiate capito anche voi ora, che cosa volevo dire. E per gli allevatori, convivenza e attesa di complicatissimi quanto necessari piani di gestione sarebbero molto, molto più lievi.

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PERCHÉ LE PERSONE CERCANO LO SCONTRO?

Sarà capitato anche a voi di essere oggetto di frasi denigratorie. Con o senza motivo si incorre nell’odio del proprio interlocutore.

Di solito chi lo fa, soffre della carenza di argomentazioni da apportare al dialogo. Annaspando nella difficoltà dialettica finisce col provare a sminuire l’avversario. Credo sia una specie di forma di autoconservazione di fronte all’incapacità di saper reagire. Pare sia stato Sigmund Freud a spiegare con le sue teorie che l’evoluzione del Super-Io nella società moderna impone di usare le parole rispetto alle armi. Dunque, se rabbia e frustrazione provocano reazione, così le persone iraconde o poco mediate transano facilmente dalle armi fisiche di un tempo, a quelle verbali di oggi. 

Anche l‘invidia gioca un forte ruolo specie quando si avverte come superiore il proprio avversario. Come il leone nella savana, si ruggisce, per mostrare agli astanti la propria forza. Anche i pregiudizi razziali culturali e politici alimentano l’odio. E’ un fenomeno che grazie al filtro del web trova la sua massima espressione proprio in quel mondo virtuale. Lì le persone riescono incredibilmente a mostrare il peggio di sé. Anzi, alcuni movimenti politici ne attingono a piene mani. Su questi stati d’animo hanno costruito la propria fortuna creandone motivi di interesse e raccogliendo fior di seguaci.

Non da ultimo, e alla base di tutto, ritengo che il minimo comun denominatore della rabbia dell’invidia e del percepirsi sotto attacco, sia proprio la mancanza di autostima. Gli insoddisfatti della propria vita arrivano a tentare ogni strada pur di prevalere sul prossimo. Se poi questa condizione è associata scarsa competenza o preparazione, il mix esplosivo è garantito.

Non ripasserò “L’arte di ottenere ragione” di Arthur Schopenhauer – testo che per altro consiglio – per cercare di gestire quello che da qualche mese mi capita in Consiglio Provinciale. Mi limiterò a raccontarlo, qui di seguito. 

Ad esser franco ed onesto devo anticipare che il mio ruolo di Consigliere di opposizione mi porta spesso ad intervenire  in maniera irruenta, financo caustica e dissacrante nei confronti di questa maggioranza leghista. E’ una mia colpa, me la riconosco, anche se il ruolo che rivesto me lo permetterebbe. Come mi impone anche l’esposizione di critiche, oltre che di proposte. 

Tuttavia dopo averle esposte, veniamo spesso apostrofati come frustrati per aver perso il posto. Voglio esser sincero: è vero e mi dispiace. Anche se si tratta più di una forma di rammarico. Non solo non abbiamo la possibilità di gestire il Trentino secondo una nostra umile visione ma dobbiamo vedere la nostra Provincia in mano a persone delle quali abbiamo pochissima stima. Chi, riuscirebbe a pensare diversamente al posto nostro?

Da questa giunta a trazione leghista, non arrivano risposte. Di più: si percepisce una sorta di ordine di scuderia di rimanere in silenzio. Quanto a lungo li avete sentiti parlare ad esempio, di grandi carnivori? Eppure, scorrendo indietro nelle loro pagine Facebook fino a due anni fa, erano una costante post corredati di considerazioni e fotografie degne di un grande esperto e appassionato di natura. A modo loro, ovviamente.

Sovente intervengono piuttosto alcuni consiglieri di maggioranza. Quattro in particolare. Non lasciano passare Consiglio senza aver parlato – male – di me. Denigrano senza argomentazioni quando non direttamente offese, basate su presupposti percepiti, dettati dall’emotività.

Mi apostrofano, ad esempio come colui che ha distrutto il turismo in Trentino. Eppure, non è dello stesso parere il nostro Istituto di statistica ISPAT che ha certificato come migliori annate turistiche di sempre, le ultime 5, quelle tra il 14 e il 19.

Fonte rapporto Turismo ISPAT

Ci accusano di aver sperperato fondi pubblici ripopolando il Trentino di orsi con il Progetto Life Ursus. A parte il fatto che di ripopolare il Trentino di orsi in via di estinzione se ne parla dagli anni 60, va precisato che tutto è partito nel 1997. I Fondi “Life” inoltre, sono contributi comunitari dedicati a specifici progetti.

E di contributi comunitari e nazionali, abbiamo fatto incetta aiutando pesantemente i nostri agricoltori. Anzi, Bruxelles ha prorogato la PAC 2014-2020 tanto che la lega potrà utilizzarla per governare l’agricoltura trentina ancora per due o tre anni.

Abbiamo ottenuto 450 milioni di €, 100 milioni in più rispetto alla precedente PAC trattata (?) dalla precedente Giunta.

Resoconto di cronaca su un quotidiano di inizio 2005

Ora che con questo scritto ho denunciato la cosa, cercherò di intervenire meno. Per non urtare sensibilità delicate. 

Purtroppo, anche in Trentino, le beghe intestine al nostro centro-sinistra da una parte e il grande successo mediatico di Salvini, dall’altra, hanno permesso a persone di scarsissima esperienza di trovarsi a gestire qualcosa di più grande di loro. 

E’ questo, lo stato d’animo che probabilmente ha causato il senso di inadeguatezza e la caduta di autostima che muovono Consiglieri leghisti a replicare attraverso offese ed insulti

Non credo sia il caso di farne loro una colpa ma mi sembrava opportuno stendere qui un ragionamento organico. Aiuta a chiarirsi le idee e ad informare chi mi segue, del mio punto di vista.

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AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA

Lottizzato il sistema della promozione turismo! La recente riforma del turismo targata lega potrebbe contenere una polpetta avvelenata particolare nociva alla democrazia e agli equilibri del sistema economico turistico trentino. 

Cerchiamo insieme di capire il perché di questo rischio

Ne ho voluto parlare anche sull’Adige del 6 agosto 2020

Sono stati molti e bi-partisan, i consiglieri che nei giorni scorsi si son spellati le mani a furia di complimentarsi per aver trovato una mediazione sulla composizione delle Apt. Questo ha distolto in modo grave l’attenzione del dibattito politico su un punto problematico centrale dai più ignorato: la norma ha costruito un consiglio di amministrazione a capo della Trentino Marketing.

Ce n’era bisogno? Appare subito un difetto: il rapporto tra assessorato e sistema della promozione viene disintermediato, rallentando tempi delle decisioni, dilatati dalla burocrazia.

In secondo ma ben più importante luogo, preoccupa la natura di questo nuovo consiglio di amministrazione. Di nomina politica? O meglio, partitica? Ne aveva bisogno il turismo?

Non finisce qui.

Perchè la lega ha insistito per istituire le associazioni di ambito territoriale ATA? Avranno un presidente, se sarà nominato dal nuovo CDA della Trentino Marketing  il cerchio si potrebbe chiudere. Se vogliamo proseguire con le preoccupazioni immaginiamo ora anche un ulteriore scenario. Poniamo che un’associazione di categoria molto vicina alla lega e ben dotata finanziariamente decida di affrontare una scalata  a questo sistema.

Fa nominare propri rappresentanti dentro al nuovo CDA della Trentino Marketing.

Questi a loro volta nominano propri uomini di fiducia come presidenti delle neonate ATA.

A questo punto, potrebbe risultare estremamente agevole per loro conoscere bene i problemi di natura finanziaria che le varie APT potrebbero incontrare a raggiungere il 51% di finanziato privato richiesto dalla norma di cui sopra. La dotazione finanziaria dell’associazione del nostro esempio immaginario, potrebbe intervenire in un momento difficile, conquistando anche solo con pochi fondi, un posto di rilievo nel CDA delle varie APT.

L’associazione del nostro esempio immaginario verrebbe ad avere un pesante controllo sui 50 (CINQUANTA!) milioni di € che ogni anno il Trentino investe per promuovere il turismo Trentino.

Mi sembrava giusto segnalarlo prima che avvenga e come secondo me, avverrà.

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IL CONSIGLIO DEVE DISCUTERE UNA LEGGE PRIMA DI SAPERE COSA HA IN TESTA LA GIUNTA: ECCO LA LEGA!

Da un quotidiano, stamattina apprendiamo finalmente cosa passa nella testa della giunta provinciale riguardo alla riforma del turismo.

Il politico dai 70 incontri sul territorio ha parlato! Con la stampa mentre il Consiglio sta discutendo da ieri pomeriggio del suo disegno di legge. (Nel fotomontaggio sopra lo screenshot con la data)

Poca la possibilità di dialogo con la giunta, scarsissimo il confronto (come ci dicono anche ai 70 incontri). Anzi, la fretta di portare comunque in aula la legge ha prodotto che oggi ne stiamo discutendo praticamente una bozza.

Stamattina chiederemo una sospensione e relativo incontro con l’assessore. Così finalmente, il 71°, lo farà con quelli che dovrebbero approvare o migliorare il testo.

Stesso metodo usato da FUGATTI.
Ha provato a bypassare la discussione in consiglio col PARCHEGGIO di 350 milioni€
. Intanto il Trentino sta soffrendo per la crisi da Covid.

“Non è mai successo prima” suole ripetere l’assessore quando pensa di aver fatto qualcosa di nuovo. Di solito son cose che non conosceva ma ieri ha reso vera questa frase!

🔴POST SCRIPTUM: a nostra informazione, siamo ad estate inoltrata e le APT non sanno ancora nulla della propria quota di finanziamento.

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COME PARLAR COI MURI

Procura la stessa sensazione l’aver discusso di bilancio con la lega in Consiglio in questi giorni.

Tutto è precipitato quando abbiamo scoperto che la lega a parole rilancia l’economia e nei fatti parcheggia 350 milioni di euro sotto il materasso. Impossibile tacere, non ci abbiamo più visto.

Ora eccoli qui i leghisti, duri e puri testardi come i muli.

Se qualche buon’anima della minoranza non avrà la bontà di ritirare qualcosa, rimarranno in aula fino a Ferragosto a schiacciare il bottone della testardaggine accompagnando la loro rabbia a post sguaiati e cattivi sui social. Senza giustificazione, privi di argomenti

La verità è che non è mai successo che un Presidente della Provincia non fosse capace di trattare di trovare una mediazione con le forze di minoranza.

Eppure si vergognano, anche delle loro proposte. L’emendamento sulle slot se lo sono bocciato e quello sulle seconde case se lo sono auto emendato. Troppe proteste dal sistema turismo, troppi danni alla nostra economia li hanno dissuasi dal tener duro. Ora tentano di chiamarci in causa asserendo che si tratta di una mediazione: niente di più falso!

Adesso in aula stanno votando da soli, dunque le colpe degli eventuali danni sono chiare: tutte loro!

Ma tant’è. Penso che anche questo sia solo l’ennesimo segnale di incapacità di amministrare della lega al governo del trentino. 

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NUOVI IMPIANTI A FUNE. QUANTE PROMESSE!

Impianti a fune? Certo, e ovunque! La lega al governo del Trentino si impegna a sostenere queste forme di mobilità alternativa promettendo un impianto milionario praticamente in ogni valle. Non che l’ipotesi sia poco interessante o affascinante ma c’è una profonda differenza che divide la volontà popolare, dalla responsabilità politica. 

Spostare le idee dal mondo dei sogni a quello della realtà è responsabilità di una buona amministrazione. Da tempo la Provincia ha delegato la propria Società di Sistema Trentino Sviluppo alla gestione e all’accompagnamento dei territori e delle società private nella realizzazione e gestione finanziaria sostenibile di questi impianti.

Un’amministrazione seria che si rispetti dovrebbe aver chiare le proprie disponibilità operative. Da queste, intersecando le priorità politiche, dovrebbe deliberare la fattibilità tecnica. Stabilire un elenco di priorità però, sviluppa un grave problema dal punto di vista del consenso. Significa infatti affermare dinieghi od elargire assensi. parliamo di una capacità di assunzione di responsabilità che questa lega al governo del Trentino non ha dimostrato di avere.

Sono molti i territori ai quali sono stati promessi finanziamenti straordinari, in molti casi assolutamente fuori scala rispetto alle disponibilità finanziarie provinciali o locali.

In grandissima sintesi, qui di seguito, il quadro degli interventi dei quali stiamo parlando.

Pinzolo, Molveno, Bolbeno, Val di Non, Panarotta, sono gli interventi programmati che pare abbiano più chance di semaforo verde.

Merita menzione a parte Folgaria, località che esprime criticità su tre livelli. Ora che la società ha portato il quadro finanziario verso una sua definitiva messa in sicurezza sono comunque attesi aiuti per finanziamenti relativi ad importanti migliorie della stazione. Nel frattempo si caldeggia un collegamento funiviario che li colleghi con la città di Rovereto.

Nondimeno sogna Brentonico, dopo aver incassato un incauto impegno dall’assessore competente a realizzare entro due anni il collegamento della località con Malcesine.

Figlio di ogni schieramento politico, in questa campagna elettorale arriva poi l’impegno di connettere dal punto di vista funiviario la città di Trento col Bondone

Non ultimo il collegamento sciistico tra San Martino e Passo Rolle tra tutti forse quello più realizzabile necessario e proficuo dal punto di vista resa/investimento

Le frecce indicano l’agognato tracciato

Centinaia, i milioni di euro promessi senza promuovere adeguatamente e con trasparenza l’impegno concreto e preciso di dove si voglia arrivare.

A causa di Vaia e del Covid si possono ascoltare molte spiegazioni relative al procrastinare gli investimenti ma non è accettabile che finora per il turismo Trentino, settore che più beneficia di questi investimenti, il principale problema di questo governo rimanga ancora il numero delle APT.

Nel frattempo il Presidente, pur mantenendo tutti i tagli di bilancio che sono stati necessari per costruire Fondi atti a reagire a questa crisi, parcheggia nel proprio Fondo di riserva 350 milioni di euro.

Non credo servano commenti.

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La lega alle elezioni comunali.

In tutti i più importanti centri del Trentino e per fortuna anche a Civezzano stiamo assistendo alla cronaca di un fallimento annunciato. La sfortunata epopea “Baracetti” è solo la punta dell’iceberg che alle comunali di settembre affonderà il Titanic-lega trentina.

Del resto, catapultata al potere dai “moti salviniani” un’orda di persone impreparate due anni fa ha raggiunto il più alto scranno del governo Provinciale, solo per una serie fortuita di circostanze.

Scarsamente dotata e ancor meno organizzata è in breve si convinse che questa condizione fosse in qualche modo legata a qualche merito.

A quel punto ha deciso di effettuare riforme a spron battuto allo scopo di allargare il proprio consenso. Purtroppo per noi, lo ha fatto ripercorrendo canali dove è necessario avere preparazione competenza e professionalità.

Così, è arrivato il turno di organizzare le elezioni comunali. E’ una partita molto delicata, quella delle amministrative nei nostri paesi. Si basa profondamente sulla reputazione delle persone. Una condizione che specialmente nelle piccole località è evidente ed esposta, senza il bisogno di una bacheca social.

Social nei quali, navigando l’altra sera, mi sono imbattuto in una fotografia che mi ha colpito. Ma prima di parlare della foto, faccio una premessa 

20 anni fa diventai Sindaco di Civezzano grazie alla lista CIVES. La stessa anima che oggi si ripresenta orgogliosa dei propri ventennali risultati. Ai nostri candidati abbiamo sempre chiesto ed ottenuto due caratteristiche: l’onestà e l’assenza di interessi personali. Il certificato di questo, lo misura l’aver sempre approvato le varianti urbanistiche al PRG senza il bisogno di un commissario.

Non è stato così in passato dove in comune hanno amministrato o avuto relazione figure che di interessi personali han fatto man bassa. Soprattutto nel campo immobiliare, anche in maniera disonesta. 

Torniamo alla foto social che mi ha colpito. Ritrae un consigliere provinciale della lega, un esponente di seconda linea, che si fotografa con qualcuno di questi personaggi.

Paradossalmente, la cosa mi ha rincuorato perché aiuta i cittadini a capire. Qui, come in molti altri paesi del Trentino, chi voterà lega voterà questo tipo di persone.

Si potrà vivere l’emozione ed il brivido di subire l’incompetenza provinciale schivando però la possibilità di vedere al governo del comune di Civezzano chi persegue gli interessi personali così come è successo in un lontano passato.

Noi ci batteremo perché questa cosa non accada.

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TURISMO: perchè tanta differenza tra TRENTINO e ALTOADIGE?

Il confronto nei numeri è impietoso. Ammonta ad 1 miliardo€ la differenza di PIL tra noi l’Alto Adige. Ma è soprattutto il numero degli alberghi – 5500 a 1500 – ad impressionare.

La competenza linguistica, tra i molti fattori che hanno determinato questa differenza, è stata determinante. Lassù, la conoscenza del tedesco ha aiutato il turismo a partire almeno 50 anni prima di noi. In più con un turismo destagionalizzato e di maggior qualità grazie alla clientela germanofona – cosiddetta DACH –  meno abitudinaria, nei periodi di vacanza rispetto a quella italiana.

Anche a noi la storia offrì qualche possibilità. Che evidentemente non sfruttammo come i nostri cugini a nord

Il piano d’insegnamento delle lingue, fortemente voluto dal presidente Rossi nella scorsa legislatura, avrebbe provato a recuperare anche questo, di gap. 

La lega, lo ha pesantemente smontato.

Il secondo motivo è di natura urbanistica e di “logistica” dell’ospitalità. Due terzi dei posti letto in Alto Adige sono alberghieri. Qui un terzo di meno. Rispetto all’Alto Adige sono invece il doppio i posti letto extra alberghieri, con moltissime seconde case costruite a partire soprattutto dagli anni 70. Si è prodotta così, un’alterazione del sistema urbanistico e della ricettività che ora è molto difficile controvertire.

È per questo motivo che è nata la legge Gilmozzi. Il patrimonio edilizio per i non residenti è stato contingentato. Si è voluto fermare la speculazione edilizia a favore un turismo poco interessante dal punto di vista del PIL caratteristico. E’ vero che c’è un patrimonio edilizio desueto va in qualche modo recuperato. Non attraverso la speculazione edilizia. Stiamo assistendo ad un ennesimo colpo gobbo della Lega. Vittima di un “machismo” che smonta un sistema, priva di capacità e competenze adatte a montarne uno nuovo.

Ultima chicca politica: ironia della sorte, a gestire questo cambiamento è proprio un assessore cresciuto sotto le gonne dell’UPT, il partito che la propose. Oggi, quell’assessore ha cambiato casacca politica e con essa, idea. La cosa, purtroppo, non sorprende.