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Sono andato a cercare l’orso.

E rispettando le regole l’ho trovato: uscendone bene!

Un’ennesima malefatta dell’orso e la voglia di prender visione di un caso pratico di gestione di mandrie in alta quota in presenza di orso, mi hanno spinto a questo breve viaggio appena fuori casa. Il mix di considerazioni frutto di questo piccolo reportage sotto forma di fotoracconto, contengono il sale e le motivazioni che ci muovono a criticare la lega. Le loro carenze anche nel campo della gestione dei grandi carnivori sono infatti assolutamente manifeste.

UNA PICCOLA AVVENTURA PER ENTRARE AL CUORE DEL PROBLEMA

Veniamo ai fatti: l’altra sera in Val Genova è avvenuta una predazione su un asino da parte di un orso.

 Tutto normale, diranno molti di voi. Quella è proprio la valle degli orsi in Trentino e ad esser vergognosi sono quegli allevatori che non hanno custodito a sufficienza lo sfortunato equide!

 Potreste avere ragione. 

Non fosse che è il caso di capire e di vedere dove lavorano questi famigerati custodi degli animali in montagna. Non han chiesto loro la compagnia dei Grandi Carnivori e se il sistema pubblico li ha protetti e voluti, troverei giusto si assumesse anche parte degli oneri di custodia delle produzioni zootecniche.

Ma perchè, non è già così? 

Non proprio, siamo andati in questo posto dove un imprenditore privato, molto serenamente per altro, si è sostituito ad alcune carenze del pubblico. Io aggiungo: ingiustamente.

La critica che muoviamo al sistema infatti è che gli strumenti di protezione non sono a disposizione degli zootecnici ad libitum. Talvolta ci sono liste d’attesa per recinti mobili e per i ripari. Per quelli permanenti, più garantisti per le mandrie e le greggi, non c’è un pesante programma di realizzazione. Almeno non nel prossimo futuro. Anche i ripari elitrasportabili in quota sono in numero inferiore alle domande. Si ricorre all’affitto, si recuperano box-office dai cantieri edili ma si rifiuta l’idea che sarebbe arrivato il momento di realizzarne in materiale ligneo.

L’esempio di come potrebbe essere un riparo permanente in legno

Eppure è passata Vaia e la lega ha promesso chissà quali utilizzi. Anche con ordini del giorno di una sprovveduta consigliera leghista che in aula inneggia all’utilizzo del legname per costruire altoparlanti per smartphone. Intanto, in quota, ai pochi fortunati che ricevono l’assegnazione, la Provincia porta il poliuretano. Insomma, come state leggendo c’è molto materiale sul quale riflettere. 

PARTENZA, CON SORPRESA!

 La giornata parte fortunata perché poco dopo le cascate del Nardis un orso dalla taglia apparentemente giovane, ci sta aspettando sul ciglio della strada. Rallentiamo la macchina, per non spaventarlo, aspettando che si sposti.

Potrebbe pesare circa 80-100 kg, ed è già stato precedentemente catturato poiché reca un auricolare rosso. Si sposta di pochi metri tra i cespugli, e attende il nostro passaggio.

Al riparo nella nostra vettura abbassiamo i finestrini e lo fotografiamo mentre ansimante si sposta di pochi metri nella boscaglia per riprendere fiato. Evidentemente lo ha appena perso dopo una qualche corsa dietro chissà cosa.

La gioia dell’incontro si mescola subito al cruccio, al pensiero che potrebbe benissimo essere questo l’esemplare responsabile delle malefatte della sera precedente.

SALITA, CHE FATICA!

Terminate le foto di rito guadagnamo il parcheggio per la vettura e lasciamo il fondovalle. A piedi dopo un paio d’ore di ripida salita e di un’energica sudata raggiungiamo il limite della vegetazione.

Qui, è facile capire cosa significhi gestire la montagna ad alta quota con bestiame non da latte, utilizzando piuttosto equidi, giovani bovini ed ovini.

E’ in questi luoghi che si respira la difficoltà della protezione del bestiame e si impara quanto siano estremamente necessari molto più che utili, i presidi da difesa.

Una piccola sosta per verificare lo stato di salute

COME SI GESTISCE UN PASCOLO D’ALTA QUOTA?

Con la presenza costante e professionale di un pastore. E con qualche presidio di protezione specifico per la difesa da grandi carnivori.

Imprescindibile e necessaria anche se talvolta le aziende agricole, non hanno la possibilità di attendere i tempi della politica e devono provvedere in proprio ad attrezzarsi. Eppure, di recinti, cani e contributi per la remunerazione dei pastori dovrebbero aver diritto proprio tutti. Ogni Malga che ne faccia richiesta dovrebbe avere il diritto di ricevere recinzioni e riparo per il pastore adeguati.

I recinti servono anche per gestire al meglio il pascolo. Un po di erba alla volta, si pascola meglio tutto.

L’uso dei recinti elettrici, opportunamente elettrificati assieme all’aiuto dato dai cani sono importanti che rimane fondamentale è la presenza del pastore. Oltre ad adeguata contribuzione per la loro retribuzione, a queste persone andrebbe data la dignità di un riparo.

RIPARI IN QUOTA

In molti luoghi le strutture storiche si sono deteriorate o non ci son mai state. La qualità di vita dei pastori di qualche secolo fa era piuttosto scadente e spesso venivano lasciati dormire sotto ai sassi

Un box. In questo caso di proprietà privata.

Come abbiamo anticipato, la provincia, possiede solo alcuni ripari aviotrasportabili in quota così accade che alcuni pastori siano lasciati soli e facciano da sé.

Proprio come in questo caso dove il malgaro si è arrangiato provvedendo in proprio all’acquisto e al trasporto in quota di questo riparo.

Come potete constatare la qualità edilizia lascia a desiderare. Se ne potrebbe disquisire ma questa persona si trova nel pieno diritto di ignorare la cosa visto che anche la stessa Provincia distribuisce box uguali identici a questo.

Sono strutture che vanno ancorate saldamente a terra con cavi di acciaio perché le intemperie li potrebbero sfondare o far volare lontano.

E pensare che Vaia ci ha offerto la possibilità di poterne realizzare di tradizionali in legno di eccezionale aspetto urbanistico paesaggistico. Potrebbero essere fissati permanentemente al suolo. Nelle stagioni diverse dall’estate, potrebbero diventare dei bivacchi per alimentare il trekking e il turismo d’alta montagna.Si tratta di un prodotto estremamente interessante e sempre più innovativo per i nostri visitatori. 

LE INCERTEZZE DELLA LEGA

Ma si mi si permetta la critica, la provincia in questa fase di governo leghista in Trentino, preferisce lasciare il legname in pasto al bostrico. Per quanto riguarda l’aspetto turistico, anziché cercare di sviluppare nuovi prodotti vive nel perenne cruccio derivante dalla conta del numero delle APT.

Non ci siamo! La montagna va vissuta ed abitata proprio come sanno fare i contadini. Solo così saprà raccontare il meglio anche agli ospiti degli albergatori a valle.

La gestione dei grandi carnivori, l’aiuto ai malghesi, lo stimolo alla vita in montagna sono ingranaggi di un meccanismo di grande valore. Fanno girare l’economia circolare tra fondovalle ed alta quota. Da un lato si alimenta la gestione dei pascoli dall’altra la qualità del nostro paesaggio.

Forse per la stanchezza di questa giornata estremamente interessante e formativa, ora mi lascerò andare a qualche affermazione un po forte. Mi sento di dire che è molto più facile per chi governa oggi cercare bagni di folla tra selfie al mercato che provare ad entrare nei problemi con impegno e competenza. E per provare a risolverli, al netto del perfezionamento di complesse normative basterebbero davvero pochi soldini in più. Attraverso questa umile relazione penso abbiate capito anche voi ora, che cosa volevo dire. E per gli allevatori, convivenza e attesa di complicatissimi quanto necessari piani di gestione sarebbero molto, molto più lievi.

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