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Michele Dallapiccola

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Inverno Turistico e Covid alle porte: quali le risposte della politica?

Finora, questo governo provinciale non ha dato dimostrazione di particolare prontezza di riflessi e di efficacia nelle risposte ai problemi che via via si presentano.

Potrei citare la risposta al problema della drosophila suzukii nella piccola frutticoltura, quella ai grandi carnivori nella zootecnia, la gestione dell’organizzazione scolastica sotto Covid. Peggio ancora sono andate questioni più complicate quali quelle finanziarie relative all’assunzione di debito. Un conseguente stanziamento di fondi per opere pubbliche sarebbe stata una veloce risposta alle necessità delle imprese, specie locali. 

E’ per questo motivo che, preoccupati, abbiamo voluto interrogare e stimolare la Giunta Provinciale.

I dati provvisori, relativi all’andamento dell’estate turistica del Trentino, recentemente diffusi, indicano modesti margini di ottimismo. Non sono tuttavia condivisi dalle associazioni di categoria che esprimono invece grande preoccupazione. Sia per come è trascorsa l’estate ma soprattutto perchè anche sulla nostra provincia incombe tenebrosa la paura di una seconda ondata di virosi da Covid. 

Fortunatamente sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista organizzativo, la società e la medicina sono più preparate. Sono cambiate le terapie e si è potuta constatare la grande efficacia del trinomio: disinfettante, mascherine e distanziamento.

La soluzione definitiva tuttavia avverrà non prima della distribuzione di un efficace presidio vaccinale. Dovrà essere somministrato ad un’adeguata fascia di popolazione e questa dovrà sviluppare una sufficientemente ampia immunità di gregge.

Tutto lascia supporre dunque che ciò accadrà non prima di qualche mese lasciando la stagione invernale in preda all’incertezza e al Covid.

E’ in questo preoccupante quadro che si incastra l’industria turistica invernale.

Se da un lato infatti la frequentazione della montagna estiva utilizza gli impianti di risalita in misura non imponente, questo invece accade pesantemente durante l’inverno.

L’utilizzo delle funi d’acciaio è infatti elemento imprescindibile e le code agli impianti stessi sono davvero difficili da gestire.

Nondimeno la nostra clientela nord europea osserverà le notizie relative all’andamento del virus per decidere se raggiungerci o meno.

Da considerare inoltre che la settimana bianca per la clientela italiana non è così importante ed irrinunciabile come lo sono invece le vacanze estive.

Anche le associazioni di consumatori ci hanno messo del proprio e ha fatto specie la notizia di questi giorni, relativa alla richiesta danni che queste hanno effettuato attraverso una class action proprio nei confronti delle società proprietarie degli impianti di risalita nella località austriaca di Ischgl.

Questi sopra, in breve sintesi, gli elementi che preoccupano maggiormente gli operatori turistici del nostro inverno. Per il settore, la stagione è praticamente in procinto di iniziare. Dal punto di vista della comunicazione e dell’approccio sarebbe importante capire velocemente quali siano gli indirizzi provinciali per gestire al meglio la stagione in turistica invernale soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo degli impianti e delle relative code per l’accesso agli stessi.

Tutto ciò premesso si interroga la giunta per sapere 

  • se sia allo studio un piano speciale di utilizzo degli impianti di risalita nel periodo invernale qualora le condizioni sanitarie relative al covid si profilano simili o peggiori rispetto allo stato attuale.
  • In caso di affermazione positiva quali siano le linee di indirizzo generali della Provincia, al fine di rendere edotta con il più largo anticipo possibile la popolazione turistica e residente.
Comunicati Stampa

Carenze nella didattica a distanza

C’è incertezza sul come gestire al meglio i bambini e i ragazzi bloccati a casa dalla quarantena da Covid. Quale autorevole testimone, anche Fugatti la certifica in una recente quanto infelice clip video, apparsa nei giorni scorsi su “Il Dolomiti”. Il video a questo link!

Non è solo, il presidente, quando cerca di immaginare il momento nel quale si occuperà di come aiutare i genitori a curare questa delicata fase.

Anche l’assessore all’istruzione infatti, destreggiandosi tra un comizio elettorale e l’altro, sta sicuramente pensando a come organizzerà la didattica  a distanza per i ragazzi e bambini bloccati a casa per quarantena da Covid. Peccato che per alcuni di loro, questa prassi sanitaria sia già iniziata. Denunciamo pubblicamente il problema che si è verificato, proprio in qualche caso segnalatoci. Alcuni genitori e studenti hanno rilevato l’assenza di opportuna assistenza tecnica da parte del personale docente.

Ci chiediamo se gli istituti comprensivi, siano stati in grado di mettere gli insegnanti nelle migliori condizioni di poter operare in tal senso? 

Di seguito, il testo dell’interrogazione.

Carenze nella didattica a distanza

Molti bambini e ragazzi in quarantena domestica derivante da positività a Covid, anche nella stessa classe, non stanno ricevendo adeguata assistenza e continuità nell’insegnamento a distanza. Trapela un senso di incertezza nell’organizzazione scolastica. Questo specialmente per quanto riguarda la gestione della didattica da remoto. Pare non siano chiari e precisi nemmeno gli indirizzi su come procedere. Nella filiera organizzativa, il personale docente denuncia spesso di non esser stato messo nelle condizioni di poter attivare prontamente attività scolastica per i ragazzi rimasti a casa.

Probabilmente, i protocolli prevedono dotazioni multimediali e connessioni informatiche più robuste.

Vi è tuttavia, un pesante rimpallo di responsabilità tra l’organizzazione scolastica e quella provinciale, che dovrebbe governare tutto il processo di assistenza tecnica nei vari istituti.

Tutto ciò premesso il consiglio interroga la giunta per sapere 

perché in provincia, ogni classe di ogni ordine e grado non sia in grado di garantire la didattica a distanza a bambini e ragazzi in quarantena preventiva domestica.

Trento, 24 settembre 2020

Cons.ri Dallapiccola, Demagri, Rossi.

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Ora la giunta provinciale sostituisce i suoi Servizi?

Quando le informazioni tecniche le fornisce la giunta provinciale, qualora strumentalizzate potrebbero risultare fuorvianti.

Che nei Comuni delle nostre vallate si preferisca lasciare in disparte la politica nazionale e provinciale è un fatto notorio. Sono le liste civiche ad esser preferite, come espressione di impegno personale di ciascuno a servizio della propria comunità.

Per questo motivo la presenza di politici di livello superiore, specie quando non richiesta, è vissuta come un’ingerenza nelle libere scelte di una comunità.

L’uso dell’acqua e la crisi da Covid, due temi sensibili

A peggiorare le cose possono contribuire fatti come quello descritto nell’episodio che ha stimolato la nostra interrogazione che tratta di acqua, un tema sensibile ed estremamente delicato. Inoltre riteniamo che creare falsi convincimenti, esprimere illazioni senza alcun rispetto dei ruoli e delle diverse competenze – prevaricando il ruolo tecnico – possa alimentare attese infondate. E’ profondamente scorretto e generatore di dibattito negativo nelle comunità locali.

Proprio come è avvenuto qualche giorno fa in un Comune delle Giudicare che aveva posto una precisa domanda alla PAT. Da che data, un Comune può applicare la Tariffa ridotta del ciclo dell’acqua?

E cosi, questa domanda, la abbiamo girata alla Giunta, con l’interrogazione qui di seguito.

Durante la pandemia da Covid anche gli Enti Locali hanno cercato di venire incontro a cittadini ed imprese con vari provvedimenti compresa la riduzione di varie tariffe. Ciò avviene in un quadro normativo rispetto al quale i vari Servizi provinciali possono assistere tecnicamente offrendo pareri di opportunità e legittimità.

Dentro a questo solco, stona una vicenda occorsa al Comune di Sella Giudicarie rispetto alla quale, appare giusto riportare una sintetica cronaca per meglio inquadrare la vicenda.

In data 26.06.2020, il capogruppo di minoranza comunale “Civica futura”, (supportato per sua affermazione da puntuali informazioni ricevute da un assessore e da un dirigente provinciale tramite messaggi whatsapp!?) asseriva che le tariffe relative al ciclo dell’acqua potessero essere ridotte o azzerate anche retroattivamente alla data di assunzione del provvedimento.

L’amministrazione comunale, nel frattempo, si era preoccupata di chiedere formale parere tecnico al Servizio Autonomie locali della PAT affinché comunicasse la vera interpretazione del comma 2 dell’art.21 della L.P. 13 maggio 2020, n. 3.

Contrariamente a quanto sostenuto dalla minoranza comunale, si è potuto appurare soltanto che tale norma prevede la riduzione/esenzione delle tariffe relative al ciclo dell’acqua come applicabile dalla data della delibera e non dall’inizio dell’anno in corso.

In attesa del parere richiesto, l’amministrazione effettuava ulteriori opportuni approfondimenti tecnici preordinati all’adozione delle relative delibere. Sentita, seppur informalmente, la Commissione tecnica tributi e tariffe istituita in seno al Consorzio dei comuni trentini, riceveva conferma che le nuove tariffe avrebbero trovavano legittima applicazione solo dalla data di entrata in vigore del provvedimento e non retroattivamente. Lo stesso Ufficio del Vice Presidente Provinciale, dopo un breve approfondimento, confermava il quadro normativo.

A quel punto, il Consiglio e la Giunta comunali, in data 05 agosto (ultima data utile prima del silenzio elettorale e ancora senza nessuna risposta ufficiale da parte della PAT) adottavano i provvedimenti di rispettiva competenza. Tra questi, l’azzeramento delle aliquote IMIS autorizzate dalla PAT e a seguire le tariffe ed i canoni di locazione per un importo complessivo di oltre 400.000,00 euro.

Notevole, che il provvedimento assunto dal Comune di Sella Giudicarie relativo alle tariffe dell’acqua, è identico nei termini e nell’applicazione a tutti quelli assunti dai comuni trentini che hanno deliberato in merito.

In data 17 agosto 2020, veniva pubblicata sul sito istituzionale della Provincia (sezione Territorio/Autonomie locali) una nota Informativa in merito alle novità normative ed amministrative per quanto riguarda la materia dei tributi e delle entrate extra-tributarie locali. Nel chiarimento si evidenziava puntualmente che ‘…Le tariffe così rideterminate trovano applicazione dalla data del provvedimento che le determina, ovvero da data successiva indicata nel provvedimento stesso, e quindi senza effetto retroattivo.’

Veniamo all’attualità. Pochi giorni fa, una nota a firma dell’Assessore agli Enti locali, avv. Mattia Gottardi, fa finalmente pervenire una risposta scritta all’amministrazione comunale.

In data 07.09.2020, dopo oltre 70 giorni dalla richiesta, fuori tempo utile, in piena campagna elettorale e vaga in molti passaggi, contiene informazioni che non solo non corrispondono a quanto superficialmente affermato dalle minoranze comunali ma nemmeno alle interpretazioni ufficiali della PAT.

Riteniamo che creare falsi convincimenti, esprimere illazioni senza alcun rispetto dei ruoli e delle diverse competenze (anche in senso tecnico) possa alimentare attese infondate oltre ad essere profondamente scorretto e generatore di dibattito negativo nelle comunità locali.

Tutto ciò premesso il consiglio interroga la Giunta per sapere

  • se è al corrente del parere del consorzio dei comuni in merito all’interpretazione del comma 2 dell’art.21 della L.P. 13 maggio 2020, n. 3 e delle linee guida pubblicate in agosto dal Servizio Autonomie locali?
  • se debba essere considerata una prassi della quale prendere atto. Alle richieste di formale parere ai servizi provinciali, d’ora in poi, risponderanno i competenti membri di giunta provinciale direttamente di propria firma.
  • se non si convenga, in caso affermativo che le risposte siano fatte pervenire, chiare, di univoca interpretazione e non oltre il tempo massimo per poterne formulare un conseguente provvedimento.

Trento, 15 settembre 2020

Cons. Michele Dallapiccola, Cons. Paola Demagri, Cons. Ugo Rossi. 

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La Pergine del nostro domani.

Le opportunità di lavoro come chiave di sviluppo della società. Dove e su che cosa si può contare?

Lo sviluppo armonioso di una comunità non può che tenere in imprescindibile considerazione anche il suo aspetto economico. Per questo, agli ottimi insediamenti industriali e artigianali, vanno innanzitutto offerte migliorie, a partire dall’infrastruttura digitale. Divenuto asset fondamentale al pari di una qualsiasi opera di urbanizzazione, è ormai indissolubilmente legata allo sviluppo del terziario e dei servizi. 

Anche il turismo e l’agricoltura attendono l’intervento del pubblico come determinante ai fini di un corretto ed armonioso sviluppo territoriale. La scorsa amministrazione provinciale, a trazione autonomista, ha puntato su questi settori con investimenti importanti anche a livello locale.

Dove si è investito di più.

Oltre alle canoniche misure di sostegno agricolo, abbiamo deciso di destinare anche all’Alta Valsugana un’importante fetta di fondi LEADER europei. Alcuni milioni di € hanno già finanziato diverse iniziative private. 

Il sostegno economico all’impianto irriguo sul conoide della Marzola e la nuova struttura della “Sant’Orsola” hanno poi ulteriormente dirottato sul territorio quasi 20 milioni€.

Nondimeno, altri 5 milioni€ hanno connotato il livello turistico. 

L’acquisto del castello di Pergine non si sarebbe potuto realizzare senza il fondamentale incentivato provinciale.

Assieme al distretto culturale, il sostegno alla stazione sciistica dell’Alpe di Pergine, la Panarotta, ha voluto spingere sull’ammodernamento degli asset per favorire la fruibilità particolarmente rivolta alle famiglie, al divertimento sulla neve e all’avviamento allo sci.

E sufficiente? Qualche concetto sul quale impostare il metodo di sviluppo.

Possono contributi, finanziamenti o vile denaro che dir si voglia, rappresentare il colore e la capacità di innovazione di un’amministrazione provinciale o comunale?

No. Ricondurre il pensiero di sviluppo di una località al tipo o alla quantità di finanziamenti assegnati è riduttivo.

Nemmeno un’attenta manutenzione delle infrastrutture comunali definisce la cifra del giudizio positivo verso un’amministrazione locale. La risposta è scontata, accanto a queste pur necessarie condizioni è necessaria una capacità di visione del proprio futuro.

Dunque, la domanda che l’amministratore della Pergine – di domani – si deve porre è: che cosa vuole essere Pergine – di domani -?

Pergine non merita di stare rinchiusa

Sono ben cinque le liste che si contrappongono all’amministrazione uscente. Tutte, accomunate dal pensiero politico che la città di Pergine deve aspirare ad avere una maggiore apertura verso il piano provinciale e non solo.

 Qualche suggerimento pratico

A noi piacerebbe aggiungere un’ulteriore domanda. Che cosa può connotare Pergine e la sua caratterizzazione turistica, posto che in questo settore intravediamo ampissimi margini di sviluppo? Le enormi carenze dell’attualità si potrebbero riassumere in una sola domanda: che cosa porta con sé come ricordo un turista che oggi visita Pergine? I bravissimi commercianti locali fanno i miracoli ed il centro è tenuto bello e vivo grazie a loro. Ma. 

Tradotto nel linguaggio moderno dei social, che cosa c’è di interessante da “postare” in città?

C’è un luogo iconico, un “punto wow” qualcosa da voler condividere con i propri amici per lasciare un indelebile ricordo sulle proprie pagine digitali? Che esperienze indimenticabili si possono vivere a Pergine? Eppure sarebbero molti gli aspetti da sviluppare rispetto ai quali l’amministrazione comunale ha la possibilità di fare sintesi.

Prendiamo Trento: gli anni l’hanno trasformata in una meravigliosa città turistica grazie ad alcuni pesanti investimenti in attrazioni. Il Muse tra tutti. Per costi e replicabilità dell’iniziativa questo non può riprodurre anche a Pergine.

La seconda attrazione di Trento per numero di visite però è il Castello del Buonconsiglio. E qui, comincia ad accendersi la scintilla del nesso.

Pergine è stato un fiorente borgo medioevale. Molti i richiami storici, gli stilemi architettonici e culturali di quel periodo. La felice intuizione di attivare un Parco minerario ne è un esempio. L’attività estrattiva garantì, in quei secoli, un benessere che può essere raccontato. È necessario l’impegno di alcuni investimenti piccoli e mirati. Ad esempio, perchè non collegare in maniera chiara e precisa con un camminamento tra il centro e il Castello? E la sua musealizzazione, come di fatto sta accadendo, non è imprescindibile?

Altro capitolo è il lago. Fu luogo turistico di asburgica memoria, come racconta la storia. Qui gli investimenti pubblici si intersecano con quelli privati e ancora una volta l’amministrazione comunale può migliorarsi. Molto. Su tutto gli attuali, deludenti, confusi collegamenti, pedonali e ciclabili col centro. Devono essere chiari, facili da individuare, protetti e sicuri.

Nondimeno la Cittadella dei piccoli frutti. Un esempio simile in Piana rotaliana riguarda il vino. Sono alcune decine di migliaia i visitatori che ogni anno transitano nella struttura delle Cantine Rotary di Mezzocorona per visitare questa Filiera produttiva.

L’attività di distretti agricoli di respiro europeo come è anche quella di Pergine nel campo dei piccoli frutti potrebbe rivestire ruolo di interessante centro turistico.

 Infine.

Un Presidente della nostra Provincia, ai tempi della grandeur del suo partito, veniva spesso redarguito da un quotidiano locale con una finta locuzione latina all’uopo coniata: “Asfaltare non est gubernare”. 

A ben vedere è un monito adatto anche per l’attuale realtà amministrativa perginese.

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IL TRENTINO: SARA’ LA TERRA DEGLI ORSI IN GABBIA?

Nel tempo della lega al governo del trentino, la gestione dei grandi carnivori ristagna nella palude delle idee. 

E così dentro ai prodotti di politica salmastra, ci è finito anche l’orso. O meglio gli orsi in eccesso. Il parametro pare sia stato edittato direttamente dal presidente che con insindacabile giudizio ha individuato in 30 il numero preciso. Stabilito il difetto, o meglio l’eccesso, si è pensato bene di intervenire, incominciando a… rinchiuderli tutti! Questo perchè, affrontato il nazional ludibrio con ordinanza prese tra capo e collo (per JJ4) e dal Tar impugnata, si è accorto di non avere né la forza né’ il coraggio di ordinare di sparare. Eppure quando stavano sotto i gazebo a raccoglier firme, i leghisti, paventavano tutt’altra sicumera.

Così la soluzione farsa partorita ora è quella di catturare gli orsi che anche solo minimamente infasticano l’opinione pubblica, o meglio la campagna elettorale.

DJ3 al Casteller. Sarà trasferita altrove

Secondo un suo personale credo, dicevamo, che Il presidente della Provincia ha stabilito che in Trentino vi siano 30 orsi di troppo. Non è stata citata nessuna motivazione né nessun studio che porti a comprendere il perché del numero sopra annunciato.

In realtà, scientificamente ed eticamente è assai difficile stabilire se siano troppi o magari troppo pochi. Per questi motivi, la precedente Giunta aveva promulgato una norma che se attuata avrebbe previsto la gestione dei grandi carnivori. L’intento prevedeva di prescindere dalla conta e si sarebbe partiti invece dagli esemplari problematici.

La lega al governo del trentino, per risolvere il problema, pare abbia invece pensato di cominciare a catturarli e chiuderli dentro a dei recinti. Qualora non si trovasse soluzione diversa, in breve tempo, potrebbero essere parecchi gli esemplari di orso rinchiusi in una gabbia.

Il Trentino così potrebbe diventare famoso per essere la Provincia con il maggior numero di orsi in gabbia del mondo.

Un recinto, a misura di orso. M49, tuttavia, lo ha scavalcato e divelto.

I meno giovani ricorderanno gli orsi di Rovereto, Gocciadoro e Sardagna. Li rivedete nella foto in copertina. Erano abominevoli galere, che custodivano animali psicotici. Fortunatamente, l’evoluzione nel rapporto con gli animali ha risolto quella prassi. Invece, il provvedimento attuale della lega, nell’ambito della gestione degli fauna selvatica, ha fatto fare al Trentino un salto a ritroso di 50 anni.

E’ assolutamente comprensibile la necessaria preoccupazione per le persone ma non è giustificabile accettare una soluzione decisa in fretta e furia dopo non aver fatto praticamente nulla nei primi due anni di governo.

La non soluzione riserva al Trentino una nomea inquietante quella di regione incapace di gestire un corretto equilibrio ecosistemico del quale l’esistenza dei granai carnivori costituisce certificato vivente.

Che l’ambiente, la sua importanza e la capacità di gestirlo bene non fossero il fiore all’occhiello della politica leghista lo sapevamo. 

Del resto, il relativo dicastero è stato affidato ad una figura che ne ha intascato l’incarico e da allora non ha più proferito original parola. In parte comprendiamo. Anzi, esprimiamo solidarietà a questa figura politica, nota più per il suo drammatico cambio di casacca che per un vissuto a difesa e promozione dei temi ambientali. È difficilissimo promuove un argomento del quale nella vita se sia occupati davvero poco.

E che dire della relazione di questo problema col turismo? Dentro a questo desolante quadro, il Trentino spinge a promuovere pesantemente la provincia all’estero,valorizzando anche i suoi aspetti ambientali e la sua capacità di gestirlo al meglio. In questa situazione paradossale si sprecano risorse e reputazione con opere inutili se, come dicevamo si fosse intervenuti prima.

E’ per mettere in risalto gli aspetti ridicoli di queste decisioni che abbiamo voluto depositare un’INTERROGAZIONE.

Quanto verrà a costare il nuovo recinto a Spormaggiore riservato a DJ3? Quanti metri quadrati misurerà l’area recintata? Per quanti orsi si ha intenzione di utilizzarla? È in programma la realizzazione di ulteriori recinti? Se si, quanti e dove?

E mentre si costruiscono queste strutture, si diserta l’impegno di attuare la legge 9/’18 che permetterebbe di gestire questi animali, prelevando solo qualche raro esemplare problematico e permettendo al contempo lo sviluppo ragionevole della specie.

Non di meno, in questo modo, si ignora completamente il problema lupo, senza proferir verbo su come o cosa si possa fare per lenire il disagio di ci deve, suo malgrado convivere.

Eppure, da parte nostra, sarebbero arrivate numerose proposte, una legge già predisposta ed esperienze negative e positive da recuperare per costruire qualcosa di originale dal punto di vista amministrativo.

Invece, si prova a dar la colpa e a mettere alle strette il ministro.

L’impressione è che del virtual edificio chiamato Autonomia, si stia smontando mattone dopo mattone.

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IL MALTEMPO, L’AGRICOLTURA E LA LEGA AL GOVERNO DEL TRENTINO

Se per un politico, esprimere vicinanza e solidarietà nelle situazioni di sventura agli amici contadini è un atto dovuto e riguardoso, un partito al governo del Trentino insieme alle “pacche sulle spalle” ha la responsabilità di portare con sé qualcosa di più concreto.

Va precisato che nei confronti dei danni da meteo per soggetti non assistiti da copertura assicurativa, l’ente pubblico può fare poco quando non pochissimo e in determinate, particolari condizioni.

Proprio per questo all’inizio di questa programmazione rurale fu fatto un grande passo in avanti, spostando il sistema delle assicurazioni dal primo al secondo pilastro della PAC. Questa descrizione tecnica in parole povere significa avere certezze riguardo alle risorse disponibili. Nelle precedenti Programmazioni finanziarie rurali infatti l’accesso ai fondi di stabilizzazione del reddito era aperto alla base nazionale. Pensate l’incertezza che comporta il dover correre per dividere una torta tra tutte le regioni. Dopo la modifica del sistema di riparto finanziario siamo passati a stabilire la dimensione della fetta spettante a ciascuna regione e provincia autonoma fin dall’inizio della PAC in corso.

Il risultato è stato, che siamo passati dal disporre di circa 20 milioni di euro all’anno pregressi e in forse agli attuali 25 milioni€ certi, all’anno. Oggi, il plafond di persone che possono beneficiare del sistema di stabilizzazione del reddito è sempre più ampio. Per vari motivi. 

Innanzitutto perché accanto a questi, la Provincia ha sempre messo a disposizione fondi supplementari per  Co.di.pra. Poi, soprattutto perché i bravi amministratori del Consorzio Difesa, negli anni, hanno spostato sempre più gli aiuto da un sistema basato sulle polizze ai cosiddetti IST: strumenti per la stabilizzazione del reddito.

Tornata dalle vacanze, l’assessora, oltre alla vicinanza e alla solidarietà, temiamo che potrà dare poca soddisfazione ai contadini. Questo perché nelle attività economiche la solidarietà si comprende meglio se ha forma di aiuti o finanziamenti. Veri, reali, legali, fattibili.

Per poter attivare aiuti straordinari in una condizione similare a ciò che è successo per la crisi da Covid per gli albergatori, bisognerebbe poter dichiarare lo stato di calamità naturale. Tutti sappiamo che dal punto di vista giuridico si tratta di un’operazione piuttosto complessa dunque la cosa più concreta che l’assessora può ora promettere – ed in tempi brevi – è quella di trasferire più fondi al Co.di.pra per promuovere e allargare e rendere più “leggero” il plafond degli aventi diritto.

Più volte abbiamo rimarcato l’assurdità ed il non senso dell’azione del Presidente Fugatti nel trattenere parcheggiati 350 milioni di euro. Si tratta trattandosi del fondo di riserva del Presidente da dove la variazione di bilancio potrebbe essere apportata in tempi molto rapidi con gli evidenti benefici del caso. Inoltre, grazie a lavoro di Co.di.pra, attraverso gli strumenti mutualistici, si otterrebbe un’interessantissima effetto finanziario moltiplicatore.

Ci auguriamo che nelle passerelle leghiste agricole e pre-elettorali dei prossimi giorni, si dispenseranno serietà e provvedimenti concreti assumendosi la responsabilità di quello che si può davvero fare.

Per questo motivo abbiamo predisposto un’INTERROGAZIONE al fine, a parer nostro, di far arrivare un giusto suggerimento alla lega.

  • A quanto ammontano gli stanziamenti a favore di Co.di.pra per l’anno 2019 e 2020
  • C’è intenzione di implementare in maniera straordinaria questi stanziamenti?

Aiuterebbe molto saperlo. Solleverebbe l’amarezza anche di chi è stato colpito dal maltempo in questi giorni.

PS: nella foto di copertina ho riassunto, il sistema di finanziamento della PAC al Trentino. Ho attinto alla mia memoria pertanto chiedo venia se le cifre pur attendibili, non siano precise ed aggiornatissime. Eventualmente troverete tutti gli approfondimenti del caso su www.trentinoagricoltura.it

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LA PROVINCIA NON SA PIÙ CHE PESCI, OPS… ORSI PIGLIARE?

Poche persone meglio di noi possono comprendere cosa stia provando l’esecutivo provinciale in queste ore. Vivemmo, altrettanto grosse difficoltà politiche, quando si verificarono i primi contatti cruenti dell’orso con l’uomo già a partire dal 2014

Se dunque a questa Giunta va tutta la nostra solidarietà umana non può parimenti aggiungersi il sostegno politico. 

A mio avviso sta cercando di gestire il problema dell’interazione dell’orso con l’uomo in maniera eccessivamente populista e poco scientifico/amministrativa. Nel frattempo, almeno in questo momento, sta completamente ignorando il problema lupo. 

Ma torniamo al problema orso dove si tamponano falle solo dopo che sono accaduti gli incidenti. Agli annunci tanto roboanti quanto complicati da realizzare, spesso ritrattati, si sostituisce la smentita quando non il dimenticatoio. Volete un esempio? Avete più sentito parlare di abbattimento per JJ4 o M49? Barattato per un non meglio precisato studio scientifico che – chissà quando – produrrà uno studio dal quale emergerà che in Trentino di orsi e di lupi ce ne staranno ancora parecchi? Il rischio è concreto.

Intanto, alcuni plantigradi incombono sui centri abitati. E se è un fatto che succede da sempre, non ritengo giusto dovercisi abituare. Per evitare tali disagi, le soluzioni devono risultare più ampie e complessive della semplice cattura e reclusione dell’incauto plantigrado di turno. Rimosso il quale, tra l’altro, per territorialità di specie si creerà immediatamente il posto per un suo sostituto.

Dunque? Piani di gestione concordati col Ministro, sviluppo ed evoluzione del PACOBACE:

  • sono questi i provvedimenti seri riguardo ai quali valutare la praticabilità in luogo delle catture random che riveleranno drammaticamente come l’ennesimo buco nell’acqua. Gli atti di un Presidente all’apparenza un pò disorientato, nutro il timore, saranno invece impugnati. E’ un fatto inevitabile perché ci sono molte più persone sensibili al benessere dell’orso di quelle che hanno paura di vederlo fuori da casa. Ne sa qualcosa chi amministra o ha amministrato trovandosi alle prese con persone dalle esigenze ed opinioni diametralmente opposte. Si è costantemente alla prese con questo eterno rebus.

La ricetta? Non è una sola. Ci si deve preparare e studiare anziché affidarsi al populismo o alle telecamere in luogo dei gazebo. Invece?

“Ci avevano detto che l’orso non attacca l’uomo”: dichiara la lega alla “Tivvù”. Peccato che non sia mai stata affermata una simile sciocchezza da nessuno, anzi. Erano gli stessi leghisti a canzonare il sottoscritto quando invitavo a fare rumore frequentando i boschi fino ad utilizzare dispositivi sonori proprio per non incorrere in pericolosi incroci. 

A non attaccare l’uomo, piuttosto è il lupo. Eppure si cerca di ottenere comunque il permesso di sparargli per ragioni di pubblica incolumità. Falso postulato, poiché da 150 anni a questa parte pare che il lupo non abbia mai aggredito uomo. E’ inutile insistere su questa strada. Se si vorrà ottenere qualcosa, si dovrà procedere con l’adozione di un piano lupo sulla scorta di quanto già proposto dall’ex Ministro Galletti, da noi votato in commissione politiche agricole nazionali e che potrebbe trovare base giuridica in Trentino nella nostra legge 9/’18.

Piccola parentesi sul lupo

Chiudiamo infine il discorso sull’orso, che pur in condizioni particolari l’uomo, lo attacca, eccome!

Si ha come l’impressione che il disegno sia quello di ammassarli in un recinto per obbligare il ministro a portarseli via. Ma siccome non si può pensare che sia possibile risolvere problemi così complicati a “colpi di clava” il disegno non funzionerà.

Ammesso e non concesso che la collezione di orsi in gabbia di Fugatti, divenga realtà!

Qualcuno impugnerà questo striminzito ottuso provvedimento. E il ministro pure colpevolmente assente, non si spenderà certo per aiutarci. Noi saremo ancora una volta lasciati sempre più soli a risolvere un problema con i governi nazionale e peggio provinciale che non sapranno davvero più che pesci…ops, che orsi pigliare.

PS: nella foto di copertina è ritratta DJ3, l’orsa reclusa da anni al Casteller. Dopo quella di M57, prossimamente potrebbe ricevere ancora molta, molta compagnia.

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GESTIONE ORSO: PIÙ IMPEGNO MAGGIORE TRASPARENZA.

Alla gestione dell’orso a trazione leghista manca qualche pezzo. L’esperienza anche drammatica dello scorso mandato ci ha insegnato molto. Ma l’attuale esecutivo sembra ignorare gli strumenti e i suggerimenti che insistentemente mettiamo a loro disposizione.

Più prevenzione

Oltre che di M49, sono mesi sentiamo parlare anche di M57 e delle sue scorribande nei centri abitati della Paganella. Eppure al povero, malcapitato ragazzo, aggredito qualche sera fa proprio lassù, non erano state fornite informazioni dei rischi che stava correndo. Evidentemente, non era stato reso sufficientemente consapevole del pericolo di vagare di notte in silenzio.

Da mesi, non si contano nemmeno più, le foto sui social e sui media che ritraggono lo stesso orso sull’Altipiano della Paganella

Incontri mirati – per le forze dell’ordine – campagne informative e divulgative – per tutti – apposizione supplementare di cartelli, aumento della vigilanza forestale avrebbero certo aiutato. Invece, per prendere una decisione si è aspettato che succedesse un incidente.

Ci dispiace tantissimo per questa cara persona ed è davvero un grande sollievo apprendere delle sue dimissioni dal nosocomio.

Nel frattempo, prego il lettore di rivalutare il mio “senno di poi” alla luce delle nostre numerosissime pregresse interrogazioni e mozioni. 

Se dagli sbagli si impara, come è capitato a noi, chi governa ora, invece, sembra ignorare ogni stimolo e procede a vista. E dunque lanciamo un nuovo richiamo alla prevenzione, ancora una volta prima che accada qualche nuovo incidente.

Una nuova gestione

Ragioniamo di M49: se catturato sarà destinato al Casteller? Perchè se accadrà questo i posti alla “galera degli orsi” si esauriranno.

A quel punto la questione non potrà risolversi realizzando nuovi recinti dentro a parchi faunistici. E’ un modello che attinge alla “grandeur” imperialista anglosassone vecchio di secoli. Si finirebbe col mostrare ai nostri concittadini, ai turisti e con loro a tutto il mondo, il fallimento della gestione di una montagna dove vivono uomo ed animali.

Le belve feroci, le fiere perigliose, piegate dalla forza dell’uomo dentro al ferro delle sbarre! Può esser questo un futuro??? E pensare che in Val Rendena esiste l’idea amministrativa di procedere in tal senso!

Mentre Fugatti (a suo modesto avviso) parla di 30 orsi di troppo, costruiranno 30 gabbie?

Abominio etico ed iperbole politica a parte, una soluzione va intrapresa.

Tra queste specie l’equilibrio, responsabile, scientifico e politicamente coraggioso è uno solo: il controllo delle specie, che ne preservi un sacrosanto, riguardoso e ragionato sviluppo. Partendo – e fermandosi – ai soli esemplari particolarmente dannosi o pericolosi ai sensi dell’ufficialissimo PACOBACE.

Un pensiero di giudizio

La lega al governo del Trentino finora ha fatto poco o nulla in questo senso. Si è limitata a dare la colpa a Roma, ora che non può più darla a noi. Eppure, si era fatta eleggere per governare promettendo che avrebbe risolto ogni problema.

In una recente intervista anche il Presidente degli allevatori del Primiero, (Consigliere della Federazione Provinciale) sottolinea educatamente le colpe della lega trentina

Ricordiamo che la Provincia possiede attrezzi amministrativi fortissimi: l’Autonomia, il PACOBACE e la legge n.ro 9/’18. Che vengano attuate! 

Chi governa, ha l’obbligo di trattare col governo, esattamente come iniziammo a fare noi. 

Per quanto tempo ancora ai trentini basterà la solidarietà e sentirsi dire di chi è la colpa?

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SOLUZIONI AL POSTO DEL SILENZIO.

“Grande vicinanza, massima attenzione”

Alla nausea i leghisti Provinciali ripetono questo slogan. Quando chiedi loro in modo diretto cosa hanno intenzione di fare rispetto ad un qualsiasi specifico problema.

Così è stato per la gestione dei Grandi Carnivori. Dai banchi dell’opposizione non parlarono mai di situazione complicata.

Oggi invece questo è l’incipit di ogni loro intervista.

Raccoglievano firme i leghisti di un tempo, manifestavano sul posto, senza mai proporre soluzioni se non semplicistiche o populiste.

Dai banchi di governo, proseguono il trend. Con qualche piccola differenza. Le conferenze stampa hanno preso il posto dei gazebo. E’ rimasto in piedi lo sport preferito: dare la colpa a qualcun altro, in questo caso Roma e relativo Ministro. Assenti nuove proposte, ridotta al minimo la presenza sui territori a fianco degli allevatori. Siamo sicuri a causa del COVID?

Ne ho vista poca di attività di campo in questi due anni, se non a distribuire bronzine alle mostre. Gli incontri pubblici poi, si sono tenuti solo grazie a qualche Comune ed in generale si è cercato di parlarne poco, il meno possibile.

Nemmeno ieri, sopra i 2000 metri nel Lagorai, dai pastori ormai obbligati “custodi” di lupi anziché delle proprie pecore, ho appreso che non si è presentato nessuno. Nemmeno stavolta.

Eppure i pastori avrebbero molto da raccontare, specie a chi amministra. Sono imprenditori veri la cui professionalità e preparazione non chiede di sparare. Ma di vivere in pace.

Chi ha voluto il lupo se lo custodisca, dicono. Chi ha il compito di preservarne la diffusione lo tenga lontano dalle persone. A questo punto si ribalterebbe la prospettiva. La Provincia, con proprio personale, propria attrezzatura propri cani, assisterebbe alla gestione di mandrie e greggi.

Con disponibilità anche estemporanee, stagionali, si potrebbero attivare servizi di guardiania. Anche perchè, sembra che ora l’atteggiamento del lupo, stia cambiando.

E’ una cosa nuova, la preoccupazione di questi giorni e si sta facendo pesantemente consistente.

Perchè i lupi, affamati, hanno cambiato strategia. Attaccano di giorno, anche con i pastori in mezzo al gregge.

Sarà pur vero che non c’è pericolo, scrivono gli esperti e lo certifica la letteratura. A viverla sulla propria pelle sembra però solo una questione di tempo.

Ed è una persona forte, a tratti possente il mio amico, ma ve lo garantisco; mentre me lo racconta gli si rizzano i peli delle braccia e gli occhi gli diventano lucidi.

Intanto si fa sera.

Comunicati Stampa

I PROBLEMI NON VANNO IN VACANZA

Da ragazzi abbiamo imparato la lezione. I compiti d’estate lì dovevi fare subito perché se aspettavi troppo, alla fine toccava fare tutto insieme. E di solito veniva male.

Così vale anche per le noie in politica: dalle più piccole alle più grosse. Nelle immagini che seguiranno sotto, parleremo di due significativi scivoloni, non ancora finiti male solo perchè ancora tristemente in fieri!

La foto è incredibile! Sembra canzonare gli agricoltori questa drosophila che si abbevera sul bordo del bocchettone di un atomizzatore. In quel momento si sta utilizzando il Decis, un farmaco che servirebbe (?) per combatterla.

Benché in FEM sia finalmente partita la sperimentazione per la Ganapsis, non si può non evidenziare tutto il tempo perso. Abbiamo inseguito per anni la deroga al Decreto 357 che ci permettesse di importare il suo parassitoide. Grazie ad un nostro duro, lungo lavoro politico, da qualche tempo abbiamo ottenuto l’autorizzazione. Peccato che finora sia stata utilizzata innanzitutto per il Trissolcus della Cimice.

Questa è una manza sul Lagorai. O meglio, era una bella manza, sbranata da M49. 

Se la fuga dell’astuto plantigrado può esser considerata una tragica fatalità, non lo sono i danni che provoca. Si tratta di un animale seguito a vista, con mezzi tecnologici, dannoso per antonomasia.

Per questo il territorio va e può esser reso edotto ed informato palmo a palmo della sua presenza.

Almeno fin quando la politica non avrà la bontà di rivelarci cosa ha intenzione di fare. Finora si è dedicata a dare la colpa a Roma. Ci è riuscita bene. Meno bene a comunicare quali idee avesse portato al tavolo delle trattative col Ministro. Che del resto, ha messo nel sacco i nostri incerti rappresentanti politici, proponendo una commissione che stabilisca scientificamente il numero massimo di orsi (e speriamo lupi) presenti sul territorio.

Non so quando questa commissione si formerà, men che meno quando terminerà. Però, sono convinto che il numero tollerabile di carnivori sentenziato sarà superiore – e di molto – a quelli attualmente presenti sul nostro territorio. E a quel punto, cosa faremo?

Non sarebbe stato meglio proporre un piano di gestione su modello di quello in avanzato stato di approvazione concordato con il precedente Ministro Galletti?

Non andavano in vacanza i leghisti quando, dall’opposizione giocavano facile a farsi selfie e a raccoglier firme sotto ai gazebo.

Invece ora in queste settimane ferragostane, sotto le serre dei piccoli frutti o in alta montagna vicino agli allevatori che scappano dai carnivori, mi raccontano, non si è visto nessuno di loro.

Nel frattempo, i compiti cominciati tardi e male, vanno avanti a rilento.