All Posts By

Michele Dallapiccola

Comunicati Stampa

Laghi, rocce, luoghi incantevoli, tra sfregi del passato e nuovi pasticci amministrativi.

La produzione di energia elettrica in Trentino è garantita quasi interamente dallo sfruttamento della rete idrica naturale. Dal dopoguerra intensificandosi soprattutto negli anni ’70 è stato realizzato un cospicuo numero di impianti idroelettrici. 

Costabrunella è sicuramente uno di questi.  

Ieri, in occasione di una trasferta nell’Altopiano del Tesino, ho voluto visitarlo per la sua peculiare collocazione. E’ uno specchio blu scuro, incastonato come un topazio in una corona di rocce che ne rende davvero notevole l’ambientazione.

Per contro, allo scotto di un paesaggio sfregiato – e lo sarà per sempre – si contrappone la produzione di energia pulita che ci permette di respirare aria più salubre

Dal punto di vista giuridico ed amministrativo questo impianto idroelettrico è considerato come “grande derivazione”.

Le Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino – Alto Adige in materia di energia già a partire dal ‘72 hanno trasferito dalla sato alla Provincia autonoma di Trento l’esercizio delle funzioni,, in materia di grandi derivazioni di acqua pubbliche a scopo idroelettrico ubicate nel proprio territorio. Solo in seguito, (1998) la Provincia ha normato autonomamente sulla loro riassegnazione. 

I trentini non si son fermati qui però. Fermo restando il sacrosanto rispetto dei DMV Deflussi minimi Vitali, negli anni è stata costruita una rete capillare di centrali medie piccole. I loro proventi nella gran parte dei casi alimentano i bilanci dei nostri Enti locali. 

La politica che si impone. A qualunque costo.

Come arcinoto, è qui che si è giocata la partita che è andata in scena questa scorsa estate in Consiglio provinciale. Dopo uno scontro molto acceso non c’è stato nessun vincitore ma alcuni sicuri perdenti: i Comuni. Nulla ancora è definito ma come abbiamo provato a spiegare noi consiglieri di minoranza c’è un rischio concreto. Alla scadenza della concessione di queste Centrali cd. medie e piccole, il rinnovo potrebbe non ritornare nelle mani dei concedenti. A quel punto, nel bilancio nei nostri enti locali potrebbero creare seri buchi. E qui VAIA-COVID-QUELLI-DI-PRIMA c’entrano poco. Il pasticcio è tutto originale della lega.

Comunicati Stampa

QUELLI DI PRIMA O QUELLI DI ADESSO. Piccola storia di resistenza trentina tra pericoli e certezze.

Il tempo vola e chi amministra lo sa, cinque anni passano in fretta. Trascorse le elezioni, è un attimo, ritrovarsi a fare conti e bilanci, su come sono andate le cose. E forse – dico forse – comincia ad accorgersene anche questa giunta.

Dopo aver trascorso gran parte del proprio tempo a smontare, pare non abbia ancora finito. 

Ogni assessore ha fatto il suo compitino prestandosi ad attivare la sua claSTica riforma o la sua piccola rivoluzione.  Del resto lo avevano detto, no, che erano il governo del cambiamento? E mica avevano specificato se in meglio o in peggio.

Dal turismo alla sanità fino alla scuola con ritorno ad un vecchio sistema piramidale. Tutto è stato un po’ diciamolo pure, strapazzato. Sull’ambiente poi, è stato fatto un vero e proprio capolavoro buttando all’ammasso la partita sui rinnovi di concessione delle centrali idroelettriche. Così sul futuro economico dei nostri Comuni ora si staglia l’ombra della perdita di importanti proventi. Per alcuni di loro però una certezza, torneranno i rifiuti. Eh sì, qui la novità è la riapertura – a sorpresa – di alcune discariche. Una sorta, di motto: “ti tolgo i soldi ma ti porto i rifiuti”?

Della viabilità, di quella importante se n’è occupato il Presidente in persona. Affari grossi quelli della Valdastico. Eppure un progetto interessante per la Valsugana, aveva cominciato a prendere forma. Certo, andava fatto conoscere ai territori interessati e discusso con loro. E’ stato bruciato con l’idea progettuale di mettere a ferro e fuoco due valli.

Con lo sbocco a Rovereto anziché a Trento sud, oltre a devastare ambientalmente una valle anziché rimanere in tunnel come abbiamo spiegato molte volte il Trentino perderebbe l’unico vantaggio: la riduzione di traffico sulla ss 47. Così finiremmo per investire in un’opera che serve più ai veneti che a noi.

A proposito di superstrada Valsugana: arriva l’annuncio che del suo raddoppio a Ospedaletto ne parleremo nel ’27. (Evidentemente la lega conta di governare ancora  a lungo). Il cruccio delle strade non si ferma certo qui. Il capolavoro si è compiuto sul rinnovo di concessione dell’A22 dove a parte gli inciampi, si è consumata la diastasi tra Trento e Bolzano. Rivelando la terribile assenza di dialogo tra due Autonomie speciali. Una corda fragile la cui rottura potrebbe lasciare a terra una delle due Specialità. Indovinate quale? 

Quanto ancora ci sarebbe da recriminare, accusare criticare. Ma si sa è il gioco dei ruoli. Anche se talvolta è frustrante per chi si espone e antipatico a chi sta leggendo. 

Io lo capisco, perchè lo ho vissuto. Da entrambe le parti. Eppure non è nè facile nè giusto stare zitti, soprattutto per dovere civico. Ma di quanto ci sia di corretto o centrato nel nostro pensiero critico continua a darcene conferma il soggetto criticato. Il governo locale, la lega trentina, fatica sempre più a dare spiegazioni tecniche e razionali di quanto “combina”.

Fateci caso, più che il perchè delle scelte, antepone le colpe -tutte da verificare – delle cose che non vanno. 

Sempre con tre magiche parole VAIA COVID e QUELLI-DI-PRIMA. 

Leggo che ora la giunta comincerà ad occuparsi di marciapiedi. Magari provando a gestire qualcosa di minimale per una Provincia, penserà di centrare qualche risultato? Suggeriamo che lasciando funzionare le Comunità di Valle, che di riforma avevano molto meno bisogno che la Giunta, col fondo Strategico avrebbero potuto farlo loro. O i Comuni, che stanno ancora aspettando – udite bene – non quanto ma se, arriverà il Fondo Investimenti Minori! 

Il tempo è signore e soprattutto passa in fretta. Rivela molte cose. Anche le più spiacevoli.

Per fortuna, grazie alle nostre imprese, alla determinazione dei Trentini, gente di montagna, in questo quinquennio il Trentino non si è fermato. Nonostante VAIA COVID E dico io QUELLI DI ADESSO.

Comunicati Stampa

La solidarietà, il vero raggio di sole della società moderna.

𝑶𝒈𝒏𝒖𝒏𝒐 𝒔𝒕𝒂 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒔𝒖𝒍 𝒄𝒖𝒐𝒓 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒂 𝒕𝒓𝒂𝒇𝒋𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒂 𝒖𝒏 𝒓𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒅𝒊 𝒔𝒐𝒍𝒆. 𝑬𝒅 𝒆’ 𝒔𝒖𝒃𝒊𝒕𝒐 𝒔𝒆𝒓𝒂.

Una foto, con un riflesso, può evocare pensieri di grande significato.

Così è capitato a me. Le molte le perifrasi che riguardano questa poesia, giungono tutte ad unica conclusione: il poeta guarda verso la fine della vita: “Ed è subito sera”. A mio sentire, una sorta di monito a ricordarsi che la vita è quella che è. Va vissuta nel migliore dei modi.

Ecco perché a me piace invece concentrarmi sul raggio di sole. Rappresenta il valore della vita stessa, a ciò che, nel tempo che viviamo, riusciamo a costruirci intorno.

Fatti, cose o persone che ci càpitano oppure che scegliamo. Fanno parte della nostra vita o del nostro lavoro. La politica serve anche a questo. A favorire relazioni ed incontri tra persone, a tenere lontana la solitudine. A provare rendere migliore questa società dell’io anziché del noi.

L’accoglienza, il rispetto delle regole, il volersi bene, sono un condizione imprescindibile per una società che si rispetti.

Il raggio di sole che certi ambienti non li trafigge mai.

Questa politica dei social e dei sondaggi tende a seguire troppo l’inclinazione oscura della società. Il tentativo di azione/risposta, ha trasferito con prepotenza l’egoismo dalla tastiera dello smartphone, portandolo fino al parlamento. Questo perché ci sono state tre condizioni. L’era digitale di massa, poi chi ha potuto scrivere direttamente alla politica e infine intere orde di amministratori che hanno ascoltato e trasformato in slogan. Ed è qui che si è innestato il grande male. E continua ad accadere quando chi ha responsabilità di governo non filtra. Cerca piuttosto il consenso diretto. E spesso finisce per arrivare a promettere di tutto. Senza pensare alla fattibilità della richiesta.

Quando i sì, arrivano troppo facilmente, possono nascondere un approccio troppo superficiale.Talvolta ce lo dimentichiamo e siamo contenti della sola risposta.

Insomma, probabilmente della politica che non ci piace siamo un po’ responsabili, anche tutti noi. Quando evitiamo il nostro raggio di sole e pretendiamo le risposte che vogliamo.

Invece la società, specialmente Trentina, è una società accogliente, aperta. Lo è perché in una comunità di montagna la solidarietà è da sempre obbligo. Una necessità.

Lo sapevano i nostri avi, persi sui Masi di montagna, che senza aiutarsi non si sarebbe superato l’inverno, lo hanno saputo gli imprenditori del dopoguerra che senza cooperazione non ci sarebbe stato sviluppo, lo sanno i nostri imprenditori di oggi che senza personale estero non ci sarebbe impresa.

Ecco, il raggio di sole della società moderna, l’antidoto alla solitudine: la solidarietà.

Comunicati Stampa

Il turismo si interroga del suo domani. In forma spot

A pensarci oggi l’APT Val di Non, sopravvissuta alla stravolgente riforma a matrice leghista del comparto economico più importante del Trentino.

Lo fa partendo con convegno che lascia correre pensieri “di settore” in libertà sul prato delle Plaze in Val di Non. Si è trattato un percorso di cultura con alcune figure professionali che in qualche modo sono legate al settore specialmente a livello locale.

Il comun denominatore tra gli interventi dell’intenso pomeriggio, si è concentrato sul futuro prossimo. Quello del post covid. I cambiamenti nell’offerta, li hanno imposti i nostri ospiti. Che in vero, li impongono fin troppo velocemente, già da qualche anno, già prima dell’avvento del virus.

È impossibile computare quali siano le variabili in campo. È difficile definire tutto quello che stia davvero cambiando. Alcuni esempi rendono questo pensiero astratto di più facile comprensione. Prendiamo gli inglesismi che connotavano i prodotti del turismo fino a pochi anni fa. Pensate a quanta importanza potevano avere i termini Low cost o Last minute. Non ci sono più. Ogni turista oggi vuole ritagliare la sua vacanza “taylor made”, costruita apposta, insomma. Pensiamo che solo fino a pochi anni fa si parlava di vacanza che deve produrre emozione. Poi è stata la volta della necessità di vivere “experience”: esperienza.

Il futuro del turismo se lo vogliono costruire direttamente i clienti

I giorni nostri stanno costruendo ancora nuove chaces. Per gli ospiti e per gli operatori. Ma quali siano i trends ce lo stanno dicendo i clienti.

Intanto, le aziende di promozione locale, uccise (dico io) dalla riforma, sono costrette a dar vita a prodotti e servizi al turista. Fortunatamente, non si sono certe perse d’animo andando a stimolare ciò che sembra trainare di più: l’attrattività del territorio.

A partire dal livello alto, cioè la capacità di rispondere a caratteristiche di luogo che rispettino i principi di sostenibilità.

Il convegno ha voluto soffermarsi sulla necessità di veder valorizzata la capacità di collaborazione tra i vari comparti produttivi. Offerta culturale, agrituristica, naturalistica e infratruttrale dovranno reagire all’unisono per mostrarsi fruibili agli ospiti ma soprattutto accoglienti e capaci. Più di quanto stia succedendo ora.

Il traino per questo stato di cose arriverà dai migliori, dai già capaci, da quelli sul mercato in forma stabile e rinomata.

A venir trascinata, dovrà essere la comunità trentina. L’augurio è che la simbiosi positiva spinga le amministrazioni locali e gli operatori privati ad imitare – come abbiamo già detto – le cd. migliori pratiche del caso.

Perché il turismo deve essere opportunità per il maggior numero di persone possibile.

Comunicati Stampa

Le mele, il turismo e la società signorile di massa. Tre comparti in affanno, preda di un vitale bisogno di personale.

E tre concetti all’apparenza sganciati ma che in effetti hanno un nesso comune. Il bisogno di lavoratori che si adattino anche a compiti umili.

Ne ha bisogno il settore dell’ortofrutta per la raccolta, ne ha bisogno il turismo per i lavori di servizio alla ricettività, ne ha bisogno l’opulenta società occidentale anche trentina. Per il lavori di più operativi, quelli che hanno bisogno di minor scolarizzazione. Dal badantato ai lavori manuali ad esempio nell’artigianato. 

Quest’anno, Covid e – pare – Reddito di cittadinanza hanno deviato il mercato al punto che il problema si è presentato in tutta la sua drammaticità. Ma non illudiamoci, non si esaurirà con la fine della pandemia perché è un male cronico instaurato tanto tempo fa. Parte da lontano e si presenta con un’onda lunga. Trovare soluzioni sembra molto più difficile che individuare le cause. Descritte di origine diversa a seconda di quale sia la professione dalla quale partono le analisi e le conclusioni

Una visione che cambia a seconda del punto di vista

Si scervellano i sociologi a spiegare i motivi di questo stato di cose. Come tenta di fare Luca Ricolfi, nel suo best seller “La società signorile di massa”. Ci spiega che la società è cambiata, che ci siamo disabituati ai lavori umili e che il benessere comporta il rifiuto della fatica. E mi unisco anch’io al coro di chi invita a gestire con attenzione i fenomeni di immigrazione. E come dar loro del torto? Va evitato di fare d’ogni erba un fascio. Alcune mele marce che ne approfittano della solidarietà sociale non possono infatti inquinare la dignità e la reputazione che un esercito di stranieri si sono costruiti con il loro onesto lavoro anche in Trentino. 

Anche gli economisti provano a dir la loro. Chiedono formazione, cultura del lavoro. Spiegano della dignità di essere cameriere o semplice operaio. Come in effetti è!

Le parti sociali chiedono legalità e retribuzione. Una paga commisurata ai compiti umili dei quali la società, lo abbiamo capito, non può fare a meno. 

E infine la politica. Ci ha sbattuto il muso – come si suol dire – la lega dei primi mesi al governo del Trentino. Pensava di liquidare tutto convocando al lavoro gli “scaldadivani”. Pensava di aver trovato l’uovo di colombo. Oggi franata sotto questo approccio banale e semplicistico. 

La soluzione purtroppo è lontana a venire.

E non sarà questa lega con questo approccio a risolvere il problema. Il metodo deve essere multidisciplinare. Dialogando con Roma, col governo per gestire flussi migratori e burocrazia a dir poco angosciante. E poi tenendo conto di tutte le variabili citate sopra con un’amministrazione provinciale che sappia fare sintesi. Anche riformando l’intero comparto delle politiche del lavoro. Ma operare in tal senso, si sa, é poco remunerativo dal punto di vista del consenso elettorale e molto più impegnativo del plateale dichiarare alla stampa che il tempo degli “scaldadivani” è finto. Peccato che nelle cucine degli hotel quest’estate se ne siano visti pochi. E anche nei campi, a raccogliere mele in questo periodo, pare se ne siano presentati davvero pochi.

Speriamo si tratti solo di una fase transitoria.

Sta per iniziare la raccolta delle mele e sarebbe davvero un peccato se anche in questo settore si replicasse lo stato di cose che si è verificato nel comparto turistico in questa scorsa estate ormai agli sgoccioli.

Comunicati Stampa

Tra economia biologica o sostenibile c’è di mezzo il… fattore istituzionale.

Michael Porter è un economista di fama internazionale. Insegna alla Harvard e nel suo testo dal titolo: “Il vantaggio competitivo”, di questo fattore, ne parla in maniera piuttosto sfuggente. 

Lo fa dentro ad un libro molto tecnico, crudo, al limite dello spietato. Analizza le questioni di marketing e di mercato dal punto di vista dei costi e della competitività. 

Nella diagnosi delle determinanti di costo, parla assai fugacemente – fin troppo a mio giudizio – dei fattori istituzionali. 

Per il lavoro che faccio, invece, questo mi sembra un elemento assai importante, specialmente perché si collega ad una questione di indirizzo pubblico di estrema attualità. Il referendum sul distretto biologico. Nella proposta, nulla di coercitivo, si badi bene. Di fatto però ha consegnato nuovamente al dibattito pubblico un’annosa questione: quella delle regole che la politica dovrebbe dare ai mercati. Ed è qui che si innestano i fattori istituzionali del nostro titolo.

Le regolamentazioni insomma, gli incentivi fiscali e le normative locali sono una grande variabile sulla determinante del costo del prodotto. Per la cui determinazione, tutti i settori economici di qualunque luogo, sono soggetti al confronto globale con il “trade”. Su questi, la politica influisce solo in parte.

Per non parlare sui consumatori. Su di loro più che norme e leggi valgono l’influenza di pubblicità, condizioni sociali ed abitudini di vita.

E anche l’economia Trentina si confronta con questa situazione. Si trova a competere col mercato Mondo, insomma. Lo fa con l’import-export industriale, lo fa con il turismo e non di meno anche con la propria agricoltura. 

Il food & beverage, ad esempio, con oltre 350 milioni di euro di valore secondo Confcommercio si contende il podio con l’industria come prima determinante economica del nostro export. 

Adoperare i fattori istituzionali per ridurre i costi.

Norme e regole devono servire a tutelare la Terra Trentina dal consumo e dalla depauperazione delle risorse ambientali. Dunque, va preservata la salute. Innanzitutto di uomo e di ambiente e insieme anche del suo lavoro. 

È possibile mediare su tutti questi aspetti? È possibile creare delle considerazioni normative di contesto permettendo alle imprese di lavorare ed ai comuni cittadini di vivere in salute?

Allo stato attuale la risposta sembra dipinta dentro ad un quadro in fieri dove le soluzioni ancora non esistono, ma sono un qualcosa “a tendere”.

Il caso dell’agricoltura biologica.

L’anelito è quello di arrivare ad un mercato che superi le difficoltà che i fattori produttivi locali riversano sul prezzo. 

Come non essere d’accordo? Vorrei un cibo buono, bello, sano, a km zero. E a buon mercato.

Ma ne abbiamo parlato fin troppe volte. Implicazioni locali, quali parcellizzazione catastale, latitudine, microclima, non rendono il metodo biologico il miglior metodo per poter rispondere a tutte queste caratteristiche insieme allo stesso momento. Non solo per la ristrettezza della nostra terra, ma anche per altri motivi.

Prendiamo la numerosità dei trattamenti ad esempio. L’utilizzo di farmaci, per quanto “naturali” (e cosa voglia dire questo andrebbe approfondito) può essere un peso per i nostri terreni così come per la qualità dell’aria può incidere la quantità di anidride carbonica emessa dalle macchine operatrici. Sopperire ad avversità atmosferiche o biologiche dovendo effettuare moltissimi trattamenti sull’intera superficie provinciale potrebbe diventare poco sostenibile. E oggi infatti non è così perché agricoltura, modalità di coltivazione e numerosità e tipo di trattamenti si alternano a seconda dei metodi.

Sostenibile.

Ecco, è forse questo l’aggettivo che meglio definisce un’apparente quadratura del cerchio. Questa figura geometrica dovrebbe idealmente comprendere la giustificazione ai fattori di costo – legati ad una migliore qualità – con quelli imprescindibili della salute. Certo, per poter apprezzare dentro ad un prodotto, il valore intrinseco della sostenibilità, è necessaria una diffusa cultura e conoscenza di questo stato di cose.

Cosa vuol dire coltivare biologico? Cosa significa lotta integrata? Ed agricoltura sostenibile? E questi concetti si potrebbero applicare a tutti i settori economici trentini?

Diffondere le risposte a queste domande, è la vera vittoria in questi tempi bui della cultura identitaria locale.

Adottare o promuovere misure politiche in assenza di un’adeguata promozione culturale in questo senso è come costruire una casa cominciando dal tetto. 

E dopo tanti anni di lavoro in Trentino per costruire le fondamenta, sotto questa guida politica rischiamo di trovarci a chiamare subito i carpentieri prima ancora che i muratori.

Comunicati Stampa

Malghe e contributi europei. Un valore che cresce tra tanti pro e contro

C’è un romanticismo diffuso dietro alla vita di malga e alle attività d’alpeggio. E questo perché a parlarne, di solito, è chi non la deve vivere, praticare o lavorarci.

Gestire bestiame in montagna è un affare molto faticoso. Al limite del disumano rispetto ai ritmi ai quali ci ha abituato questa società del benessere. Come se non bastasse, rispetto alla moderna competitività d’impresa, la fatica è sempre stata accompagnata da scarsa remuneratività. Forse anche per questo la politica agricola comunitaria ha deciso di ricomprendere le attività di pascolo in montagna negli interventi soggetti a sostegno pubblico. Li ritengo giusti, perché attivati grazie a strumenti finanziari messi a disposizione della collettività. E qui arrivano i dolori.

Dove girano soldi gira invidia. 

E mediocrità. In Trentino la “domanda unica” vale quasi 20 milioni di €. Si chiamano anche Pagamenti Diretti perché arrivano direttamente da Bruxelles. Vale a dire sono a disposizione di chi li chiede. Le regole per ottenerli sono quelle che gli Stati membri ratificano e sulle quali possono intervenire assai poco. Gli Enti locali, (comuni, provincie e Regioni) invece, in quanto proprietari possono agire sulle regole di affitto e di assegnazione dei terreni. 

Proprio perché c’è un dedalo di regole e di impegni da mantenere, queste attività di gestione dei pascoli non sono di facile comprensione e tantomeno praticabilità. Di certo imprenditori agricoli e CAA, dovrebbero averle sulle punte delle dita. E i contadini trentini beneficiarne in maniera trasversale. Dovrebbe esser così ma il condizionale è d’obbligo. Perché tra le imprese, invece, c’è chi tergiversa, chi aspetta, chi non si muove e chi invece si da tanto fare. Troppo. 

A contraltare, va precisato che l’affitto delle proprietà è governato sì, da leggi di mercato, ma non solo. Proprietà collettive e comuni infatti, possono avere forte potere di indirizzo. Attraverso le regole d’appalto dell’offerta economicamente più vantaggiosa, possono dettare regole su chi e su come vadano gestite le sue proprietà. 

Per questo motivo, a mio modo di vedere, è difficilissimo pensare che la Corte dei Conti non avrebbe nulla da dire se tutto non fosse gestito nel massimo interesse della proprietà. Qualora si affiattassero le malghe ad un valore che non tenesse conto dei contributi che questo bene permette di introitare, l’organo di controllo dei conti pubblici potrebbe avere qualcosa da obiettare.

Malghe nuove, problemi nuovi?

Effettivamente, a tutti i grattacapi del del settore potrebbe aggiungersene uno nuovo. 

Questa giunta leghista ha ottenuto il permesso da Bruxelles di erogare aiuti anche per ristrutturare le malghe. Fatto che a noi era stato precluso. Ad un primo avviso, potrebbe sembrare un’occasione assolutamente positiva ed incontestabile.

C’è un però.

Chiedo, soprattutto a me stesso, coi tempi che corrono: un istituto d’alpeggio dopo che un comune ci avrà speso centinaia di migliaia di euro della collettività, potrà mantenere lo stesso canone d’affitto? 

Mi sa che anche chi grida alla mafia delle malghe farà bene a revisionare il proprio “Pacchetto Titoli”, soprattutto se si trova in una fattispecie come questa sopra.

Pare che la nuova PAC manterrà i premi pascolo ad un valore maggiore di quello storico attuale, almeno per il Trentino. 

Ai nostri allevatori, in senso generale potrebbero arrivare ancora più soldi. 

Dove finiranno? Come andranno gestiti gli affitti dei pascoli? Ho buone ragioni per credere che la corsa all’aumento dei prezzi delle malghe non sia ancora finita.  

Comunicati Stampa

Agricoltura biologica o a lotta integrata? Nessuna delle due, piuttosto: sostenibile!

La salute innanzitutto! Che sia fondamentale cercare questo stato fisico e mentale per ciascuno di noi è un dato di fatto. Esiste fin quando non viene sostituita dai disturbi fisici, psichici quando non peggio dalla malattia.

Prevenzione, dunque, e attenzione al modo di vivere. A come ci comportiamo, alle nostre abitudini di vita e a quello che mangiamo. E di fronte a questo, la politica non può abdicare al propro compito di proposta. Come quella diffondere il metodo biologico nell’agricoltura trentina. Fatto, che di per sé potrebbe sembrare estremamente positivo per il fine ideale che si prefiggerebbe, non esistessero alcune considerazioni di contesto che sono ineludibili. Vediamole insieme.

Ci nutriamo pressoché esclusivamente di prodotti di origine vegetale o animale. Ad eccezione degli integratori e dei farmaci, sono infatti davvero pochissime le sostanze di sintesi chimica che fanno parte del nostro piatto. Ecco perché regolamentare l’utilizzo delle sostanze esogene nelle produzioni animali e vegetali qualifica le produzioni della nostra Terra. Agisce in senso positivo sulla nostra salute. Ma a questo punto da qui parte una mia considerazione critica. Siamo davvero convinti che il miglior metodo per avere produzioni salubri per l’uomo e l’ambiente dove vive sia quello di coltivare la sua terra esclusivamente attraverso il metodo biologico?

Biologico e a lotta integrata, due metodi a confronto

Per poter rispondere correttamente è necessario ampliare l’orizzonte di veduta prendendo in considerazione anche al luogo dove viene applicato. Ne abbiamo parlato molte volte. Il metodo biologico non è egualmente performante in ogni luogo e in ogni dove. Sulle malattie fungine e/o micotiche, ad esempio i raggi UVA e l’assenza di umidità sono formidabili contrasti naturali. Azzerano l’esigenza di utilizzare farmaci. Le nostre latitudini, non vanno d’accordo con questo stato di cose perché il clima umido e temperato ne favorisce la diffusione. Avviene in maniera così massiva da richiedere l’utilizzo di elevate dosi farmaci di sintesi o “naturali”.

Ci sono poi vere e proprie epidemie di insetti ed artropodi di vario genere contro i quali purtroppo c’è poco da fare. Nel biologico sono ammessi solo certi tipi di prodotto. Prevalentemente di origine naturale. Benché questo non significhi non tossico e non nocivo per nessuno, di veramente efficaci per alcuni di questi parassiti, non ce ne sono. Questo, al punto che talvolta è necessario ricorrere allo strumento della deroga per farmaci utilizzati nel regime di lotta integrata.

Questi esempi cercano di spiegare che qualora si finisse per coltivare con metodo biologico l’intera superficie agricola utile (SAU) provinciale, probabilmente si finirebbe per caricare l’ambiente di enormi quantità di sostanze chimiche che per quanto naturali e non di sintesi poco avrebbero a che fare col nostro ambiente. Tonnellate di rame colorerebbero di azzurre sfumature le nostre campagne e i miasmi dello zolfo, farebbero assomigliare le vaste piane viticole ad una zona delle solfatare di Sicilia. Arriveremo a determinare serie preoccupazioni per i nostri corpi idrici e per il nostro paesaggio.

Il sistema di lotta integrata sceglie il miglior principio attivo chimico fisico e biologico capace di impattare nel minor grado su uomo ed ambiente e nel massimo grado sull’agente eziologico bersaglio. Ma nemmeno questo rappresenta la famosa quadratura del cerchio. In caso di monocoltura estensiva, infatti, può rappresentare un problema.

Un nuovo approccio è necessario: la sostenibilità

È dalle due condizioni descritte sopra che nasce l’esigenza di adottare il concetto di sostenibilità.Termine sulla bocca di tutti, facile da pronunciare, molto più difficile da mettere in atto.

Significa per sempre e per tutti.

Significa permettere all’uomo di lavorare fino al punto in cui questa persona non comprometta la risorsa alla quale si sta dedicando con il suo lavoro.

E condividendo questo ragionamento ben si comprende che per avere una buona qualità di vita non possiamo fermarci semplicemente all’interazione dell’uomo sul proprio ambiente esclusivamente attraverso l’agricoltura.

Certo, da qualche parte bisognerà pur cominciare. Il benaltrismo va rifiutato e piuttosto valorizzato in una controproposta.

Facciamo un distretto del Trentino sostenibile?

Anche in agricoltura il concetto di sostenibilità supera quello di biologico. Ne riprende alcuni tratti fondamentali e li valorizza insieme a quelli migliori del sistema di lotta di integrata.

Tecnologia e modernità possono sopperire ai limiti di una filosofia di fondo. Il principio deve essere l’impegno a inserire la minor quantità di elementi chimici fisici e biologici esterni all’ambiente locale.Ma questa sostenibilità va cercata non solo in quello che mangiamo ma anche in ciò che respiriamo e col quale entriamo in contatto fisico.

Qualità dell’aria, traffico, mobilità, qualità sostanze che utilizzano l’artigianato e l’industria. Insomma quello di prendere solo il buono della chimica e della sintesi. È difficilissimo ma è possibile. È un percorso in fieri dove ciascuno deve metterci del proprio. L’approccio deve essere generale e non rivolto solo ad alcuni elementi, quelli che fanno comodo o paura.

Altrimenti si rifuta la realtà a fette come fanno i novax in questo momento. Per loro Pasteur è esistito invano. Invece, viva Pasteur.

Comunicati Stampa

Strade dissestate e comunità abbandonate. La PAT è finita in miseria?

C’era un tempo dove lo strumento delle Somme Urgenze in Provincia di Trento era un fatto reale. Esisteva. 

Poi sono cambiate le cose, è cambiata amministrazione provinciale e tutto importa meno, per non dire nulla. Così, casi di utilissime strade, franate e mai riparate, rimangono lì nel limbo, per mesi senza che nessuno le ripari. Dalla Provincia, l’apparato risponde che si deve attendere che lo strumento della Somma Urgenza venga finanziato. Intanto il tempo passa e i disagi si moltiplicano.

Il fatto grave è che questo accade nel totale silenzio di chi dovrebbe alimentare la risposta della politica attraverso un giusto stimolo. 

Eppure, questo stato di cose, in questo frangente storico sembra un male piuttosto diffuso. Prendiamo il caso dell’imprenditoria trentina ad esempio. Nel CDA di Trentino Sviluppo, la lega ha pensato bene di inserire una novità. Parliamo del portato intellettuale di due nobilissime professioni, interpretate da altrettante persone perbene che anche io stimo tanto. Un ristoratore e un maestro di sci. Ecco, sono queste le professionalità che la giunta ha scelto tra le tante per guidare le politiche industriali del Trentino del prossimo quinquennio. Evidentemente, la lega ritiene che la loro indubbia professionalità sia la migliore, la più adatta, la meglio indicata ad interpretare gli indirizzi di settore a favore di imprese industria e artigianato del Trentino. Un comparto che da solo cuba – credo – oltre 6 (dico sei) miliardi di €. Più indotto. Il silenzio di Industriali, artigiani associazioni di settore certifica che queste parti sociali sono contente così. 

Il caso delle strade comunali franate mai sistemate

Probabilmente deve valere la stessa cosa anche per il sistema degli enti locali. Sono almeno 8 in Provincia le strade comunali che ho presente io, franate negli ultimi due anni e che attendono risposta da parte della PAT. Si tratta di danni occorsi durante qualche evento meteorologico avverso come sempre più frequentemente avviene. Eppure nel silenzio collettivo, le amministrazioni attendono risposta dalla Provincia e con loro, i rispettivi censiti che di quelle strade dovrebbero farne uso.

Anche il quotidiano IL DOLOMITI si era occupato di uno di questi casi, in particolare a Torcegno. Aprendo questo link trovate la vicenda completa.

Perché, ad esempio, il Consorzio dei Comuni non si fa carico di spingere in tal senso? Perché le amministrazioni anche solo una ad una non sollevano il problema? La Provincia non è caduta in miseria, i fondi ci sono. Va infatti precisato che per la crisi da Covid, i soldi ce li ha messi lo Stato. Per le provvidenze necessarie a coprire le manovre aggiuntive il Trentino è stato autorizzato a contrarre nuovo debito.

E’ questo il motivo del perchè, per le cose che interessano alla lega, i fondi ci sono. Coi soldi dei carri raccolta mele, ad esempio, si sarebbero potute sistemare già da tempo alcune di queste problematicità, se solo si fosse voluto. Probabilmente la maggioranza preferisce guardare altrove, tenendo i fondi a disposizione per qualche sacca di consenso da capitalizzare il prossimo anno.

Allora forse, in senso metaforico è questa la vera nuova miseria della PAT. Si accompagna al silenzio di qualcuno. Non al mio di Consigliere di Controllo.

Comunicati Stampa

PROVINCIA, AUTUNNO 2021: PARTE LA CACCIA AL “BAITO”. ABUSIVO.

E’ tradizione che il mese di settembre sia quello di apertura della caccia. Pare che questa giunta leghista abbia voluto completare il carnet di specie cacciabili includendo… i “baiti”!

Ora, io comprendo che l’abusivismo edilizio va fermamente combattuto. Si tratta di rispetto della legalità senza contare che l’ordine urbanistico significa cura per il proprio territorio.

Ma chiedo, soprattutto a me stesso, con tutti i problemi che hanno i Comuni, dobbiamo mandare proprio loro a caccia di baiti abusivi?

Quanto questa giunta provinciale sia distante dall’esperienza amministrativa si evidenzia anche su questi aspetti. 

Chi è stato sindaco o assessore in un Comune lo sa benissimo. Piccole strutture non abitate, a funzione tecnica sono in effetti una costante per i nostri territori. In moltissimi casi la loro esistenza si perde a memoria d’uomo. E’ questo forse il motivo a causa del quale non sono catastalmente censite. 

Anche in Trentino, come è tipico delle zone rurali questi manufatti sono praticamente sempre funzionali alla cura e alla gestione di piccoli appezzamenti di terreno ai quali fanno riferimento. In parallelo emerge prepotente il problema che nasce dall’obbligo dei comuni di gestire queste pratiche. Una vera complicazione, insomma dove da una pur superficiale visone sembra quasi che la PAT lanci il sasso per poi nascondere la mano. Con la connivenza di un silente consorzio dei Comuni. 

Mi chiedo come verrà gestita la cosa a livello di Enti locali qualora la questione entri nel vivo dell’operatività. Non vorrei davvero trovarmi nei panni di un sindaco o di un’amministrazione Comunale quando dovranno affrontare una ad una tutte le ritrosie e le complicanze legate alla gestione di questo inghippo. Azioni da effettuare, si badi bene nel pieno della crisi da personale dei Comuni, con gli uffici tecnici attualmente ingolfati dalle pratiche sugli incentivi all’edilizia.

Ma i due assessori provinciali a Catasto e Comuni, si parleranno? Se non in giunta magari in un bar a Ponte Arche? Credo saranno in molti a chiederselo. 

Questa “pensata” si aggiunge alle recenti azioni dell’assessorato in questione. Quelle fin qui intraprese pare non siano state sufficienti. La partita dei rinnovi delle centrali idroelettriche, imposta al Trentino per una cocciutaggine tutta interna al sistema, la riapertura delle discariche provinciali, portata avanti praticamente in sordina; hanno seguito le indicazioni dell’apparato. Per non parlare della gestione di orsi e lupi: più visto nessuno a nessun incontro pubblico. Meno se ne parla meglio è, sembrano essere gli ordini di scuderia.

Ma una politica che si fa vedere in pubblico solo quando gira a caccia di voti e al taglio dei nastri di inaugurazione, secondo me, è destinata ad avere vita breve.