RAME ED ALTRI PERICOLI

Da Michele Dallapiccola

Verso i farmaci utilizzati agricoltura biologica, l’opinione pubblica si dimostra molto indulgente. L’aggettivo “bio” sdogana la percezione di nocività dei presidi utilizzati. A ben vedere però anche il formidabile e stimatissimo metodo di coltivazione, conserva alcuni punti d’ombra. Vediamo insieme quali.

RAME, E’ BENE SAPERNE DI PIÙ.

Perchè, quando si parla del “bio”, il rame merita una menzione particolare? Perché ne costituisce un pilastro portante. Senza la possibilità di utilizzare questo metallo il “bio” non potrebbe esistere. Le patologie contro le quali oggi questo metodo fa ampio uso, sarebbero incontenibili. Sdoganato da questo utilizzo, il rame viene incredibilmente considerato pulito e innocuo. Invece è fra i “pesticidi” meno amichevoli che vi siano, vuoi per l’ambiente, vuoi per l’uomo. È un metallo pesante, praticamente eterno nell’ambiente, di fatto indegradabile. Per giunta è molto tossico per gli organismi acquatici. E per l’uomo.

Da report dell’Istituto superiore di Sanità pare che finora, l’unico agricoltore morto certificato per intossicazione accidentale durante un trattamento agricolo nella storia, sia stato proprio a causa del solfato di rame.

PRO E CONTRO.

Eppure, il rame sarebbe un microelemento utile all’organismo, vegetale o animale. Se assunto a piccolissime dosi. Fatto che lo porta ad esser erroneamente percepito come innocuo anche quando usato a chili.

Il rame viene persino venduto come fertilizzante! Con tutto il rame che usiamo come antiperonosporico, pensate ce ne sarebbe bisogno? Ma col limite normativo di utilizzo del Rame come agrofarmaco a 4 kg/anno/ettaro, rimane interessante la possibilità di poter comprare concime rameico. In quanto non obbligatoriamente rendicontabile, potrebbe “erroneamente” finire nell’atomizzatore? “Questo io non credo”

Per tutta l’agricoltura il rame rimane tuttavia un prodotto indispensabile e nonostante il suo profilo eco-tossicologico non significa che debba essere guardato come un mostro. Se usato correttamente crea ben pochi problemi.

CONSAPEVOLEZZA. LA VERA RICETTA CONTRO LE TOSSICITÀ.

Continua a sorprendere invece che siano altre le molecole, molto meno critiche del rame, ad essere oggi perseguitate da media, politica e associazionismo eco-bio quando di fatto hanno profili ambientali e tossicologici ben più leggeri. Social e  disinformazione in tal senso sono devastanti.

Invece, le intossicazioni nella quasi totalità dei casi sono provocate da usi scriteriati fatti da quegli agricoltori che operano in barba a quanto prevedono le leggi sulla sicurezza.

Così come un operaio edile deve proteggersi tramite un vestiario concepito per la sua sicurezza, stessa cosa vale per gli agricoltori quando utilizzano prodotti fitosanitari. Fortunatamente, da un lato la consapevolezza di utilizzo di questi prodotti tra gli agricoltori è pressoché totale, dall’altro, controllo sociale e amministrativo in Trentino funzionano molto bene e gli scriteriati, finiscono facilmente a tiro di sanzione.

OBIETTIVO SICUREZZA PER TUTTI.

E’ la sicurezza complessiva di filiera l’obiettivo cui tendere col massimo sforzo. Demonizzare uno strumento, come ad esempio quello degli agrofarmaci, è alquanto sciocco. Specie sfruttando l’atavica preoccupazione che questo argomento diffusamente provoca.

Purtroppo, continuano invece a morire operatori straziati dagli organi in movimento delle macchine agricole, oppure schiacciati da trattori o ancora vittime di incidenti in azienda, per cadute, soffocamenti in cisterna o urti accidentali.

Benché nessun lavoro sia libero da rischi, sul problema del maneggiamento di fitofarmaci si spendono interi trattati ma però a nessuno è mai venuto in mente di aizzare la popolazione contro trattori od organi in movimento magari con un comitato “No giunti cardanici” quando ce ne sarebbe molto più bisogno. Ad esempio, su Google io ho cercato “veterinari incidenti mortali”. 200 e rotti mila risultati! Tanto per dire.

LA PERCEZIONE CHE ALLONTANA DALLA REALTÀ.

La preoccupazione verso gli agrofarmaci è massima quando si parla di prodotti originali, inventati dall’uomo nei laboratori. Sfuma, invece sulle forme di agricoltura biologica, graziate dal fatto che scelgono solo molecole di origine naturale. Fatto per altro vero solo in parte.

Prendiamo ad esempio i feromoni utilizzati nella confusione sessuale degli insetti. Di fatto, sono analoghi di sintesi delle molecole naturali. E la scelta bio non implica affatto che le sostanze “naturali” siano meno pericolose di quelle di sintesi. Ogni molecola ha infatti un suo specifico profilo tossicologico e ambientale, come visto per il rame. Le piretrine naturali, per esempio, sono letali per gli organismi acquatici, per le api e per gli anfibi. Spinosad, estratto da dei batteri del suolo, ha anch’esso un’etichetta tutt’altro che amichevole su diversi organismi. 

NON FERMIAMOCI ALL’INTUITO.

Il medesimo discorso vale per tutti gli agro farmaci usati nel bio. Accadono cose brutte se te li bevi, li usi come shampoo o li versi nell’acquario dei pesci. Se li usi in un frutteto, diluito in acqua uno a “n” volte, seguendo le indicazioni di etichetta, no!

C’è una regola aurea ed universale che è bene non dimenticare: 

“Naturale o di sintesi che sia è sempre la dose che fa il veleno.” 

Quindi, se l’esposizione a una molecola è irrisoria, altrettanto ne sarà la conseguenza di contatto con l’organismo che l’ha incontrata. Per tali ragioni i distinguo fra “sintesi” e “naturale” sono del tutto privi di senso.

Le molecole più tossiche al mondo sono infatti di origine naturale e sono molto ma molto più letali di tante sostanze inventate dall’uomo, anche di quelle peggiori.

La cicuta, il curaro, la cocaina si ricavano dalle piante. Il botulino si forma da batteri che crescono in modo spontaneo su substrati del tutto naturali. L’alcool può derivare in maniera del tutto “spontanea” dalla fermentazione degli zuccheri della frutta. E pure tra chi ha fede integrale nel bio, ci saranno sicuramente quegli alcuni che a pieni polmoni, aspirano il prodotto della fumigazione di foglie di di tabacco essiccate e triturate.

Pensiamoci quando apprendiamo di qualcosa di naturale o ricavato dalle piante. Lo archiviamo con sereno favore al pensiero: “Male, di certo, non fa”