Purtroppo è così in ogni lavoro. La mela marcia che sta in ogni cesto finisce per guastare tutte le altre. Così è successo tra i pastori transumanti. Per quei pochi che si son comportati male, ora ci vanno di mezzo tutti.
Cosi si finisce a dover leggere di ordinanze come quella recentemente emessa a tal proposito dal Comune di Mori. Nel silenzio degli attori politici che qualcosa a tal proposito, anche pubblicamente avrebbero potuto dire. Con quello spirito del buon padre di famiglia che cerca l’intesa quando parti contrapposte si trovano allo scontro. In questo caso, pastori e Comune di Mori
Eppure è così. Questa è la doppia faccia di chi governa oggi in Trentino. Tutti protesi a difendere territorio e suoi attori in campagna elettorale, salvo poi ritirarsi quando ci son da dirimere questioni spinose dal le quali si ricava sicuro scarso consenso.
Così, anche la transumanza fa la fine dell’inceneritore. Ad un Carroccio di minoranza contrario si presenta ora un Carroccio di governo che ci spiega quanto l’infernale macchinario mangiarifiuti sia utile e benefico.
Sono questi i politici dei tempi moderni, quelli che piacciono nell’urna e nel voto. Tutti presenti e rumorosi in pompa magna alla festa della transumanza in Tesino, patria del tenace Obelix di politica locale memoria. Assenti e silenziosi invece in queste spinose questioni. Incapaci di prendere posizioni su un argomento che di pecore fa più strage del lupo.
LUPO: altro argomento che la lega ha messo nel sottoscala. Ora, gli impavidi leghisti, quelli che il problema lo avrebbero risolto in pochi mesi, vanno propagandando la convivenza, parlando di opere di prevenzione. Quelli che “noi sì, che abbiamo fatto altro che quelli sì prima” si dimenticano che sono 8 anni che sono al governo. E le cose sono cambiate solo perché sono sfinite le persone e i pastori non credono più a nessuno. Vien vera soltanto la frase più schietta che purtroppo e con dispiacere, ho sempre ripetuto in pubblico io, ricevendo insulti (da alcuni) in cambio di onestà: “vogliate accettare gli aiuti per fare prevenzione mentre la Provincia spinge per un piano d’azione nazionale e prepara una legge (e l’abbiamo fatto, la 9/2018) Voi attrezzatevi, perché dei grandi carnivori non c’è n’è libereremo più.
Il caso di Mori
Tornando al casus belli, rammarica qui puntualizzare che se tutti i sindaci del trentino facessero come questo meticoloso primo cittadino lagarino, i nostri pastori la transumanza se la potrebbero scordare. A suon di ordinanze in pochi giorni pochi fogli di carta ammazzerebbero millenni di storia.
Nel silenzio della politica. Giunta, Consiglieri e Consigliere (magari nuove passionarie del vello e dei belati) scrittori, fotografi e antropologi vari. Tutti buoni quando c’è da portare un pastore su di un palco. Tutti bravi ad esibirsi come fenomeni del nuovo millennio tra celebrazioni dell’Unesco e anni internazionali della pastorizia varia, nella speranza di un voto, dell’acquisto di qualcosa, incapaci però di restituire qualcosa di concreto a chi pratica questa difficile professione.
Il silenzio della politica
E qui, sarebbe stato sufficiente prendere posizione politica seria contro chi fa di ogni erba un fascio. Contro chi ha prodotto un provvedimento a visione e senso unico senza rendersi probabilmente conto del danno che così come congegnato, produrrà ad una piccola categoria. Mi chiedo, ad esempio: non si poteva provare prima ad inasprire le sanzioni per chi lorda la pubblica via? Non si possono individuare corridoi verdi concordandoli su proprietà pubbliche e collettive? Solo per citare qualche virtuoso esempio già presente nei pochi Municipi italiani sensibili al problema?
Questa pletora di celebranti della pastorizia, specialmente in tempo di elezioni, potrebbero invece fare oggi un buon servizio a quei pastori che si comportano in maniera educata ( e sono la maggioranza) raccontando che fanno molti più danni le ordinanze e i divieti a senso unico che lupi e malattie del bestiame.
Ad esempio, il patt (minuscolo), autonomista e tanto amante di radici e tradizioni dove sta su argomenti come questo, che un tempo furono cavallo di battaglia del compianto Pruner, sempre a fianco dei pastori e dei loro problemi?
Qualche convegno in meno e qualche intervento politico in più per tutelare i pastori non farebbe per niente male. Specialmente in questi ultimi anni, fatti di intolleranza incomprensione ed individualismo. Ricordando a tutti che le deiezioni ovine da transumanza certo per i più puzzeranno, ma in fondo son fatte d’erba non trattata da animali trattati praticamente mai . Insomma naturali, biologiche biodegradabili e nei campi pure ben ammendanti.
Nota di “gossip” di settore
TESTO RACCOLTO DA INTERROGAZIONE PROVINCIALE N° 1612 Non abbiamo informazione diretta in tal senso ma il “gossip di settore” che ci è stato riportato da dei pastori che ci hanno contattato, racconta di un soggetto in particolare che avrebbe deciso di scegliere la zona del Comune di Mori e dintorni come luogo per svernare. Fatto peraltro piuttosto insolito, favorito forse dal cambiamento climatico visto che nella maggior parte dei casi la pressoché totalità dei transumanti sceglie il vicino Veneto per trascorrere i mesi invernali.
Si tratta perlopiù di imprenditori che svolgono questo lavoro per tradizione familiare sebbene in questi ultimi anni, a costoro, si sia purtroppo aggiunto qualche imprenditore ovinicolo improvvisato. La possibilità di accedere ai titoli Pac ha infatti stimolato qualche nuovo “avventuriero del contributo europeo” a procurarsi animali pascolatori dati in conduzione a qualche operaio agricolo, al fine di ottemperare ai severissimi controlli anche dei servizi forestali provinciali sull’effettivo avvenuto pascolamento dei terreni oggetto di richiesta di premio PAC.
Il caso di Mori apparterrebbe a quest’ultima fattispecie e i danni sembrerebbero tutti provocati da un unico gregge, per altro, accidentalmente di proprietà di uno stretto familiare di un importante membro della giunta provinciale. Si tratterebbe dunque di “pecore da contributo” che ora potrebbero generare qualche corto circuito politico proprio nella giunta provinciale dove qualche membro le ha spesso criticate e ora il familiare di qualche altro membro le apprezza invece e le sfrutta pure.
Sono passati dieci anni eppure lo ricordo come fosse ieri. All’indomani della caduta del sistema delle quote latte, il prezzo del prezioso bianco finì in un baratro pauroso.
Ma pensate, non era nemmeno tanto grave come quello di oggi: che è a 10 cent al litro in MENO!
La cosa non dipendeva da noi, come oggi, ma avevamo già cominciato a mettere in campo una serie di ripari. Ma alla lega non bastava. Le sembrava poco.
Invece oggi giace esanime. E lo fa da 7 anni! Sette di amministrazione (?) al governo del Trentino, silente ed inattiva (ANCHE) sulla zootecnia. E pensate quanto potrebbe agire: custodisce 1 miliardo e200 milioni di €uro in avanzo di amministrazione.
Dagli allevatori si è presentata soltanto durante le manifestazioni zootecniche dell’autunno elettorale passando il resto del tempo a pacche sulle spalle calcando qualunque sagra si celebrasse in Trentino.
Delle iniziative di co-marketing come “LA MONTAGNA DI LATTE” o “LATTE IN FESTA” che si tenevano in quegli anni, nemmeno l’ombra. Delle attività di marketing provinciale a sostegno dei prodotti locali dentro o fuori dal marchio QUALITÀ TRENTINO: nessuna notizia!
Nel frattempo gli allevatori distribuiscono la loro debole voce e i loro pochi voti in maniera debole e ben divisa. È così, a chi gestisce il “cuore verde” del Trentino che sfalcia i prati belli da vedere per quei milioni di turisti che vengono a spendere qui i loro soldi riversandoli nelle tasche del sistema provinciale non ci pensa nessuno.
Se non altro 10 anni fa, stava per partire una PAC con un sistema di premi più forte di quello che sono stati capaci di portare a casa questi politicanti di oggi. Un po’ di compensazione aiutava.
Oggi si è perso tutto, forse ci rimane almeno la speranza. Che se ne vadano.
Una sentenza che non fa vincere nessuno ma che apre a nuovi scenari politici. Io qualche idea me la sono fatta. Voi che ne pensate?
Non so se il 6 novembre potrà venir ricordato come l’inizio della fine della Lega al governo in Provincia. Di certo oggi lo Stato coi trentini si è comportato in maniera – a dir poco – agrodolce. Carota, insomma, a chi sperava di cacciare Fugatti, bastone a chi tiene all’Autonomia. E di questo aspetto, il nostro Movimento non può che rammaricarsi. Ma si sa, dei soprusi all’Autonomia, ai trentini sembra importare sempre meno. Tanto che pochi si sono indignati quando la Lega, votando la legge sul terzo mandato in aula, ha esposto l’Autonomia del Trentino a questa brutta bordata “costituzionale”. E così i seguaci di Salvini in salsa locale han finito per rimettere le decisioni del Consiglio Provinciale nelle mani di Roma.
Ora si apriranno nuovi scenari. Ma né immediati ne direttamente provocati. Difficilmente infatti questa sentenza avrà l’effetto diretto che molti si aspetterebbero: la caduta della destra e dei nazionalisti e il ritorno dei moderati di centro-sinistra con un governo non più cosi strettamente dipendente dai cenacoli romani.
Nuovi scenari all’orizzonte politico
Adesso c’è da aspettarsi di tutto. Innanzitutto un colpo di coda a suon di alzate di mano della maggioranza per un ritorno al proporzionale. Anche se chi sarà presidente nel dopo Fugatti è materia da broker di scommesse di anglosassone ispirazione.
Molto più sicure saranno le pubbliche pretese dei Fratelli d’Italia. I loro appetiti di governo non si sono mai placati nonostante il vento locale spieghi qui, vele molto meno tese di quello che soffia in poppa alla Giorgia nazionale.
A proposito di partiti nazionali, anche il PD (benché da sempre molto attento alle sensibilità locali) dovrà provare a ritornare nelle valli dove al netto dei loro circoli, la politica della loro segreteria nazionale è poco compresa.
Qualche grattacapo in più lo proveranno poi quei consiglieri che, insoddisfatti della propria professione civile, vorranno tentare un altro giro dentro all’emiciclo. La campagna elettorale, specie per quelli del centrodestra, potrebbe riservare qualche bel posto in meno e comunque una durata di legislatura più breve. In Piazza Dante potrebbe terminare già nella primavera del ‘27 con la candidatura romana del bocciato Fugatti che metterebbe – in questo modo – fine precoce a questa legislatura.
In tutto questo bailamme un aspetto positivo c’è. Chi ha fame di contributi ed aiuti pubblici (ed ha la tessera giusta in mano) troverà gran soddisfazione. Proprio per il motivo di qui sopra (campagna elettorale imminente) stanno per arrivare una pioggia di contributi mai visti prima. Complici: l’enorme avanzo nelle mani di una PAT da anni incapace di spendere e il vizio di comprarsi i voti coi soldi di tutti, assegnati soltanto a qualcuno. Un vezzo brutto ma non certo nuovo. Di dorotea matrice rinnovato fino all’epoca della “magnadora”, lo ritroveremo deplorevolmente reiterato anche nei prossimi mesi. Ma tant’è
Un partito, una bandiera!
E in tutta questo trambusto, forse anche per sorridere un pò, consiglio di osservare le reazioni del partito di maggioranza che finirà ora più in confusione di altri. Quello, la cui sedia è contrattualizzata direttamente con un presidente in scadenza, quello che ha l’accordo di coalizione ce l’ha (ipse dixit) solo con Fugatti. Quel partito che ad ogni elezione ha deciso di girare faccia a chi è in odore di vittoria (e le terga a chiunque altro).
Al prossimo candidato presidente offro il consiglio di sbrigarsi a contattare il loro presidente onorario (gli “affari lì, li sbriga quella carica”) perché a Fugatti in bilico quel gruppo politico risponderà con una propria messa all’asta. Lanciandogli un’opa potrebbe ricambiare con una prelazione di alleanza riservandola al primo che è passato? O aspetterà anche stavolta fino all’ultimo per vedere chi vince?
Un giusto principio quello di garantire la salubrità delle produzioni e il benessere degli animali. Peccato che il sistema per arrivarci sia così farraginoso e costoso che i piccoli allevatori ne rimarranno esclusi.
All’inizio degli anni 2000, sulla scena delle incombenze burocratiche per gli allevatori fa capolino il CRENBA! Incardinato sull’istituto zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna, è così in acronimo chiamato, il Centro di referenza nazionale per il benessere animale.
Finirà per diventare interprete di quello che vent’anni dopo (2022) si è concretizzato nel Classyfarm: un sistema informativo che oggi categorizza gli allevamenti zootecnici in base al benessere degli animali allevati, alla biosicurezza loro e delle loro produzioni. La PAC, (politica agricola comune) ha pensato bene di collegarlo all’erogazione dei suoi (sempre più scarsi) contributi. Ma si sa, le certificazioni citando Manzoni, “non vengono mai da sole”. Un pò come le idee dei politici (ed io, purtroppo, ne so qualcosa). Ad un certo punto qualcuno ha pensato bene di introdurre qualche elemento certificativo in più: tutta garanzia per i consumatori, tutta qualità di vita per i nostri animali. E SU QUESTI DUE ELEMENTI NON SI DISCUTE!
Il problema però è che il nuovo sistema di certificazione del benessere animale – Sqnba – non vuol proprio saperne di partire. Dopo un paio d’anni di tiramolla, il Ministero ha provato a metter tutti ai ferri corti. L’11 agosto, è stata la data edittata con perentorietà. Ma è andata buca ancora una volta. Allora tra un “abbiamo scherzato” e un “ok dai riproviamoci” di quindici giorni in quindici giorni, il 15 ottobre prossimo venturo scadrà un ulteriore rinvio. Il terzo, credo.
L’idea che le garanzie nel campo della produzione alimentare non siano mai sufficienti è buona. Il problema è che di burocrazia – costi compresi – tutta a carico di contadini ce n’è fin troppa e di un ulteriore legnata provocata dal gravame di SQNBA non ce n’era proprio bisogno.
Ecco i perché della diserzione a questa nuova gabella europea. Così, un mese fa, ad una prima ricognizione le adesioni ammontavano solamente a 243 aziende su un potenziale di 27.431 beneficiari. Troppi, i costi per le piccole aziende, troppo pochi gli aiuti nella stesura di una burocrazia che è apparsa fin da subito insormontabile.
Andrà a finire che questi contributi finiranno soltanto nelle mani delle Stalle di media o grande dimensione. E per fortuna che almeno qualcuna di quelle l’abbiamo anche in Trentino!
Quelle piccole invece, con pochi capi, magari gestite in part time finiranno per dover rinunciare anche alle poche migliaia di euro che potevano fare la differenza sul loro bilancio annuale. Insomma, ancora una volta, a mio vedere, questa politica provinciale, vuoi per menefreghismo vuoi per incompetenza, permetterà di far sì che i contributi del livello 2 dell’Ecoschema 1 della PAC vadano soltanto alle grosse stalle. Alle piccole, non andrà un becco d’un quattrino.
Si è chiusa la manovra di assestamento in Consiglio provinciale: ormai da qualche giorno. E adesso non ne parla più nessuno.
Eppure, la cifra alla quale pareggia il nostro bilancio è assai ragguardevole, praticamente mai vista prima. I motivi sono tanti, quasi nessuno positivo od onorevole per chi sta amministrando ora.
Il termine delle imposizioni della Spending review, l’aumento del PIL provinciale a causa delle aumentate tasse del governo Meloni (e il relativo ritorno dei nove decimi al nostro bilancio), insieme ai tanti fondi non spesi, compresi quelli del PNRR, hanno consegnato nelle mani dei nazionalisti in salsa trentina, un tesoretto di non poco conto.
Dal canto loro, sul come spendere meglio queste risorse, le minoranze qualche indirizzo avevano provato a darlo. La cocciutaggine della giunta nel respingere qualsiasi consiglio, ha permesso loro di portare a casa poco più che briciole.
Nel frattempo il governo provinciale si sgolava a raccontare che le cose stavano andando bene per tutto il proprio impegno nell’amministrare questa montagna di soldi. Nonostante le campane che si sentono fuori dal contesto politico partitico di maggioranza suonino tutta altra musica. Di certo inascoltata anche dai Consiglieri di Maggioranza. Al punto che alcuni di loro hanno propinato all’autorevole Parlamento trentino un paio di provvedimenti che al cospetto dei veri problemi dei concittadini assumono un aspetto a dir poco ameno. Condizione questa, enfatizzata infatti anche dai media. Forse perché daranno soddisfazione a quella parte di natura più primitiva che ancora alberga in alcune persone: l’istinto cacciatore-raccoglitore, quello che per qualche millennio contraddistinse ad esempio l’etologia e la biologia dei Neanderthal, ramo secco della filogenesi umana che sopravviveva appunto solo grazie alla caccia alla raccolta.
Accadeva in quel periodo preistorico per poter sopravvivere, accade oggi per funghi e beccacce, buoni per carpire voti e consenso e politicamente parlando, per sopravvivere ancora.
Al diavolo le borse di studio per gli aspiranti infermieri, al diavolo gli investimenti in sanità, in qualità di vita, in tutela ambientale. A parte un unico vero provvedimento di settore. Infilato nel culmine della notte forse per sfuggire a spiegazioni e critiche. Quello riguardante la gestione del lupo. Si è così evitato di dover spiegare alla stampa, ai trentini, agli allevatori e agli ambientalisti come si intendesse affrontare di lì in poi questo spinoso problema.
A forza di pensare soltanto alla caccia e alla raccolta i Neanderthal si estinsero. Furono i Sapiens a sopravvivere e a prendersi la scena dell’evoluzione. Era il ramo degli ominidi che programmavano, che si organizzavano e che trasformarono la caccia e la raccolta, in agricoltura e allevamento. È un messaggio a questa giunta che anche di questi due ultimi aspetti (insieme a sanità e sociale) – a ben vedere – si occupa solo in chiave elettoralistica e di consenso partitico.
Anche al più disattento lettore di cronaca politica locale, non son certo sfuggite recenti e continue scaramucce – fortunatamente soltanto giornalistiche – tra Patt ed Mca.eu. Pur consapevoli che queste possano aver tediato più di un appassionato alla politica, vorremmo loro offrire un’ultima breve riflessione. Per rimarcare che a noi di MCA.eu, del PATT, piacerebbe smettere di parlarne.
Non avvertiamo nessun spirito di competizione principalmente perché non siamo una copia (magari brutta come vorrebbero dipingerci) dello storico partito. Non siamo nemmeno un manipolo di resilienti, né un concorrente politico. Siamo innanzitutto un Movimento, una Lista Civica formata da un gruppo di persone dotate di coscienza politica convinta che non può esistere autonomia a fianco di statalismo e populismo.
Infatti, il nostro Movimento vede nella solidarietà, nell’attenzione al territorio ma soprattutto nei ragionamenti liberi da vincoli di potere – anche romano – i veri elementi distintivi dagli “altri” autonomisti. Quelli che ora, su nomina (anche senza il giudizio del voto popolare) di Fugatti, siedono in Giunta provinciale a braccetto di Lega e FdI. E anche questa è una condizione che produce una non piccola differenza tra noi. Quanto è difficile criticare e condizionare un governatore che ti ha nominato?
Pur conscio di sedere in minoranza invece, il nostro Movimento sente e valorizza la possibilità di proporre, criticare ed esprimere giudizi sull’operato del governo provinciale. Un esempio? In Consiglio Provinciale si discuteva sulla Valdastico e la nostra Consigliera eletta si batteva attraverso uno strenuo ostruzionismo per salvare i territori da questa devastante opera. Intanto l’assessore-segretario delle stelle alpine si assentava dall’Aula come fanno gli studenti impreparati alle interrogazioni al liceo. Insomma anziché discutere su un suo storico cavallo di battaglia politico pensava bene di trascorrere qualche bella giornata in… “marina”
Ancora: nei due schieramenti c’è un differente rispetto dei ruoli. In MCA.eu Segretario e Presidente occupano e si esprimono con rispetto e chiarezza di compiti. Nel PATT invece, nonostante ci siano degli organi esecutivi regolarmente eletti, le trattative politiche e i rapporti con le altre forze li continua a gestire il presidente onorario.
Per quanto riguarda le differenze di consenso alle elezioni provinciali va considerato che il loro risicato 8% dell’ottobre ‘23 derivò dalla fusione con altre due forze politiche. Gestite oltretutto, da una parte da un ex espulso dal partito e dall’altra da un ex amministratore che ai tempi del proprio splendore operativo definiva il patt come sottoscala della giunta.
Così, la fusione di pezzi di corpi politici alla quale potrebbe presto aggiungersi anche il movimento destroide di Gottardi sta diventando un’operazione che trova metafora soltanto nella letteratura gotica. Una fusione di pezzi di partiti come quella narrata, del professor Frankenstein: brani di corpi umani saldati dalla forza di un fulmine. Colpiti, gli danno vita e da quel momento il claudicante omone del racconto vaga nella notte, incompreso da una folla che lo insegue. Segna il passo, incede a fatica in questa sua nuova forma. Ondeggia.
Come questo nuovo patt, assente dal dibattito politico locale, su accoglienza, sicurezza di città e paesi, rinnovo concessione A22 o legge elettorale. E come non citare la scarsissima partecipazione al recente suo Congresso. Nulla a che vedere con le grandi riunioni autonomiste del passato. Le 1200 persone presenti al Pala Rotary per Rossi nel 2012 sono un lontano ricordo.
Adesso tra i delusi c’è chi racconta dell’esistenza di una sorta di ala sociale del patt. Un patt di sinistra che in fondo finirebbe per diventare un ulteriore insignificante pezzo di quel Frankenstein politico nel quale si è ridotto il partito. Un Frankenstein che continuerebbe comunque a collaborare anche con lega e fdi. Ma non solo. Pare proprio che questo nuovo soggettone autonomista (?) a Trento finirà per far candidare i tesserati anche nelle schiere di Ianeselli. Vedi mai che vinto a Trento nel ‘28, il bravo Sindaco vinca poi anche in Provincia. Meglio stargli vicino.
Invece, Casa autonomia.eu è una lista civica fatta di persone leali agli stessi valori e alla stessa Coalizione da sempre. Non ha l’ambizione di scrivere il futuro del Trentino permanendo nei secoli della politica. Vorremmo piuttosto di dare una mano adesso ad una compagine di persone positive che in questa contingenza di populismo e statalismo anti autonomista vogliono bene più al Trentino che alle poltrone. Nell’alveo dell’Alleanza Democratica Autonomista proseguirà dunque nella misura in cui ci saranno persone disposte a portare avanti queste idee. Indipendentemente da simbolismi e aspetti legati al nome del contenitore.
Che in altri casi pur di provare a sopravvivere, come Frankenstein, aveva l’aspetto di un uomo ma uomo non era.
Anche a Civezzano “l’Operazione Ascolto” è stata un successo. Un gruppo di cittadini coordinati da Paolo Betti, storico medico farmacista della comunità di Civezzano ha voluto incontrare i propri compaesani.
A suo corollario, sedevano un paio di gruppi politici comunali di interessante provenienza.
Quello di Paolo Zordan si presentava con una rinnovatissima compagine in prosecuzione al lavoro svolto nella lista “Uniti per Civezzano”. Per loro impegno, con una composizione tutta civica, lontana dalla politica nazionale e provinciale.
Al numeroso pubblico intervenuto si è però rivelata una ulteriore felice novità.
Un gruppo di persone facenti riferimento all’attuale maggioranza, coordinate da Antonella Zucchelli, Presidente del Consiglio Comunale, hanno voluto interpretare l’insoddisfazione dei propri risultati amministrativi raggiunti. Il tanto impegno profuso durante questo mandato non ha restituito i risultati sperati.
La disponibilità di Paolo Betti, li ha dunque convinti a formulare una proposta amministrativa nuova da sottoporre alla popolazione di Civezzano per il prossimo 4 maggio. Mettersi in discussione è un pregio del quale la moderna società non va particolarmente greve.
Ed è questo l’aspetto che più mi è piaciuto in questo nuovo modo di presentarsi.
La popolazione ha dimostrato di apprezzare al punto che, nel corso delle 4 serate tenute nelle scorse settimane, si sono contate oltre 250 presenze. Qui sotto quella di Torchio e Sant’Agnese. In copertina Civezzano.
Qualche piccola contestazione, ha ravvivato la serata di Bosco, in particolare. Veniva da alcuni rappresentanti dell’attuale maggioranza, che messi alle strette su questioni pratiche si sono riscoperti nel ruolo di contestatori a voce alta dal fondo della sala. Pronti ad interrompere a più riprese chi in quel momento raccontava proprie impressioni a loro non gradevoli.
Per il resto direi bene! Tante idee, tante critiche, tanti problemi da sempre irrisolti. Faranno parte di un programma, condiviso, sentito. Rispetto al quale ci sarà tutta la disponibilità ad agire qualora eletti.
Li ho trovati convincenti anch’io. E sono per me stati di grande aiuto. La lista con la quale ho collaborato per anni ha perso un po ‘del suo spirito nonostante, lì dentro, alcuni elementi abbiamo davvero dato tanto. E meritano un plauso.
E’ mancato coordinamento? Forse. Sicuramente ascolto e vita di paese, quella vera e non solo quella delle manifestazioni.
E poi, qui, ci sta una nota politica tutta personale. Il Patt, a Civezzano, il mio ex partito, è tutto lì con l’attuale Sindaca, con le sue contraddizioni e le sue storture. Legato al territorio dove gli fa comodo e alla lega e alla Meloni dove gli serve ancor di più. Al punto che oggi, il suo Segretario o meglio sarebbe dire vice di Panizza, si sforzava di precisare sulla stampa che non si sente una bandiera al vento della politica. Ipse dixit!
E’ pur vero che anche con l’amministrazione uscente le liste che si presenteranno saranno probabilmente civiche. Ma è altrettanto vero che l’anima politica uno, la porta con sé ovunque vada. E, a quella nera del Patt di questi tempi, io preferisco star lontano.
Tante cose, insomma. Alcune oggettive ed altre personali che mi portano a dire sì a questa novità per la politica municipale. Ci sarò anch’io nel mio piccolo personalissimo sostegno elettorale.
Uno dei casi più interessanti del 2024 l’ho incontrato questa scorsa estate. Sono stato chiamato a visitare una povera pecora Suffolk, afflitta da un grave eczema facciale. L’animale era tenuto al pascolo controllato in Alta Valsugana.
Precedentemente curata senza successo per sospetta parassitosi, manifestava lesioni che piuttosto facevano pensare a tutt’altro. L’assenza di ispessimento della cute escludeva infatti acariasi mentre la simmetria delle lesioni e la loro localizzazione in zone non coperte da lana era assolutamente compatibile con una forma di eczema da fotosensibilizzazione. Inizialmente, ho immaginato fosse provocata da qualche sostanza assunta da piante tossiche sul pascolo, aggravata da una sopravvenuta piodermite. Così, in un primo tentativo terapeutico abbiamo provato ad applicare crema ad alta protezione solare sulle lesioni e somministrato antibiotico ad ampio spettro per via generale. La risposta è stata troppo blanda.
Allora, alla cieca abbiamo somministrato epatoprotettori, zinco e selenio. In seguito, la cute è stata protetta con alcune applicazioni di zolfo. Abbiamo anche effettuato una biopsia inviata poi ad esame istologico.
Questo ci ha finalmente indirizzato ad una diagnosi – ancorché ex adiuvantibus – di elevatissima compatibilità con un’intossicazione da sporidesmina. Infatti l’animale ha manifestato una rapida remissione dei sintomi.
Si tratta di una tossina prodotta da alcuni funghi del genere Pithomyces, in particolare Pithomyces chartarum. Questo fungo cresce principalmente su vegetazione in decomposizione, come steli d’erba morti, ed è comune in climi umidi e caldi come in Nuova Zelanda.
La sporidesmina è responsabile di una malattia nota come fotosensibilizzazione epatogena o “facial eczema” nelle pecore ma anche nei bovini. Danneggia il fegato e le vie biliari degli animali che la ingeriscono.
A sua volta il danno epatico impedisce l’eliminazione della ficoeritrina, un prodotto derivato dalla degradazione della clorofilla, che si accumula nel sangue. Da qui, la ficoeritrina si deposita nella pelle, viene attivata dalla luce solare e causa gravi lesioni cutanee e infiammazioni, soprattutto in aree non pigmentate o scarsamente coperte da pelo. Qui si formano lesioni cutanee dolorose, quindi soprattutto sul muso (da cui il nome “facial eczema”).
Per limitare nuovi episodi, sarà ora importante ridurre l’esposizione degli animali a pascoli contaminati. Andrà tenuto conto che il sole può limitare la crescita del Pithomyces chartarum.
Sarà poi utile trattare periodicamente gli animali con dello zinco che protegge il fegato dagli effetti della sporidesmina.
A forza di sentirne parlare, la crisi della zootecnia è un argomento che non appassiona più nessuno. E forse, il mondo della società civile può averne tutte le ragioni. Soldi che non bastano per arrivare alla fine del mese, società schiacciata dai problemi degli anziani, sanità in affanno, tanto basta per giustificare.
Chi non dovrebbe disinteressarsi sarebbe invece la politica, deputata qual’è, ad occuparsi di tutti i settori. Una Provincia Autonoma che nel marketing investe i milioni di euro, a decine alla volta, non può permettersi ignorare la promozione del settore lattiero caseario così come ha fatto in questi ultimi anni.
I responsabili sono di facile reperibilità: Presidenza e assessorati al turismo e all’agricoltura sono strettamente nelle mani della Lega. Il sillogismo risulta pertanto fin troppo facile. Alla Lega non importa un fico secco di sostenere come si deve, il settore zootecnico.
Eppure ad indirizzare gli interventi ci penserebbe il quadro giuridico che su un argomento appare piuttosto chiaro. Il settore è già ampiamente più che sostenuto dall’Europa. Tuttavia, alla Provincia Autonoma rimane ancora uno strumento formidabile che, pur in maniera indiretta, permetterebbe di sostenere ulteriormente chi alleva bovini: la pubblicità ai loro prodotti.
Infatti, c’è stato un passato in cui le iniziative erano state presenti e numerose.
Oggi invece, tutto sembra lasciato a se stesso. Così ci sono consorzi cooperativi capaci e coraggiosi che la reclame se la sono fatta da soli mentre i più deboli in professionalità e competenza di fronte di un nuovo ulteriore caso di SEU anziché approfittarne, rilanciare e mettere la politica in scacco all’angolo l’unica cosa che sa fare è provare a discolparsi. E continuano a sperare, si perdoni la metafora zootecnica, nella greppia in Piazza Dante.
A questo punto per onestà intellettuale va comunque precisata una cosa. Non c’è ombra di dubbio che la situazione sarebbe degenerata anche nelle mani di una classe politica capace ed appassionata. Il declino però sarebbe stato più lento e meno drammatico proprio come sta invece succedendo in Alto Adige dove la zootecnia è tendenzialmente stabile.
Qui inoltre, alle colpe della politica si aggiungono quelle degli allevatori, pochi e ben divisi. Il risultato è un mix micidiale che probabilmente non fermerà ormai più nessuno.
Ma quanta consapevolezza e comprensione su questo, possa esserci nei due assessorati implicati, lo dicono i risultati del settore. Gli allevatori non sono imprenditori ai quali fare carità. Sono aziende complicate, difficili da gestire, e che solo una politica davvero capace di indossare camice e calzari zootecnici potrebbe capire. Anche perché a tutte queste problematiche se ne aggiungono di sempre nuove. Prendete il caso di cronaca sanitaria di questi giorni citato poco sopra. Avviene dentro ad una società schizofrenica che vorrebbe la genuinità finta di un bicchiere di latte appena munto. (nella completa ignoranza del fatto che se le nonne di un tempo il latte l’han sempre bollito un motivo ci sarà pur stato). Al tempo stesso chiede la sicurezza integrale, imprescindibile e prioritaria rispetto alle mode radical chic del crudo ma buono.
Ecco un altro tipico esempio dove la politica ha praticamente lasciato sulla schiena dei contadini la piena responsabilità giuridica ed economica di tutelare la pubblica salute. Anzichè finanziare informazione, costi e prevenzione, la lega al governo del Trentino ha preferito “fumarsi” dieci milioni di euro in un concertone o bloccarne molti di più in promesse di campi da calcio e piste olimpioniche da pattinaggio per tutti.
Nel corso dell’estate ho avuto modo di affrontare un curioso intervento. Ero stato convocato a riparare chirurgicamente un trauma – apparentemente superficiale – alla regione del gomito di una manza grigia. A prima vista la ferita non sembrava particolarmente profonda.
Invece poi, un’ispezione più accurata aveva permesso di valutare lesioni nascoste.
La soluzione di continuo riguardava anche i piani sottoscapolari profondi. Un corpo contundente era entrato infatti nello spazio tra tra il gomito e il costato ed era salito in direzione ventro dorsale, per una profondità di almeno 30 cm.
Per praticare un migliore curetage si è ulteriormente aperta la cute al fine di poter pulire e quindi suturare anche il connettivo sottocutaneo abbondantemente lacerato.
Per qualche giorno è stato poi fissato un drenaggio ricomprendendo nella rima cutanea suturata.
Copertura antibiotica e riposo hanno fatto il resto.
La bovina ha sempre conservato un ottimo stato generale e a distanza di qualche settimana dall’intervento può considerarsi definitivamente guarita nonostante il permanere di una piccola fistola non dolorante e tendete a progressiva remissione spontanea.