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Mafia delle malghe? Forse è meglio spiegare.

Tra gli addetti ai lavori (e non solo) ha fatto particolare scalpore in questi giorni una notizia. Quest’estate non si terrà la bella festa rendenera con le vacche tipiche della Valle.

Spiegata in due parole la notizia è di quelle che fanno tanto scalpore e sono facili da far girare anche tra i bar.

Del resto, qualsiasi giornalista racconta che mettere nel titolo una delle tre “esse” fa sempre scalpore: sesso, sangue o soldi. Questa storia racconta dell’ultima delle 3, di soldi, e in estrema sintesi è la seguente:

Per andare in malga ci sono dei contributi.

Sarebbero dedicati ai poveri contadini ma ci sono le mafie delle malghe che speculano per prendersi lì loro.

La Provincia non fa nulla per evitare questo scandalo e per protesta i contadini non parteciperanno alla Festa.

Facile da capire, no?

Avrà occupato forse lo spazio di un tweet. Ma che dietro a questa frase, ci siano una fila di informazioni false e tendenziose, gli addetti ai lavori lo sanno. Meno facile è spiegarla a chi, ai lavori addetto non è.

Cercherò di farlo io, nella maniera più semplice e divulgativa possibile. Ciò che troverete in questo mio breve scritto può essere una base di partenza per chi abbia voglia di documentarsi ulteriormente, oppure semplicemente perchè sia fatta un po’ di luce e verità su questa complessa vicenda. Partiamo smontando una per una le tre frasi “da bar”.

Per andare in malga ci sono contributi. 

Questa è una frase vera. I soldi, li mette a disposizione la Comunità Europea per tutti i contadini europei che coltivano la terra. Dunque per quanto riguarda il Trentino, anche per chi carica le malghe. E se i soldi provengono all’Europa, le malghe (di solito) appartengono agli enti locali (ASUC e Comuni).

Come si fa a prendere questi fondi?

Innanzitutto sono riservati ad imprenditori agricoli singoli o associati. Poi, si deve vincere un’asta di una malga. (in Trentino è difficile possedere tanti ettari in proprietà). Infine, bisogna dotarsi di un apposito pacchetto “titoli”. E’ un certificato, che dà diritto a ricevere contributi in base agli ettari di terreno coltivati. Per questo, l’Europa stabilisce delle regole molto severe, attraverso le quali si può aderire. Per riceverli, secondo Bruxelles, le aziende agricole devono eseguire il compito assegnato dalla destinazione d’uso del terreno gestito. Quindi: se è un seminativo, deve venir seminato se è un pascolo, deve venire pascolato. Insomma par di capire che siano disponibili per qualsiasi allevatore che se li voglia procurare? Certo!

“I contributi sono per tutti e di tutti” Era una frase famosa di un allevatore che stimavo tantissimo, scomparso qualche anno fa. Mio Padre. E alle persone che gli chiedevano se è facile guadagnare con le pecore, era solito rispondere: “signore, certo, la aiuto volentieri a capirlo da solo. Gliene vendo immediatamente 100, cosi potrà guadagnare da subito anche lei!”

Quanti sono questi soldi? 

Le somme sono molto variabili perché possono dipendere da diritti ricevuti molti anni fa (quando il valore era basso ) oppure acquisiti da poco perchè comprati o ricevuti gratis avendo fatto domanda in una riserva nazionale. Parliamo comunque di cifre comprese tra gli 80 e 400€/ha circa.

Ma ci sono davvero poveri contadini e mafie delle malghe? 

Inspiegabilmente, sulle partite che assegnassero un consistente valore ai titoli trentini, almeno fino al 2014, la Provincia ha fatto sentire poco la sua voce. Fino alla precedente PAC (politica agricola comunitaria) il valore medio dei “titoli” provinciali era di circa €80/ha contro un valore medio nazionale di circa 350€/ha.

Ad esempio, 100 ha di malga trentina, presi in affitto da un contadino trentino ante 2014, a €80/ha fruttavano €8000 all’anno. Ebbene, la stessa malga affittata per ipotesi da un contadino italiano ne avrebbe fruttati fino a 35.000€. E pensare che gli Enti Locali generalmente ignari della cosa, per lungo tempo non hanno modificato proporzionalmente gli affitti.

Nel 2014 ci fu un grosso lavoro di ricontrattazione del valore di questi titoli. Facemmo sì che anche il Trentino risultasse vincente innanzitutto per cercare di favorire i nostri contadini. Senza trascurare la possibilità per gli Enti Locali di affittare le loro malghe al giusto prezzo. 

Oggi il valore/ettaro dei Titoli trentini e quello nazionale si sono molto avvicinati. I trentini sono finalmente competitivi per quanto riguarda la possibilità di offrire un giusto prezzo alle malghe e avere ancora un certo margine di guadagno per loro.

Di questo potenziale valore se ne sono accorti anche i Comuni.

In una situazione dove la Provincia li relega in una condizione di scarsità finanziarie, mettono a disposizione il proprio patrimonio. E così per il tramite dei contadini, partecipano alle risorse finanziarie che provengono da Bruxelles. Per intenderci, lo scorso anno sono arrivati, credo, più di 18 milioni€.

I comuni hanno pensato bene di non lasciarli tutti agli allevatori e hanno aumentato il costo delle malghe. Che abbiano fatto bene o male non sta a me giudicare. Mi piace che molti di loro abbiano deciso di utilizzare quei fondi, per ristrutturare le malghe visto che a Bruxelles hanno deciso che non potevamo usare i soldi del PSR per farlo come avveniva invece fino a qualche anno fa.

La Provincia non fa nulla per fermare questo scandalo. 

Invece, in Trentino i controlli ci sono, eccome. Solitamente li fanno i nostri Servizi Forestali. Siamo inoltre l’unica Provincia italiana ad essersi ormai da anni dotata di un registro provinciale di Pascoli e malghe allo scopo di evitare precisi controlli aerei ed avere maggiore concretezza del nostro patrimonio.

Certo, tra gli affittuari, qualche persona “distratta” o che cerca di approfittarne ci sarà sicuramente anche qui da noi. Per quanto mi riguarda devo dire che finora ho trovato solo persone che hanno sfruttato queste opportunità in maniera legittima. Stressata all’inverosimile, magari, ma assolutamente legittima.

Sempre nello scorso mandato amministrativo Provinciale abbiamo costruito insieme al Consorzio dei Comuni, un bando “tipo” per far sì che le nostre malghe fossero assegnate prevalentemente a chi montica bestiame locale e con esperienza fatta in malghe trentine.

Il tutto ha funzionato davvero molto bene al punto che anche il governo del cambiamento leghista va in giro a promuovere il regolamento del governo di prima. In campagna elettorale gridavano che andava cambiato, ora che governano loro, non lo cambiano più. Probabilmente hanno constatato che si tratta del meglio che si riesce a fare, almeno per ora. I fondi sono di Bruxelles, sono loro che danno i soldi, sono loro che impongono le regole per darli. 

A che punto stanno le trattive della nuova PAC?

Non si sa, o meglio non si sa nulla dalla Provincia. Io per fortuna ho mantenuto conoscenze a Roma e a Bruxelles, e riesco a tenermi aggiornato, ma gli altri? Questo governo leghista farebbe bene ad intensificare trattativa e informazione pubblica sulla consistenza della nuova PAC. Ci saranno ancora i titoli? Quanto riceverà in Trentino? A che punto stanno le cose? Tutto tace, si pensa alle mele, ad andare a prendere acqua in val di Sole, a tener coperto l’argomento orsi e lupi per tirare a campare al 2023. E poi?

Al di là di queste mie schermaglie politiche, come avrete capito, insomma, l’argomento non è facile spiegare. Anzi, della sua importanza e del suo valore positivo, tutto è molto più lungo e difficile da raccontare rispetto a quelle due tre battute da bar che abbiamo citato in apertura.

Probabilmente a questo punto lo avrete capito anche voi. Se c’è chi le malghe le ha perse, per dirla in maniera volgare, è semplicemente perché ha avuto il “braccino corto”. Nel bando di gara indetto dal comune di turno ha semplicemente offerto meno soldi della concorrenza, nella speranza di guadagnare di più. Oppure non è stato sufficientemente previdente organizzandosi con un proprio pacchetto titoli. E però, il tempo di protestare o scrivere sui giornali lo ha trovato.

I Titoli, possono essere acquistati o anche ricevuti da appositi bandi nazionali. Chi ha la partita IVA agricola è assolutamente informato o ha grandi facilitazioni per accedere all’informazione. Insomma i contributi sono a disposizione di tutti ma la loro assegnazione non viene a bussare alla porta di casa, ci si deve un po’ svegliare.

Inoltre, a livello Provinciale, rispetto a qualche anno fa, le cose sono molto molto migliorate perché sono aumentati in maniera importante i soldi che arrivano al Trentino e diminuiti in maniera molto pesante quelli che invece vanno fuori provincia. Anche perchè di malgari speculatori provenienti da fuori ce ne sono sempre stati.

Le cose che mi dispiacciono.

A me spiace che vengano definiti “mafiosi” degli imprenditori locali che hanno capito molto bene questo meccanismo. In fin dei conti contribuiscono anche alle loro comunità visto l’importante aumento di affitto che i comuni hanno potuto mettere in campo per le loro malghe.

E mi dispiace anche per i pastori che si sono trovati con affitti sparati alle stelle. E’ inevitabile che i Comuni facciano gli interessi delle loro comunità. E come dar loro torto?

Poco tempo fa, un amministratore comunale mi raccontava che l’introito degli affitti delle malghe per loro, quest’anno è passato da poche migliaia, a 140mila€/anno. Un bel passaggio, considerando che sono fondi europei che qualora non sfruttati, rimarrebbero nelle mani di Bruxelles. Inevitabilmente andrebbero a finire in quelle dei grandi latifondisti delle pianure agricole dell’Europa del nord.

Mi spiace anche per turisti e contadini che non potranno godere della bellissima festa che si tiene ogni anno. Prima o poi si ritroverà sicuramente la pace. Forse sarà pure l’occasione di cambiare paese visto che l’organizzazione cela da tempo l’idea di tenerla forse in altri luoghi della Val Rendena. Con buona pace del Comune di Pinzolo.

E poi mi spiace tanto anche per Salvini & i suoi leghisti che ogni anno si trovavano il tendone delle giovenche bell’e in piedi. Si facevano il loro raduno in mezzo alle Bronzine e ai contadini in festa. Se ne faranno una ragione oppure il capannone – i leghisti – se lo faranno apposta e se lo pagheranno. 

A di là dei partiti e delle mie inutili schermaglie da consigliere di opposizione di certo un paio di cose, qui, la vedono tutti. E’ mancata la politica, quella amministrativa della giunta. Perchè nessuno ha cercato di spiegare come stanno le cose? Perché la giunta non ha impedito lo spiacevole inconveniente? Se gli agricoltori fossero stati rassicurati ed aiutati, se avessero potuto nutrire fiducia in misure alternative o ristori veri, forse questo giusto stato di agitazioni non li avrebbe indotti ad azioni eclatanti che altro non sono che celate richieste di aiuto.

Andranno guidati, aiutati. C’è da capirli.

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Dalle valli del Trentino

Il lavoro di un consigliere non si esaurisce nell’aula del Consiglio provinciale, in Commissione legislativa o in Ufficio.

Per lavorare bene, le questioni vanno guardate da vicino; si comprendono molto meglio. Ecco perchè è importante anzi, necessario, frequentare le località del Trentino dove sorgono i problemi. Da quando il termine del lockdown ce lo ha nuovamente permesso di fare, cioè da qualche settimana, abbiamo ripreso a frequentare i luoghi del Trentino dove più si fanno sentire le criticità di natura politico amministrativo. Di solito accade il venerdì. 

Oggi è toccato alla Val di Sole.

Siamo partiti da Pellizzano dove abbiamo tenuto una piccola conferenza stampa. APRITE QUI PER TROVARE IL RESOCONTO COMPLETO. Coadiuvati dal rappresentante della sezione del PATT di Valle Gianluca Zambelli, abbiamo voluto denunciare la pesante incongruenza dell’atteggiamento dell’attuale governo provinciale di fronte alla chiusura di un servizio sanitario periferico. Prima di governare i leghisti, a parole, avrebbero aperto ospedali e punti nascita ovunque. Oggi governano con noncuranza lasciando scoperte attività sanitarie in ogni luogo e in ogni dove. Quassù, hanno chiuso il Punto organizzato per i Prelievi ma sono assai diffuse le gravi carenze che affliggono la medicina generale.

I due più recenti casi che mi sono stati segnalati in questi giorni si stanno verificando a Caldonazzo e in Val di Ledro. Tutto, nonostante il fortissimo impegno profuso nel tentativo di risolvere questo problema da parte delle amministrazioni comunali di riferimento.

La lega tenta invano di emanciparsi dal proprio stato di forza politica populista.

Non deve essere facile passare da anni di gazebo e raccolte firme al governare una Provincia Autonoma. Ma dell’esperienza in fieri, lo abbiamo già ripetuto molte volte, non possono  farsene carico i poveri trentini. I disservizi provocati da un modo di amministrare provinciale quantomeno discutibile, potrebbero venire facilmente evitati se solo si volessero ascoltare i consigli di tutti, anche quelli che arrivano da tutti i Consiglieri, anche quelli di minoranza.

Un giro tra le strutture turistiche della Val di Sole

Il resto della giornata ha continuato portandoci a trovare alcuni imprenditori del settore. Molta rassegnazione, a causa della situazione determinata dalla pandemia e dal governo. Il registro della critica è sempre lo stesso: gli operatori evidenziano scarsa capacità organizzativa, assenza di visione e tanta tanta confusione nell’erogazione dei servizi, dei contributi e dei Ristori

La riduzione della burocrazia rimane ancora una chimera ed è estremamente sconcertante dover subire una riforma del settore turismo e un aumento della tassa di soggiorno in questo periodo così devastante è complicato. 

Se è vero dunque che due anni sono ancora lunghi da far passare ciò che percepiamo dai nostri sostenitori è un fortissimo incoraggiamento ad organizzarci nel più breve tempo possibile.

Il Trentino va tolto dalle mani della Lega e va consegnato ad una compagine di persone che se ne prendano cura con competenza ed impegno. Il tempo ed il modo di farlo ci sono.

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PASTURS: Bravi bravissimi, da ammirare!

Sessanta volontari che, dopo selezione e formazione, si trasferiranno in 10 alpeggi per affiancare gli allevatori nelle loro attività quotidiane di gestione e protezione del bestiame nei mesi di giugno, luglio e agosto.

No, non siamo nel previdente Trentino. Non siamo nella Terra dell’Autonomia e del Buongoverno. Siamo sulle Alpi Orobiche Bergamasche e QUI POTETE LEGGERE LA NOTIZIA SUI SOCIAL

Una Terra di impresa quella lombarda, pragmatica nell’approccio ai problemi. E di fronte ad un macigno normativo, un “moloch” delle regole, quello che tutela più i carnivori dei cristiani non si sono persi d’animo. E non mi direte mica che a Bergamo hanno più risorse di noi!

Qui a Trento noi, avevamo provato a parlarne più e più volte a questa giunta, ma nulla. Non c’è sordo più di quello che non vuole sentire.

Qualcuno di voi ricorda forse una sentita testimonianza che raccolsi in una montagna appestata dai lupi, lo scorso anno? Un mio caro amico, pastore da una vita, persona che stimo tantissimo e dallo spirito assai brillante, mi disse una cosa estremamente profonda ed intelligente.

Se c’è chi ha studiato che proteggere il lupo è una cosa buona io non discuto. Io non sono preparato in materia e non sta a me giudicare. Ora però queste persone mi dicono che al lupo dovrei badare io. Io non ho scelto di badare al lupo come lavoro della mia vita. Io ho scelto di badare alle pecore. Se l’Europa, la Provincia hanno deciso di proteggere il lupo, devono venire qui e custodirselo loro. Io ho già abbastanza da fare con le pecore!

Pasturs

E’ esattamente quello che hanno pensato di portare avanti con l’iniziativa “Pasteurs” in Lombardia. Ne avevamo parlato anche lo scorso anno. APRITE QUI PER LEGGERE TUTTI I PARTICOLARI. Davvero bravissimi, loro.

Ebbene, anche in Trentino riparte la stagione e con la Gestione dei grandi Carnivori è come fossimo ancora all’anno zero. Sì, si son messi in gabbia, drogati, un paio di orsi ma il contenzioso col Governo e coi cittadini sensibili, non sembra fermarsi. E va pure peggio col lupo. Il piano per la sua gestione è in fase di approvazione ormai da mesi. La giunta continua a dire le stesse cose come un disco rotto e i pastori sabato caricheranno le malghe in condizioni peggiori dello scorso anno perché i lupi sono aumentati. Quindi per loro non c’è nessuna novità in aiuto rispetto allo scorso anno. Solo aspettare e sperare.

Invece a Bergamo mandano in montagna in aiuto un piccolo esercito di persone. Ad aiutare. E bella che in Trentino anche noi avremmo tanto volontariato disponibile che la Provincia potrebbe pagare pure: col servizio civile. E potrebbero venir ospitati nelle baite costruite con legno di Vaia. Se non lo si fosse venduto tutto agli austriaci.

Lo sappiamo che non si tratta della soluzione al problema. Sarebbe stata soltanto una proposta palliativa in attesa di un Piano di controllo che arriverà chissà quando. E invece, nulla!

Rimarranno tutte fantasie queste proposte, semplici, poco costose, perchè la Giunta, o meglio la lega, le schifa puntualmente ormai da tre anni perché vengono dalla minoranza. Lo abbiamo ripetuto fin troppe volte, ma i leghisti son cosi:

sotto al gazebo, leoni; a governare in Provincia, …

Ecco!

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Meraviglioso Garda Trentino. Peccato per la tassa.

Il Garda Trentino è fortunato. Ha un meraviglioso territorio, un ottimo sistema di strutture turistiche, un altrettanto ammirevole apparato della promozione. E con le nuove nomine in Azienda Promozione Turistica continua ad avere anche un formidabile presidente. Da neoeletto, in queste ore ha rilasciato un’intervista sui quotidiani locali. 

Lo ha fatto nello stile che gli è proprio, quello di imprenditore capace e responsabile. A costo, pur di raggiungere il suo scopo di trasmettere messaggi difficili da comunicare. In questo caso, l’eccesso di enfasi degli aspetti positivi ha preso il predominio fino, a parer mio, a stravolgere il messaggio. Detto in buon volgare si è cercato di “indorare la pillola”. Riguardo a cosa? Vediamolo insieme.

4 milioni per il Turismo dell’Alto Garda sono un titolone! 

Un messaggio talmente buono da fare sobbalzare di felicità qualsiasi imprenditore turistico locale. Anche perché arriverebbero da un governo provinciale politicamente allineato con l’amministrazione locale come un traguardo, una sorta di elargizione della politica. A ben vedere le cose non stanno proprio così.

Proviamo a radiografare il messaggio cercando di capirne i veri retroscena.

Parto con il confermare che non si tratta di una bugia, piuttosto di una previsione. Tanto verosimile quanto pur sempre una previsione. Solo che per poter ottenere questi fondi, i bravi imprenditori locali dovranno accollarsi una serie di oneri che di simpatico non hanno proprio nulla. Perché? 

Innanzitutto i 4 milioni saranno il frutto di un aumento della tassa di soggiorno. Cioè qualora raccolti, saranno il prodotto dell’antipatico compito di ogni albergatore. Dovrà chiedere più soldi ai propri ospiti. E questo provvedimento, è voluto dalla lega proprio nel momento più brutto che il turismo Trentino ricordi: l’immediato post-Covid. Ce n’era davvero bisogno di farlo ora?

Cari imprenditori turistici, mano al portafoglio!

Non è finita. Anche se si affronterà con successo questo imbarazzante compito – tutto imposto, come ripeto – e si raccoglieranno i 4 milioni€, questi, rimarranno alla località solo se gli imprenditori locali si impegneranno a metterci pari cifra di tasca loro.

Ora, il Garda raccoglie dai privati, cifre da sempre molto basse. Mi si conceda il beneficio di imprecisione citando un dato a memoria: circa 600mila€.

Nel caso, per ottenere i famosi 4 milioni del titolo di giornale, la Busa dovrà autotassarsi di ulteriori 3.400.000€. Si stanno cercando degli escamotage per non chiederli tutti ai privati. E per fortuna. Ad esempio pare che i fondi della biglietteria del Bastione, transiteranno sui conti dell’APT. Reggerà contabilmente questa interpretazione della norma? A proposito, sarebbe già buono, intanto, che Bastione e biglietteria ricominciassero a funzionare al più presto possibile. Altro che incassi che transitano per l’APT.

L’Alto Garda ha sempre vissuto male questo suo stato di “gallina d’oro” per la Provincia. La confusione che regna sull’applicazione di questa nuova norma sul turismo non fa sperare in nulla di buono. 

Auguroni dunque a tutti gli imprenditori locali.

Che la stagione turistica possa partire alla grande e che la raccolta fondi con il nuovo aumento della tassa di soggiorno possa procedere nel migliore dei modi.

Dopodiché se vorranno tenersi il malloppo, mano al portafoglio. Con buona pace dei padri della riforma.

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Reintroduzione dei Carnivori. Progetto di elevatissima qualità ambientale.

Sono concetti che in Trentino mastichiamo da anni. Anzi, il lettore distratto potrebbe pensare che sto parlando proprio della nostra Provincia. Invece stavolta la notizia riguarda un’altra parte del mondo e un altro tipo di carnivoro rispetto all’orso trentino.

Mi ha colpito una notizia di queste ore che racconta di un progetto indiano. Il Governo di Nuova Delhi mira a reintrodurre il ghepardo dal Sudafrica in India, al Kuno National Park. DA SKYTg24 QUI TROVATE LA NOTIZIA COMPLETA.

Ora, immagino le prime reazioni di quegli alcuni amici che hanno la bontà di leggermi ogni giorno. Il pensiero non è andato immediatamente anche a voi ad un progetto simile che si sviluppò anche in Trentino a partire dalla fine degli anni 90? Allora, la specie trasferita fu quella dell’orso, spostata non tra l’Africa e l’India ma tra la Slovenia e il Trentino.

Veniamo al dunque. 

In un ipotetico colloquio, cosa consigliereste voi agli amici indiani in procinto di portarsi a casa delle fertili femmine di ghepardo accompagnate da relativi maschi?

Probabilmente raccomandereste loro di pensare ad un progetto completo. Fatto di protezione della vita del ghepardo innanzitutto. Suggeriremmo di proteggere particolarmente la specie. Poi di informare bene la popolazione locale su come ci si deve comportare se si allevano animali domestici nei luoghi dove andrà a vivere il ghepardo.

La cosa più importante.

Caro governo indiano, siamo sicuri che a nuova Delhi, la capitale dove avete preso la decisione, il ghepardo è visto come una cosa meravigliosa. E come darvi torto? Visto dalla parte degli allevatori, (e sicuramente ce n’è qualcuno anche li) sarà preso come una cosa altrettanto gradita? 

In questo ipotetico colloquio, raccomanderemmo di costruire il progetto di reintroduzione fatto con un capo ed una coda. Col pensiero rivolto a quanti ghepardi si vogliano reintrodurre in India.

Lo raccomanderemmo con tutto il cuore. Senza numero massimo previsto anche gli Indiani si potrebbero trovarsi con un governo incapace di reagire. Magari proprio nel momento in cui lo sviluppo dei ghepardi raggiunge numeri ingestibili.  Non subito, certo. Ma tra 20, 25 anni potrebbero trovarsi davanti a sviluppi inaspettati.

Ghepardi ovunque, ghepardi che mangiano galline, ghepardi che aprono bidoni delle immondizie, ghepardi che sbranano gatti, pecore e vacche. E magari attaccano le persone. 

E agli Indiani, sconsiglieremmo di ingabbiare i ghepardi cattivoni. L’animale terrestre più veloce del pianeta in gabbia starebbe malissimo. Meglio morto che chiuso in gabbia, drogato insieme ad altri.

Ma forse consigli del genere agli indiani non servono. Forse la reintroduzione avverrà in luoghi molto ampi e forse se qualche ghepardo attaccherà cose e persone, lì, il governo mostrerà professionalità e coraggio. Rimuovendolo senza farlo soffrire. Lasciando riprodurre e moltiplicare tutti gli altri ghepardi reintrodotti che se ne stanno in mezzo alla natura. 

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L’allevamento di montagna è un allevamento di qualità?

Come e chi stabilisce che la zootecnia di montagna è caratterizzata da migliore qualità rispetto a quella di pianura? In base a che parametri? Penso che sono domande che da consumatori ci siamo fatti tutti.

E in vero non è facile rispondere perchè l’idea che mi sono fatto potrebbe scontare qualche smorfia di antipatia. Lo dico perché se guardiamo i parametri che indicano la qualità di un prodotto dal punto di vista normativo, la pianura risulta sicuramente vincente. E la montagna questo lo riconosce poiché dalla pianura acquista anche importanti fette di materia prima. Terreno più fertile, stagioni più lunghe, economia di scala più elevata, permettono di prosperare ad una zootecnia industriale partita, tra l’altro, molti anni prima della nostra. E così mentre in pianura padana si gestivano già tecnica e genetica in maniera ineccepibile qui, fino al secondo dopoguerra, si è rimasti legati alla zootecnia di sussistenza.

Che c’è di buono nel latte di montagna?

E’ un concetto duro da digerire quello raccontato sopra. Avrà fatto balzare sulla sedia più di un lettore e necessita un immediato chiarimento. Dunque: quali caratteristiche di ambito qualitativo possono rendere il Trentino migliore rispetto alla pianura? 

Un primo aspetto è senz’ombra di dubbio legato alla modalità di allevamento. Molte bovine, trascorrono una parte della loro vita, libere sui pascoli d’alta quota. C’è grande salubrità insita nella pratica dell’alpeggio. Favorisce il movimento fisico delle bovine e permette loro di approvvigionarsi di foraggio di migliore qualità. E’ palese che questo approccio mantiene la biodiversità sia vegetale sia animale. Ed è in questa filosofia di approccio alla coltivazione della montagna che le razze autoctone si sposano benissimo con l’aspra vita in alta quota. Il resto è storia più che nota. L’erba di malga dona caratteristiche organolettiche a latte e formaggi rendendo le produzioni particolarmente uniche e caratteristiche.

Oltre alla modalità di allevamento che vale sul fronte tecnico, in Trentino abbiamo anche una marcia in più su quello amministrativo. Si tratta della nostra, cara Autonomia. Un sistema di governo locale che al senso di responsabilità affianca quello di una filiera di controllo piuttosto breve e diretta. Grazie ad un’onesta e continua attività di autocontrollo, i Veterinari dell’Azienda Sanitaria ed la rete provinciale dei Veterinari Aziendali, possono accompagnare molto più da vicino che altrove, le buone prassi di allevamento per ottenere un prodotto di qualità. Questa condizione implementa le garanzie per il consumatore.

E per il futuro?

L’evoluzione delle cose non può prescindere dal guardare oltre l’attuale sistema di controllo e certificazione dell’allevamento Trentino. Sono stati in primis gli stessi imprenditori zootecnici ad avvertire l’esigenza di poter raccontare al consumatore del proprio impegno in tal senso. Ad esempio, un’illuminata intuizione della più grossa Cooperativa lattiero-casearia del Trentino – Latte Trento – già da tempo qualifica la propria filiera a marchio CRENBA.

Il metodo CReNBA è un sistema di valutazione degli allevamenti elaborato dall’IZS della Lombardia e dell’Emilia Romagna, sede del Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale (CReNBA). La check-list che viene utilizzata per l’assegnazione del punteggio prevede una stima a 360° della realtà dell’allevamento. I valutatori sono medici veterinari che, per ottenere la qualifica, devono seguire un apposito corso di formazione. A determinare lo score finale della stalla concorrono aspetti strutturali, manageriali, di biosicurezza ma anche e soprattutto una verifica della capacità di adattamento degli animali all’ambiente


Che questa fosse un’esigenza percepita come trasversale nel mondo allevatoriale locale è noto da moltissimi anni. Anche la Federazione prov. allevatori aveva sviluppato un progetto analogo. Lo stimato Collega il med. vet. Franco Gatti è stato il padre del progetto “Stalle a Stelle”. Poteva essere un formidabile sistema di qualifica delle nostre aziende. Purtroppo non ne sento più parlare, per motivi a me poco conosciuti.

Eppure, nel frattempo, il Sistema Nazionale non è rimasto fermo. Questa esigenza, spinta da specifica direttiva Comunitaria a partire dal 2009 ha organizzato una modalità di gestione delle certificazioni incardinata anche sulla figura del veterinario aziendale

Il sistema Classyfarm.

Oggi l’evoluzione del sistema CReNBA nel sistema Classyfarm garantisce non solo la qualità del lavoro per gli operatori ma è soprattutto garanzia di benessere per gli animali e di salubrità dei loro prodotti nei confronti del consumatore. E’ fondamentale che la politica soprattutto locale si faccia carico di questi aspetti. In assenza di provvedimenti pratici tutte le dichiarazioni fatte finora e relative al fatto che il Trentino deve puntare sulla qualità rimangono parole come aria al vento.

La giunta si avvia a concludere il primo triennio di mandato amministrativo senza aver concluso nulla nemmeno in questo campo. Per questo abbiamo deciso di stimolarla con il progetto raccontato sopra. Attivare il processo di certificazione Classyfarm anche per le produzioni zootecniche Trentine. Per capire di cosa stiamo parlando la FNOVI – federazione ordini veterinari italiani – ha predisposto una breve presentazione che potete trovare APRENDO QUESTO LINK.

Lo tradurremo presto in un atto amministrativo. Siamo infatti convinti che l’adesione ad un sistema nazionale già rodato sarà facilitata dalla nostra Autonomia e dalla sicura adesione e collaborazione di azienda sanitaria locale ed ordine  dei veterinari

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Trentino, terra di vacanza, di ospitalità e di un nuovo… gattopardo!

E’ accaduto qualche volta. Specie in Consiglio provinciale, che alcuni membri della maggioranza apostrofassero il sottoscritto come amministratore che di danni nel turismo ne avrebbe fatti abbastanza.

Non c’è che prenderne atto. Ma come andassero le cose nel Turismo trentino prima della pandemia lo dicono i numeri. Cito questo dato di fatto per dare i meriti a chi li ha. Non una persona o un Governo ma un intero sistema. 

In Trentino si è sempre collaborato.

Ci si è ascoltati ed aiutati tutti. La politica ha cercato di seguire le imprese e viceversa. 

Poi, a mio vedere, è arrivata la lega. E con essa la prima vera inversione di tendenza rispetto a questo modus operandi: la platea di ascolto si è più che ristretta. Proprio come è successo con la riforma del settore turismo. Si è corso, in fretta e furia tra le valli, solo per poter dire di aver visto persone, tenuto riunioni e percorso chilometri. Tanto, le decisioni questa lega finiva per prenderle con pochi ammiccanti amministratori nei propri uffici in città. 

Altro che valore alle Valli

Hanno preservato alcuni interessi di bottega (o meglio di località). Circondati da alcuni “yes-man” ossequianti un caparbio governo provinciale, si sono mostrati insensibili alle richieste di aiuto dei più deboli. 

Sembrava si volesse ribaltare il mondo delle APT e in fin dei conti si è fatto tutto tutto sto can can per chiuderne due o tre? Le più deboli anziché aiutate, sono state distrutte. Guarda caso, i premiati, sono quelli che ora proseguono il loro approccio nell’establishment di governo. Coloro ai quali a ben vedere, questa riforma ha inciso poco o nulla. A loro andava bene così.

Per tutta un’altra moltitudine di operatori e amministratori, questo oggi significa però relazionarsi con APT scompaginate, in preda ad attività incerte o stravolte. E siccome non c’è limite al peggio tutti si troveranno a  dover gestire l’aumento della tassa di soggiorno. 

Il miglior segno di intelligenza politica sarebbe stato quello di sospenderla per sostenere il settore. Invece questo governo provinciale ha finito per mettere sabbia negli ingranaggi delle imprese più di quanta ne abbia messa il Covid.

Eppure, tutto scorre. 

Del resto, alcuni progetti fondamentali non potevano essere fermati. O meglio, sarebbe stato impegnativo fermarli. Costruire alternative serie, vere, pensate, costa fatica e dedizione. 

Pensate ad esempio all’idea di Trentino turistico fruibile con un’unica App. Un progetto enorme, partito molti anni orsono. NE PARLA AMPIAMENTE IL DOLOMITI APRENDO QUESTO LINK. Oppure pensate alla governance di Trentino Marketing. Un tavolo Azzurro per amministrare c’era già, da anni. Andava talmente bene che hanno pensato di aggiungerne un altro sotto forma di CDA. A pagamento!

E di esempi come i due sopra ne avremmo a iosa ma insistere è come gridare con i sordi. 

Nonostante tutto avverto ottimismo. 

Sono convinto che la maggior parte delle imprese turistiche trentine sopravvivrà alla Crisi da Covid. E pure a questo Governo provinciale! Andrà politicamente gestita la tragedia di quelle alcune che non ce la faranno ma nel complesso, il sistema terrà e ricomincerà a macinare nuovamente numeri da record.

Intanto la politica farà il suo corso. 

Ci sarà una compagine nuova che si sta formando un pò alla volta (io ci spero e sarò al loro fianco). Si ripresenterà sicuramente anche quella lega che dopo tre anni abbiamo imparato a conoscere. Quella dei piccoli provvedimenti di bottega o di facciata senza mai toccare la spina dorsale del sistema amministrativo provinciale. 

Da sotto i gazebo o seduta in minoranza, recitava colpe e necessità di cambiamento. Oggi non ne parla più. Eppure, prima o poi i problemi si dovranno pur affrontare, no? Penso proprio più poi che prima, ho come l’impressione che i veri scogli, saranno infatti rimandati a dopo il 2023.

E’ nel segno della novella del gattopardo che oggi sembra muoversi la politica trentina: cambiare tutto per non cambiare niente. Per ora il principale interesse sembra più il mostrare che il fare, più il dire che l’agire.

Il Gattopardo è un romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento. Un luogo dove si faceva finta di cambiare tutto per cercare di non cambiare niente. Tanto famoso da aver determinato un neologismo. Il (da Treccani) gattopardismo s. m. (anche, meno comune., gattopardite s. f.). – Nel linguaggio letterario e giornalistico, l’atteggiamento (tradizionalmente definito come trasformismo) proprio di chi, avendo fatto parte del ceto dominante o agiato in un precedente regime, si adatta a un nuova situazione politica, sociale o economica, simulando d’esserne promotore o fautore, per poter conservare il proprio potere e i privilegi della propria classe.

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Fugatti e la regola del contrappasso

Ci tengo a precisare subito una cosa. Nutro grande rispetto istituzionale verso la figura a capo della nostra Provincia. Le rimostranze che riporterò qui a seguire devono venir intese di esclusivo ambito politico-partitico.

Torno dunque su una vicenda trita e ritrita, della quale si parla in continuazione. A dire il vero, proprio per colpa di chi sta governando ora in Trentino.

La gestione dei Grandi Carnivori in Trentino

Non senza ironia, si può constatare un fatto amministrativo. Su questa vicenda la lega non è ferma al punto dove avevamo lasciato l’iter normativo noi solo perchè sono stati capaci di andare indietro. Con altri due orsi ingabbiati sotto trattamento farmacologico e un movimento di protesta di dimensioni pesantissime per non aver saputo cosa fare. In questi giorni in val di Sole si è verificata una vicenda che ha aggiunto sale alle ferite. 

Colpisce una vicenda molto preoccupante.

E’ accaduta in questi giorni in Val di Sole. E’ stata trovata la carcassa pulita dal muscolo e dai visceri di un povero gatto. In relazione a questo infausto evento, l’inquietudine si è fatta manifesta quando in prossimità dell’abitazione dove viveva la bestiola, si sono intensificati gli avvistamenti di lupo.

Per ora non è dato formalmente sapere se stata predazione da lupo, volpe o cos’altro ma poco importa. Al posto del gattino in quell’abitazione oggi vivono angoscia e preoccupazione. 

Non proseguirò oltre a dire dove l’attuale politica sbaglia perché non si fa nulla.

E’ nostra intenzione vicariare quello che la giunta non ha il coraggio di fare. Al posto delle riunioni on line o a porte chiuse dell’esecutivo, come accadrà in Val di Fiemme tra un paio di giorni, noi abbiamo intenzione di riprendere il nostro ciclo di serate in forma aperta. Non abbiamo paura di portare al confronto animalisti, politica e allevatori. E dove ci sarà bisogno o verremo chiamati a testimoniare, saremo ben felici di portare informazione.

Fugatti e la regola del contrappasso

Non entro nel merito di un atteggiamento che ricorda più l’esibizionismo dello show-business che una necessità. Io non me ne intendo e magari bisogna ricordarlo in continuazione ma siamo proprio sicuri che sia importante oltre che funzionale allo scopo, continuare a dire che si è assistiti da una scorta?

Comunque, nella foto di copertina, si riporta il titolo di un pezzo su un quotidiano di questi giorni scorsi. Lo riprendo perchè va citato. La esprimo io, la solidarietà al nostro Presidente, come ho già avuto modo di fare qui, sulla stampa ed in aula.

Lo faccio volentieri perché poche persone come il sottoscritto possono capire come possa sentirsi il Presidente in questo momento. Voglio provare a trasmettere calore umano ad una persona che visse questa vicenda a parti invertite. Il governo provinciale precedente si trovò flagellato da una tempesta mediatica internazionale a causa dell’incidente medico con Daniza.

Lo faccio anche se è la stessa persona che oggi, da Presidente, chiede solidarietà. Allora chiedeva le dimissioni di Rossi. Non solo: si era rifugiato in un tombale silenzio durato qualche bel mese e ci rimase fin quando non  si calmarono le acque. Poi ripresero i gazebo, da dove si chiedeva di sparare. Agli altri.

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Dai territori un solo grido: allarme personale! Strutture alberghiere sull’orlo del collasso

Dalle propaggini della Fedaia, seguendo l’Avisio, come è nostra abitudine settimanale, abbiamo incontrato alcuni imprenditori sia del settore turistico che del settore agricolo.

Incontrare persone direttamente in azienda è per noi ormai usuale. Con i colleghi del Gruppo Consiliare ne approfittiamo della richiesta di assistenza o di un consiglio tecnico amministrativo da parte di qualche utente.

Lo raggiungiamo e da lì costruiamo un giro nei dintorni a scopo di “intelligence” politica

In queste occasioni di incontro nelle Valli recuperiamo l’opportunità di dialogare anche con i nostri affezionati sostenitori di partito. E’ l’occasione per scambiarsi opinioni sulla situazione economica e politica contingente.

E’ una bella modalità che avviene con approccio diverso dal passato. L’incontro privato diretto, fuori dal formalismo di un ruolo amministrativo, si presta molto bene al dialogo senza filtri. E’ formativo per entrambe le parti.

Le critiche diventano consigli ed i momenti di difficoltà sono il punto di partenza per la ricerca di una soluzione.

Oggi abbiamo potuto toccare con mano il problema più grave per tutti i luoghi turistici del Trentino. A maggior ragione anche per il bacino avisano.

Ricerca del personale, che disperazione.

Fiemme e Fassa raccontano della letterale disperazione che si prova nella ricerca di personale per le strutture. Era un problema molto grave anche prima del Covid. La crisi e il fuggi fuggi generale non hanno fatto altro che aggravarlo. Da un lato c’è la giusta considerazione dei sindacati. Ma anche questi non possono prescindere grido degli operatori turistici. Si denunciano gravi difficoltà economiche e marginalità così risicate da costituire una vera e propria difficoltà finanziaria. Senza spazi per la marginalità ridotta ormai al minimo. 

Le parti non possono essere lasciate da sole.

La politica, anzi meglio l’amministrazione Provinciale non può sperare che nascondendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi per magia il problema si risolva da solo. Quantomeno come parte attiva in una complicata trattativa tra le parti sociali ci piacerebbe davvero vederla impegnata questa nostra Giunta provinciale.

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Il ritorno dello Stato. In economia è un fatto evidente. Ma fa davvero bene anche all’Autonomia?

Lo so, lo so: il senso dell’ampissima dissertazione che si terrà nel corso del prossimo Festival dell’Economia manifesta contenuti più che chiari.

E la Kermesse Trentina ha assunto toni più che interessanti, per la Città e per il Trentino tutto. Se n’è accorta anche quella stessa lega che rifiutava di ammetterlo. Ora che è al potere si acquattata sorniona sotto ai riflettori in attesa della visibilità riflessa da chi prima veniva criticato. QUI IL LINK DELLE CONTRADDIZIONI

Al di là di queste considerazioni politiche spicce, vorrei mantenere il focus di questa riflessione sul filo conduttore del Festival versione 2021. Il mondo sta appena ricominciando a tenere la testa fuor d’acqua. E’ innegabile che la presenza delle istituzioni, durante questa crisi planetaria, sia stata più che necessaria. E forse, nella tragedia, queste, hanno ri-trovato la loro strada.  Ma allora, noi tutti, abbiamo finalmente di nuovo chiaro…

a cosa serve la politica? 

Sì! E credo che in questo periodo lo abbiamo capito. Non a caso è anche il titolo di un saggio divulgativo pubblicato qualche anno fa da Piero Angela. Consiglio di leggerlo, è agile e simpatico.

Anche i leghisti più antieuropeisti, sono passati dai motti del NO-EURO al mutismo più assoluto. Che siano stati i 700 miliardi€ stanziati dalla Van der Leyen nel Recovery Fund? “Pecunia non olet”, si dice. In effetti si è creata un’onda positiva che ha fatto bene anche alle istituzioni italiane. Non so se anche voi abbiate questa impressione ma a me sembra, come confermano i sondaggi che gli italiani abbiano recuperato un po’ di fiducia nella politica. Soprattutto a partire dal Conte II ma in maniera più decisa, ora, con Draghi. Con loro, la lunga mano dello Stato, con un’importante fetta di ristori è arrivata anche sul Trentino.

Non si poteva arrangiarsi?

Voglio spiegare una frase che potrebbe risultare di difficile comprensione. Non pensate anche voi che saremmo stati tutti molto orgogliosi di vedere la nostra Provincia farcela con le proprie forze? Una PAT in grado di mettere in campo le migliori strategie autonomistiche, se solo, lo Stato lo avesse permesso?. E si badi bene da consigliere di opposizione, non intendo addossare tutte le colpe a questo governo provinciale. Anche a Bolzano la stessa trattativa con lo Stato non è andata benissimo. Meglio che da noi, ma comunque maluccio. 

Dove sono andati a finire i nove decimi delle nostre tasse? 

Spending Revue, manovre finanziarie rese taglienti dal Patto di stabilità, specialmente a partire dal 2009 hanno progressivamente ridotto la percentuale delle tasse trattenute dai trentini a meno di 7 decimi. Perciò vi immaginate se oggi avessimo potuto invece contare su tutti i nove decimi originali previsti dallo statuto di autonomia? In quali ristori e in quanti aiuti ai nostri cittadini si sarebbero potuti trasformare?

Certo con l’Alto Adige, si sarebbe dovuto collaborare di più. Anzi fare lobby anche con Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta visto che sono le uniche tre regioni, tra le Speciali ad aver pagato le richieste dello Stato.

E domani?

Toccherà soprattutto al mio Partito, ricordare ai trentini che in un altro mondo politico, in un futuro diverso, si sarebbero potuti verificare scenari diversi. Non è facile da raccontare perché ogni movimento politico sta affrontando il proprio futuro interrogandosi innanzitutto sulla sua identità. 

Per quanto ci riguarda, posso testimoniare che noi siamo un Partito di raccolta. Ci convivono molte anime. Ho già avuto modo di raccontarlo.

C’è chi sente vicino i temi tipici del pensiero solidale: è la nostra ala sociale. E c’è chi è più determinato nelle questioni di principio, di meritocrazia, di bisogno di regole e di indirizzi precisi. E’ la nostra ala identitaria. Ma nessuno di noi gradisce o approva che lo Stato, prevarichi la Provincia. Nessuno di noi accetterebbe di abdicare all’esercizio di quel grande privilegio di responsabilità che si chiama Autonomia. Come finora ha invece dimostrato di accettare l’attuale maggioranza Trentina. Non a caso, abbraccia proprio le forze che nel loro DNA politico portano scritte queste storture. Amministrano con lo sguardo fisso su Roma.

La strategia della lega è sempre più chiara. 

Con una base che scricchiola, i salviniani trentini provano a rinforzarsi (anche) al centro. Anche perché qualche elemento che transumerà a destra dell’emiciclo, lo avranno ancora.

E’ un bene per noi. Ci apre gli occhi. Ci conferma che tutti i discorsi di moderazione e di posizionamento al centro che stiamo facendo in questi giorni sono giustissimi.

Il Patt accoglie principi in parte rappresentati sia nella cultura politica della destra, che da quella di sinistra tuttavia, non potrà mai tradire le sue origini alleandosi con degli statalisti.