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L’agricoltura riamane ancora un comparto centrale della nostra economia.

Si percepiva tanta voglia di informazione e partecipazione alla serata informativa a tema agricolo di ieri a Civezzano. 

E procura grande soddisfazione vedere sale gremite da persone che vivono la propria comunità con grande senso civico. La location è stata messa gentilmente a disposizione dal dinamico Gruppo Alpini di Civezzano, si è prestata come sede ideale per raccontarsi alcune suggestioni che ruotano intorno al comparto AGRICOLTURA. Insieme, abbiamo cercato di sfatare alcuni miti e ci siamo restituiti reciproca testimonianza. 

Domenica, in Trentino, si terrà un referendum che impegnerà notevoli risorse pubbliche. La spesa sarà provocata dalla cocciutaggine di un governo provinciale che non è stato assolutamente in grado di mediare e di assumersi le sue responsabilità.

Il futuro economico dei nostri contadini ed il benessere delle persone non passano certo attraverso un referendum. Parimenti però, lo stile di vita delle persone ed un’organizzazione territoriale che sostenga i contadini che non possono passare attraverso slogan di partito e superficialità. La stessa che le persone di ieri sera hanno rifiutato investendo del proprio tempo per informarsi e discutere.

Mi sento di ringraziare tutte quelle persone che in questi giorni hanno voluto prestate attenzione ad un nobilissimo lavoro, quello dell’agricoltori, partecipando ed informandosi. Per non lasciar passare il voto di domenica preda dell’insipienza.

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DIVIETO DI SEMINA DELLA FARIO. L’Autonomia tra specie alloctone, biodiversità, equilibrio degli ecosistemi acquatici e comparto economico della pesca.

Da tempo a livello nazionale divampa la polemica relativa alle specie alloctone, aliene o invasive. Pare sia giunto il momento per una sua applicazione su una stretta particolare.

Si inciderebbe anche sul rilascio nei corsi d’acqua, attraverso semina, di specie considerate non locali. Ci ha pensato l’attuazione di una norma, portata avanti da sensibilità politiche ambientaliste. Le relative associazioni si sono mosse in parallelo e con forza, contro questo tipo di gestione delle acque.

La questione, sta assumendo connotati preoccupanti. Dalle notizie emerse negli ultimi giorni, sembra che il divieto in fieri potrà impedire la semina di queste specie e dunque anche della Trota Fario.
 
Da un punto di vista scientifico astratto, l’equilibrio degli ecosistemi acquatici e della biodiversità potrebbe davvero manifestare criticità legate alla presenza di specie alloctone


Nel caso della trota fario, parliamo di animali presenti in traccia documentale a partire dal 1504. Senza contare la pervasiva attività di semina che nei secoli scorsi su intervento imperiale asburgico, diede da sfamare alle genti di montagna. Anzi, spesso per loro fu rara fonte proteica nella dieta.

La vittima più illustre: la trota fario

Oggi, un provvedimento che di fatto finirebbe per vietare la semina della Trota Fario lederebbe gravemente l’attività delle Associazioni Pescatori e delle realtà trentine consorziate. Da moltissimi anni la loro attività economica si basa anche sulla valorizzazione questa specie. E’ un’attività portata avanti da decenni in Trentino con ottimi risultati. Grazie al mix di iniziative intraprese il comparto pesca Trentino si colloca tra le eccellenze nazionali.

La problematica è estremamente delicata. Mette in discussione l’attuale attenta gestione delle acque da parte delle associazioni pescatori trentine e della aziende che operano nel settore. Inoltre, evidenzia le problematiche relative alla biodiversità e all’equilibrio dell’ecosistema acquatico.

Questa maggioranza Provinciale di certo al corrente della situazione, non dà cenno di sorta riguardo a quali possano essere le opzioni sui tavoli delle istituzioni. Pare che la soluzione possa trovare luogo soltanto a livello nazionale. Per questo si sta formando una rete nazionale tra le associazioni di pesca. L’intento è quello di formare una lobby che faccia sentire la propria voce.

Si dovrà vicariare la politica anche locale perchè in questo momento, è proprio il caso di dirlo, è muta come… una trota fario.

Nella foto di copertina: alcuni esemplari di persico sole fotografati nel lago di Lagolo. Importato alla fine del 1800, è il tipico pesce che pur conosciuto da tutti, è considerato invasivo

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“TUBONE” VAL DI SOLE IN SOFFITTA. CON UN PIZZICO DI ORGOGLIO DI TUTTI NOI

Che l’acqua di un torrente o di un fiume partano da lontano è fatto notorio che appartiene come atavico sentimento ad ognuno di noi. 

Non fa eccezione a questa regola nemmeno quella che dovrebbe irrigare l’industria Val di Non.

Parliamo però di un’acqua regimentata che non ha dunque bisogno del solo ciclo naturale e della forza di gravità per circolare.  Per alimentare vita e economia ha bisogno anche di un po’ di aiuto dell’uomo.

Esattamente come i sistemi irrigui della Val di Non e di tutto il Trentino. Parte da lontano la loro gestione. Perchè Usi civici e successivamente Consorzi di miglioramento fondiario nei secoli hanno fatto la loro parte. Non si sono sottratte questo obbligo nemmeno le varie amministrazioni provinciali. L’amministrazione guidata dal governo Rossi però ha dovuto fare la sua parte in un quinquennio caratterizzato dalla scarsità finanziaria imposta dalla Spending review nazionale

L’effetto è che solo verso la fine della scorsa legislatura si arrivò a definire una roadmap per provare a risolvere anche i problemi dei vari sistemi irrigui in Val di Non.  QUI IL IL LINK COMPLETO

Il Piano era piuttosto chiaro, ne abbiamo parlato molte volte. Aveva pure in dotazione anche un piccolo (relativamente ai bisogni) budget iniziale di 6 milioni€

Poi è arrivata la lega. Con le sue discutibili idee promosse nel tentativo di stravolgere tutto

Ho motivo di supporre che questi amministratori proponessero progetti fuori portata amministrativa nel probabile tentativo di tirare il can per l’aia? 

In realtà il tessuto imprenditoriale non si è mai voluto fermare. Come non ha fatto nemmeno l’amministrazione del passato. Forte delle sue conoscenze in sede romana ha stimolato i Consorzi a procedere su una strada che questi conoscevano comunque già molto bene: il Ministero agricoltura. Così, fu la mia occasione per confermare che il percorso allora ipotizzato potesse trovare la via d’uscita.

I continui contatti con Roma. Qui è il febbraio 2018

Le novità di queste ore.

La notizia interessante di questi ore è che nella banca dati gestita dal Ministero sono stati finalmente ammessi dei progetti esecutivi di nuovi impianti irrigui. Sono soluzioni che potranno saturare la fame d’acqua della Val di Non e di molti luoghi del Trentino. 

E’ auspicabile ma non certo che verranno finanziati tutti. In ogni caso gli agricoltori hanno sancito che questi sono progetti percorribili e realistici. 

Il tubo milionario che preleva l’acqua del Noce in Val di Pejo rimane quindi tanto inutile quanto impraticabile.

Che un pò alla volta, il buon senso e la pragmaticità stiano prendendo il sopravvento sul populismo della lega? L’impressione è proprio quella. Nel frattempo i 30 mila firmatari contrari al prelievo idrico in val di Sole, non devono abbassare la guardia. Questa vinta oggi è la più importante delle battaglie, ma la vittoria finale va attentamente monitorate e perseguita 

Intanto rimane l’orgoglio che questo percorso – un po’ alla volta – trovi la sua strada. 

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Referendum distretto biologico: che facciamo domenica prossima?

Del referendum sui distretti biologici se ne è parlato poco e male.

Probabilmente perché figlio di uno scontro. I proponenti (forze di sinistra) e governo (forze di destra) ne hanno fatto motivo di battaglia politica distribuendo consigli tra il sì e l’astensione a seconda della parte partitica.

Il risultato è che fino ad ora la confusione ha regnato sovrana.

A farne le spese come al solito in un paese come il nostro, ci finiscono le imprese; agricole in questo caso.

Questo avviene in barba alla responsabilità di informarsi che dovrebbe avere ogni cittadino. 

Eh si, perché la colpa non è sempre e solo la politica. Che pure ha almeno un paio di pesanti compiti da assolvere. Da un lato quella di governo del sistema agroalimentare, dall’altro quello di diffondere le informazioni in maniera tecnica e completa possibile.

Purtroppo questo governo provinciale ha badato – almeno fino ad ora – più alla forma che alla sostanza col risultato che del mondo agricolo, sui media, ci finiscono soltanto i mali anziché le tante e consistenti prerogative e qualità. 

A questo punto come votare? Ne parleremo alla serata di giovedì a Civezzano.

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Carenza di personale anche nel settore pubblico. Tra politiche alla “Frankenstein” e ricerca di colpe del passato.

Si stava meglio quando si stava peggio? Chi ha fatto il sindaco come me all’inizio degli anni 2000 ricorda con nostalgia il Budget di legislatura.

Il Budget di legislatura è un fondo oggi ridotto al lumicino che viene assegnato ad un’amministrazione comunale all’inizio del suo mandato. Permette o meglio permetteva ai Comuni di programmare i loro investimenti.

Gli addetti ai lavori ricorderanno anche il grande passo (indietro) che la Finanza Locale fece quando questo budget venne parzialmente ridotto per dare consistenza al Fondo di riserva.

Si tratta di fondo interamente controllato dalla politica provinciale il cui accesso ai comuni è deciso di volta in volta dalla Giunta. Una sorta di restaurazione del metodo sindaco col cappello in mano di antica memoria.

Padre di questo – a mio modo di vedere – abominevole sistema, fu l’allora assessore agli enti locali Silvano Grisenti. Accompagnato da alterne fortune politiche, uscì di scena lasciando in eredità alla Provincia questo strumento. E altre discutibili cose, ma di questo ne parleremo in altra sede.

Perché dopo il suo esilio politico, dai governi successivi, quel fondo venne comunque tenuto in piedi. Pur ridotto nello stanziamento, è rimasto attivo fino ai giorni nostri.

La pesante parentesi tra il 2010 e il 2014 e il valore del Patto di Garanzia

Durante il governo Rossi, i bilanci provinciali furono afflitti da un vero e proprio flagello finanziario.

La Spending Review, tagliò i conti della PAT come una mannaia, la carne.

Solo il Patto di Garanzia firmato da Rossi e Kompatscher con Renzi alla fine del 2014, ha fermato l’emorragia finanziaria che i fatti di sopra avevano creato.

Dal 2010, infatti, lo Stato aveva iniziato a metter le mani sui fondi dell’Autonomia e a trattenere soldi delle tasse dei trentini.

Il risultato pratico è che oggi dei decimi delle tasse che noi tutti paghiamo, Roma ci permette di trattenere meno di 7/10 anziché i 9/10 previsti dallo Statuto di Autonomia.

Fu questo il principale motivo che impose alla Provincia un atteggiamento serio e responsabile. 

2015 -2018 Il tempo del risparmio.

Temporaneo blocco del turn over del personale pubblico e riprogrammazione e riduzione della spesa di tutte attività le ad esclusione di sanità e scuola: furono questi gli assi portanti delle scelte politiche della precedente Giunta Provinciale.

Il triste paragone con la lega di oggi qui è un obbligo.

Uno dei primi provvedimenti del loro insediamento è stato quello di imporre alla sanità trentina una riduzione di spesa di 120 milioni€.

Ritorno al 2015. Agli enti locali venne data la possibilità di finanziarsi con il FUT (fondo unico territoriale).

Si tratta di un fondo di un’ottantina di milioni divisi in 16 fette, tante quante le Comunità di valle. Dentro alle varie Comunità i sindaci avrebbero così potuto decidere con calma come meglio dividersi le quote. Così è stato.

Oggi: non solo non c’è più nuovo FUT, ma nemmeno le Comunità di Valle. Anzi nell’accordo di Finanza Locale, del quale alcuni sindaci attendono urgentemente confini nitidi, langue la data e l’entità di attribuzione del FIM.

FIM è l’acronimo di Fondo investimenti minori. Un fondo che i sindaci possono utilizzare in maniera molto plastica e dunque utile per i propri bilanci.

La stato attuale.

Se dovessimo cercare nella letteratura un paragone per l’aspetto della finanza locale, dovremmo scomodare il mito di Frankenstein. In pratica sembra quasi che anziché un uomo vero, questo governo provinciale ne abbia soltanto assemblato i pezzi.

In pratica del modo di gestire gli enti locali, ha attinto al passato ricucendo insieme solo il peggio

L’attuale Fondo di riserva, richiede che i sindaci che ne hanno bisogno si rechino col cappello in mano dalla lega. È la maggioranza, che decide cosa finanziare (di quelle poco che riesce a finanziare.) E mediaticamente, ci specula sopra pure l’annuncio. Con relativo comunicato stampa.

Come se le fogne e gli acquedotti fossero una conquista politica della lega e non un diritto di tutti?

Di nuovi fondi agli Enti Locali nemmeno l’ombra. Anzi! Non solo non c’è più il FUT il fondo che gestivano le Comunità di valle ma sono state sospese persino quelle. 

Per l’assetto finanziario della PAT e per gli effetti del Patto di garanzia, oggi si può – o meglio si potrebbe – ricominciare ad assumere personale.

Ne ha bisogno tutta la galassia che fa riferimento all’Ente Provincia.

PER DARE UN’IDEA DELLE CONDIZIONI IN CUI VERSA, CON LA COLLEGA PAOLA DEMAGRI ABBIAMO VOLUTO FARE UN PICCOLO RIASSUNTO CHE POTETE TROVARE APRENDO – QUESTO LINK -.

Quindi, innanzitutto, ne ha urgenza la sanità.

E ne hanno bisogno anche i Comuni.

Invece, con un incredibile atto di ipocrisia politica, ai nostri Comuni si permettono nuove assunzioni solo se portate avanti la modalità di gestione associata!

Altro che riforma leghista dell’assetto dei Comuni con libertà di scelta. 

Il silenzio degli innocenti? No, del CAL.

Tuttavia. Ritengo che a questa giunta non credo vada imputata tutta la responsabilità di dolo per tutto ciò che non funziona. Ci sono anche colpe di contesto. A mio modo di vedere, va ascritta colpa anche al silenzio del CAL, il Consiglio delle Autonomie. L’organo che dovrebbe rappresentare i Comuni, il loro sindacato, si comporta piuttosto da sindacato della Provincia.

Chi, se non la rappresentanza di questo ente, avrebbe il dovere di esprimersi con insistente critica costruttiva riguardo alle azioni della PAT verso gli Enti locali? Non certo il singolo sindaco perché non giusto, né opportuno nei confronti della collettività che amministra.

Anche se, un po’ di coraggio ai sindaci scontenti, io, lo voglio trasmettere con la mia testimonianza. Più volte assunsi posizione politica duramente critica contro Grisenti e quel tipo di politica. E non fu facile gestire rapporti tra il Comune che amministravo e la PAT di allora. Fu però per me fortemente formativo e soprattutto utile alla mia comunità. I risultati lo hanno dimostrato. La lista Cives amministra Civezzano con un buon successo elettorale da più di 20 anni. Coraggio amministratori locali, fate sentire la vostra voce! 

A meno che – fatto legittimo – le cose vi vadano bene così come stanno.

Di sicuro in Provincia c’è chi saprà difendersi spiegando che la colpa è di VAIA-COVID-QUELLI DI PRIMA (che sono già tre anni che non ci sono più.)

Esempio di principi che guidano la lega nelle sua azioni: la discontinuità. Vada bene, vada male, intanto smontiamo!

La scorsa legislatura, il governo provinciale non l’ha impiegata a distruggere, brandendo la scimitarra della discontinuità. Come fa la lega.

Non si è mai sognato nemmeno di tirare in ballo colpe degli altri chiamando in causa la Spending Review o il mostro Berlusconi-Monti-Letta-Renzi.

Alla fine del terzo anno di mandato, tanto per dire, i sindaci avevano già in mano i 70 milioni del FUT o i contadini i 330 milioni€ del PSR.

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Il turismo trentino di domani. Diffuso, purché di qualità. Ma intanto la provincia risponde con Vasco Rossi.

Sta per chiudere l’estate. E per il settore economico del turismo, uno dei più importanti della nostra provincia, anche una stagione molto interessante.

Per le valli dello sci, benché non prevalente si tratta pur sempre di una parte significativa dei propri bilanci. Nelle vallate meno infrastrutturate è invece la stagione più importante. In ogni caso, il primo raggio di sole su quella parte di imprese più colpite dal COVID.

Infatti, dopo un inverno in lockdown e a entrate zero, i mercati hanno trasmesso una botta di entusiasmo che ci voleva proprio. Una rondine non fa primavera e l’epidemia non è ancora finita. Lo sanno bene tutti gli operatori. Per questo, sarà molto importante che a partire dal livello internazionale, si completino i piani vaccinali. Solo così, l’epidemia potrà venir derubricata e la circolazione anche tra gli stati ritornerà serenamente libera. Ecco l’importanza di quello che sta dietro al Green Pass. 

All’alba di quel nuovo giorno, tornerà tutto come prima?

E’ ragionevole pensare che non sarà così. Che nuovi scenari condizioneranno invece nuove forme di turismo. 

Di questo stato di cose sono sempre più convinte anche le imprese macro o micro quali esse siano. Con le istituzioni provano a sondare nuovi segmenti di mercato.

Ad esempio, mi è piaciuta l’iniziativa di Bolzano, passata sui media qualche tempo fa. Si mira ad attrarre gli smart workers. A QUESTO LINK LA NOTIZIA COMPLETA Non sono nicchie che faranno costruire nuovi imperi economici intendiamoci, ma una delle tante briciole da coltivare per ottenere la famosa pagnotta, questo sì.

E mentre la Provincia di Trento di scervella su come fare a comperare strutture alberghiere decotte, riesumando inquietanti piani che assomigliano troppo al lease back, la stessa Federalberghi lancia alcune opzioni e il mercato risponde subito

Il Trentino è pronto. Abbiamo moltissime strutture nuove, grandi e piccole, extralberghiere pronte a recepire i nuovi treni di mercato. Bed and breakfast, Vacanze in baita od Ospitalità in appartamento, Agritur hanno dimostrato di saper performare in maniera molto importante. 

Il bellissimo esempio di Maso Luch a Monclassico in Val di Sole.

Lo avvertono anche le istituzioni “minori” o meglio locali con un fiorire di iniziative di addestramento di questo nuovo tessuto imprenditoriale. Certificano che si può partire  felicemente anche dal basso. Bello l’esempio di Meano.

Manco a dirlo la Provincia da questo punto di vista latita. La giunta pare guidata da un unico faro. L’equazione è unica, parossistica:

turismo = impianti da sci+albergo

Il massimo della proposta innovative (o s-concertante) rispetto a quello che si fa dal passato pare sia proprio il concerto di Vasco Rossi. Affermando che serve al bene del turismo. Intendiamoci, delizia di grandi e piccini, artista meraviglioso. 

Qual’è la strada giusta? 

Tante piccole iniziative disseminate sul territorio, azioni che mirino a qualificare ulteriormente la qualità della nostra ospitalità, sono attività che allo stato attuale sembrano molto più adatte allo sviluppo disseminato sul nostro territorio così variegato.

Il Trentino non è fatto di solo Garda&Campiglio. Il punto è tutto lì. E mentre l’Alto Adige con grande coraggio comincia a parlare di numero chiuso nei posti letto e persone nelle località qui si continua a pensare all’ammasso di numeri dietro ai tornelli degli impianti. Quantità, e concentrata, pure.

Intano i trend che i nuovi mercati ci lasciano intendere sembrano molto interessanti per la situazione trentina descritta sopra: qualità, disseminata.

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L’Autonomia abusata. Dopo tanti provvedimenti discutibili arriva anche il ricorso su ITAS.

Che questo Governo Provinciale non sia nato sotto una buona stella lo abbiamo sospettato fin dall’inizio del suo insediamento. Certo adesso sembra metterci molto anche del suo.

Non manca occasione di assumere provvedimenti apparentemente decisi a tavolino quasi infischiandosene della loro potenziale illegittimità! 

E’ di queste ore – ad esempio – il problema sollevato dal Governo Nazionale, relativo al l‘illegittimità costituzionale della legge adottata dalla PAT per poter partecipare direttamente o tramite cassa del Trentino quale socio sovventore a società di Assicurazioni ITAS.

E’ uno dei tanti provvedimenti “border-line” che la lega si è serenamente approvata in Consiglio Provinciale in questi ultimi anni.

Al di là della questione normativa e di ciò che questa maggioranza provinciale ha diritto di decidere, come rappresentante del Partito Autonomista in Consiglio Provinciale mi sento di denunciare un fatto increscioso. L’utilizzo delle risorse finanziarie e delle prerogative autonomistiche, da parte di questo governo è effettuato in maniera -a dir poco – discutibile!

L’Autonomia abusata, alcuni esempi.

Domani, se la giustizia italiana non farà il suo corso, una cifra analoga a quella sopra, finirà per venire valorizzata in un’azienda di assicurazioni. Per fortuna sana e rispettabile.

Ma non finisce qui. E’ costante e continuo investimento e l’esborso di Fondi provinciali per auto-difendere la PAT da provvedimenti presi in maniera arbitraria. E quasi sempre puntualmente contestati. Evito il tedio di una decina di esempi. Sono tutti sulla cronaca.

Intanto, la lega lascia a secco i Comuni con l’accordo di Finanza locale ancora in fase aleatoria. Nessuna certezza sull’assegnazione a questi enti del sempre più importante fondo investimenti minori (FIM). 

Non ci risulta che l’Esecutivo provinciale abbia fatto venir meno l’indicazione di inizio mandato che ha incaricato l’Azienda Sanitaria di risparmiare 120 milioni€! 

Sono sicuro che anche quest’ennesimo episodio di utilizzo aberrante dell’Autonomia alimenterà il disagio anche tra i cittadini più disattenti. 

Sono altrettanto convinto che anche dentro al mio Partito, che della tutela dell’Autonomia fa ragione d’esistenza, si accenderà una profonda discussione. Me ne voglio far carico.

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Autonomia o statalismo? Anche un apparentemente innocuo disegno di legge per i CMF (Consorzi di Miglioramento fondiario) può rivelare il dubbio gusto di queste inclinazioni.

Parliamo di una proposta di legge (ddl 115) che la Giunta ha portato in commissione con la richiesta d’esame in procedura d’urgenza. Cosa c’è di così disperato da dover ricorrere agli stessi strumenti usati per i provvedimenti anti crisi?

Si chiede che il Consorzio trentino di Bonifica possa gestire servizi sostanzialmente per gli unici clienti possibili, i consorzi di miglioramento fondiario del Trentino, Che di fatto un ente erogatore di servizi già ce l’hanno: è la loro cooperativa e si chiama Federazione dei CMF del Trentino, giustappunto. 

Semplificando, la giunta legifera per mettere in concorrenza la Federazione dei consorzi irrigui e il consorzio trentino di bonifica per l’erogazione di servizi a terzi. 

Siamo alle solite, assistiamo alla ricerca di posizioni radicali e divisive pur di captare consenso stretto ma elettoralmente sicuro anziché agire secondo un approccio amministrativo più morbido. Vanno tenute in conto di esigenze ed istanze di tutti. 

La politica che divide

Che la politica intenda permettere ad ulteriori soggetti pubblici del settore la possibilità di erogare servizi ci può stare. Specie se il principio della concorrenza è sentito come un valore.

La preoccupazione è che questa concorrenza non crei doppioni o inutili atti di marketing tra enti. Non porterebbero a nessun beneficio soprattutto per l’utente finale che è l’agricoltore consorziato. Che alla fine paga tutto.

Stiamo infatti ragionando dentro ad un quadro di risorse pubbliche e non certo di logiche aziendali private. 

Abbiamo proposto uno specifico emendamento. Qualora vi sia sovrapposizione di competenza, la gestione della richiesta di assistenza deve avvenire d’intesa tra i due Consorzi Provinciali.

La lega ovviamente rifiuta, si impunta, si assumerà la responsabilità politica di questa scelta. 

Il principio dietro a questa richiesta è mirato. La realtà federativa ha un forte radicamento territoriale, raduna gli oltre 230 CMF attualmente operanti in Trentino. Il Consorzio trentino di bonifica fa invece riferimento ad associazioni che sono e rispondono a logiche di livello nazionale. 

Un rappresentante del Partito Autonomista che si rispetti quale deve essere il PATT per il Trentino, è obbligato rimarcare questo prioritario concetto. Un partito statalista come è la lega al governo del Trentino in questo periodo, si appresta infatti a calpestarlo.

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Premi pascolo tra diritti, convegni e discussioni. Quando sono solo una grande opportunità!

Tiene banco, specialmente nelle valli trentine, la questione dei premi pascolo europei, riservati a chi gestisce terreni prativi nel territorio comunitario. Dunque anche nella Autonom-issima Provincia di Trento. 

Quello dei cd “Titoli Pascolo” (premi europei) è l’effetto di un impianto normativo che parte da molto lontano. Hanno diritto di accedervi tutte le imprese agricole che vogliano rispettare le ferree regole che lo attribuiscono. Il premio per questo viatico è in denaro. E’ computato per ogni ettaro coltivato o pascolato che dir si voglia. 

Premi, tra diritti e discussioni

Proverò a tradurre tutto in parole assai povere. Nella maggior parte dei casi questi Titoli, negli anni, sono stati assegnati a seguito dell’applicazione di alcuni automatismi e altre forme di acquisizione; prevalentemente acquisto. E’ il motivo per il quale la maggior parte dei nostri allevamenti ne detiene una quota storica. Il valore/ettaro di questa quota, nel corso della PAC ‘14/’20 ancora vigente si è più che raddoppiato, oggi raggiungendo cifre intorno ai 200€/ettaro. 

Un’ulteriore strada rispetto all’acquisto da terzi, per ottenere nuovi Titoli, deriva dalla loro acquisizione dalla Riserva nazionale. In questo caso, qui i giovani hanno diritto di priorità ed il valore che da qui deriva, può essere – anche di molto – superiore a quello storico. 

Tutto quello che chiede la Comunità è che ci sia onestà e rispetto del loro utilizzo ai fini del mantenimento del pascolo, cioè che la destinazione d’uso dei terreni gestiti sia garantita. Ecco perché si può ricorrere anche ad animali non autoctoni. Nonostante la libertà che dà l’indirizzo comunitario, in Trentino, agli Enti Locali è stato consigliato di utilizzare un modello di “bando tipo”, per l’assegnazione delle malghe che tenga conto della necessità di favorire chi montica bestiame locale. 

Nonostante tutto le eccezioni possono sempre capitare. Perché la stessa Comunità Europea che assegna i fondi, chiede anche che vengano applicati principi di concorrenza tra aziende che possono soltanto essere mitigati ma non eliminati. 

Del resto, una pecora che viene dall’Emilia Romagna vista da Bruxelles ha davvero poca differenza di una che viene da Ala o da Avio. Dove ad esempio, le malghe le prendono in affitto anche gli allevatori di volatili da cortile. E’ legale!

Concorrenza fuori mercato o mercato fatto di domanda e offerta?

Chi usa questi termini offende la categoria degli allevatori. Ci sono equilibri da rispettare che il comparto allevatoriale dovrà trovarsi da solo. Parimenti è drammatico che ci sia qualcuno che invoca i controlli da parte della Corte del Conti. Riflettiamoci insieme: gli economisti insegnano che il mercato è formato domanda e offerta.

L‘offerta è rappresentata dei beni che le amministrazioni locali mettono a disposizione e cioè i pascoli in affitto

La domanda invece è gestita dalle imprese alle quali interessano i pascoli e cioè le aziende o le società agricole. Come dotazione, queste possiedono un proprio “Pacchetto Titoli” più o meno robusto a seconda della propria propensione a dotarsi del miglior valore disponibile da Bruxelles.

L’Ente Locale proprietario dei beni deve tutelare gli interessi collettivi ed affittare il pascolo di proprietà al valore più consono al suo ruolo. In pratica, Sindaci o Presidenti di proprietà collettive non possono assumersi la responsabilità di affittare le malghe a prezzi troppo bassi quando fosse noto che l’affittuario possiede un Pacchetto Titoli molto consistente. E questo è un dato accessibile.

Da qui nasce anche la contraddizione di coloro che indicherebbero l’intervento della Corte dei Conti. Il suo eventuale intervento non dovrebbe verificarsi solo in caso di affitti troppo bassi? Casi insomma dove decine di ettari malga, fossero affittate, magari a poche centinaia di euro all’anno?

Un convegno, una scommessa.

Domenica sera, a Pinzolo un apparentemente autorevole convegno discuterà ponendosi giuste domande. Verrà disquisito intorno a regole comunitarie che se rispettate danno grandi opportunità. Il suo valore sarà legato alla capacità di gestire critiche ed apprezzamenti in una forma di grande equilibrio, che non tutti i relatori che partecipano hanno sempre dimostrato di saper tenere. Rassicura la presenza dell’Europarlamentare Dorfmann, una fortunata garanzia.

Grazie a questa Programmazione Agricola comunitaria, ancora in corso, anche nelle attività di Malga è finalmente possibile trovare quel giusto margine di guadagno che per anni ha escluso l’allevamento. Invece, utilizzando termini poco edificanti come mafia delle maghe, offerte fuori mercato, banditi e speculatori, si rischia di far passare gli amministratori locali e tutti i gestori delle Malghe del Trentino come delle persone che agiscono al limite della legalità.

I controlli ci sono

In Trentino, sulla legittimità di questi contributi e l’effettivo pascolamento dei campigli e dei cotici erbosi c’è una puntuale azione di controllo da parte delle autorità competenti affiancate efficientissimo Corpo Forestale. Sono istituzioni delle quali ci si può fidare.  Vegliano sul fatto che quel patrimonio di contributi – affidato da Bruxelles ai nostri allevatori – serva davvero per mantenere viva e pascolata la nostra montagna. 

Se c’è qualcuno più bravo di altri a collettare contributi europei anziché venir ostacolato andrebbe imitato ed aiutato. Ma si sa l’invidia è una brutta compagnia specie nel lavoro e nella professione 

Questi premi, hanno profondamente aiutato la montagna. 

Hanno permesso a molte aziende di salvare i propri bilanci ma soprattutto hanno salvato i pascoli, specialmente quelli alti. E insieme, la bellezza del nostro territorio così come noi lo presentiamo ai nostri turisti. Non dimentichiamoci che quel paesaggio pascolato a caro prezzo, per il quale Bruxelles contribuisce con una compensazione delle spese, a questo punto finisce per aiutare anche i bilanci dei Comuni. Altro che Corte dei Conti!

Ma il Trentino lavora con una marcia in più. La sua montagna è pulita e mantenuta dagli allevatori che compensano le spese anche grazie ai Titoli.

Gli imprenditori del turismo e gli albergatori, su quei prati pascolati mandano poi a passeggiare i propri ospiti. E tutti sono (anzi potrebbero essere) contenti.

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Il senso dei contributi europei in una malga abbandonata. Un pezzo di cuore trentino lasciato morire.

Due passi in montagna in una recente escursione al Lago di Costabrunella, mi hanno portato a curiosare una località di alta montagna, raggiungibile solo a piedi.

E’ stata la fortuna lavorativa per molte persone del posto e in parte continua ad esserlo. Il lago, trasformato in diga, come abbiamo detto già ieri, ha vicariato lo sfregio ambientale determinato dalla costruzione dell’invaso con la produzione di energia pulita e la creazione di posti di lavoro. 

Per raggiungere lo sbarramento artificiale si attraversa un generoso campiglio di malga. Anche un occhio poco esperto si accorge subito che si tratta di un’ampia porzione di terreno abbandonato, non pascolato. Ed infatti, arrivati a poche centinaia di metri dall’invaso si incrociano i ruderi di quella che fu Malga del Lago. 

Impressiona vederla diroccata. Impressiona il suo tetto in “scandorle”, rese di colore argentato dalle intemperie. Ritengo utile mostrare pubblicamente le immagini della malga, abbandonata sicuramente molte decine di anni fa. 

Ed infatti, gli anni 80, soprattutto per il Trentino rappresentano un punto di non ritorno per la nostra zootecnia. Il calo del numero di bovini, grave fino all’inizio degli anni 2000, ha pesato in molte zone. Politiche di incentivo a vendere il bestiame, possibilità occupazionali e modelli di vita figli del boom economico fecero il resto.

Questo stato di cose di nota particolarmente anche nel Tesino. Sull’Altipiano le aziende zootecniche sono rimaste ormai davvero poche, meno di quelle che stanno sulle dita di una mano.

Osservare gli errori del passato per capire il futuro

Racconto questo episodio e mostro questo stato di abbandono attraverso le immagini per aiutare a capire meglio il senso dei contributi pubblici. Li ha messi a disposizione l’Unione Europea, specialmente in quest’ultimo trentennio, per mantenere i prati e i pascoli anche di alta quota. Sono fondi ai quali gli agricoltori trentini hanno diritto direttamente da Bruxelles. Non a caso vengono indicati col termine di “Pagamenti diretti”.

Il mancato accesso a questi contributi comporta che questi fondi rimangono lassù e vengono redistribuiti dalla Comunità europea. Il contadino, l’allevatore che li percepisce diventa quindi attrattore o tramite di importanti risorse comunitarie che tanto bene portano poi al nostro territorio.

Per fortuna esempi come quelli della Malga del Lago in Trentino ne rimangono ormai davvero pochi. Vanno visti come fantasmi ad imperitura memoria di che cosa sarebbe stato del Trentino qualora non fossero arrivati gli aiuti compensativi della PAC. Sul che cosa che ce ne facciamo come trentini di una montagna coltivata e custodita, basta chiederlo a quei 6 milioni di ospiti (ante-covid) che sono venuti a trovarci ogni anno.

Certo, dal promuovere in senso positivo questo stato di cose siamo ancora ben lontani. Nella valle da dove vengono ben tre assessori dell’attuale giunta provinciale, improbabili relatori universitari, tengono convegni dal discutibile tenore come quello di domenica prossima. Ma questa è un’altra storia, ne parleremo in un prossimo articolo.