Meraviglioso Lagorai

Da Michele Dallapiccola

Non smette di stupire l’ambiente selvaggio della Catena del Lagorai. Ed è bello non abituarsi

Complice la bella giornata, domenica ho deciso di immergermi tra quei ripidi pendii salendo dal lato nord in Val di Fiemme. In realtà, non vedevo l’ora di visitare una laboriosa quanto simpatica famiglia di Civezzano, i nuovi gestori del Rifugio Cauriol. La struttura si presenta nuova, recentemente ristrutturata per una felice intuizione di un bravo amministratore. Il già sindaco di Ziano di Fiemme, Fabio Vanzetta, persona molto estrosa che stimo molto.

 

Fare impresa in alta quota. E’ possibile a certe condizioni.

Per questo parlo della nuova avventura imprenditoriale di questa famiglia. Perché rappresenta un modello di impresa possibile. Partendo dal lavoro fisso dei genitori e da un’impresa agricola innovativa di uno dei figli, hanno deciso tutti insieme di diversificare il reddito familiare affrontando un nuovo impegno con una non facile attività ricettiva d’alta quota.

 

Il luogo scelto, si presenta in questo momento come uno tra i più interessanti del Trentino. O meglio quello che meglio potrebbe offrire le più particolari possibilità di sviluppo. Si osservi che ho utilizzato l’aggettivo “particolari” e non grandi, non a caso. Perché?

 

La Catena del Lagorai è stata, e continua ad essere, al centro di una discussione collettiva sul senso del limite e sulla sostenibilità dello sviluppo turistico che certi luoghi del Trentino possono sopportare.

 

Da un lato c’è la considerazione che la montagna per quanto possibile debba essere accessibile al maggior numero di persone possibile. Dall’altro lato della discussione il tentativo di convincere la società che certe condizioni non possono essere garantite a tutti. Il territorio non sarebbe in grado di gestire i servizi essenziali: cibo, alloggio e funzioni organiche.

La Valle del Sadole: un ottimo compromesso.

 

C’è una strada di arroccamento con tanti piccoli parcheggi di attestamento nascosti dalla vegetazione e l’invito a raggiungere il rifugio abbandonando la macchina il prima possibile. Comunque tutto nascosto fino al limitare del bosco. La valle comincia ad aprirsi dai 1600 m dove si può dire che inizino le danze per davvero.

 

Davanti agli occhi del meravigliato visitatore si stagliano le cime del Cardinal e del Cauriol. Sembra quasi il Cervino del Trentino con la sua forma piramidale slanciata verso l’immenso.

 

L’atmosfera è unica ad ogni stagione. Come nelle altre, lo è anche in questa con le propaggini delle slavine che agonizzano al primo sole tra le cornici di crochi selvatici.

 

Ed è stata proprio la neve ad impedirci di affrontare in sicurezza le salite più importanti. Così seguendo le tracce lasciate sui pendii dai precedenti trekkers siamo comunque riusciti a raggiungere la sommità della Valle in prossimità del Passo Sadole. Il tempo di qualche foto e qualche riflessione politica CHE HO RIPORTATO QUI e giù a gustare la merenda al Rifugio il prima possibile.

 

Quelle percorse non sono state vie particolarmente scoscese. Probabilmente sono adatte a prestarsi come prima uscita di stagione o giretto pomeridiano. Altro discorso invece è quello legato a raggiungere le vette. Resta comunque un’opportunità che si offre sia a chi intende intraprendere l’avventura di una sola giornata sia a chi le consideri una semplice tappa della Translagorai. 

 

Il Rifugio si può prendere in considerazione in entrambe i casi come ristoro o come luogo di pernottamento. Il viaggio merita comunque. Lo consiglio a chiunque voglia capire che cosa significa cercare di mantenere il più intanto possibile questo meraviglioso angolo di paradiso.

Lo dico anche nell’interesse delle grandi imprese turistiche dell’asse del Avisio. E del resto del Trentino.

 

Un’inversione di tendenza. Utile a tutti

In un’ottica di diversificazione dei prodotti turistici, avere ancora ampissimi brani di territorio che si presentano come delle vere e proprie riserve integrali è senza dubbio un enorme punto di pregio. È normale oltre che è giusto che lì non si consumino i numeri della redditività tipica del turismo di massa.

 

Sono tuttavia elementi della diversificazione e dei prodotti di nicchia che possono essere offerti solo ai palati più raffinati e soprattutto al giusto prezzo.

 

Offrire certi servizi in alta montagna costa al punto che per quanto mi riguarda arriverei a concepire anche un vero e proprio il pedaggio. So dal mio precedente incarico di assessore che sono provvedimenti vissuti dagli operatori come una vera e propria bestemmia e sicuramente sono di difficilissima attuazione. Andrebbero sostenuti da corrispondente erogazione di servizi ed a adeguata promozione. Siamo però ancora lontani da quel tipo di mentalità e la discussione finirebbe per prendere una piega che non merita. È già buono che si riesca a mantenere il focus sulla qualità di sviluppo che può e deve o non deve avere il Lagorai.

Rimango convinto che il Comitato per la salvaguardia del Lagorai ha fatto un buon lavoro. Quantomeno ha messo il fiato sul collo a chi, con atteggiamento un po’ disattento, prima o poi avrebbe finito per commettere qualche grave scivolone.

 

Non so quante altre ferite l’ambiente Trentino sarebbe in grado di sopportare ancora.