Grandi Carnivori. E’ sufficiente aspettare Roma?

Da Michele Dallapiccola

Pochi sono i lavori della montagna che si accompagnano alla passione come quelli della vita in malga. Certo a chi non è costretto a dover vivere a fianco di lupi ed orsi queste mie parole potranno sembrare noiose, ripetitive quando non addirittura stucchevoli.

A mia parziale discolpa, ci sono i messaggi, le telefonate e le preoccupazioni che in questi primi giorni di alpeggio mi vengono trasmesse. 

Come saprete, tra il primo e il terzo fine settimana di giugno, il Trentino consacra il secolare rito della monticazione. Gli animali salgono in malga e si accingono a trascorrere lì il loro periodo di “vacanza”. Per  gli animali giovani è un momento di attività fisica e di consolidamento del proprio apparato osteomuscolare. E’ giudicato talmente importante da essere sostenuto anche da un contributo pubblico riconosciuto a livello europeo. Per le vacche in produzione, specialmente quelle che provengono dall’allevamento intensivo è un momento squisitamente epato-disintossicante.

Gli ovi-caprini, possono finalmente sbizzarrirsi senza il pericolo di danneggiare proprietà private o finire sotto a una macchina o ad un treno. Per tutti, la necessità di assumere la vitamina D3 attivata dal sole.

 

Questa visione bucolica si scontra con la presenza dei grandi carnivori, da pochi anni sovrapposta alla pace secolare che l’allevamento aveva conosciuto dopo il loro sterminio.

 

Comprendiamo che eticamente questo sia abominevole ma per capire come si contestualizzi la loro presenza nelle zone antropizzate di montagna bisogna indossare anche i panni degli allevatori. Convivere con lupi ed orsi, è una condizione di per sé difficile da sopportare qualora vi fossero tutte le protezioni degli aiuti del caso. Diventa particolarmente angosciante quando invece, da allevatori, ci si senta lasciati soli.

 

Non ci siamo cara lega, aspettare Roma è troppo poco!  Anche perché gli aiuti fin qui messi in campo, rimangono quelli da sempre attivati dai predecessori. Insomma di novità, dal governo del cambiamento, non se ne vedono proprio. Anche qualche giorno fa in Consiglio abbiamo avuto modo di riprendere la giunta a tal proposito. A QUESTO LINK UN’ARTICOLO CHE NE PARLA

 

Ed è stata troppo magra la soddisfazione di vedere occhi che si abbassavano e bocche che tacevano. Ci è piaciuto invece, veder muoversi con Roma un Fugatti più determinato del solito, più diretto, con le richieste e le ammissioni di responsabilità che vanno prese. Nulla di concreto, eh! Ma per una volta, vanno finalmente apprezzate almeno le buone intenzioni.

 

Cosa si farà adesso o almeno nei prossimi mesi non è dato sapere. Le risposte di questa politica arrivano a zampate di mesi o peggio, anni. Ma se nel colloquio la discussione ha riguardato orso, va ricordato che Lagorai e Lessini vedono come problema emergente quello del lupo.

 

Nostre proposte consiliari e di partito, non sono mai mancate. 

Quali sono le urgenze? 

Mentre si aspetta Roma andrebbero raddoppiati o triplicati gli investimenti nei sistemi di protezione. Con un impegno modesto, e comunque nettamente inferiore a tutto quello che si è speso fino ad oggi per drogare e tenere in gabbia due orsi al Casteller.

 

Avevamo proposto di progettare e realizzare recinti fissi ormai non più sperimentali ma consolidati. Andrebbero protetti tutti i campigli dove il lupo è endemico, anche cercando di rispettare il criterio estetico paesaggistico ambientale che fossero possibili da proteggere a patto di un impatto estetico accettabile. Con questi si potrebbe partire subito. 

 

L’altra proposta forte sarebbe di migliorare la fornitura dei ripari in quota, per i pastori che abbiano voglia di dormire vicino alle proprie pecore per custodirle dal lupo.

 

E qui, apro una triste parentesi sulla scorta di una testimonianza di un mio caro amico. Lui passa l’inverno in transumanza e dorme tutto l’anno dentro al suo camion. Attende l’estate per poter finalmente dormire qualche mese con la sua cara moglie. Lui chiede ai forestali e a questa politica sconclusionata se sia giusto che gli unici tre mesi dell’anno in cui potrebbe dormire con la propria compagna debba invece mettersi a dormire dentro a un container di poliuretano espanso a 2000 metri per custodire il lupo che appartiene alla Provincia? Converrete che l’osservazione non fa una piega.

Preciso che questi ripari abominevoli in poliuretano potrebbero essere tutti sostituiti in ripari di legno o di sassi e mattoni. Ci erano arrivati i tre porcellini nella loro favola che così ci si difende meglio dai lupi! 

 

La terza proposta forte sarebbe quella di inserire l’aiuto vero, alla custodia e alla guardiania.  Il format c’è già. In Lombardia, il progetto “Pasturs” ha preso talmente piede che è stato esportato anche in Piemonte.

 

Ma ci pensate quanto velocemente potremmo attivare un’iniziativa analoga anche in Trentino con tutti i mezzi che l’autonomia ci permette?

Se solo si volesse, se solo ci si impegnasse ad avviare qualcosa di piccolo, certo, ma concreto ed immediato.

 

Adesso, quando i miei amici mi telefoneranno raccontandomi dell’ennesima predazione da lupo potrò confermare loro che l’incontro di Fugatti col Ministro è andato bene. Stiano pur tranquilli. E poco altro.