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Laghi, rocce, luoghi incantevoli, tra sfregi del passato e nuovi pasticci amministrativi.

La produzione di energia elettrica in Trentino è garantita quasi interamente dallo sfruttamento della rete idrica naturale. Dal dopoguerra intensificandosi soprattutto negli anni ’70 è stato realizzato un cospicuo numero di impianti idroelettrici. 

Costabrunella è sicuramente uno di questi.  

Ieri, in occasione di una trasferta nell’Altopiano del Tesino, ho voluto visitarlo per la sua peculiare collocazione. E’ uno specchio blu scuro, incastonato come un topazio in una corona di rocce che ne rende davvero notevole l’ambientazione.

Per contro, allo scotto di un paesaggio sfregiato – e lo sarà per sempre – si contrappone la produzione di energia pulita che ci permette di respirare aria più salubre

Dal punto di vista giuridico ed amministrativo questo impianto idroelettrico è considerato come “grande derivazione”.

Le Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino – Alto Adige in materia di energia già a partire dal ‘72 hanno trasferito dalla sato alla Provincia autonoma di Trento l’esercizio delle funzioni,, in materia di grandi derivazioni di acqua pubbliche a scopo idroelettrico ubicate nel proprio territorio. Solo in seguito, (1998) la Provincia ha normato autonomamente sulla loro riassegnazione. 

I trentini non si son fermati qui però. Fermo restando il sacrosanto rispetto dei DMV Deflussi minimi Vitali, negli anni è stata costruita una rete capillare di centrali medie piccole. I loro proventi nella gran parte dei casi alimentano i bilanci dei nostri Enti locali. 

La politica che si impone. A qualunque costo.

Come arcinoto, è qui che si è giocata la partita che è andata in scena questa scorsa estate in Consiglio provinciale. Dopo uno scontro molto acceso non c’è stato nessun vincitore ma alcuni sicuri perdenti: i Comuni. Nulla ancora è definito ma come abbiamo provato a spiegare noi consiglieri di minoranza c’è un rischio concreto. Alla scadenza della concessione di queste Centrali cd. medie e piccole, il rinnovo potrebbe non ritornare nelle mani dei concedenti. A quel punto, nel bilancio nei nostri enti locali potrebbero creare seri buchi. E qui VAIA-COVID-QUELLI-DI-PRIMA c’entrano poco. Il pasticcio è tutto originale della lega.

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