PROMOZIONE DELL’ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI: UN GRANDE BLUFF IN PROVINCIA DI TRENTO?

Da Michele Dallapiccola

Passato in Commissione, arriverà presto in consiglio provinciale un disegno di legge della Giunta provinciale dal titolo altisonante. 

“Misure per la promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili previsti dal decreto legislativo 8 novembre 2021 n. 199 (Attuazione della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili) e disposizioni connesse”

Come potete vedere è’ di quelli roboanti, tipici del machismo amministrativo che mutua con un certo manierismo il recentissimo passato italiano. Nonostante Draghi, con grande fatica, stia provando a farci dimenticare. 

C’è la crisi energetica? Ecco il provvedimento. 

Questo è il messaggio che il Governo trentino tenta di far passare sui media. Anzi, cerca l’opportunità di caricare l’occasione con un valore ancor più grande. Su questo provvedimento si carica un valore tale e tanto da risultare in grado ottemperare alla normativa Europea riguardante le energie rinnovabili. Certo, parliamo pur sempre di misure semplificative in campo edilizio, di benedetta sburocratizzazione. Ma quanto valgono questi provvedimenti? Che portata pratica avranno per la vita pratica dei cittadini trentini?

A ben vedere si arriva ad intravedere il timore che le novità introdotte in questo ddl, contribuiranno più ad alimentare qualche bega tra vicini più che a risolvere il problema energetico del Trentino. Coi pannelli fotovoltaici ammessi nei giardini e qualche opera libera, “liberata” un po’ troppo si può certo presentarsi col vestito bello da pontificatori del futuro ma all’atto pratico i watt autoprodotti saranno davvero pochi. 

A questo punto il pensiero non può che andare al confronto con la norma che lo scorso anno, questa maggioranza ha voluto far passare d’imperio e ad ogni costo. La messa in gara delle piccole e medie derivazioni idroelettriche potrebbe far perdere ai Comuni – che ora le detengono – la possibilità di gestire in proprio i proventi di questa “elettrizzante” nonché remunerativa attività. Nei loro bilanci le migliaia di kilowatt fruttano molto. Comunque molto più che le poche decine di kilowatt che si potranno installare grazie alla norma in questione. 

Si ha come l’impressione che a questo governo provinciale, serva un trofeo, qualcosa per poter dire che si è fatto… qualcosa, per la crisi energetica. Definirei pretenzioso o velleitario questo testo se tutto si fermasse qui.

Attendiamo fiduciosi misure di incentivo finanziario e ulteriori passaggi migliorativi che l’apparato provinciale si è impegnato a portare prima del passaggio ultimo in aula consiliare.