L’Italia (e inevitabilmente il Trentino) dei giovani nella dura forza dei numeri.

Da Michele Dallapiccola

Mi piace leggere le ricerche sociologiche attraverso i dati ci danno una mano a capire meglio il nostro tempo. Presentato da poco, uno studio da parte del consiglio nazionale Giovani in collaborazione con l’associazione Nazionale giovani e soprattutto il Censis ci apre scenari piuttosto interessanti.

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In vero vi confido che a parlare di giovani mi sento un po’ in imbarazzo, da ex giovane quale mi sento e sono. In fondo un po li invidio un po’ li ammiro i ragazzi intorno a me. Rappresentano la parte più vitale, acculturata, innovativa della società italiana. Eppure li vedo così invisibili e spenti, prigionieri di una narrazione collettiva che non li vede mai come protagonisti e lascia loro pochi spazi per immaginare un futuro migliore.

Giovani che contano troppo poco 

L’Italia è un Paese dove comanda una gerarchia di adulti e longevi che faticano a lasciare i posti di potere. Il 64,5% della popolazione pensa che ci siano troppi anziani nelle posizioni di potere. Si tratta di un’opinione che è trasversale alle diverse fasce di età, seppure sia maggiormente condivisa da giovanissimi (76,8% tra i 18- 24enni) e giovani-adulti (70,9% tra quelli che hanno tra i 25 e i 36 anni). Ha i maggiori sostenitori tra generazione Z e millennials che vivono nel Nord-est (81,7%), tra quelli laureati (76,9%) e tra gli studenti (83,2%). Beh, comincio a pensare che questa sia una considerazione inevitabile e che ad un certo punto il timer dentro a ciascuno di noi senior impone di far partire un impegno ad incentivare chi disilluso vive e vivrà dopo di noi. 

Lo si avverte quasi, il rancore verso una politica che non rappresenta il futuro. Nei numeri la trasposizione nella realtà di questo sentimento. 

 Il 69,0% dei giovani è convinto che in questo momento la politica non lo rappresenti, con quote che raggiungono il 74,7% tra quelli che risiedono nel Nord-est e il 77,3% tra i disoccupati. Il 22,8% (che sale al 24,0% tra i giovani-adulti) pensa che la prossima volta non si recherà alle urne a votare. 

Sono dati che trovano conferma nella bassa fiducia nei partiti politici (che hanno un voto medio di 3,9) e nella diminuzione della percentuale dei votanti. Riflettono lo scarso peso e valore sociale attribuito alle giovani generazioni. Sono aspetti che nessun programma politico, nessuna forza amministrativa oggi, può permettersi di ignorare.