Una sentenza che non fa vincere nessuno ma che apre a nuovi scenari politici. Io qualche idea me la sono fatta. Voi che ne pensate?
Non so se il 6 novembre potrà venir ricordato come l’inizio della fine della Lega al governo in Provincia. Di certo oggi lo Stato coi trentini si è comportato in maniera – a dir poco – agrodolce. Carota, insomma, a chi sperava di cacciare Fugatti, bastone a chi tiene all’Autonomia. E di questo aspetto, il nostro Movimento non può che rammaricarsi. Ma si sa, dei soprusi all’Autonomia, ai trentini sembra importare sempre meno. Tanto che pochi si sono indignati quando la Lega, votando la legge sul terzo mandato in aula, ha esposto l’Autonomia del Trentino a questa brutta bordata “costituzionale”. E così i seguaci di Salvini in salsa locale han finito per rimettere le decisioni del Consiglio Provinciale nelle mani di Roma.
Ora si apriranno nuovi scenari. Ma né immediati ne direttamente provocati. Difficilmente infatti questa sentenza avrà l’effetto diretto che molti si aspetterebbero: la caduta della destra e dei nazionalisti e il ritorno dei moderati di centro-sinistra con un governo non più cosi strettamente dipendente dai cenacoli romani.
Nuovi scenari all’orizzonte politico
Adesso c’è da aspettarsi di tutto. Innanzitutto un colpo di coda a suon di alzate di mano della maggioranza per un ritorno al proporzionale. Anche se chi sarà presidente nel dopo Fugatti è materia da broker di scommesse di anglosassone ispirazione.
Molto più sicure saranno le pubbliche pretese dei Fratelli d’Italia. I loro appetiti di governo non si sono mai placati nonostante il vento locale spieghi qui, vele molto meno tese di quello che soffia in poppa alla Giorgia nazionale.
A proposito di partiti nazionali, anche il PD (benché da sempre molto attento alle sensibilità locali) dovrà provare a ritornare nelle valli dove al netto dei loro circoli, la politica della loro segreteria nazionale è poco compresa.
Qualche grattacapo in più lo proveranno poi quei consiglieri che, insoddisfatti della propria professione civile, vorranno tentare un altro giro dentro all’emiciclo. La campagna elettorale, specie per quelli del centrodestra, potrebbe riservare qualche bel posto in meno e comunque una durata di legislatura più breve. In Piazza Dante potrebbe terminare già nella primavera del ‘27 con la candidatura romana del bocciato Fugatti che metterebbe – in questo modo – fine precoce a questa legislatura.
In tutto questo bailamme un aspetto positivo c’è. Chi ha fame di contributi ed aiuti pubblici (ed ha la tessera giusta in mano) troverà gran soddisfazione. Proprio per il motivo di qui sopra (campagna elettorale imminente) stanno per arrivare una pioggia di contributi mai visti prima. Complici: l’enorme avanzo nelle mani di una PAT da anni incapace di spendere e il vizio di comprarsi i voti coi soldi di tutti, assegnati soltanto a qualcuno. Un vezzo brutto ma non certo nuovo. Di dorotea matrice rinnovato fino all’epoca della “magnadora”, lo ritroveremo deplorevolmente reiterato anche nei prossimi mesi. Ma tant’è
Un partito, una bandiera!
E in tutta questo trambusto, forse anche per sorridere un pò, consiglio di osservare le reazioni del partito di maggioranza che finirà ora più in confusione di altri. Quello, la cui sedia è contrattualizzata direttamente con un presidente in scadenza, quello che ha l’accordo di coalizione ce l’ha (ipse dixit) solo con Fugatti. Quel partito che ad ogni elezione ha deciso di girare faccia a chi è in odore di vittoria (e le terga a chiunque altro).
Al prossimo candidato presidente offro il consiglio di sbrigarsi a contattare il loro presidente onorario (gli “affari lì, li sbriga quella carica”) perché a Fugatti in bilico quel gruppo politico risponderà con una propria messa all’asta. Lanciandogli un’opa potrebbe ricambiare con una prelazione di alleanza riservandola al primo che è passato? O aspetterà anche stavolta fino all’ultimo per vedere chi vince?