Michele Dallapiccola
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Ordinanza anti transumanza a Mori, un vero veleno per pecore e pastori nell’anno che li celebra a livello mondiale.

Da Michele Dallapiccola 18 Marzo 2026

Purtroppo è così in ogni lavoro. La mela marcia che sta in ogni cesto finisce per guastare tutte le altre. Così è successo tra i pastori transumanti. Per quei pochi che si son comportati male, ora ci vanno di mezzo tutti.

Cosi si finisce a dover leggere di ordinanze come quella recentemente emessa a tal proposito dal Comune di Mori. Nel silenzio degli attori politici che qualcosa a tal proposito, anche pubblicamente avrebbero potuto dire. Con quello spirito del buon padre di famiglia che cerca l’intesa quando parti contrapposte si trovano allo scontro. In questo caso, pastori e Comune di Mori

Eppure è così. Questa è la doppia faccia di chi governa oggi in Trentino. Tutti protesi a difendere territorio e suoi attori in campagna elettorale, salvo poi ritirarsi quando ci son da dirimere questioni spinose dal le quali si ricava sicuro scarso consenso.

Così, anche la transumanza fa la fine dell’inceneritore. Ad un Carroccio di minoranza contrario si presenta ora un Carroccio di governo che ci spiega quanto l’infernale macchinario mangiarifiuti sia utile e benefico.

Sono questi i politici dei tempi moderni, quelli che piacciono nell’urna e nel voto. Tutti presenti e rumorosi in pompa magna alla festa della transumanza in Tesino, patria del tenace Obelix di politica locale memoria. Assenti e silenziosi invece in queste spinose questioni. Incapaci di prendere posizioni su un argomento che di pecore fa più strage del lupo.

LUPO: altro argomento che la lega ha messo nel sottoscala. Ora, gli impavidi leghisti, quelli che il problema lo avrebbero risolto in pochi mesi, vanno propagandando la convivenza, parlando di opere di prevenzione. Quelli che “noi sì, che abbiamo fatto altro che quelli sì prima” si dimenticano che sono 8 anni che sono al governo. E le cose sono cambiate solo perché sono sfinite le persone e i pastori non credono più a nessuno. Vien vera soltanto la frase più schietta che purtroppo e con dispiacere, ho sempre ripetuto in pubblico io, ricevendo insulti (da alcuni) in cambio di onestà: “vogliate accettare gli aiuti per fare prevenzione mentre la Provincia spinge per un piano d’azione nazionale e prepara una legge (e l’abbiamo fatto, la 9/2018) Voi attrezzatevi, perché dei grandi carnivori non c’è n’è libereremo più.

Il caso di Mori

Tornando al casus belli, rammarica qui puntualizzare che se tutti i sindaci del trentino facessero come questo meticoloso primo cittadino lagarino, i nostri pastori la transumanza se la potrebbero scordare. A suon di ordinanze in pochi giorni pochi fogli di carta ammazzerebbero millenni di storia. 

Nel silenzio della politica. Giunta, Consiglieri e Consigliere (magari nuove passionarie del vello e dei belati) scrittori, fotografi e antropologi vari. Tutti buoni quando c’è da portare un pastore su di un palco. Tutti bravi ad esibirsi come fenomeni del nuovo millennio tra celebrazioni dell’Unesco e anni internazionali della pastorizia varia, nella speranza di un voto, dell’acquisto di qualcosa, incapaci però di restituire qualcosa di concreto a chi pratica questa difficile professione. 

Il silenzio della politica

E qui, sarebbe stato sufficiente prendere posizione politica seria contro chi fa di ogni erba un fascio. Contro chi ha prodotto un provvedimento a visione e senso unico senza rendersi probabilmente conto del danno che così come congegnato, produrrà ad una piccola categoria. Mi chiedo, ad esempio: non si poteva provare prima ad inasprire le sanzioni per chi lorda la pubblica via? Non si possono individuare corridoi verdi concordandoli su proprietà pubbliche e collettive? Solo per citare qualche virtuoso esempio già presente nei pochi Municipi italiani sensibili al problema?

Questa pletora di celebranti della pastorizia, specialmente in tempo di elezioni, potrebbero invece fare oggi un buon servizio a quei pastori che si comportano in maniera educata ( e sono la maggioranza) raccontando che fanno molti più danni le ordinanze e i divieti a senso unico che lupi e malattie del bestiame.

Ad esempio, il patt (minuscolo), autonomista e tanto amante di radici e tradizioni dove sta su argomenti come questo, che un tempo furono cavallo di battaglia del compianto Pruner, sempre a fianco dei pastori e dei loro problemi?

Qualche convegno in meno e qualche intervento politico in più per tutelare i pastori non farebbe per niente male. Specialmente in questi ultimi anni, fatti di intolleranza incomprensione ed individualismo. Ricordando a tutti che le deiezioni ovine da transumanza certo per i più puzzeranno, ma in fondo son fatte d’erba non trattata da animali trattati praticamente mai . Insomma naturali, biologiche biodegradabili e nei campi pure ben ammendanti.

Nota di “gossip” di settore

TESTO RACCOLTO DA INTERROGAZIONE PROVINCIALE N° 1612 Non abbiamo informazione diretta in tal senso ma il “gossip di settore” che ci è stato riportato da dei pastori che ci hanno contattato, racconta di un soggetto in particolare che avrebbe deciso di scegliere la zona del Comune di Mori e dintorni come luogo per svernare. Fatto peraltro piuttosto insolito, favorito forse dal cambiamento climatico visto che nella maggior parte dei casi la pressoché totalità dei transumanti sceglie il vicino Veneto per trascorrere i mesi invernali. 

Si tratta perlopiù di imprenditori che svolgono questo lavoro per tradizione familiare sebbene in questi ultimi anni, a costoro, si sia purtroppo aggiunto qualche imprenditore ovinicolo improvvisato. La possibilità di accedere ai titoli Pac ha infatti stimolato qualche nuovo “avventuriero del contributo europeo” a procurarsi animali pascolatori dati in conduzione a qualche operaio agricolo, al fine di ottemperare ai severissimi controlli anche dei servizi forestali provinciali sull’effettivo avvenuto pascolamento dei terreni oggetto di richiesta di premio PAC. 

Il caso di Mori apparterrebbe a quest’ultima fattispecie e i danni sembrerebbero tutti provocati da un unico gregge, per altro, accidentalmente di proprietà di uno stretto familiare di un importante membro della giunta provinciale. Si tratterebbe dunque di “pecore da contributo” che ora potrebbero generare qualche corto circuito politico proprio nella giunta provinciale dove qualche membro le ha spesso criticate e ora il familiare di qualche altro membro le apprezza invece e le sfrutta pure.

18 Marzo 2026 0 Commenti
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