Michele Dallapiccola
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Michele Dallapiccola

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Larva migrans cutanea in una grigia alpina

Da Michele Dallapiccola 23 Settembre 2024

Tra i casi più interessanti che ho visto in quest’estate ricca di interventi clinici c’è stato questo delle foto sotto. Ero stato chiamato per una ferita non tendente alla guarigione spontanea. La bovina soffriva soprattutto perché della lesione ne approfittavano mosche e altri insetti fastidiosi.
Un discoide duro dall’aspetto simile ad un hamburger albergava in realtà sotto la zona ulcerata. La rimozione chirurgica è stata piuttosto complessa perché il tentativo di salvare la maggior quantità di cute possibile non andava d’accordo con la vastità del complesso connettivale sottostante.
L’esame istologico ha poi rilevato che conteneva numerose tracce di nematodi (rispetto ai quali la bovina è stata pure trattata) e che era sostanzialmente composto da un coacervo di elementi della cicatrizzazione piuttosto vecchi e consolidati. La guarigione è avvenuta per seconda intenzione nel giro di un mese e adesso è ancora in corso nonostante l’animale abbia ripreso ottima forma. Non dimostra inoltre di avvertire nessun fastidio a livello dell’escara piccola e asciutta che pian pianino sta regredendo.

Menzione speciale va va alla pazienza del malghese custode che ha opportunamente medicato la ferita tutti i gironi per parecchie settimane.

Ecco come si presentava ad una prima ispezione
La complessa escissione chirurgica

La vasta breccia da recuperare

Il discoide rimosso in sezione
La ferita in terza giornata
La bovina ad un mese dall’intervento.
23 Settembre 2024 0 Commenti
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Capolinea per i sindaci delle città sopra i 15mila abitanti? La maggioranza provinciale ha ben altro a cui badare.

Da Michele Dallapiccola 12 Agosto 2024

La questione delle deroghe ai mandati dei politici è affare che quasi carsicamente appare e scompare, a seconda del periodo del livello e dei personaggi che la tirano in ballo.

Ma come l’acqua dei corsi friulani è da sempre fatto di cronaca presente e vivo, anche quando meno evidente. Così al riguardo c’è un continuo fiorire di opinioni e pareri che, come cuore di questo mio breve pensiero a seguire, appaiono spesso legati ad un proprio affare personale. 

Intendiamoci, con questo non vuole chiamarsi fuori dal coro uno che, qualora il proprio ex partito fosse rimasto coerente al suo passato, una deroga alla ricandidatura l’avrebbe chiesta. In vero, non è stato necessario crucciarsi più di tanto. La sua dirigenza lo ha venduto alla destra prima che la mia eventuale richiesta dovesse arrivare ad esser presa in considerazione. E fu così che lo lasciammo finire in svendita, a contratto con chi comandava in quel momento. 

Ma torniamo alla cronaca politica odierna dove figure politiche che discutono sul limite dei mandati non ne mancano proprio. In Trentino in questo momento, le opinioni cadono tutte sulla schiena di un solo paio di sindaci. Eppure, al di là dei loro desiderata e del loro destino, ad arrivare tra poco, a disposizione dei vari opinionisti locali, ci sarà la discussione di un limite ancor più interessante per la nostra provincia. Il Presidente della Provincia non può rivestire questo ruolo per più di due mandati di seguito.

Sarà forse per questo che la Lega sembra già quasi mettere le mani avanti. Attraverso una delle sue seconde linee di comando ha comunque espresso con favore che i sindaci sopra i 15mila abitanti possano candidarsi ancora. Quasi a presagire al come si esprimerà a breve quando il Carroccio locale sarà chiamato a dire cosa ne pensa riguardo ad un terzo mandato per Fugatti. Per ora escluso per legge. In Trentino la norma in parola possiede radice autonoma anche se nel parallelismo nazionale, sono alcune le regioni italiane a trovarsi nelle medesime condizioni. Molte tra l’altro tra le fila della Lega che controlla quasi tutti i governatori del Nord. 

Lo scoglio nazionale

Qualcuno sta chiedendo al governo nazionale di intervenire. Ma anche ai meno preparati in materia sembra difficile intravedere condizioni che porteranno un accordo tra Lega e FDI in tal senso. Ecco allora che quell’intendimento concorde che sarebbe necessario per cambiare anche la legge provinciale, sembra proprio mancare anche qui. Dove Fratelli d’Italia già si gusta la possibilità di terminare la legislatura sedendosi sulla sedia più importante della Pat. Forse un po’ noncurante che il compito sarebbe molto arduo. Da quella poltrona dovrebbe coordinare, anche solo per qualche mese, degli assessori leghisti, tutti ben abituati ed essere tenuti in palmo di mano dal loro presidente. Tutti preoccupati dal primeggiare uno sull’altro, tutti protesi ad individuare un proprio presidente. E molto ci porta a pensare che le scelte non ricadrebbero tra le fila dei seguaci della Giorgia nazionale.

Gli attori di contorno

In tutto questo vegetano gli autonomisti. Che con il loro accordo con Fugatti in prospettiva di chiusura molto probabilmente vivono un po’ gli stessi sentimenti cantati da Carmen Consoli in un suo noto brano di qualche anno fa: confusi e felici.

Felici di aver vinto un posto a nomina in giunta. Noncuranti che il prezzo pagato sia stato un simbolo che aveva alle spalle oltre 70 anni di dignità. Tutti bruciati per un posto al Mart, ops, al sole. Con un partito distrutto, diviso in due, colonizzato dai dorotei di ogni specie, vanno anche capiti e in fondo compresi. Ora sembrano un po’ confusi sulla linea da tenere sulla questione deroghe ai mandati. 

Al riguardo delle potenziali ricandidature si sono infatti espressi favorevoli al rispetto delle regole. Secondo loro i due Sindaci di città over 15mila abitanti se ne dovrebbero andare. Forse perchè in quelle città, loro non sono in coalizione al comando? Eppure, ciò che resta del loro partito ha sempre vissuto deroghe, assegnate a chi interessava darle. Tra tutte quella di qualche anno fa ad un senatore che in barba allo statuto trattenne a sé la carica di segretaria di partito. 

Ecco allora che nel solco di quell’antefatto sembra proprio che l’attuale segretario si lasci sfuggire l’occasione di dimostrare anche la propria di attitudine al rispetto delle regole. Pare che si stia preparando al prossimo congresso mantenendo la carica di assessore senza dimettersi (come avrebbe dovuto già fare da un pezzo), come prevede lo statuto, da quella di segretario. 

Allora sì la sua opinione riguardo al destino dei due sindaci di cui sopra avrebbe un minimo di valore. Utile da riutilizzare quando sarà il momento di esprimersi (due anni passano in fretta) riguardo al destino di chi gli ha regalato un posto in giunta Provinciale. Altrimenti sarebbe il solito predicare bene e razzolare male

12 Agosto 2024 0 Commenti
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Assemblea dei Soci di MCA.eu per guardare al futuro del Movimento. Obiettivo: Comunali 2025, Provinciali 2028

Da Michele Dallapiccola 9 Luglio 2024

La pausa estiva non ha impedito ai soci di Casa Autonomia.eu di riunirsi nella loro assemblea ordinaria della scorsa serata. Una cinquantina di persone, alcune delle quali collegate da remoto, hanno voluto confrontarsi all’indomani dell’esito della kermesse elettorale europea. 

L’occasione di riflessione ha permesso al Movimento Giallo di interrogarsi sullo stato dell’arte nella propria agenda politica individuando tra l’altro un progetto di percorso futuro. 

Partendo da riflessioni estremamente concrete, riferite dalla Presidente e Consigliera Provinciale Paola Demagri, gli intervenuti hanno ragionato intorno all’operato politico di questa Giunta provinciale. 

Pur considerando una migliorata sensibilità rispetto alle tematiche da sempre proposte anche dalle forze di minoranza questa Destra locale rimane connotata da una grande incapacità di azione. Il dato più eclatante riguarda proprio l’enorme entità di fondi disponibili in Assestamento di Bilancio in gran parte derivanti da avanzo di amministrazione. Un volume quantomeno triplo rispetto al trend storico che la Provincia ha sempre computato con altri governi al comando.

Superando le prime pragmatiche considerazioni del momento, lo sguardo dei convenuti alla serata ha voluto volgere al futuro prossimo e anteriore del nostro Movimento. Due gli obiettivi individuati: quello della tornata delle elezioni comunali del prossimo anno e quello delle provinciali del 2028.

A tal proposito, l’Assemblea ha voluto accogliere con interesse la disponibilità di collaborazione da parte della compagine politica rappresentata da Trentino in Azione. Si tratta di una lista già partner della coalizione ADA alle scorse provinciali e all’ultima tornata di elezioni europee. Con i suoi rappresentanti si aprirà quindi a breve un primo colloquio esplorativo.

La principale raccomandazione che i soci hanno voluto affidare a chi gestirà i colloqui è stata quella di cercare di mantenere un’alta connotazione identitaria autonomista. 

Forte dunque anche la richiesta di mantenere la distanza da progetti nazionali, condizione considerata quale elemento fondante dell’esistenza di Casa Autonomia.eu. Specie nel momento in cui gli autonomisti storici sono fortemente stritolati tra movimenti civici di destra locale e destra Nazionale pura.

Ad una prossima coalizione di centrosinistra, sia nell’importantissima kermesse per le elezioni comunali di Trento che per le prossime elezioni provinciali 2028, il nostro movimento autonomista avrà ottime possibilità di ottenere grande spazio e grande rilevanza politica. 

Bene dunque che da altre forze politiche arrivi una mano tesa alla quale il movimento proverà a rispondere con entusiasmo e determinazione. 

A rinforzo e a tal proposito è stato presentato un Manifesto Politico che permetterà al direttivo di Casa Autonomia.eu di avere un chiaro canovaccio che rappresenti in forma scritta chi siamo cosa vogliamo ma soprattutto cosa non vogliamo essere. 

Argomenti alti compongono il documento per definire MCA.eu un partito autonomista con uno sguardo largo, aperto che guarda all’europeismo, attento ai temi del progressismo e alla solidarietà. Attraverso le prerogative dell’Autonomia non dobbiamo perdere insomma l’attenzione e il riguardo per le tematiche che salvaguardino la persona e l’ambiente che la circonda.

La discussione si è protratta fino a tarda notte quando in fase finale il Movimento ha deciso di proseguire nel completamento del proprio organigramma territoriale proponendo l’indicazione di nuovi coordinatori territoriali. A Paola Demagri per la Val di Non, Michele Dallapiccola per la Valsugana, Cristiano Moiola per la Vallagarina, Marisa Postal per Trento, Guido Trebo per l’Alto Garda e Ledro si sono aggiunti Sara Turrini per la città di Rovereto, Gianluca Zambelli per la Val di Sole ed Inama Valentino per il neonato Gruppo Giovani. 

Per MCA.eu 

Paola Demagri Presidente

Michele Dallapiccola Segretario

A seguire, il testo integrale del Manifesto

MCA.eu

MANIFESTO POLITICO

CHI SIAMO 

Siamo prima di tutto autonomisti, di ispirazione progressista, riformisti, a favore di un’Unione europea di tipo federale 

COSA VOGLIAMO 

Una comunità trentina che persegua, per tutti i propri cittadini, la felicità, il benessere e la salute, la dimensione critica e l’amore per la cultura, la tolleranza ed il rispetto reciproco (anche religioso), l’affinamento spirituale, la curiosità intellettuale e la conoscenza, le esigenze ed i ritmi propri del contesto alpino della montagna. Chiediamo un sistema di welfare giusto, efficiente ed efficace, in grado di dare risposte alle esigenze della popolazione. In particolare, di fronte ad una popolazione che invecchia. Integrando risorse pubbliche e private con sinergia in progettualità comuni. 

Una comunità che si batta per la pace e l’amicizia fra i popoli, e che a partire dalla consapevolezza storica del proprio passato e dall’affermazione della propria identità plurale e trentino-tirolese– interpreti efficacemente i compiti che un piccolo territorio delle Alpi può svolgere nel processo straordinario di cooperazione ed unificazione europea. 

Una Comunità Autonoma del Trentino forte e sviluppata, che agisca nella logica dell’autogoverno e che realizzi per i cittadini una società giusta, tollerante e democratica, aperta verso il futuro ed orgogliosa delle proprie radici e della propria storia trentino-tirolese. Un’Autonomia che mantenga stretti legami con Bolzano nel quadro di una rinnovata Unione regionale e lavori fattivamente per la creazione di un’inedita Euroregione col Sud e Nordtirol, in una sperimentazione istituzionale di carattere europeo. 

Una comunità trentina coesa tra valli e città, in grado di dar vita ad uno sviluppo economico equilibrato che valorizzi le peculiarità di ciascuno territorio, rispettoso dell’ambiente e delle necessità della transizione ecologica; sviluppo improntato ad una crescita efficace ma che, anche di fronte alle innovazioni tecnologiche e dell’Intelligenza artificiale, metta al centro l’uomo e le sue esigenze etiche. 

Una comunità ordinata e rispettosa, in grado d’intervenire in maniera solidale là dove si determinino ingiustizie economiche e sociali. 

Una comunità libera, che premia il merito e la capacità d’iniziativa. Una comunità critica ed evoluta, aperta al mondo e vicina alle specificità, anche le più piccole e periferiche, del proprio contesto provinciale.

Una Comunità consapevole delle emergenze ambientali proprie della nostra epoca, che agisca in modo attento e rispettoso dell’ambiente, che conosca e valorizzi la “casa comune” costituita dal territorio trentino, che ne apprezzi la bellezza e la fragilità, che metta a punto comportamenti personali corretti sul piano della salvaguardia naturale ed ecologica.  Anche nei confronti degli animali, i quali arricchiscono questa terra – in particolare orsi e lupi – con pratiche e atteggiamenti che siano, allo stesso tempo, responsabili e rispettosi, ma anche sicuri e privi di pericoli, in particolare, per le popolazioni delle zone di montagna più a diretto contatto con tale tipo di fauna. 

Una comunità provinciale, quale quella del nostro Land, che sia attenta e solidale nei confronti di quelle popolazioni, nel mondo, che stanno peggio di noi ed hanno bisogno del nostro aiuto, per ragioni di sottosviluppo economico, storiche, ambientali o perché interessate da guerre e conflitti. Per questo, nei confronti degli immigrati che arrivano in Trentino, sia in grado di applicare politiche lungimiranti di accoglienza diffusa, al tempo stesso efficace sul piano dell’inserimento anche per quanto attiene l’ambito lavorativo e rigorosa dal punto di vista della responsabilità dei soggetti coinvolti e della sicurezza da garantire in maniera imprescindibile ai cittadini del nostro territorio.

Una Comunità, intesa come istituzione, ed un apparato amministrativo pubblico composto da Comuni, Comunità di valle ed enti del territorio, che siano efficienti e trasparenti nel loro funzionamento, non bloccati da logiche burocratiche, al servizio dei cittadini e semplici da raggiungere per gli utenti e per chiunque ne abbia bisogno. 

Una Comunità sappia pretendere politiche di supporto a favore dei giovani e di incremento della natalità, di fronte al calo demografico che interessa le nostre società. 

Una Comunità formata e competente resa competitiva da scuola, formazione professionale ed università, efficace ed inclusiva che metta al centro le esigenze educative e di preparazione delle giovani generazioni. La formazione trentina, anche a partire dalle proprie specificità e competenze autonomistiche, deve far leva sul protagonismo degli studenti e su didattiche di tipo attivo, critico e “generativo”. Tra i piani di studio provinciali, basati sulla cura delle competenze e l’amore per la conoscenza, devono trovare spazio adeguato il plurilinguismo (con la conoscenza del tedesco inteso come “lingua regionale” e, poi, l’inglese) e l’approfondimento della peculiare storia locale, trentino-tirolese, di questa terra di confine. Va riconosciuto in maniera adeguata, da un punto vista sociale ed economico, il ruolo prezioso degli insegnanti e dei diversi operatori di questo settore fondamentale della nostra comunità. 

Una comunità che consideri la cultura come uno dei pilastri fondamentali del proprio sviluppo, promuovendo iniziative che spaziano dalle arti visive alla letteratura, dalla musica al teatro, dall’architettura al cinema. La cultura deve essere accessibile a tutti, attraverso biblioteche, musei, teatri e spazi culturali diffusi su tutto il territorio, con particolare attenzione alle aree periferiche e montane. L’investimento in cultura è visto non solo come un arricchimento personale e collettivo, ma anche come un motore di sviluppo economico e turistico, capace di attirare visitatori e studiosi da tutto il mondo. La valorizzazione del patrimonio culturale locale, in sinergia con le nuove forme di espressione artistica, è essenziale per mantenere viva la tradizione e allo stesso tempo stimolare l’innovazione e la creatività delle nuove generazioni

COSA NON VOGLIAMO 

Una società dove prevalga il populismo le strumentalizzazioni ideologiche, le logiche autoritarie e plebiscitarie, la politica basata sull’odio e risentimento ed intesa come scontro Amico nemico, l’uso perverso dei social network, le fake new.

Un Trentino governato da forze centralista e nazionaliste, intolleranti e xenofobe, attente per lo più a garantirsi un consenso immediato da parte degli elettori, incapace a perseguire politiche ambiziose di sviluppo della nostra autonomia, poco sensibili sul piano delle emergenze ambientali e dalla costruzione di un euroregione a cavallo del Brennero che sia ad esempio per il processo di costruzione dell’unità europea.

Un mondo dove ci sia il trionfo della guerra e delle aggressioni Armate. Un mondo che rischia di arrivare ad una terza guerra mondiale, con l’attacco della Russia di Putin all’Ucraina, il conflitto in Palestina, gli altri teatri di violenza e di prevaricazione su scala globale.

9 Luglio 2024 0 Commenti
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La zootecnia di montagna e la sua eterna rincorsa alle tre sostenibilità: argomento autonomista davvero come pochi. 

Da Michele Dallapiccola 10 Maggio 2024

Tra i tre settori della produzione, è di certo dal primario che l’autonomia dovrebbe iniziare a dire la sua. E in apice alle noie degli agricoli, la zootecnia dimostra estremo bisogno. 

Allora, un movimento autonomista che si rispetti, dovrebbe sobbalzare ogni qualvolta assistesse a sceneggiate politiche come quelle consumate in settimana a Trento in via delle Bettine. L’occasione è stata quella dell’assemblea annuale degli allevatori. C’è stato un tempo in cui anche in questo campo, un partito autonomista c’era. Interveniva, proponeva criticava. 

Oggi invece preferisce starsene silente alleato, tristemente accovacciato (su una morbida poltrona) sotto le ali del duetto politico più anti-autonomista che si sia mai visto in Trentino: l’accordo tra Lega e Fdi.

Ecco allora che a commento della denuncia degli allevatori, pazienti custodi di territorio, all’eterna ricerca di un reddito dignitoso vogliamo intervenire noi di MCA. 

Il confermato aumento del 30% dei costi di produzione chiarisce che il buon bilancio di LatteTn approvato pochi giorni fa, oltre a non riguardare i due terzi degli allevatori trentini, a stento copre gli aumentati costi aziendali. 

Con una serie di atti politici coordinati dalla nostra consigliera Paola Demagri abbiamo provato a stimolare la Giunta ad attivare azioni di marketing per sostenere i consumi attraverso adeguate e dunque accattivanti azioni di marketing. 

Arriva il Tavolo

In ritardo, senz’anima e facendo intendere che si naviga a vista, dopo sei anni di ininterrotto governo, in occasione della suddetta assemblea la giunta ha dichiarato che attiverà un nuovo, ennesimo tavolo. Uno dei numerosissimi proposti come se si trovasse un mobilificio anziché un ufficio decisorio. 

Per saper cosa fare dopo sei anni di governo la Giunta prova a chiederlo ad altri. Eppure, un’azienda di Marketing di sistema, la Provincia – a disposizione – l’avrebbe tutta. Con tanto di professionalità e milioni di euro a non finire. Sarebbero il giusto ristoro dopo anni di eventi tagliati, dal Latte in Festa in poi ai quali invece la provincia risponde con la promessa di un tavolo!

Il rebus malghe

C’è poi un secondo inquietante aspetto che affligge la zootecnia di montagna.

Il nuovo Regolamento che anche in Provincia governa gli incentivi per le malghe è una delle solite soluzioni all’italiana che avuto successo anche a Bruxelles. Miseramente, il governo locale ha adottato tutto, pari pari, anche qui.

Intendiamoci: un tentativo di contrastare le speculazioni del settore andava fatto. Ma una soluzione preconfezionata, senza nulla di autonomo-autonomista dentro, ha finito per catapultare il Trentino in direzione opposta. 

Fin quando non arriverà l’inganno adatto alla legge fatta (e è solo questione di tempo), i gestori arraffa pascoli avranno vita dura. Purtroppo però le complicazioni messe in campo per contrastare queste pratiche hanno finito per buttare l’acqua sporca con dentro il bambino. Ben più di un allevatore locale è rimasto beffato nonostante Provincia ed Europarlamentare locale parlassero di queste modifiche come di un grande successo. 

Il risultato sotto gli occhi di tutti, è raccontato dagli esempi sul territorio. Tantissimi pascoli del Trentino rimarranno senza padrone e ben più di una malga verrà sicuramente abbandonata. Non saranno più dunque soltanto i Grandi Carnivori a tener lontani vacche e contadini dall’alta quota ma anche questo nuovo regolamento di monticazione.

Un macroscopico “errore di calcolo” costruito per contrastare gli speculatori, per impedire la prassi di incetta di malghe che pure andava contrastata, ha fallito e porta la firma della Lega. Da notare che gli strumenti ci sarebbero stati, bastava applicarli. L’esempio virtuoso di modalità di assegnazione coscienziose lo abbiamo visto chiaro e nitido, in valle del Chiese.

Invece adesso grazie a chi ha governato in questi ultimi anni, il cambiamento finirà per danneggiare contadini e Comuni. Le nostre Comunità dovranno fare i conti con un sicuro depauperamento del loro patrimonio montano.

Con una PAC in riduzione, una giunta da sempre disinteressata al settore, l’unica cosa certa a non cambiare sono i suoi guai. E si fa davvero fatica a pensare che il nuovo vento delle imminenti elezioni europee porterà qualcosa di buono. In Trentino governa una filiale di Salvini. Qualche volta sembra quasi che le persone lo dimentichino

10 Maggio 2024 0 Commenti
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“Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”

Da Michele Dallapiccola 13 Marzo 2024

Chiosa il Manzoni, mettendola sulle labbra di don Abbondio al capitolo XXV de I promessi sposi, quasi giustificando il curato, al termine del colloquio con il Cardinale Borromeo.

Che forse è un po’ quello che manca in  nella parte del corpo elettorale insoddisfatto dell’operato di questa giunta. A noi politici impegnati in minoranza sono in tanti a riferire di elementi di insoddisfazione ma quando è il momento di testimonarlo in pubblico fanno fatica a trovare voce e parole per raccontare il proprio disagio.  “Sai, non mi posso esporre…” “Sai non vorrei subire rappresaglie…”

E in questa foto sopra, ecco l’antitesi di un esempio positivo. Riporta le dichiarazioni di un bravo presidente degli allevatori. Capace allevatore a sua volta, svolge con cura e diligenza il proprio compito di Rappresentante denunciando al grande pubblico il profondo stato di disagio nel quale vivono gli allevatori.

Bene ha fatto – come del resto è compito suo operare – a prendere una posizione decisa sul percorso ancora tutto da scrivere che la Giunta provinciale deve intraprendere nel campo della gestione dei grandi carnivori. Perchè la modifica della 9/2018 va presa qual è. Un tentativo di polvere negli occhi attraverso una modifica dell’attuale assetto normativo. Impianto che peraltro non avrebbe avuto bisogno di nessuna modifica.

E’ noto che l’orso M90 è stato recentemente rimosso proprio grazie alla legge vigente ante modifica. L’impressione quindi è che la lega abbia voluto marchiare col proprio nome qualcosa di ereditato dal passato. Rattrista il dover constatare che lo fa compiendo un passo indietro nella nostra Autonomia. E’ forte il sospetto che ad aver chiesto una modifica di legge, introducendo un numero massimo ammissibile di orsi rimovibili (dove prima non c’era nulla), possa esser stato qualche riferimento romano del governo provinciale.

A preoccupare ulteriormente, il fatto che la Giunta adesso parla solo di orso e non di lupo. Contadini, allevatori e proprietari di animali sono lasciati a se stessi, in balia degli eventi e della fame dell’astuto carnivoro.

Invece noi di MCA.eu in fase di revisione della norma, abbiamo provato a stimolare la giunta attraverso la mozione riportata anche qui a seguire.

Più impegno nella Gestione del LUPODownload

La risposta dell’assessore competente è stata un vero e proprio smacco per gli allevatori.

“Stiamo operando già al meglio, la mozione è da respingere!”

Con questa risposta da parte sua, tutti i consiglieri di maggioranza – come è loro diligente compito – al momento della votazione hanno pigiato il tasto del no. Evidentemente si sentono tutti d’accordo sul fatto che si fa già abbastanza. 

Sono i consiglieri di maggioranza del Primiero (lista Spinelli) delle Giudicarie (Patt, La Civica, Lega) Fassani, della lega valsuganotta e della Val d’Adige. Solo i Fratellisti hanno provato a dire qualcosa di diverso, ma attraverso una proposta probabilmente tutta impraticabile dal punto di vista normativo. E comunque, nessuno di tutti quelli qui sopra nominati ha avvertito la necessità di elevare appunto alcuno alla sicumera dimostrata dalla giunta provinciale. 

Eppure non credo che l’input ricevuto dagli allevatori delle loro valli, li induca a pensare che le cose stiano andando bene. In campagna elettorale ciascuno di loro si era proposto di portare la voce dei propri territori in seno al Consiglio Provinciale Nessuno aveva escluso il problema del lupo dai propri compiti di denuncia. Ma come si diceva in apertura, il coraggio uno se non ce l’ha mica se lo può dare. E stare in maggioranza senza creare troppe frizioni col proprio assessore, è per tutta evidenza molto più comodo del contrario.

Un ultimo appunto lo rivolgiamo al mondo degli allevatori. Se la loro voce fosse arrivata forte in fase di discussione di quel consiglio anziche ieri, non dico a sostegno della nostra mozione ma quantomeno a  generare rumore intorno al problema, forse –  dico forse – l’assessore si sarebbe fatto qualche scrupolo in più a bocciare la nostra mozione.  

13 Marzo 2024 0 Commenti
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La “Balena Bianca” che visse in Trentino. Una breve cronistoria raccontata da una metafora tutta “Fauna ittica & attori locali”

Da Michele Dallapiccola 26 Febbraio 2024

Si dice che per immaginare il futuro sia opportuno conoscere il passato. Quello della politica tuttavia, è così fluido che forse per ricavarne insegnamento, è meglio scavare poco. Il limite del secondo dopoguerra probabilmente è più che adeguato. 

Onorevoli e stimatissime persone amministrarono la società italiana e trentina negli anni del boom economico. Furono gli anni della Democrazia Cristiana nel tempo in cui la chiamavano “Balena Bianca”. Anni in cui lo Statuto della nostra Autonomia arrivava a compimento. Momenti dove le persone che dedicavano vita ed impegno alla comunità erano dotate di spessore politico e culturale oggi ormai dimenticato. Attorno a questo “spirito degasperiano” che regalò al Trentino tantissime occasioni di sviluppo, si accasavano, un po ‘come è sempre stato, gruppi di persone afflitte da una visione distorta della politica. Al motto che a stare nelle stanze dei bottoni non si diventa ricchi ma ci si sistema. 

Così, di questa balena bianca, costoro divennero diligenti pesci remora.

Dentro a questo umile, microscopico excursus politico dal dopoguerra ad oggi, si arriva molto velocemente ai tempi di Tangentopoli. La politica frana e ne vengono coinvolti i suoi rappresentanti di ogni livello e latitudine: il potere si disgrega. Ne raccoglie i cocci, con tutta l’incapacità di gestirlo del caso, uno sparuto manipolo di autonomisti che a “spizzichi e bocconi” prova tenere duro. Si fabbricano Giunte che a più riprese cadono sotto i colpi di una legge che non favorisce certo il lavoro di squadra. E’ il quinquennio in cui i pesci remora fanno la fame. Non capiscono dove attaccarsi, vivono alla confusa ricerca del cetaceo al quale far aderire le loro ventose. 

Finalmente però, quegli stessi democristiani, storditi dai colpi del Di Pietro nazionale e suoi colleghi, riescono a riorganizzarsi. Cambiano pelle, la balena non è più bianca ma torna a navigare! 

E’ il ‘98 e in quell’acqua nuoterà per vent’anni filati con l’ultimo loro lustro col ruolo di nostromo guidato da un autonomista. Per i pesci remora è festa: è tutto chiaro, è tutto facile. Per il dove attaccarsi per farsi trascinare c’è solo l’imbarazzo della scelta. 

Nel 2013, PATT PD UPT poggiano su tre gambe uguali. Contro destra e cinque stelle, mazziati all’angolo il loro risultato elettorale rasenta il 60%, remore comprese. La collaborazione paritetica termina così. 

Nel 2018 arriva un nuovo cattivo vento nazionale. Non di tangenti quanto piuttosto di protesta. Al vento che soffia da destra, la litigiosità e i personalismi locali finiscono per provocare il resto. Così al termine di quello sconquasso, al potere, in autunno, finisce gente che ci stava provando da una vita, insieme a chi invece, a governare comincia da lì, senza neanche sapere perché. 

Ma i più incredibili sono i pesci remora. Stanno ancora tutti lì ad aspettare. Vivi, nel momento di disorientamento più complicato della loro storia. Alcuni tra i più furbi si attaccano lo stesso, già nel 2018. Non sarà bianca, non sarà balena ma è pur sempre pesce che nuota . Scuotono la coda e richiamano i loro amici rimasti in battigia a boccheggiare. 

Così nel 2023 non c’è storia. Il pesce è cresciuto, ora è blu a fiammate tricolori e nuota benissimo. I pesci remora stanno bene. Che nuoti a destra che nuoti a sinistra non fa nulla. basta che porti da mangiare e in campagna elettorale se ne vedono di tutti i colori. Ne cito almeno uno. C’è una tizia, (tra l’alto poi eletta) che nei suoi spot sui media si presenta col simbolo del precedente partito. Prima stava dall’altra parte dell’arco costituzionale ora è lì senza nemmeno il pudore di nascondere il suo essere girasole.

Che colore avrà la balena nel 2028 non è dato sapere. Una legge elettorale in forse e ambizioni di carriera personali impediscono di fare previsioni. Se non che ancora una volta sarà il vento nazionale a guidare le scelte. 

Di una cosa però siamo sicuri. Da qualsiasi parte nuoterà il potere, le remore saranno lì, pronte al centro ad aspettarlo. Diranno che è nell’interesse della comunità, che la politica si fa così, che risponde alle domande delle persone. Non servono programmi o visioni, bastano poche competenze, scarsa professionalità. 

E là in mezzo, nell’ombra ci sarà sempre chi dice: “Voi chiedete, noi staremo vicini a chi ha il portafoglio così salterà fuori qualcosa anche per voi, intanto votateci. Siamo o non siamo le vostre remore?”

Michele Dallapiccola 

Segretario politico MCA.eu

26 Febbraio 2024 0 Commenti
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SCIALPINISMO E SCI ALPINO: convivenza praticabile?

Da Michele Dallapiccola 16 Febbraio 2024

La questione giace esanime sul tavolo della Giunta provinciale ormai da qualche lustro. Se ne sono occupati appassionati, figure istituzionali e politiche di qualsiasi ordine e grado. Eppure ad ogni stagione invernale il problema riemerge con tutta la sua forza. 

In estrema sintesi riguarda la richiesta che si alza da coloro che praticano lo scialpinismo. Per l’esercizio della loro attività, chiedono di poter disporre, almeno parzialmente, della possibilità di utilizzare le piste da discesa anche fuori dall’orario di apertura. Una condizione normativamente impossibile. Al momento della chiusura degli impianti di risalita, queste infatti si trasformano in un cantiere e pertanto risultano interdette ai non addetti ai lavori. 

Da qui la perentorietà alla quale si appellano i gestori per inibire l’accesso alle aree da loro gestite. Luoghi dove si muovono macchine operatrici spesso in condizioni di scarsa visibilità, che metterebbero a repentaglio la vita degli sciatori. Fine della questione

 Eppure complice il cambiamento climatico e le abitudini delle persone, lo scialpinismo sta prendendo sempre più piede ed è abbracciato da una fetta di popolazione che non può venire ignorata. Le “pelli di foca” sono sempre più diffuse, patrimonio ed uso di platea sempre più vasta di pubblico. Non più dunque un manipolo di sfegatati dal fisico d’acciaio, ma sempre più appassionati che si confrontano con la natura invernale affrontando le salite senza l’ausilio della trazione a fune. 

Un paio di proposte tra le tante possibili.

Una prima soluzione, sicuramente tra le più gettonate, sarebbe quella di poter utilizzare anche le piste da discesa, specialmente fuori orario di apertura. In tal caso, al netto degli impedimenti definiti sopra, l’unica strada possibile sarebbe quella di un accordo tra impiantisti e appassionati. Il mediatore di questa operazione non potrebbe essere che la Provincia. Ente che per sua natura è più vicino agli impiantisti e per tanto quello che più dagli stessi può pretendere attenzione.

L’accordo potrebbe concretizzarsi nell’utilizzo di alcune piste in determinati orari  e in specifiche giornate.  In tal caso, la battitura delle discese potrebbe essere programmata in maniera da non interferire con l’utilizzo delle stesse da parte degli sci alpinisti. 

Il disagio nell’alterazione dei programmi di battitura e fresatura della neve potrebbe essere almeno in parte bilanciato dal pagamento di una sorta di skipass dedicato.

Una seconda opzione possibile, certo più onerosa e più complicata da gestire, potrebbe però diventare una soluzione stabile specialmente nelle zone non servite dagli impianti. Esistono già tracciati codificati e conosciuti più per passaparola o per iniziativa spontanea di qualche Ente locale. Ecco, questi tipi di asset andrebbero particolarmente sviluppati attrezzandoli come prodotto ad hoc. 

Si tenga conto che negli anni molte vallate sono rimaste escluse dallo sviluppo di impianti di risalita. Ma oggi questo loro “mancato sviluppo” potrebbe trasformarsi in ghiotta opportunità.

Tutto il Lagorai – ad esempio – si presta perfettamente a questa modalità di valorizzazione e ciò che un tempo fu abbandono, è oggi invece enorme valore. Quello naturalistico e ambientale costituisce infatti un patrimonio immenso. Del suo peso stanno acquisendo consapevolezza non più soltanto uno stretto manipolo di appassionati ma intere categorie, quelle economiche comprese. 

Le valli turistiche più attrezzate forti di un indotto economico elevato potrebbero spingere politicamente a far sì che parte delle risorse a loro destinate vengano implementate. Si dovrebbero infatti finanziare o corroborare interventi già in essere per una leggerissima infrastrutturazione territoriale. Si potrebbe procedere individuando percorsi sul territorio originali e dedicati, evitando il più possibile la necessità di utilizzare le piste da discesa. Se non in minima porzione, se non in maniera più che concordata. Un po’ per intenderci come sta accadendo per il “Gravity” nella bicicletta. Questo tipo di discese utilizzano il sedime delle piste da sci in termini assolutamente marginali.

Pensiamo ad esempio alla Rendena o alla Val di Sole. Valli già ricche di iniziative, fondi disponibili ed esperienza. Il tutto poi potrebbe costituire prodotto innovativo per valorizzare situazioni di transizione. Ma anche il caso della Panarotta è assolutamente emblematico. Lì, si potrebbe mantenere una parte degli impianti esistenti ed una parte dedicarla proprio a questo tipo di attività sportiva all’aperto. 

Come ogni buona idea, per farla viaggiare è necessario un paio di gambe e anche un piccolo portafoglio. E’ necessaria una regia provinciale, foriera di adeguati programmi e finanziamenti. 

ASAT, l’associazione albergatori della Provincia, ebbe già modo di proporre che nella riforma del sistema di promozione turismo, sin dal suo momento di presentazione  fossero istituiti degli enti intermedi di promozione, posti tra il livello provinciale e quello locale denominati ATA, che tenessero conto non dei confini geografici, quanto piuttosto del tipo di prodotto promosso. 

In questa variazione di bilancio si modifica la norma alterando la ragione di finanziamento delle ATA. Ed in effetti ASAT risponde convinta che l’operazione stimolerà la nascita di nuovi prodotti. Ci piacerebbe che uno di questi fosse la codifica di luoghi e tempi dove praticare lo scialpinismo. Secondo le idee immaginate sopra, affiancate se ci sono, anche da altre soluzioni.

I tempi per dare lo spazio che merita questa specialità ora anche olimpica, sono ormai più che maturi.

16 Febbraio 2024 0 Commenti
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La protesta degli agricoltori. Cosa resterà al Trentino?

Da Michele Dallapiccola 14 Febbraio 2024

Le manifestazioni degli agricoltori non arrivano come un fulmine a ciel sereno. Che il comparto soffra infatti di un forte grado di insoddisfazione è fatto notorio e che parte da lontano. Purtroppo va inoltre rilevato che per quanto massiva la protesta è stata alquanto disordinata. 

Non è un caso che nessuna delle organizzazioni sindacali abbia deciso di sostenerla apertamente. Uno scopo comunque lo ha raggiunto poiché si è comunque dimostrata da subito così pesante che nessuna delle azioni sindacali l’ha però nemmeno disconosciuta. Per una volta ha il popolo si è arrangiato. Per una volta il popolo italiano non è stato bue. Avrà seguito certo seguito in maniera sguaiata e disordinata qualche gruppo disorganizzato, più propenso a far caciara che a trasmettere concetti, ma è arrivato ad un punto dove questi concetti li ha trasmessi eccome. Innanzitutto ha provocato una manifesta marcia indietro di Bruxelles almeno su un paio di provvedimenti ma ha completamente marginalizzato la politica populista dal protagonismo di questo disagio. 

Compreso il livello nazionale dove Lollobrigida e Salvini sgomitano per provare a saltare sui trattori degli stessi contadini ai quali si erano dimenticati di aver alzato le tasse poco tempo prima.

Cosa accadrà d’ora in poi, invece qui in Trentino è difficile dirlo. In campagna elettorale erano in molti a lamentarsi della gestione tutta carri-mele e frasi fatte di una politica che alla zootecnia in cinque anni ne ha combinate di tutti i colori. Eppure il meccanismo sono del voto l’ha rimessi tutti li. Al posto dove stavano prima. Noi non demordiamo e continueremo nel nostro lavoro di controllo e denuncia. lo dobbiamo a chi, di questo stato di cose, esattamente come noi, non è affatto contento.

UNA PROTESTA POCO CAPITA

Dicevamo dunque che dall’esterno sembra quasi che la società civile nel suo complesso, questa condizione la comprenda davvero poco. Nella migliore delle ipotesi viene fatta di ogni erba un fascio e i discorsi sono spesso afflitti da un sacco di stereotipi. Cerchiamo di capire insieme i perché riferibili almeno a quattro macro-motivi.

I figli di nessuno.

Innanzitutto in Italia e ancor più in Trentino la protesta è figlia di nessuno. Nel senso che nel resto d’Europa le organizzazioni sindacali e le parti sociali, a ragione o a torto, le responsabilità organizzative se le sono prese tutte. Qui da noi invece il primo movens è partito da chi voleva più strumentalizzare la rabbia dei contadini che pensare alla loro soddisfazione. 

E’ forse da qui che la stessa politica e la società in senso diffuso, parti sociali comprese, si sono ritrovate a far più da spettatori che interlocutori. Vittime molto probabilmente dei vari pregiudizi. A livello nazionale e dunque trentino agli imprenditori agricoli più esasperati non è rimasto che agganciarsi a chi già aveva avviato la protesta per ragioni più puntuali e specifiche. 

In Olanda, la riduzione del bestiame imposta dal governo, in Germania il taglio dei contributi al gasolio agricolo, e più in generale e livello complessivo la battaglia politica e sociale contro i fitofarmaci ed altre incomprensibili amenità.

Una misura che oggi ha raggiunto il colmo, al punto da far scoppiare un vero e proprio movimento trasversale indipendente, autogestito, che in Italia e ancor più in Trentino si sta muovendo al netto di organizzazioni varie. Snobbando anche quella politica populista che prova a cavalcare la tigre. Fanno ridere in tal senso i motti alla Salvini o Lollobrigida che hanno aspettato a saltare sul trattore dei protestanti solo dopo che erano state prese delle decisioni politiche a molte delle quali avevano incredibilmente preso parte. 

I tanti responsabili

Oltre ad essere difficile capire a chi organizzi davvero questa protesta non è altrettanto chiaro a chi si rivolga davvero il Movimento dei Trattori in piazza. A livello nazionale la destra incolpa chi c’era prima. Eppure Salvini e la lega sono al governo a vario titolo almeno dal 2018. Poi c’è Bruxelles. Ed anche in questo caso appare assai complicato ed ingeneroso protestare contro un ente che dedica un terzo delle sue risorse proprio al comparto agricolo. E’ pur vero che le risorse andrebbero distrutte in maniera più equa se è vero che il 20 % degli agricoltori introita l’80 % delle risorse ma è palese che senza sostengo europeo il comparto andrebbe in profonda crisi

Il rapporto tra contadini e società

Il terzo importante fattore che inquina il senso della protesta è poi forse una visione complessiva della classe contadina che a livello locale non mette tutti gli imprenditori agricoli sullo stesso piano. Pensiamo ai melicoltori della Val di Non, ai viticoltori della rotaliana o agli allevatori di vacche della Val dei Mocheni o della val di Rabbi tanto per citare due esempi. Eppure, ognuno di questi, in funzione della propria storia personale ha contribuito allo sviluppo economico del Trentino. Anche fuori dal proprio impegno diretto. Un territorio coltivato infatti, costituisce un fortissimo elemento di trazione per il nostro sistema economico turistico. Nonostante questo sia un fattore che tende ad essere dimenticato. Anzi, capita spesso di imbattersi in una vera e propria “invidia del trattore”. La vive chi omette di pensare alle rate che sta pagando chi ha invece dovuto comprarselo per poterci lavorare

Quanto contano davvero gli agricoltori nelle urne?

Il quarto fattore in causa sta tutto nella scarsa capacità degli agricoltori di riuscire a farsi valere a livello politico. Sempre pochi e ben divisi sia a livello locale che più in generale a livello nazionale ed ancor più europeo sono sempre arrivati secondi rispetto a chi invece, le proprie rimostranze è riuscito a farle valere, eccome. Pensiamo al mondo ambientaliste ecologista e a quale con tutte le sacrosante ragioni della cara Greta Tunberg, un certo appunto va fatto. Sembra infatti che le istanze a spinta green siano molto più ascoltate dalla politica rispetto a quelle delle persone che lavorano la terra. 

Ma in fondo e molto semplicemente, se oggi gli agricoltori protestano è in gran parte per lamentare un disagio generale divenuto ormai insopportabile a fronte di un lavoro sempre meno remunerativo. Reso poi sempre più complicato dal fatto che rispettare l’ambiente pare sia un compito o un gravame soltanto a carico loro. Va da sé che non può essere così. Dobbiamo capirli.

14 Febbraio 2024 0 Commenti
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La politica ragionata. Cosa è successo nella tornata elettorale dell’ultimo ottobre scorso? Ed ora, verso quali lidi sta navigando la politica trentina?

Da Michele Dallapiccola 31 Gennaio 2024

Nella serata informativa tenutasi a Trento lo scorso lunedì, il politologo Brunazzo ha voluto corroborare il pensiero politico di Casa Autonomia.eu con alcune riflessioni arricchite di grafici e dati. 

La serata, assai partecipata ha visto la presenza di soci e simpatizzanti del Movimento. Ad accompagnarli c’erano alcuni esponenti delle forze politiche di coalizione. F. Zappini, M. Boato, M. Raffaelli di Azione, F. Parolari cons.ra PD, M. Malfer di Campobase

Coi presenti, il Professore ha cercato di tratteggiare le caratteristiche del voto di ottobre cercando di interpretare criticità e risultati di rilievo. 

Astensionismo, Destra locale assai competitiva, un Consiglio provinciale mai così rosa come oggi, elevata litigiosità nella maggioranza e nazionalizzazione del pensiero politico. Questi in sintesi gli elementi analizzati. 

C’è poi un dato di fatto del quale preso atto: l’elevata volatilità del voto con quella tra i due partiti nazionali come più evidente. Lo scambio di voti tra Lega e Fdi ne rappresenta lo spaccato più chiaro. Meno palese ma non per questo meno chiaro, l’interscambio di voti al centro. Li intercetta chi salta la barricata destra-sinistra perseguendo il potere, spesso in fase elettorale last minute.

Tra le situazioni altalenanti ha impressionato il tonfo del PATT che tra tutti i partiti in gioco ha prepotentemente spiccato al peggior ribasso. 

E qui non possiamo esimerci dall’offrire una nostra estemporanea riflessione, esterna al dibattito della serata. Perché questo brutto dato è vicino al punto più basso dell’ultrasettantennale storia delle Stelle Alpine. Passa infatti dai 42 mila voti del 2013 ai 32mila del 2018 ma diventa drammatico nel 2023 nonostante l’apporto di ben due forze politiche che nel 2018 avevano raccolto 15mila voti. E così ad ottobre scende sensibilmente sotto quota ventimila. Riesce tuttavia ad ottenere posti di potere attraverso un evidente contratto pre-elettorale.

Ora, i vertici di partito sempre più isolati spacciano questa condizione come un successo. In realtà chi può davvero esibirla come testa da trofeo è lo stesso Fugatti. Col PATT al suo fianco insieme a Fratelli d’Italia può raccontare ai trentini che l’autonomismo è con loro. Le persone gli hanno regalato il consenso, gli autonomisti l’anima. Perché la contraddizione di sostenere un governo nazionalista, per un autonomista autentico è davvero inaccettabile.

La relazione ha poi proseguito con un prolungato dibattito post presentazione dove abbiamo provato ad interrogarci sulle incertezze che il futuro offrirà anche alla politica trentina. Molti i quesiti ancora aperti. Ad esempio: come finirà la competizione tra lega e FDI? E conflitti interni a FDI? E il Pd e le civiche di centro sapranno riprendere un vero contatto coi territori? 

Il lavoro di comprensione dei possibili passaggi per un vero recupero dei consensi sono appena cominciati. Tuttavia cinque anni volano in fretta e il centrosinistra non potrà farsi trovare impreparato anche stavolta.

31 Gennaio 2024 0 Commenti
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Perchè il lupo sulle nevi della Val di Fassa deve far preoccupare tutto il Trentino?

Da Michele Dallapiccola 24 Gennaio 2024

Potrebbe sembrare una di quelle considerazioni che la destra definisce come tipica degli ambientalisti da salotto. Dietro alle probabili immagini di un lupo confidente in Val di Fassa si nasconde invece qualcosa di molto più cupo e trasversale. Non soltanto per la componente ambientalista ma per tutti i cittadini; dal più disinteressato fino al più concreto degli imprenditori agricoli. 

Ma facciamo un passo indietro e contestualizziamo il pensiero qui sopra con ciò che è successo in queste ore. 

Sui media locali è stata infatti diffusa l’immagine di un canide confidente con gli umani. Il tutto è avvenuto sulla neve a Saint Jean, in una zona affollata della Val di Fassa, gremita di turisti, abitanti e di animali. Le interpretazioni visive sulla specie alla quale appartiene questo canide si sprecano. La personale esperienza e valutazione dell’unico vero elemento che permette di distinguere il cane dal lupo in un’immagine è però la lunghezza della coda. Per questo, con ogni probabilità qui siamo verosimilmente di fronte ad un esemplare di lupo. Ebbene il fatto che esistano animali selvatici così “antropizzati” assume almeno un paio di significati.

Da un lato la popolazione locale non ha ricevuto le informazioni sufficienti e necessarie per far sì che non si verifichino queste forme di abitudine. Che non si adottino insomma dei comportamenti umani favorendo l’avvicinamento dei selvatici. 

D’altro canto non possiamo nemmeno apprezzare l’amministrazione provinciale. Tutt’altro che pronta e prodiga ad effettuare opere di dissuasione per impedire che si sviluppino comportamenti di questo tipo. 

Insomma è ancora una volta la cifra che contraddistingue questi fatti è l’assenza   delle istituzioni provinciali uniche e responsabili e proprietarie della custodia della specie lupo. 

Non ha giovato nemmeno il cambio di persona a capo del dicastero alla fauna. Un politico certo premiato dal successo alle urne che non ha certo in cima alle sue corde la stima e l’amicizia con gli allevatori. I fischi presi alla recente manifestazione degli allevatori proprio al suo paese lo certificano in pieno. 

Difficilmente dunque lo vedremo districarsi tra un allevamento e un pastore a capire bene cosa significhi convivere con lupo e con orso. Del resto è molto più comodo trascorrere il tempo a inaugurare fiere o manifestazioni turistico sportive tra cotillon e rinfreschi da jet set.

E così il risultato è un pieno pasticcio. Prima che succeda qualcosa l’animale andrebbe rimosso. Il percorso giuridico amministrativo per farlo però, a causa di tutte queste omissioni offre un sacco di falle. Ricorsi, proteste e un sacco di noi in capo a chi le vuol dimostrare. 

Nel pieno della stagione turistica dopo i danni da mancata gestione orso, speriamo che ora non tocchi alla Val di Fassa, con quelli da mancata gestione dei lupi confidenti.

24 Gennaio 2024 0 Commenti
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