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TURISMO: ANCORA CATTIVE NOTIZIE

Nel pieno della propria crisi, il settore del turismo non può investire tempo e risorse a riformare se stesso! Lo abbiamo detto molte volte in Consiglio, anche con atti formali rivolti alla giunta.

Riva, Ledro e Comano. Che confusione. E pensare che nell’idea originale il comparto si sarebbe voluto ancora più ampio!

La loro risposta è sempre stata quella di presentare la modifica di assetto delle APT come una grande opportunità. Lo sarà, ne siamo convinti anche noi, ma solo quando le acque della crisi saranno un pò più tranquille e sul settore tornerà il sereno.

Tanto per ricordare…

Oggi il comparto segna un rosso assai profondo. Reso ancora più amaro dal ricordo del quinquennio passato quando in Trentino gli arrivi turistici aumentarono da 5 a quasi 6 milioni di persone. Che arrivarono a pernottare in Trentino per 32 milioni di notti! Sembra una favola, vero?

Eppure, è il lascito più significativo di quello che da alcuni membri di questa maggioranza è stato più volte definito la peggior giunta col peggior assessorato al turismo della storia. Che di danni ne avrebbe combinati a sufficienza. In teoria. Ora invece, i danni ci sono davvero e a procurarli ci ha pensato il Covid.

I fattori della crisi. Non solo virosi.

Sul settore, il caos regna sovrano. La cosa più preoccupante è che i vaccini sono messi a disposizione a rilento e somministrati in preda ad una grandissima confusione.

Forse, trasmettendo maggiore preoccupazione, i comportamenti sociali sarebbero stati più attenti?

I dati, ormai è palese, sono stati curvati al limite delle possibilità per presentare una situazione che ha finito per dimostrarsi poco comprensibile. Anche se a dirlo erano dei gufi. Nonostante tutto, l’ineffabile giunta non demorde.

La crisi azzanna i lavoratori dal basso. Al punto da spingere i sindacati a chiedere al Presidente della Provincia il commissariamento degli assessorati al lavoro per intervenire velocemente. Anche il Patt ha segnalato specifiche fragilità nel settore che altrove in Italia sono già state prese in carico. A QUESTO LINK AD ESEMPIO UNA DELLE PIU’ RECENTI PROPOSTE PER LE PROFESSIONI DELLA NEVE

Gli annunci della politica dentro all’infodemia

Eppure, ancora una volta, l’aspetto che sembra più premere al caparbio esecutivo di oggi è quello degli annunci. Aver comunicato per ben 5 volte l’apertura degli impianti a fune, ha spinto il comparto a buttar via un sacco di soldi per effettuare approntamenti di piste che non sono serviti a nessuno. Ora, non paga, la giunta inizia a “stalkerare” i laghi ed il periodo pasquale.

Un pò più di prudenza non guasterebbe

Qualche proposta

Bene farebbe invece, a concentrarsi su misure di ristoro locali. Magari piccole ma più rapide da attivare se si utilizzano le prerogative dell’autonomia.

Velocizzare le vaccinazioni, e non illudere nessuno su eventuali aperture del commercio o date di termine della crisi.

Andrebbe piuttosto rassicurato il comparto sospendendo l’efficacia di provvedimenti che coinvolgano gli asset locali della promozione, come gli effetti di questa strampalata legge sul turismo.

Aumenta la tassa di soggiorno?

E anche se non c’era bisogno di cattive notizie  è forse bene ricordare a chi avesse voluto psicologicamente rimuoverlo che – ebbene sì – la tassa di soggiorno aumenterà. Appena si può aprire. 

Vien da chiederselo, eh? Sarà stato questo il cambiamento che si aspettavano i trentini che li hanno votati?

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L’acqua: un diritto per la società, una necessità per le imprese

Che l’acqua debba rimanere un bene comune non lo certifica soltanto il “forum italiano dei movimenti per l’acqua”. E’ un sentire comune, assai chiaro anche a una terra che valorizza l’acqua in modo trasversale e completo che pochi come il Trentino sanno fare.

Utilizzo civile, agricolo, da parte del settore secondario, idroelettrico senza dimenticare pesca e itticoltura: questi sono i principali utilizzi per i quali è sostanziale trovare un equilibrato punto di valorizzazione. Fatto che solo la politica può garantire. Lo sa l’Europa che cerca un ruolo di garante attraverso la norma sui Deflussi Minimi Vitali. Lo sa il sistema politico amministrativo trentino che per l’acqua legifera. 

Diga di Bissina in Val Daone

Anche l’agricoltura – suo malgrado – rispetta queste norme. Nonostante le mille difficoltà. Tra tutte, la peggiore è l’onerosità di dover realizzare impianti che privilegino il risparmio idrico e l’utilizzo responsabile della risorsa. Per questo le zone di montagna, al fine di poter coprire costi di produzione molto più elevati rispetto alla pianura, sono pesantemente sostenute da contributi pubblici.

Ogni tanto, un piccolo scossone, fa bene!

Cara acqua, benedetta acqua.

Per venire in aiuto al settore, nel recente passato si è utilizzata la legge speciale di sostegno all’agricoltura la numero 4 del 2003 ma soprattutto una misura del PSR la 4.3.3 che prevede adeguati margini di finanziamento. Che la fame d’acqua in campo agricolo sia un problema atavico è noto a tutti. Più in alcune valli rispetto ad altre. La fortunata espansione melicola della Val di Non ne è un chiaro esempio. Anche altrove ci sono importanti necessità dovute soprattutto a uno sviluppo in campo agricolo che non è avvenuto con gli stessi tempi: in Valsugana, ad esempio.

Uno scorcio della bella Val di Non

Il quadro delle provvidenze necessarie specie se rapportato alle necessità è drammatico. Una luce arriva da importanti interventi finanziari comunitari supplementari. Pare che si possa sperare che la nuova Politica Agricola Comunitaria ‘21-’28 non calerà rispetto al passato. Complici le risorse anticrisi che l’Europa ha stanziato anche per il settore primario. Non certo l’impegno del governo provinciale.

Ancor più interessante sarà per il Trentino l’opportunità di utilizzare una piccola parte di queste risorse grazie al cosiddetto “trascinamento”. Prima ancora che sia stato definito il quadro finanziario definitivo, si potranno dunque opzionare fondi futuri da utilizzarsi prima della reale partenza della nuova PAC ipotizzata nel 2023.

Sappiamo che – come unico sforzo (?) – la politica trentina sta modificando il regolamento. Lo fa per provare a spiegare dove sta il “cambiamento”, slogan a lor tanto caro. Di fatto riattiverà alcune misure dell’attuale PSR, piuttosto interessanti, ancorché leggermente modificate. In particolare quella relativa agli “investimenti in agricoltura” e al “premio insediamento giovani”.

Non abbiamo invece informazioni relative al fatto che la lega trentina abbia chiesto di anticipare risorse anche per la misura relativa agli investimenti in ambito irriguo.

Nel frattempo, al settore si propone di ragionare su progetti di sistema collocare soltanto in un futuro anteriore. Molto anteriore.

Tante promesse. Qualche speranza?

Insomma, vengono promosse opportunità di finanziamento future ascrivibili all’utilizzo dei Fondi stanziati per il Recovery Fund, fatto come ben sappiamo di difficile attuazione. Benché la giunta provinciale abbia promesso di finanziare una lenzuolata di progetti (come li ha definiti lo stimatissimo presidente di Confindustria dott Manzana) sappiamo in realtà l’unico a venir finanziato sarà l’interramento con raddoppio della ferrovia del Brennero. Ben venga questa manna per lo sviluppo il controllo del traffico e la riduzione dell’inquinamento. Di come sarà gestita invece la partita DMV, nulla è ancora dato sapere.

Speriamo che tutto questo fumo non serva a giustificare mancanze rispetto alle quali la lega trentina, della quale abbiamo parlato anche sopra, non sembra in grado almeno momentaneamente, di offrire risposte.

Nella foto di copertina il lago delle Piazze sull’utilizzo delle cui acque si è da poco riaccesa una mai spenta battaglia tra Cembra ed il Pinetano. Chissà come la gestirà la politica.

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La montagna in solitaria.

Sapete cosa vi dico? La montagna, senza le persone che la frequentano è tanto triste quanto affascinante. Il dramma dettato dalla pandemia ci ha imposto di vivere momenti che fino ad ora erano stati rappresentati soltanto nei film di fantascienza. E dell’horror.

Eppure i luoghi impervi delle nostre vallate, quelli che si raggiungono soltanto a piedi per intenderci, hanno mantenuto un loro grandissimo fascino. Anche se svuotati dai provvedimenti delle ordinanze sanitarie.

Ultimamente mi è capitato di inoltrarmi nel Lagorai vestito dal bianco candore dell’inverno. Vivere certi luoghi incantati e selvaggi come quelli lassù ci ricorda ancora una volta che esistono meravigliosi prodotti turistici anche invernali che possono benissimo coesistere in un territorio turistico specializzato e focalizzato per la propria stagione invernale sullo sci alpino. Che pure rimane la nostra fortuna e la nostra “industria”. Che ha salvato la montagna dallo spopolamento e dell’abbandono. 

Un altro turismo

Il Trentino è grande e ci offre la possibilità di presentarci con due volti a due pubblici completamente diversi. Nel primo caso, quello più infrastrutturato che piace tanto a chi adora la compagnia, il divertimento, la folla, la socialità. Poi c’è un pubblico più risicato – certo – ma potenzialmente interessante al quale piace il silenzio, la solitudine, il potere respirare un’aria che punge la gola fino a farti quasi tossire. Senza sentire nessuno intorno.

Cosa ci serve?

Per questo pubblico, non abbiamo ancora codificato, se non sporadicamente, modelli di valorizzazione del prodotto. Si dovrebbero cominciare a strutturare località di arroccamento alla base della montagna. Nei paesi dove è facile arrivare e poi lasciarci la macchina.

Per la catena del Lagorai, ad esempio, all’uopo andrebbero benissimo località come la Val dei Mocheni, il Pinetano, tutta la Valsugana, il Tesino ed il Vanoi. Non sono località particolarmente performanti dal punto di vista del Pil locale e delle opportunità di lavoro. Sono luoghi incantevoli però, dove si potrebbe proseguire nella valorizzazione del patrimonio immobiliare desueto. La proposta è di utilizzarlo sempre più come base da offrire a chi cerca questi luoghi, questi nuovi prodotti.

Quello digitale, a complemento, è un sistema formidabile di ricerca di teorici clienti. Filtra con minuzia chirurgica la platea di potenziali interessati su base praticamente planetaria. Non si può pensare ad una recettività di massa. I numeri non potrebbero essere che limitati ma ripeto, si insedierebbero in zone dove basta davvero poco a fare la differenza.

Ha ragione il movimento “Giù le mani dal Lagorai” ad esser preoccupato per l’eccessiva antropizzazione di questa zona. Fa bene a ricordarci il concetto di limite e di sostenibilità che devono essere le preoccupazioni anche di chi governa.

Niente di nuovo, insomma!

Esatto! Ciò del quale ho già parlato, in Trentino è già ampiamente presente. Pensando soltanto ad esempio alla bellissima rete delle “Vacanze in Baita” tanto per citare un’esempio virtuoso. Siamo tutt’altro che all’anno zero. Le considerazioni di cui sopra andrebbero lette piuttosto come uno stimolo a migliorare, a diventare un esempio virtuoso nel mercato turistico alpino.

L’aiuto del governo provinciale sarebbe decisivo. Invece, questa Giunta specie nel turismo invernale manifesta una visione piuttosto monocorde. Sembra guardare gran poco più in là delle cabinovie davanti a casa. Se avesse investito metà del tempo speso ad annunciare impraticabili aperture degli impianti, ad organizzare invece qualche formula di turismo alternativo forse, dico forse, qualche barlume di speranza in più, ancora aleggerebbe tra i pubblici esercenti.

Ma un’altra montagna è possibile! Non destinata a produrre grandi numeri ma a presentarsi come alternativa e complemento sicuramente si. Anche e specie in epoca Covid e ci auguriamo prima possibile, post Covid

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Calerà l’inverno sulla transumanza?

Dove vadano a finire quelle nuvole bianche che d’estate pascolano le nostre montagne ve lo sarete chiesto spesso anche voi. Quest’inverno più di altri. Come spesso in passato, in Trentino, quest’anno la neve ha coperto tutto per molte lunghissime settimane. Ma ai transumanti è importato poco. 

Da secoli, loro trascorrono l’inverno “in Italia”. Nel gergo, nella nostra parlata, è la traccia del fatto che per centinaia di anni si è partiti dal Tirolo per svernare in un altro… Stato! Ma al colore di questa nota culturale, sul futuro di questo lavoro, per i pastori si staglia il grigio di numerosi gravi grattacapi.

Le (tante) difficoltà del settore

Innanzitutto, ci sono Amministrazioni locali sempre più refrattarie al libero passaggio delle greggi. Vincoli, ordinanze (qualche volta illegittime) burocrazia e timori infondati, sono un vero e proprio percorso ad ostacoli per pecore steso tra il Trentino e il mare.

Nemmeno nell’assegnazione delle malghe, gli Enti locali tengono conto della scarsa remuneratività del lavoro. A fronte di spese sempre più alte per mantenere il gregge in movimento, la PAC, la politica europea dei Titoli, costituisce ormai pressoché l’unica fonte di entrata di queste particolarissime forme di impresa agricola. Per non parlare del consumo locale di carne ovina. Negli anni si è via via pressoché azzerato. L’unico mercato al quale rivolgersi oggi è rimasto quello del rispettabilissimo mondo islamico. E quanto fondamentale sia diventato questo sbocco commerciale, lo può certificare qualsiasi pastore. 

Tra le spese, anche la gestione dei grandi carnivori rimane praticamente a carico dei pastori. Pur finanziariamente aiutati, almeno in minima parte nei danni e nella prevenzione, devono infatti sobbarcarsi tutti i sempre più gravi oneri di guardiania. Il tutto, a fronte ad una popolazione di orsi ma soprattutto di lupi in forte, fortissima espansione.

Un pò di assistenza tecnica

Intanto l’attuale giunta procede la discussione della nuova PAC senza aver raccolto la benché minima indicazione specifica da parte dei rappresentanti del settore.

E’ un lavoro poco conosciuto e ancor meno capito, specie dalla politica.

Eppure, le occasioni di incontro con questo mondo ci sarebbero. Ad esempio la festa della transumanza a Pieve Tesino. La ideammo come prodotto turistico nato anche per valorizzare la specialità di una comunità alla quale la pastorizia nella storia ha dato tanto. In collaborazione con la Promozione turistica locale, si tiene ogni anno ormai da un lustro. Si sono discussi dei piccoli convegni e serviti conviti ai quali i leghisti hanno partecipato sempre molto assiduamente. Hanno conversato hanno ascoltato, hanno inveito contro chi governava protestato contro i grandi carnivori. Tra loro ho incrociato spesso anche i membri dell’attuale giunta e maggioranza. Ebbene fino ad ora non solo non è mai stato preso un provvedimento a favore ma nemmeno si è sentita spendere una parola a favore del settore. Rapporti UBA/ettaro e giornate di monticazione obbligatoria non possono non tenere conto della specificità del sistema di alpeggio delle greggi rispetto alle mandrie. Certo se tra loro c’è chi è convinto che in Trentino si tengano pecore per farci formaggio, abbiamo detto tutto.

La bellissima iniziativa della mostra autunnale, fermata per ora dalle Blue tongue

Sconsolato, a sto punto sono arrivato a pensare che gli ovicaprini per chi governa oggi in Provincia, siano solo un elemento di addobbo delle feste campestri.  E per la transumanza trentina, i prossimi inverni potrebbero tingersi di nuove e ben più grigie difficoltà che quelle causate semplicemente dal freddo.

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IN CHE MANI E’ FINITA L’AUTONOMIA?

Invero, durante questa prima metà mandato il governo Provinciale ha dovuto affrontare situazioni di crisi senza soluzione di continuo. Prima Vaia, poi i problemi di gestione dei grandi carnivori e ora la tragica crisi da Covid. Ma avrebbe avuto gli strumenti per gestire meglio questo tragico stato di cose?

E’ dal 1948 che la Provincia di Trento è dotata di un proprio Statuto di Autonomia. Da allora ogni governo che si è succeduto ha cercato di sviluppare, nel massimo grado possibile, le prerogative che questo prezioso codice gli permetteva. Senza scomodare risultati storici come l’approvazione del Pacchetto del 1972, ogni volta che lo Stato ha attribuito al Trentino ulteriori competenze ci siamo sentiti più responsabili ma soprattutto maggiormente in grado di garantire un futuro sereno alla nostra terra.

Cosa è successo all’Autonomia trentina?

Ci si sarebbe aspettato che a fronte di situazioni di crisi così eclatanti come quelle dello scorso biennio lo strumento dell’Autonomia sarebbe stato decisivo. 

Invece dall”abecedario” dei leghisti al governo del Trentino i termini “autonomia” ed “autogoverno” sembrano quasi scomparsi. Come fossero stati scritti con l’inchiostro simpatico. Invece, nei comunicati della giunta provinciale, sono una costante i richiami al Governo centrale, a Roma, allo Stato. Fugatti incontra Salvini, la Provincia aspetta Garavaglia. Attendiamo Roma per i ristori. Si annuncia l’apertura delle piste (la quinta da parte del “rendenero” rappresentare fino ad ora, credo) sempre che Roma lo permetta!

E che dire del governo nemico che ci impedisce di agire sulla gestione degli orsi e dei lupi. Ma ci rendiamo conto che abbiamo finito per farci governare dalla Bardot? Cioè i nerboruti leghisti, quelli che sotto ai gazebo invitavano a mangiarselo, l’orso, dopo averli rinchiusi perchè incapaci di gestirli (come non fanno nemmeno per lupi e cinghiali) si fanno umiliare da una pur rispettabilissima Fondazione francese? Cosa c’entra con l’Autonomia e col Governo del Trentino questa cosa?

E sui dati della pandemia? Come sarà andata davvero? Come mai ora, ci troviamo in una situazione così grave? Abbiamo sempre comunicato tutto correttamente?

Chi non ha seguito almeno con un po’ di perplessità qualcuno dei titoli dell’elenco di sopra?  Forse alcuni sono passati un pò in sordina ma contengono tutti una minima comune, madornale colpa.

Perchè abbiamo l’impressione di brancolare nel buio?

A mio modo di vedere, perchè c’è una pesante incapacità da parte di questa giunta provinciale di emanciparsi dal proprio ruolo partitico assumendo invece l’incarico di amministratori responsabili. Che valorizzino nel massimo grado possibile le prerogative che l’Autonomia ci offre. Da quando la lega ha abbandonato i gazebo per dedicarsi al governo della Provincia, il nostro Statuto non è mai stato così disatteso e soprattutto male utilizzato.

I registri della trattativa e degli accordi col Governo sembrano saltati. E i rapporti tenuti in ombra durante il periodo giallo-verde, tornano alla luce solo ora che qualche ministro della Lega ha potuto assumere incarichi di governo. E’ il sistema non regge. Il Trentino potrà riappropriarsi della propria autorevolezza di governo solo attraverso proposte amministrative serie indipendenti dalla corrente partitica che governa lo stato. Saranno difficili da attuare, tutte da concordare, ma se originali ed autonome, più credibili e dunque più ascoltate. 

Così non fosse, l’omologazione alle regioni a statuto ordinario sarà un passo assai semplice per uno qualsiasi dei prossimi governi nazionali. 

POST SCRIPTUM:

L’Alto Adige è tutelato da accordi di natura internazionale legati soprattutto alla questione etnica, a noi, che questo scudo manca tutto. Finiranno per rimanerci solo le competenze e il rischio di doverle coprire in toto finirebbe per esaurire il nostro bilancio ad esclusiva copertura delle spese correnti. Le politiche di sviluppo dipenderebbero interamente dallo Stato. A quel punto avremo buttato oltre 70 anni di lavoro dei Trentini letteralmente al vento. Quello del cambiamento.

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CRISI TURISMO. GLI ANNUNCI NON BASTANO PIU’

Dentro al quadro della crisi economica, la cronaca riporta pressante la questione dei ristori. I pubblici esercizi, il settore della ristorazione e quello dell’economia legata allo sci sono i settori più colpiti. L’impressione che l’amministrazione Provinciale navighi a vista è assolutamente palpabile.

Più volte abbiamo sollecitato un approccio tecnico scientifico prendendo la politica edotta da un’analisi puntuale delle perdite del settore. A QUESTO LINK UNO DEI TANTI ATTI POLITICI DEPOSITATI FINORA.

Allo stato attuale la giunta non ha ancora formulato, quantomeno pubblicamente, una valutazione ancorché sommaria delle eventuali provvidenze necessarie. E ancora una volta l’ATTENDISMO sembra la principale formula di governo che la lega del Trentino riesce ad esprimere.  Salvo tirar di mezzo le mancanze o le opportunità che offre lo stato a seconda del cambio della compagine di governo.

Alcune proposte concrete

Vien da chiedersi, a che cosa pensano possa servire l’autonomia? Sono state valutate in maniera più che approfondita le eventuali deroghe al regime “de minimis” europeo. La limitazione agli aiuti economici alle imprese, momentaneamente meno severa per il settore agricolo, è stata sfrutta appieno nelle sue potenzialità anche per il settore dei servizi? Ci sono inoltre disponibilità finanziarie provinciali importanti che a ben vedere si renderanno disponibili. Ricorso al debito, fondo di riserva del presidente, avanzo di amministrazione e modifica del cronoprogramma delle opere pubbliche che sposti più in là nel tempo la realizzazione di qualcuna di queste. Sono solo alcune delle opzioni sul tavolo che offrirebbero disponibilità di fondi davvero considerevoli.

Mi chiedo se sia accettabile che la giunta, un giorno racconti di aspettare il governo, il giorno dopo racconti di colloqui ed incontri. Non sono accettabili conferenze stampa ed impegni spicci senza dar l’idea di proporre qualcosa di concreto.

L’Alto Adige, a contrasto della situazione critica, ha appena stanziato 500 milioni di €. Mezzo miliardo! Vien da chiedersi cosa stiamo aspettando noi?

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VACCINO E IMMUNITA’ DI GREGGE: PERCORSO DI PASSIONE

In principio era il caos: CUP ingolfati, novantenni scorrazzati per tutta la Provincia in viaggi della speranza alla ricerca dell’iniezione salvavita, insegnanti che non sanno più a che santo medico votarsi per farsi vaccinare. Anche in questa operazione, all’apparenza così semplice, il nostro sistema sanitario e la politica trentina che lo governa, hanno mostrato il peggio di sé. 

Eppure anche se il miglioramento nel sistema di prenotazione appare ancora un miraggio, possiamo rallegrarci che almeno qualcosa funzioni. La delibera di aumento di stipendio del bravissimo e capacissimo Dirigente della Sanità trentina è riuscita ad arrivare puntuale anche quest’anno. Come quella dello scorso.

La strada che porta al vaccino per tutti

Scherzi a parte, (l’aumento no, è vero) quella che abbiano davanti è una strada per molti aspetti ancora in salita. Complici fattori, alcuni ad onor del vero, slegati dalle dinamiche tecnico-politiche locali.

E così mentre il “celodurismo” veneto invoca canali di acquisto del vaccino anti-Covid tutti propri, il Trentino, suo “piccolo emulo” di “Sandra-Mil-inana” memoria si accoda ad un annuncio che sa più di fantapolitica che di serietà. Anche la Moratti in Lombardia ci aveva già provato. Qualche tempo fa aveva proposto un criterio di riparto delle dosi nazionali in base al PIL prodotto dalla regione destinataria. Tutto naufragato tra le più feroci critiche bipartisan. Ecco perchè ora, l’acquisto di vaccini in proprio sarebbe davvero sorprendente. Benché il fatto che l’esistenza stessa dell’Italia renda tutto possibile, sarebbe davvero sorprendente se adesso Stato ed Europa permettessero incetta in base alle disponibilità finanziarie locali. 

Come sta procedendo la Campagna Vaccinale

Al netto di queste amene boutade, apprendiamo almeno una buona notizia. A dar manforte al sistema è arrivato anche il brevetto della Johnson & Johnson. Sarà disponibile, pare, entro il prossimo mese. E’ estremamente interessante guardare al numero di vaccini disponibili perché allo stato dell’arte, nella campagna di somministrazione, numeri alla mano, stiamo andando veramente a rilento.

A livello nazionale la seconda dose è stata somministrata pressappoco ad un milione e mezzo di persone entro il primo mese e mezzo dall’inizio delle vaccinazioni. Qualora questo trend fosse confermato – e per fortuna sono sicuro non sarà così – per arrivare all’immunizzazione di gregge di almeno 40 milioni di Italiani ci vorrebbero… 40 mesi?!

L’accelerata che stiamo aspettando a livello nazionale, ci auguriamo arrivi al più presto anche a livello locale. La vaccinazione per questa terribile malattia, al netto dei tanti dubbi che possono sollevare le sue varianti, staglia al proprio orizzonte un dato che da solo porta a far riflettere.

Rispetto alla media sugli anni precedenti, a livello europeo sono morte 450mila persone in più.

Può bastare come argomento di stimolo ad apprezzare l’esistenza di questo utilissimo presidio medico? 

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UN INVERNO TRAGICO E LE SUE CONTRADDIZIONI.

Approntamento impianti da sci: quale spesa hanno provocato i continui annunci e le ripetute promesse di apertura? In molti, con dubbi di tal guisa, o peggio con la rabbia per quello che è successo, si sono rivolti in queste ore anche al sottoscritto. Mi chiedo, a questo punto, quanto possa essere arrivato anche alla giunta?

Il tenore è più o meno lo stesso. Non si poteva pensarci prima? E fa sorridere che la destra, la stessa destra inca**ata che governa a Trento, interroghi il Governo a livello centrale proprio sulle stesse problematiche che invece ha gestito qui. 

Che questo esecutivo fosse “full-oriented” al comparto sciistico-impiantistico, lo avevamo capito. Che si potesse avere un occhio di riguardo per il settore neve – invece – nella sua interezza, probabilmente era altrettanto possibile.

Senza concentrare tutti i propri sforzi solo ed esclusivamente su un unico risultato: l’apertura delle piste! Che alla fine è pure abortito!

L’economia invernale è ancora completamente dipendente dallo sci alpino. E’ scolpito nella pietra? Da qualche parte bisognerà pur cominciare. A QUESTO LINK UN NOSTRO PROVVEDIMENTO PASSATO IN QUESTA DIREZIONE.

Che cosa si potrebbe fare (se solo si volesse)

Mentre la caparbietà del diabolico perseverare continua, non si è ancora  usciti, veloci e severi con un piano che completi l’offerta turistica dello sci alpino. Sembra quasi che la politica trentina si crogioli nella tranquillità che al prossimo novembre tutto riprenderà come nulla fosse. Anche alle nostre proposte rispondono con un sorriso sardonico. “C’è già tutto”, è la più educata delle risposte. Nel frattempo il nostro compito di stimolo non demorde.

Abbiamo esortato la giunta ad approntare un quadro economico preciso riguardo al mancato fatturato del settore. A QUESTO LINK IL TESTO. Servirà a capire quanto e come è necessario ristorare in Autonomia, al netto degli interventi statali.

Ora infatti la cantilena del governo nemico non vale più. Con i ministri leghisti a Roma, anche a Trento il re è nudo. E coi “soldi in cassa”, pure. Tra avanzo di amministrazione e fondo di riserva del presidente, i trentini hanno a disposizione quasi mezzo miliardo di €. A chi andranno? Quanto sarà messo a disposizione dei ristori e quanto per lo sviluppo?

In un clima così preoccupante, c’è il rischio che la giunta finisca preda delle sensazioni isteriche del momento. Abbiamo già potuto sperimentare l’altissimo il rischio dell’assenza di sistema di pianificazione che persegua piuttosto il metodo del prova-effetto. Per la grande preoccupazione di tutti. 

Post scriptum

Dimenticavo una cosa importante. Anche se gli impiantisti in Trentino, sono una categoria spesso al centro di forti discussioni, in questo periodo di disgrazia una piccola soddisfazione l’hanno potuta provare. Tutti, hanno potuto toccare con mano quanto sia importante il loro lavoro. Per tutta la società trentina. anche quella che non scia.

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Dall’impegno di tutti, una nuova speranza

Siamo molto tesi, tristi e pure arrabbiati. Qualcuno comprensibilmente più di altri. Li leggiamo sfogare il disagio specialmente sui social, come capita a molti, me compreso.

Per questo mi ero ripromesso di limitare gli interventi di natura politica e di portate pazienza. Perchè in fondo, penso che chiunque governi in questo momento va incontro ad estreme difficoltà. Va capito, aiutato, messo nelle migliori condizioni di poter lavorare. 

Per questo in questi due anni col mio gruppo, pur di opposizione – sottolineo -, abbiamo votato quasi sempre a favore.

E non è strano. Come potete comprendere, non vogliamo ostacolare l’attività di governo.

Certo, non senza suggerire. Non senza criticare. Non senza far proposte.

Quasi 400 atti politici come gruppo consiliare e personalmente quasi  90 mila km spesi ad incontrare persone sull’intero territorio provinciale. 

Un disagio che è palpabile

Questo intenso lavoro di relazione con le persone che abitano e vivono “da dentro” il Trentino, ci ha dato la possibilità di formare una nostra opinione su come siano andate le cose. Su cosa pensino, dei propri governanti, parecchi abitanti del trentino. Il web ha aiutato, specie in questo periodo. Anche se accanto ai numerosissimi messaggi di sostegno e di richiesta di aiuto di conoscenti e di persone che stimo, ci sono stati alcuni utenti social, (pochi a dire il vero) che se la sono presa con noi. Qualcuno anche dentro al nostro partito. Dimostrando di seguire più il loro disagio interiore che l’attività consiliare proponevano una commissione per gli aiuti economici alle imprese in difficoltà. (E’ stata la prima cosa che abbiamo chiesto e continuiamo a ripetere dall’inizio della pandemia). Eppure, non vanno biasimati. Il periodo è difficile per tutti. Lo si percepisce in ogni luogo e in ogni dove. E la rabbia sociale si palpa, si avverte insidiosa. Si cerca qualcuno al quale dare la colpa. Ci sono evidenti segnali di esaurimento della capacità di sopportazione delle limitazioni non solo per le categorie economiche ma di tutti i cittadini.

Un messaggio chiaro

Voglio chiarirlo una volta per tutte. Si poteva far meglio? Certo. La giunta ha commesso degli errori, specie nella comunicazione? E’ evidente, guardate che pasticcio ad esempio a QUESTO LINK. Ma ormai tutto è relativo. A cosa serve trovare di chi è la colpa, posto che è soprattutto del virus? Auguriamoci tutti piuttosto una gestione più trasparente  e sincera di questa drammatica crisi e stringiamo i denti.

Ancora qualche settimana di difficoltà per arrivare alla fine di aprile. Poi vaccini e cambiamento di stagione abbatteranno i danni, sono sicuro, una volta per tutte.

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ARANCIONE! NON CI VOLEVA.

Per il morale, per l’economia, per i nostri amici imprenditori del settore ricettività, commercio e ristorazione. E come in ogni tragedia che si rispetti, cominceranno le reciproche accuse, quei battibecchi che nella letteratura italiana a trovano ottima metafora nei polli di Renzo Tramaglino.

Perchè ad essere legati per le zampe, in balia degli eventi da virus e da politica, oggi sono i cittadini trentini. A QUESTO LINK tutto il quadro.

Dopodichè, va detto che chiunque, si sarebbe trovato in angosciosa difficoltà a gestire questa epidemia. E gli esempi non mancano, da nessuna parte. Dalla Merkel in Germania, a Kurz alle prese con un focolaio di variante inglese. A livello nazionale, Zaia e più similmente a noi Kompatscher. Ovunque questi bravi governatori devono operare nel mezzo della tempesta virale e delle proteste dei cittadini esasperati dalla crisi.

Sarebbe stato possibile un altro futuro?

Ma come sarebbe andata se ci fosse stato qualcun altro al posto dei nostri sconquassati amministratori leghisti locali?

Non lo sapremo mai.

Certo, annunci, ritiri di annunci, colpe attribuite, colpe scaricate, esperimenti sociali, interpretazioni tutte locali delle norme nazionali non sono mancate. E qualche danno lo hanno sicuramente prodotto.

Rimanga tra tutte l’esempio tangibile di come è stata gestita la vicenda dei grandi carnivori. Si è rimandata l’assunzione di responsabilità di prendere provvedimenti drastici. Sui lupi non si è fatto un beato nulla quando dai gazebo, un tempo la lega gridava morte e carabina (grande bufala!). E si sentivano furbi, a pensare di risolvere la questione orsi ad ammassarli in gabbia. Avrebbero pure proseguito, se non li avesse fermati la giustizia. Prendere tempo, rimandare, dare la colpa a qualcun altro. 

Il triste dubbio sui dati

E nemmeno sulla gestione dei dati e del colore attribuito alla Provincia, non sapremo mai quanto di giusto o sincero ci sia stato. Ormai è tardi. Chissà se a gestire le cose con severità il picco si sarebbe presentato ora. Chissà se ad essere più severi due mesi fa oggi avremmo beneficiato di un  miglioramento. Avremmo forse potuto tenere aperte le piste? Almeno in questo ultimo periodo di inverno.

E invece annuncio dopo annuncio si sono illusi operatori e bruciato inutilmente risorse per prepararsi. A QUESTO LINK l’incredibile via crucis di “sparate” di Failoni alle quali tutti provavamo a credere. Ma ormai, è inutile perfino lamentarsi. Agli operatori importa poco se è colpa di Roma, del Governo, dei gufi o delle civette. Come racconta anche Il Dolomiti nella condivisibile riflessione a QUESTO LINK. Nonostante promesse, conferenze stampa annunci, spot e racconti di impegni e lavoro straordinario da parte della giunta, rimane che nell’ultimo scampolo d’inverno, riameremo barricati in casa.

Dove non è arrivata la politica, ci penseranno caldo e vaccino a calmare il virus. Lo dico col cuore e con fiducia: ancora due o tre mesi. Poi, crediamoci, tutti insieme, cambierà. Il ritorno alla normalità sarà inizialmente lento, nulla di eclatante o di repentino ma si vivrà. Giorno per giorno.

Nel frattempo i prossimi giorni arancioni, li potremo investire a tentare di collegarci con l’azienda sanitaria per prenotare il vaccino per i nostri genitori. A QUESTO LINK il quadro drammatico della situazione.

E mentre in Emilia, il nostro caro Bordon, scappato dalla disperazione da Trentino, manda una lettera, qui per prenotarsi si deve giocare alla ruota della fortuna. Che sia una strategia per aiutarci ad ingannare il tempo durante questo ennesimo lockdown?