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TANTI AUGURI AI PRESIDENTI DELLE APT.

Il reale valore delle Aziende Promozione Turismo non è forse mai stato davvero compreso dalla generalità della popolazione. Anzi, spesso sono state oggetto di critiche anche feroci da parte di chi – dico ingiustamente – non le ha capite.

A maggioranza, oggi in commissione riforma turismo, i loro presidenti si sono espressi a favore della proposta dell’assessore.

Anch’io ho voluto ringraziarli, per il prezioso lavoro svolto fin qui. Non solo, ho inteso augurare un grosso in bocca al lupo per l’interessantissimo momento di sfida che si prospetta loro davanti.

E sfida sarà! Per affrontare:
  • La riduzione dei finanziamenti
  • L’esubero del personale
  • Il confronto con un nuovo ente intermedio del turismo, una sorta di comprensorio della promozione la cui presidenza sarà decisa dalla TN marketing la cui presidenza sarà decisa da chi governa il Trentino.
  • La gestione della rappresentanza dei territori armonizzati – eufemismo per dire annessi – da APT maggiori
  • La gestione di ambiti enormi con esigenze diverse da mescolare e ripensare.
  • La relazione con le imprese che nel pieno della peggiore crisi economica dell’ultimo secolo trascorso, dovranno gestire un nuovo modo di vivere il turismo
  • Il rapporto con una Provincia che deve ancora ridefinire i propri accordi finanziari con lo Stato oltre che il quadro locale

Insomma sono tantissime le sfide che questi coraggiosissimi presidenti pur con alcuni distinguo, hanno deciso di affrontare. 

Sfide difficili, in parte anche epocali, alcune ancora senza nessuna risposta né indirizzo da parte della politica provinciale. Dotati di grande ottimismo e buona volontà a larghissima maggioranza i presidenti hanno accolto positivamente la coraggiosa proposta di questo assessore.

Certo questo stato di cose non ci solleva dalla grave preoccupazione che ci rende contrari ad alcuni aspetti.

Parimenti, alcuni concetti chiave sono fondamentali. Ecco perché questa nostra contrarietà non si estende tout court alla riforma, anzi. Per certi versi necessaria.

Tanti auguri dunque a questo coraggioso gruppo. Buona riforma a loro e buona fortuna al Trentino turistico post Covid. 

Credo ne avranno estremamente bisogno.

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Le contraddizioni della lega al governo del Trentino

In questi giorni, l’apertura di un percorso normativo a dir poco “sui generis” ci offre l’opportunità di sviluppare ulteriori considerazioni relative al modo di operare di chi attualmente sta governando la Provincia di Trento. Mi riferisco alle sempre più frequenti contraddizioni nelle quali l’esecutivo cade.

Ad onor del vero, lo stato delle cose si rifà ad un grande male originario del quale vorrei parlare in calce a questo breve pensiero

Ebbene, la contraddizione del del giorno riguarda il bonus vacanze. Ci pensate? L’esiguo contributo è proposto dalla stessa persona che avrebbe intenzione di portare in aula anche l’aumento della tassa di soggiorno.  

Così, finirà per rendersi responsabile dell’incredibile paradosso di dare con una mano – il contributo – e di prendere con l’altra – la tassa di soggiorno. 

Ma i cortocircuiti non finiscono qui. La stessa persona afferma che tra i punti di maggior qualità di questo processo normativo c’è l’affermazione che finalmente ora ogni luogo del Trentino va considerato come turistico. Immediatamente, smentisce se stesso attraverso un’altra sua proposta di legge. Gli orari di apertura degli esercizi commerciali saranno regolati in funzione del riconoscimento di aver sede in comune turistico o meno.

A stati schizofrenico-politici di tal guisa, comunque, questo governo leghista ci ha abituati da tempo.

Cito volentieri l’atteggiamento tenuto nei confronti delle fusioni dei comuni o delle casse rurali: contrarietà su tutta la linea! Per le APT, invece, la fusione è considera l’unica strada possibile per permettere di affrontare il proprio futuro economico delle imprese turistiche trentine. E che dire di come ha sempre parlato la lega delle Comunità di valle? Non servono a nulla! Salvo poi attraverso la creazione delle ATA proporre l’istituzione di analoghe realtà per gestire la promozione turistica locale.

Ma non stupiamoci; parliamo di quella stessa lega che come prima proposta in campo sanitario di inizio mandato propose di tagliare 120 milioni dai capitoli di bilancio dedicati salvo poi liquidare un direttore dell’azienda sanitaria che non approva politiche espansive sulla sanità periferica. Da attuare coi tagli di bilancio? 

Infine, prodiga di critiche verso le mancate risposte del governo nazionale nasconde di non aver chiesto un beato nulla quando nel suo primo anno di amministrazione, al governo della nazione imperversava proprio il suo capitano.

Da medico veterinario quale sono, cerco sempre di capire l’eziologia delle cose. 

In questo caso mi sembra piuttosto facile ascrivere questi apparentemente incomprensibili provvedimenti ad un unico archetipo comportamentale. Siamo di fronte alla politica a gettone: caro utente ti chiedo di inserire il tuo desiderio come una moneta nella fessura dopodichè ti racconterò la soluzione che ti vuoi sentir dire, come un disco che suona. Non importa se tener chiuso il negozio dove lavori la domenica non è nelle mie prerogative; se me lo chiedi ti racconto che lo chiuderò. Ti assale un orso, ti racconto che lo ucciderò! Non importa nè quando né come ma soprattutto nemmeno se nel frattempo faccio fare alla mia Provincia un’ennesima brutta figura planetaria. Non c’è un ragionamento complessivo o una linea di governo. Sembra piuttosto che si stia operando tenendo conto solo delle singole istanze.

Siamo dentro ad un loop dove l’apparire è molto più importante dell’essere: captare la benevolenza del malcapitato potenziale elettore rispetto all’esigenza di amministrare una comunità con serietà e professionalità. 

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La malga non è uno zoo

Siamo preoccupati per lo stato di salute delle persone che in questo fine settimana sono occorse in incidenti con animali domestici. Non di meno, avvertiamo il bisogno di inviare loro parole di incoraggiamento insieme ad un augurio di pronto e veloce recupero della salute.

Sono lesioni molto dolorose e difficili da guarire e il rammarico per l’accaduto è lenito solamente dall’epilogo di questi fatti che poteva essere ben peggiore.

Gli inquietanti episodi di cronaca, che questi giorni raccontano ad esempio dell’attacco di un asino e della carica di un bovino all’uomo, non sono inspiegabili né incomprensibili e impongono alcune riflessioni di circostanza.

Al netto di questo grave infortunio del carico emotivo e fisico per le famiglie siamo di fronte al bisogno di lanciare un messaggio alla società.

“Alm ist kein Streichelzoo” – la Malga non è una Fattoria didattica: recita il claim di una campagna informativa sociale della vicina Austria. Da qualche anno sono ricordati, in forma divulgativa, atteggiamenti e comportamenti da tenere quando si incrociano animali. Questa decisione è avvenuta dopo incidenti che purtroppo lì hanno avuto degli esiti letali.

Le regole universali di ingaggio con gli animali valgono indipendentemente dal fatto che ci si trovi di fronte a selvatici che a domestici.

In particolare pare che l’asino, fosse un maschio, in prossimità del recinto delle femmine. L’istinto sociale di questo animale lo ha portato a proteggere il proprio harem riproduttivo e ad ammonire chi, ancorché inconsapevolmente si sia avvicinato. Nel secondo caso si tratta di una femmina e del proprio neonato. Persino una pecora può essere pericolosa se intende proteggere un proprio agnello, immaginiamoci un animale che può arrivare anche fino a 8-9 quintali di peso.

Fino ad ora in Trentino indicazioni di questo tipo sono state ampiamente diffuse riferite prevalentemente alla specie orso.

Recentemente però, abbiamo avvertito la necessità di stimolare la giunta provinciale ad effettuare analoga campagna anche per la specie lupo. Purtroppo abbiamo riscontrato l’assoluta indisponibilità dell’esecutivo a dar seguito alla nostra proposta. Il susseguirsi di episodi preoccupanti come quelli di questi giorni ci inducono a reiterare le nostre richieste. Riteniamo sia il caso di attivare qualcosa di ancora più ampio relativo ai selvatici ma anche agli animali domestici in malga. Una campagna informativa che porti consapevolezza alle persone che si avvicinano gli animali. E’ importante sapere che esistono degli atteggiamenti possibili e dei comportamenti da evitare al fine di limitare al minimo gli incidenti. 

Sono moltissimi gli esempi da cogliere. Il più interessante è sicuramente quello austriaco. In Trentino, la campagna informativa potrebbe seguire in falsariga ciò che è stato fatto esclusivamente per la specie orso.

Per questi motivi abbiamo redatto questa mozione con lo scopo di impegnare la giunta

– ad attivarsi per una campagna di sensibilizzazione pubblica di livello provinciale per informare la popolazione dei rischi da evitare nell’ingaggio di animali domestici e/o sinantropi e quali atteggiamenti vadano tenuti nei confronti delle varie specie di selvatici nei quali risulta sempre più frequente imbattersi.

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LE ISTITUZIONI HANNO ANCORA UN VALORE?

Ai nostri allevatori servono aiuto e certezze perché il problema della gestione dei grandi carnivori è già grave di suo, senza che si alimentino ulteriori infondate paure e sospetti.

Per questo troviamo gravi le affermazioni della consigliera Ambrosi nell’ultima seduta di consiglio provinciale. Parole che trovano similitudine solo con quelle di Fugatti quando, nel corso della scorsa legislatura, sedeva tra i banchi dell’opposizione. 

Il Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento, l’Istituto Zooprofilattico delle Tre Venezie non raccontano favole o bugie. Sono gestiti da pubblici ufficiali che rappresentano parte garante dei cittadini fin dentro ai procedimenti giudiziari. I cittadini, gli allevatori, i trentini hanno il diritto di potersi fidare. Con questa interrogazione chiediamo il ripristino della verità. 

La Provincia, il Presidente Fugatti, il partito della lega al governo del Trentino, smentiscano la consigliera Ambrosi e si assumano la responsabilità di dire alle persone preoccupate come si censiscono ed identificano realmente i Grandi Carnivori in Trentino.

LA GIUNTA SMENTISCA CHI DICE IL CONTRARIO

Nel corso della seduta di Consiglio provinciale dell’11 giugno scorso la Consigliera Ambrosi si è resa responsabile di dichiarazioni che a giudizio degli scriventi contengono falsità di gravità inaudita.

Attraverso una serie di illazioni, avrebbe fatto capire che le certificazioni prodotte dai Servizi Forestali ai fini di eventuali indennizzi per danni da grandi carnivori, possono essere falsificate; viziate, anche dalla parte politica o peggio dall’imperizia di un veterinario che rivestiva pro-tempore il ruolo di assessore. 

Le dichiarazioni pubbliche della consigliera inducono a far credere che esista una prassi a causa della quale, chi abbia subito una predazione, debba correre alla ricerca di un non meglio precisato veterinario che con la sua perizia certifichi il più celermente possibile a quale animale appartengano gli esiti di predazione sulle carcasse reperite. In tal senso incorre in un duplice errore: dichiara implicitamente di ignorare completamente come si strutturino protocolli provinciali di identificazione e afferma che la diagnosi può essere di natura ispettiva. E’ notorio che i semplici segni sulle carcasse danno indicazioni eccessivamente aleatorie per poterle riferire con certezza a una precisa specie di predatore, sia esso selvatico che sinantropo.

Con questa affermazione, la Consigliera mette dunque in dubbio la buona fede dei servizi forestali che raccolgono i campioni denigrando al contempo l’operato dell’Istituto Sperimentale delle Tre Venezie. Con test di laboratorio sul DNA, quest’ultimo certifica l’appartenenza di specie precisa fino all’individuazione del soggetto attraverso i reperti presenti sulle carcasse . Sono metodi e relativi risultati che da soli assumono ruolo probante tombale in qualsiasi procedimento giudiziario. Attraverso le sue dichiarazioni in aula la consigliera denuncerebbe un proprio bagaglio nozionistico completamente estraneo alla materia. Eppure, in analogo superficiale errore, si era già lasciato andare anche Fugatti quando rivestiva il ruolo di consigliere d’opposizione. Incautamente aveva dichiarato che i Servizi forestali raccontano favolette proprio rispetto alla provenienza genetica dei lupi che hanno colonizzato il Trentino, specialmente in una prima fase.

Riteniamo estremamente opportuno un formale atto di smentita delle affermazioni della consigliera soprattutto a tutela della credibilità e della professionalità non solo dei Servizi forestali e dell’Istituto Zooprofilattico ma anche dell’intera Provincia Autonoma di Trento.

Una filiera composta da pubblici ufficiali e persone di grandissima responsabilità che tutelano nel pieno ed istituzionale rispetto della legalità quotidianamente i diritti dei cittadini Trentini. 

Sono questi i motivi che ci hanno portato ad interrogare la giunta per sapere:

se non intenda opportuno prendere immediatamente le distanze dalle affermazioni della consigliera dissociandosi da illazioni che minerebbero la credibilità delle nostre istituzioni.

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UN’AUTOSTRADA IN BASSA VALSUGANA?

Potrebbe cambiare radicalmente, la vita degli abitanti della ridente valle ritratta nella foto, qualora si avverasse le più scellerata delle progettualità che questi primi anni di governo leghista in Trentino abbiano mai partorito.
Cosa è successo?

In Consiglio provinciale, la giunta si è strumentalmente fatta interrogare da un consigliere all’uopo forbito di documento precompilato con l’unico scopo di promozionare gli intendimenti della maggioranza relativi ai progetti per la viabilità della zona.

Senza stupore – la lega ci ha abituati a questi colpi di teatro – ma non senza rammarico, abbiamo appreso che l’esecutivo provinciale insiste sul pensiero – e nulla più per ora, visto che i fondi a bilancio non ci sono – relativo al raddoppio della statale in Valsugana e alla realizzazione della Valdastico ma su un tracciato nuovo, non funzionale alla riduzione di traffico a livello locale.

Il terrificante risultato, qualora realizzato, vedrebbe raddoppiata un’arteria come la SS47, resa ancor più scorrevole e dunque più appetibile a chi sale dalla parte est del Veneto. Anche il nuovo ipotizzato innesto della Valdastico aggraverebbe il carico di traffico perchè sposterebbe la connessione col Trentino su Rovereto, rispetto all’originale progetto.

Agli abitanti della Valsugana – riguardo alla ss47 – interessano la messa in sicurezza e il controllo della velocità, al fine di evitare incidenti e tragedie, ma stanno a cuore anche il proprio ambiente ed i propri terreni agricoli. Diciamo no all’asfalto selvaggio, e sì alla soluzione intelligente e sostenibile dei problemi di viabilità.

Questa volta, non siamo di fronte ai soliti imbrogli propagandistici: più che progetti ci sono scarabocchi su carta, non ci sono fondi né accordi definitivi con Veneto e Stato o presentazioni pubbliche vere.

Qui la lega è riuscita ad andare oltre: insiste su un progetto sconclusionato gradito a pochissimi, figlio di una campagna stampa ed elettorale permanenti.

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QUALE LA DESTINAZIONE DI 6 MILIONI DI EURO GIA’ DESTINATI ALLA PROMOZIONE DEL TURISMO LOCALE?

Informazioni in nostro possesso, qualora confermate, rivelerebbero che sono solo 19 i milioni di Euro destinati alle aziende di promozione locale per il corrente anno.

Tale notizia, si troverebbe in contrasto con quanto affermato dall’assessore al turismo, che a mezzo social, qualche tempo fa, avrebbe negato ogni ipotesi di taglio delle risorse assegnate alle APT.

Qualora confermata, tale proposta di riparto di fatto costringerebbe le aziende locali a dover riprogrammare le proprie attività con un quarto di risorse in meno rispetto a quelle precedentemente assegnate. Si tratta di fondi dei quali da sempre sono gli operatori locali a decidere l’utilizzo territoriale, senza ingerenza alcuna da parte della Provincia.

Rispondendo all’interrogazione n. 1438 l’assessorato conferma di detenere invece a bilancio 25 milioni di Euro.

Per questi motivi abbiamo voluto interrogare la giunta per sapere:

Se questa risposta sottende l’intenzione da parte dell’assessorato di riproporre un nuovo riparto alle aziende di promozione locale per portare la proposta da 19 a 25 milioni di Euro?

In caso contrario che tipo di impiego si ipotizza per i 6 milioni di Euro eccedenti rispetto a quanto prospettato al comparto della Promozione locale?

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FINANZIAMENTI EUROPEI IN AGRICOLTURA: LUCI ED OMBRE SUL FUTURO

La presentazione di questi giorni all’Assemblea plenaria del “Next Generation EU”, da parte del presidente dell’Esecutivo Ue, Ursula von der Leyen ha svelato gli indirizzi della Commissione europea anche intorno ai temi agricoli. Numerose ombre si stagliano sul futuro dei finanziamenti europei in agricoltura. 

A titolo di orientamento per il lettore con poca dimestichezza ma qualche curiosità su questi argomenti ne parleremo interrogando anche la giunta. Prima, troverete qui di seguito una brevissima sintesi relativa al significato e al valore finanziario dei principali termini citati nel testo.

La PAC politica agricola comunitaria è divisa in due grandi capitoli detti PILASTRI.

Attraverso il 1° PILASTRO, Bruxelles effettua i cosiddetti pagamenti diretti o TITOLI che gli agricoltori ottengono attraverso la DOMANDA UNICA. Per il Trentino oggi vale ca. 13 milioni/anno.

Sempre del primo Pilastro fa parte il fondo FEAGA. Per noi sono importanti i cosiddetti Fondi OCM Ortofrutta dove anche le nostre organizzazioni dei produttori  percepiscono il 4% ca. del valore produzione/anno. Valgono circa 17 milioni milioni €/anno, ⅔ circa dei quali vanno alla sola Melinda. C’è anche una OCM Vino con 4,4 milioni €/annui divisi in: 1,8 mio€ per azioni di promozione, 1,5 mio€ per rinnovo vigneti, 1 mio€ scarso per le cantine.

Da segnalare anche le OCM Miele: 240 mila €/anno ca. e l’OCM Olio: 200 mila €/anno ca

Del 2° PILASTRO/Fondo FEASR è conosciutissimo il PSR o piano sviluppo rurale che per il Trentino vale poco più di 300 milioni€ a valere sul settennio ‘14/’20

Vi è poi un PSRN – nazionale che all’Italia, per il ‘14/’20, è valso circa 2,2 miliardi €.

Dentro a questo riparto tra i piani operativi nazionali-PON, la gestione del rischio che il Trentino utilizza  per assicurazioni e fondi mutualità vale ca. 25 milioni €/anno.

Dal PON irriguo nazionale sono arrivati 10 milioni € mentre dal Fondo pesca FEAMP circa 2.

Intanto, il 27 maggio è stato annunciato il nuovo progetto per il bilancio dell’UE nel periodo 2021-2027 che include un taglio della politica agricola comune (PAC) del 9%. In cambio si è rafforzata la politica di coesione grazie a i fondi del piano di risanamento. 

Pertanto, Bruxelles propone un budget totale per la PAC di 348.264 milioni di euro tra il 2021 e il 2027, che è del 9% in meno rispetto alla stima fatta per il periodo 2014-2020, di 382.855 milioni di euro (confronto con i prezzi di 2018)

Il taglio al PRIMO PILASTRO cioè gli aiuti diretti a sostegno delle entrate degli agricoltori e degli allevatori è pari al 9,7%. Per semplificare parliamo di 30 miliardi€ in meno!

Per quanto riguarda il SECONDO PILASTRO cioè i fondi per lo sviluppo rurale, la proposta prevede un taglio del 6,7% rispetto al bilancio comunitario. Significano 6 miliardi€ di meno. 

Tutto questo nonostante il ricorso a 24 miliardi anticrisi, 15 dei quali dal cosiddetto Recovery Fund, destinati agli obiettivi ambiziosi posti dalle strategie Farm to Fork e Biodiversità, che ha solo in parte lenito la gravità degli inevitabili tagli di bilancio.

Ora, la notizia che preoccupa di più il mondo agricolo riguarda comunque lo spostamento della partenza della prossima PAC 21-27 almeno al 2023.

Su questo contesto pesano le decisioni del governo provinciale. Si è voluto evitare il ricorso alla massiccia assunzione di mutui nè finora, si è manifestata nemmeno particolare propensione a coprire le misure del PSR.

Alcuni capitoli, rimasti sguarniti dall’elevata capacità di investimento e di spesa degli agricoltori trentini, hanno valorizzato velocemente le risorse assegnate ma ora attendono segnali dalla Provincia per poter proseguire nei loro progetti.

Nondimeno preoccupano le coperture finanziarie delle superfici a premio del PSR quelle comunemente conosciute come sfalcio alpeggio e compensativa.

Per tutti questi motivi abbiamo interrogato formalmente la giunta per sapere 

  • quali siano le intenzioni dell’esecutivo relativamente alla copertura finanziaria delle misure a superficie del PSR in particolare per il biennio ‘21-’22?
  • se sono stati presi contatti con la Commissione Politiche Agricole nazionale per capire se vi sia intenzione da parte dello Stato e del Sistema delle Regioni e delle Province Autonome di individuare delle misure a compensazione degli annunciati tagli sulla futura PAC ‘21/’27?
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Le GUIDE TURISTICHE, gli ACCOMPAGNATORI TURISTICI, DI MEDIA MONTAGNA E CICLOTURISTICI: elementi centrali della ripartenza del turismo

Il turismo in Trentino partirà dalla natura! Su questo siamo tutti d’accordo come comprendiamo che tutto sia molto più fruibile se accomagnati da chi ci sappia erudire su cosa stiamo visitando e come ci possiamo e dobbiamo muovere.

Esattamente come per le giude alpine, anche per i territori di fondovalle la Provincia da anni ha costruito una grande rete di professionisti preparati ed in grado di accompagnarci alla scoperta del nostro meraviglioso territorio.

Il Trentino infatti, è un’importante destinazione turistica in grado di garantire una molteplicità di offerte e la nostra Provincia ha una posizione di vantaggio competitivo potenziale verso il segmento dei trekker, sia per la varietà e diversità delle aree che lo compongono, sia per il pregio ambientale delle stesse.

Secondo i dati censiti dalla Società degli Alpinisti Tridentini (SAT) in Trentino sono presenti quasi 900 sentieri di montagna per un totale di circa 5.000 chilometri percorribili. Gli appassionati della montagna possono contare anche su numerosi punti di appoggio da utilizzare durante le loro escursioni: sono presenti infatti 142 rifugi, e 32 bivacchi.

Per quanto riguarda l’offerta per le due ruote il Trentino può vantare su 430 km di piste ciclabili che si snodano nelle principali vallate del territorio, seguendo fiumi e torrenti, toccando borghi antichi, città, campagne coltivate e boschi.

Un’altro tassello importante per il pacchetto turistico estivo sono le visite nelle forre o nei Canyon, che soprattutto negli ultimi anni hanno assunto un ruolo di primissimo piano nell’offerta turistica.

Vanno citati inoltre, per completezza di informazione, tutti gli itinerari culturali che sono presenti in Trentino, molti dei quali vanno a valorizzare Chiese e musei di piccole dimensioni, che risultano per il turista come un’occasione unica per conoscere un Trentino più “nascosto” e per entrare in contatto con la storia più popolare e autentica.

Oltre a questi esistono anche dei musei all’aperto come gli ecomusei, o come le stupende istallazioni di Artesella, diventato simbolo della rinascita dopo la terribile tempesta VAIA.

Tutte queste attività sono un pacchetto fondamentale per l’attività turistica in Trentino e per questo, per rilanciare il settore ma sopratutto per valorizzare le persone che vi lavorano è fondamentale che le ApT con la supervisione e il supporto di Trentino Marketing, creino dei “pacchetti turistici” inclusivi di servizi di accompagnamento e guida, con dei nuovi protocolli di sicurezza.

Per questo motivo con i colleghi Demagri e Rossi abbiamo voluto stimolare la Giunta Provinciale a reagire chiedendo formalmente se:

i rappresentanti di categoria di guide turistiche, accompagnatori turistici, accompagnatori di media montagna e accompagnatori cicloturistici siano stati inseriti nel sistema collaborativo di costruzione della strategia di uscita dalla crisi del settore turistico in Trentino;

si prevede alla luce dell’emergenza data da COVID19 all’attivazione di misure provinciali di sostegno economico per le guide e gli accompagnatori che si sono ritrovati senza lavoro e senza altre fonti di reddito a causa della pandemia e che non possono usufruire degli aiuti previsti dai provvedimenti statali (ad esempio fornitori di prestazioni occasionali, lavoratori intermittenti);

si ritiene che potranno essere valorizzati i servizi di guida e accompagnamento nelle eventuali nuove offerte turistiche che verranno studiate per il rilancio del settore nella imminente stagione estiva.

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COME POLVERE SOTTO AL TAPPETO: NÈ PACE NÈ TREGUA DA DROSOPHILA SUZUKII PER I PICCOLI FRUTTI E I LORO COLTIVATORI.

È trascorso più di un anno da quando, il 10 maggio dell’anno scorso, in un convegno a Baselga di Pinè lo svizzero CABI, ha presentato i propri studi relativi all’efficacia del parassitoide Ganapsis brasiliensis su drosophila suzukii.

Ad oggi, qualsiasi attività relativa all’omologazione  di studi o altre soluzioni continuano a rimanere le grandi assenti dall’agenda agricola della giunta provinciale. 

Ma se la politica ha celermente individuato una soluzione al flagello della cimice asiatica, forse perchè problema particolarmente sentito dal comparto delle mele, sul fronte dei piccoli frutti, non sembra invece filtrare altrettanto interesse ed impegno

Eppure, il via libera all’utilizzo del parassita, potrebbe regalare a Provincia e FEM, l’opportunità mediatica – oltre che tecnica – di arrivare per primi ad una soluzione che il settore attende con grande preoccupazione a partire dal livello nazionale. Va infine evidenziato che oggi, rispetto al passato, è tecnicamente dimostrata la validità di Ganapsis quale strumento innovativo ed efficace.

di seguito il testo completo:

Da informazioni in nostro possesso, pare che in questi giorni la presenza del fastidioso moscerino si sia implementata fino a 10 volte sopra la media del periodo. Questo determina che ad una delicata fase di inizio raccolto, ad un timido tentativo di ripartenza dei mercati post Covid e alle incertezze dovute a carenza di manodopera agricola si aggiungano le difficoltà di mantenere alte, qualità e caratteristiche dei prodotti.

La politica ha individuato celermente una soluzione al flagello della cimice asiatica, problema particolarmente sentito dal comparto delle mele. Sul fronte dei piccoli frutti e dei loro problemi, non sembra invece filtrare altrettanto interesse ed impegno. 

A giudicare dai risultati. 

Pur comprendendo che l’autorizzazione all’importazione del parassita ganaspis brasiliensis possa risultare un passaggio complicato, non possiamo esimerci dal rilevare che la drosofila e la sua lotta siano completamente scomparse dal lessico della giunta. Il via libera al parassita, potrebbe regalare a Provincia e FEM, record e opportunità mediatica – oltre che tecnica – di arrivare per primi nel settore anche grazie al fatto che oggi, rispetto al passato, esiste questo strumento innovativo. L’omologazione locale di studi svizzeri ed il percorso autorizzativo di concerto con il Ministro Costa, consegnerebbero al settore dei berries un’arma molto efficace. Intanto il lungo silenzio del dicastero provinciale all’agricoltura e la prolungata assenza dal dibattito politico dei relativi temi, non hanno certo lenito le velleità riproduttive del fastidioso moscerino. Da problema mai risolto, puntualmente, come polvere sotto il tappeto, ad ogni congiuntura climatica favorevole, lui, la sua popolazione e i danni annessi e connessi, si ripresentano copiosi.

 tutto ciò premesso si interroga la giunta provinciale per sapere

  •  il problema da noi rilevato si sostanzi come rappresentato anche secondo le informazioni in possesso alla Giunta Provinciale?
  • Se sì, come si stia occupando l’assessorato del problema?
  • Se sì, come si stia occupando FEM, del parassita?
  • In ogni caso, quale lo stato dell’arte per l’autorizzazione all’utilizzo anche in Trentino di ganapsis brasiliensis quale parassitoide della drosophila suzukii?

Trento, 19 maggio 2020

Cons. Michele Dallapiccola

Cons. Paola Demagri

Cons. Ugo Rossi

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133 anni, in pochi ripiani.

A casa, in una bacheca dello studio, conservo una preziosa raccolta di cimeli veterinari. Oggetti raccolti nei vent’anni della mia carriera, trovati, raccolti o donati da amici; tutti gelosamente custoditi.
La borsa del dottor CADEN, che tutti in Bassa Valsugana ancora ricordano con tanto affetto e stima. Davanti, una serie di coltellini da salasso: quello a sinistra in legno è del 1890 e viene dalla Val dei Mocheni. Proseguendo in senso orario fino al centro quello lucido acciaio è emiliano del 1950.

La borsa conteneva i bisturi multiuso, da affilare e sterilizzare.

I salassi non li usavano i veterinari, ma i “pratizi”. Contadini esperti che si dedicavano alla cura degli animali. Il veterinario era prezioso, costava o non c’era e dunque ci si arrangiava come si poteva. Poche medicine molta manualità, tra queste, i salassi appunto. Somministrati alle povere bestie, servivano per cercare di farle guarirle. SANGUE GROSSO, FURIA DI SANGUE o “CARGAZION DE SANCC o DAL STOMECC”: era la diagnosi più frequente. Cioè, di qualsiasi cosa fossero malate, alla fine se la dovevano vedere anche con l’ipovolemia. E’ proprio il caso di dire che guarivano nonostante la cura!

In senso orario da sinistra, uno SPECULUM VAGINALE PER GROSSI ANIMALI, vecchia attrezzatura per tatuaggi, un TREQUARTI, alcune siringhe di 60/70 anni fa, sterilizzabili, Coltellini da mascalcia, aghi per anestesia tronculare, e l’anello di un toro

Lo speculum serviva prevalentemente per la fecondazione artificiale. Fino agli anni ’80 si faceva ancora all’italiana cioè rimanendo completamente all’esterno della vacca e inoculando per via trans-vaginale il seme direttamente in utero con l’operatore che non lavorava come oggi anche per via trans-rettale.

 Il TREQUARTI era uno strumento infernale: veniva piantato come un pugnale nel fianco sinistro della vacca quando questa, affetta da meteorismo, si ritrovava con il rumine gonfio come un pallone col rischio di morire soffocata. Una volta piantato, la guaina metallica veniva lasciata in situ e si estraeva l’anima di acciaio al fine di ottenere un canale dal quale far defluire il gas fin quando la vacca non fosse guarita.

Gli aghi anestesia tronculare invece servivano per iniettare la lidocaina direttamente nei nervi della parte laterale dell’addome al fine di anestetizzare la parte e poter aprire una via chirurgica per effettuare interventi quali il taglio cesareo o la dislocazione dell’abomaso.

Molto più facile spiegare lo scopo di porre un anello al naso ai tori. Questa sorta di mega-piercing veniva applicato per riuscire a gestire  gli animali. Trattenerli per questa parte, provoca dolore e loro rimangono più gestibili. Nelle stazioni di monta, proprio quelle descritte nel libercolo ritratto nel fondo del ripiano, leggiamo dell’azione zootecnica in Trentino tra il 1907 e il 1908 

Qualcuno di BONDO o di RONCONE riconoscerà un proprio avo. Nelle riproduzioni del testo sotto, alcune curiose, simpatiche, considerazioni del tempo.
2 tori per 140 vacche a Cellentino e 4 con 400 a Rumo! che faticaccia!!
E qui, emerge la lungimiranza e la bravura dei nonesi, sempre all’avanguardia, allora come oggi. Nel libro si parla anche dei fiammazzi, con altre considerazioni!
La libreria storica.

I volumi più antichi sono finiti di stampare nel 1887.  La maggior parte porta la firma del loro proprietario, il dottor Meggio, con date che vanno tra il 1911 e il 1914.  Sono in tedesco perché a quel tempo evidentemente si era indirizzati a frequentare la facoltà di Vienna.

Del resto, lo stato al quale appartenevamo al tempo era l’Austria ed evidentemente noi Trentini a studiare, ci recavamo nella Capitale!

Segni nel tempo
Una cura maniacale per i dettagli si percepisce ancora, dopo ben 133 anni, sfogliando ogni pagina.
Tavole che oggi il Web e la realtà virtuale hanno sostituito.
Un po’ di teoria per imparare un cosa difficilissima per la quale serve tanta esperienza e ancor più… malizia! Capire l’età di un cavallo dai denti. (Ma quante fregature ho visto nelle mia piccola esperienza di vita!)
NOTARE: la bellezza femminile! Ma sopratutto, il record dei 9,48 litri al giorno.
NB: oggi una buona lattifera può arrivare con scioltezza ai 60!
E non poteva mancare una bestiola a me tanto cara.

L’esemplare sopra appartiene ad una razza da lana. Un’attitudine interessante superata oggi ma ricercata in passato, almeno fino alla fine degli anni 70.

Di quegli anni conservo ancora nitido un ricordo mio e di mio padre alla “fera de San Matio” a Borgo. Lì si faceva anche il prezzo della lana dell’autunno. Ebbene un’anno, della nostra lana ricevemmo duemila lire al chilo.

Da un paio di decenni ormai, la concorrenza delle razze neozelandesi ed australiane ha buttato però alle ortiche il prezzo della lana locale. Sottoprodotto dell’allevamento della pecora è considerata rifiuto speciale da smaltire e dunque per il pastore la tosatura è un costo. Si effettua comunque per motivi igienico sanitari, in particolare per contrastare meglio le ectoparassitosi – rogna e zecche -.

Ma queste, sono altre storie.

Eccomi qui a 24 anni: accolto per festeggiare l’ultimo esame alla fine del corso di laurea.

Il senso di questo pensiero forse è proprio questo: nella vita credo sia importante buttarsi e seguire le proprie passioni, qualunque esse siano. Con entusiasmo ed impegno anche se apparentemente non si vede derivare da queste, immediata prospettiva. Al tempo della foto, io ad esempio, non avrei saputo dove sbattere la testa per trovare anche un solo, unico, inarrivabile primo cliente. Nè immaginavo che poi, ne sarebbero arrivati, come è stato, moltissimi.

Insomma, le difficoltà passano ma i ricordi, belli o brutti che siano rimangono con noi. Nelle nostre personali bacheche, reali o interiori è importante conservarli con cura, come oggetti preziosi. Ci ricordano la fatica, nostra od altrui, qualche volta si affievoliscono, fino a scomparire, alcune altre rimangono vivi, intensi.

Un cosa però fanno sempre: ci insegnano ad andare. Avanti.