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E voi, con quale spirito affronterete il 2023? 

Da Michele Dallapiccola 19 Gennaio 2023

BA Doxa avvalendosi di Gallup International, un prestigioso istituto statistico ha diffuso i risultati di un curioso sondaggio.

2022 vs 2023: felice o infelice?

Da un lato c’è l’ambizione forse un po’ forte di sondare questi sentimenti su base planetaria. Tuttavia mi sembra molto attendibile oltre che interessante il report dai dati raccolti su base nazionale. Dove, non mi sorprende leggere che gli italiani che si aspettano un 2023 migliore del 22 sono solo il 13%. 

Ben il 48% invece prevede che le cose andranno peggio.  E il bello è che non siamo un popolo di pessimisti .

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Nel mancato ICE RINK di Pinè, un’umiliazione per il Trentino davanti a tutto il Nord Italia.

Da Michele Dallapiccola 18 Gennaio 2023

Ormai la notizia viaggia anche sui media nazionali. Nel link qui sotto si parla di tutti i ritardi dei cantieri italiani con una nota a specifica voce di Salvini che parla del fallimento del sogno “pinaitro”. (alla faccia dell’Autonomia)

LA STAMPA – TORINO – MILANO: il ritardo dei cantieri e il sogno infranto di Pinè

Come forza di controllo e di opposizione non potevamo evitare di segnalare la gravità della situazione. (nella foto di copertina la nostra conferenza stampa di ieri)

Ora la pezza della Lega rischia di diventare peggio del buco. I ristori chiesti dalla località in cambio di 70 milioni di promesse fin qui ignorate, rischiano di trasformarsi in un protocollo da 50 milioni di altrettante promesse fasulle. Tanto le elezioni provinciali si terranno tra pochi mesi. Un nuovo episodio della farsa potrebbe reggere ancora molto bene. 

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Un ristoro? Meglio di nulla, ma adesso Pinè merita delle scuse.

Da Michele Dallapiccola 18 Gennaio 2023

Il fallimento del progetto dello stadio del ghiaccio di Pinè è la metafora della politica-fuffa della Lega Salvini al governo del Trentino, tutta social e promesse, fatta di “faremo la prossima volta” e di “ce lo chiedono le persone”. 

Il grande sogno olimpico di Pinè è sempre più lontano. Nel pieno timore della giunta provinciale di ammetterlo ed assumersi le relative responsabilità. 

Non è un caso che in Altopiano la fiducia ha da sempre stentato a farsi strada tra entusiasmo e scetticismo in una sorta di sentimento agrodolce. “Lo faranno davvero? Non costa troppo? Ci farà bene? Ci manderà tutti in malora?”. Quante domande, quanto contrasto.

Ma alla fine, la proverbiale scaltrezza dei “pinaitri” ha ceduto a quella dell’accoppiata Avio-Rendenera! Perchè in effetti, almeno all’inizio, al dinamico duo di Giunta provinciale erano in tanti a dare credito. E nonostante diffidenza e perplessità serpeggiassero fin da subito, nessuno si azzardava a parlarne pubblicamente. Eccetto una sparuta minoranza che per dovere di mandato istituzionale effettuava il suo lavoro in Consiglio comunale. Confermava, per altro, l’estremo potenziale valore della manifestazione olimpica in sé, senza negare l’estrema contraddizione di costruirci una cattedrale, prima di bonificare il deserto.

Nel partito del “sì ad ogni costo” invece c’è sempre stata la compagine degli affezionati allo sport su lame. E quanto diffuso sia questo spirito in paese, lo certifica l’enorme sostegno che ha raccolto la petizione on line a sostegno dell’opera. Era molto più facile dire di sì a loro e a tutti che affrontare la realtà. Perché Pinè ne ha bisogno, perché Pinè se lo aspetta, perché in Pinè governa la Lega e allora si fa e basta! Anzi, ad un certo punto, il Carroccio aveva pure promesso la direttissima per Cavalese! Ve la ricordate la strada provinciale da Montesover? Avrebbe dovuto collegare i due siti olimpici Pinè-Fiemme. Alla fine era una baggianata talmente grande che nemmeno Fugatti, l’uomo dei tanti sì, è riuscito a prometterla come fattibile per un anno soltanto.

Anche in Consiglio Provinciale lo sconforto è palpabile.

I più sarcastici, ironizzano sul fatto che per arrivare a fare così tante promesse, negli scantinati di piazza Dante abbiano trovato la macchina dei soldi. Per i più disincantati è sempre stata soltanto una questione di tempo. La drammatica notizia prima o poi sarebbe dovuta soltanto arrivare. Considerato il ritardo, la lentezza e la scarsa cura amministrativa con la quale sono stati da sempre affrontati i lavori. 

Ora tutti parlano di ricompense e di progetti alternativi. Va tutto bene, comprese le pezze politiche che la Provincia sta provando a metterci sopra. Anche perché la figuraccia ha assunto ormai una dimensione provinciale. 

Il fallimento del progetto dello stadio del ghiaccio di Pinè è la metafora della politica-fuffa della Lega Salvini al governo del Trentino tutta social e promesse, di “faremo la prossima volta”, di “ce lo chiedono le persone”. 

Così l’Ovalone finirà lì insieme alla Valdastico a Rovereto, all’inceneritore, agli ospedali di Trento e Cavalese, ad un imprecisato numero di funivie (una per ogni valle) e a tante varianti stradali attese davvero come quella di Rovereto; tanto per citare le opere più famose. Tutte sostituite da un bel concertone come se una gran festa a spese dei contribuenti, basti a seppellire tutto.

A Pinè intanto si sono semplicemente buttati quattro anni al vento. Anni di potenziali azioni di sviluppo della località che nel frattempo è stata smembrata nel suo assetto promozionale turistico da una riforma bislacca che in pratica ha riformato soltanto qui. Gli operatori sono stati divisi, mandati a Cavalese e poi lasciati ritornare a Trento, fino (a farli diventar “storni” come si dice nel dialetto locale). I pochi rimasti sono praticamente degli eroi benché gestiscano più che egregiamente questa stupenda – perché tale rimane – località. 

Ora le fosse sono piene. E’ il senno di poi che le riempie. Quello di chi l’aveva detto, di chi sapeva, di chi chiedeva le famose ricompense. Accanto alle chiacchiere (comprese le nostre qui) merita rispetto e solidarietà per come sono andate le cose, questa località, che sperava. Ci sperava tanto e invece è stata soltanto presa per i fondelli.

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Il perché di una scelta nella cronaca politica di questi giorni.

Da Michele Dallapiccola 16 Gennaio 2023

Duello senza esclusione di colpi in casa centrodestra.

I due principali partiti nazionali, alle prese con la poltrona più contesa: quella di Presidente della Provincia autonoma di Trento. E così la coalizione che sembrava più granitica che granitica non si può si sta trasformando in un gigante dai piedi d’argilla. Ovviamente mi riferisco all’alleanza Lega Salvini e FDI in Trentino, che in questi giorni si sfidano sui tabloid al motto: “il candidato presidente della Provincia per il 2023, tocca a me”.

Ed in effetti, se la Lega può vantare il presidente uscente, in Trentino la Meloni può esibire un’escalation di estimatori da far impallidire chiunque. Nel giro di quattro anni, i suoi elettori sono aumentati di venti volte! Venti volte, avete capito bene. Da poco più di 3000 nostalgici della destra più dura a oltre 60 mila appassionati dell’ordine, del liberismo e del rigore meritocratico (tutto da dimostrare alla prova dei fatti).

Tutti in attesa di tutto.

A questo punto, pare che la singolar tenzone tra i due e in vista del 2023, non si svolgerà prima dei verdetto delle urne delle regionali di Lombardia e Lazio che si terranno a metà febbraio. E poiché ciò che si preannuncia è un risultato in ricalco a quello delle nazionali, fossi nell’attuale governatore del Trentino, non dormirei sonni tranquilli.

Molti di voi troveranno questa, una paglia nell’occhio della destra al confronto dell’alleanza democratica per l’autonomia. Negli occhi di quest’ultima, non ci sono più le travi che c’erano nel 2018 perché le squadre in gioco hanno ritrovato un’evidente coesione. Così, i tempi dei due schieramenti per la definizione del candidato presidente si sovrappongono. I due raggruppamenti di destro-destra e centro-sinistra rimangono in pista ad osservarsi in surplace.

In mezzo a tutto questo c’è un gruppo di autonomisti che per loro fortuna una scelta l’hanno già fatta. CasaAutonomia.eu ha scelto da che parte stare fin dal suo esordio nello scorso autunno. Il sottoscritto poi, ha cominciato a dirlo due anni prima, fin dalla preparazione del Congresso del suo ex partito.

In ogni riunione ho sempre dichiarato che se si fosse configurata un’alleanza con la destra io avrei fatto scelte diverse. Mai avrei potuto sostenere l’attuale maggioranza di Governo provinciale trentino. E così è stato.

Oggi Casa Autonomia è una felice protagonista della costruzione della proposta di governo alternativa all’attuale maggioranza. Tutt’altra cosa che un’agonica attesa per capire da che parte stare, con chi contrattare, al chi chiedere la meno peggio, aspettando che Salvini e Meloni (padella o brace) decidano sulle sorti dei trentini. O meglio di quella parte di trentini ai quali va bene accettare tutto.

16 Gennaio 2023 0 Commenti
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Il cambiamento climatico? Non è un argomento da campagna elettorale. 

Da Michele Dallapiccola 15 Gennaio 2023

O meglio, sembra essere scomparso dai radar dei “trend topic” sui social dei politici. Specialmente delle forze di governo, sia locali che nazionali. 

Probabilmente perché sono argomenti che hanno poca presa sui bisogni primari delle persone. E ancor di meno colpiscono la loro “pancia”. Tra virgolette, certo, perché non si tratta della metafora della fame quanto piuttosto quella dei cd sentimenti. 

E alla fine, anche in Trentino porta un lustro molto più vasto, visitare un cantiere di opera pubblica (tra quelle poche avviate) che spendersi mediaticamente per il climate change. Eppure i danni li abbiamo tutti sotto gli occhi. anche nelle piccole cose, nelle frequentazioni di ogni giorno. Ma ci coinvolgono ancora troppo poco almeno in termini immediati diretti (ma moltissimi indetti sul lungo periodo). Così finiamo per dimenticarcene e pensiamo che la cosa ci tocchi ancora meno. 

Credo sia il caso di reagire, almeno parlandone! Lo scopo? Quello di trasformare questa enorme disgrazia planetaria in un sentire collettivo e condiviso.

In questa infografica sotto, alcuni segni del cambiamento climatico in Provincia.

15 Gennaio 2023 0 Commenti
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Elezioni provinciali 2023. Da che parte può stare un autonomista?

Da Michele Dallapiccola 13 Gennaio 2023

I risultati delle varie tornate elettorali, locali o politiche ci raccontano da tempo in che misura anche i trentini, nella loro espressione di voto, siano particolarmente condizionati dal clima politico romano e dai partiti nazionali. 

Piaccia o meno, più d’uno si sarà accorto che sulla cronaca locale di questi giorni è spuntato il nome di una nuova potenziale candidata presidente della Provincia per 2023. E’ la rappresentante di FdI Francesca Gerosa. Beh: “che c’è di male, legittima aspirazione!”, direte voi. E questo è assolutamente vero, sono d’accordo anch’io. 

Il fatto è che questa candidatura non è frutto di valutazioni tutte locali. Quanto piuttosto di una tattica elettorale basata su logiche spartitorie che sta avvenendo altrove. 

Già, in tutt’altro posto rispetto al nostro amato Trentino. Non è un mistero infatti che a Roma, Salvini e Meloni si stiano contendendo le nomine dei candidati presidenti di Regione o Provincia. E poiché i presidenti leghisti di Friuli, Veneto e Lombardia sono intoccabili, a farne le spese del prossimo candidato in discussione non resta che il povero leghista del Trentino. Il perché lo vedete nella tabella qui sotto. 

2013 Provincia2018 Provincia2022 Nazionale
voti lega 14.76869.11730.978
voti FDI3.6993.68769.722
% lega6,2227,0911,00 (circa)
% FDI1,561,4525,20 (circa)

Dal 2013, attraverso il 2018, fino al 2022, i risultati dei due schieramenti si sono letteralmente capovolti. 

Il traino nazionale è chiaro come il numero assoluto di seguaci che i due partiti manifestano. Quale sarà l’esito di questa contesa non ve lo so pronosticare. So dirvi con certezza però dove si terra e chi lo condurrà. Sarà a Roma e se la vedranno Salvini e Meloni alla faccia delle piene volontà dei trentini. 

L’Alleanza democratica per l’Autonomia, lo schieramento a loro alternativo, sta invece discutendo qui. A Trento, in città. Con il contributo di liste e rappresentanti tutti locali. Anche se sono presenti sigle politiche rappresentate a Roma e pure a Bruxelles. 

Un partito autonomista che si definisca tale non può avere dubbi su quale aggregazione sposare. E gli Autonomisti di CASA Autonomia, su questo aspetto  hanno le idee chiare già da tempo. 

13 Gennaio 2023 0 Commenti
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Arriva il 2023, l’anno sblocca lavori!

Da Michele Dallapiccola 12 Gennaio 2023

Eccolo qui l’ultimo anno di legislatura. Come da copione l’anno in cui si comincia a vedere qualcosa di concreto da parte del governo della lega. A fare da araldo a questa stagione di inaugurazioni, pare stia per arrivare la tanto attesa quanto utile variante alla S.S. 43.

Un’opera che la comunità clesiana merita tutta. Frutto di mille attese, compromessi, tira e molla politici e battaglie accese di fazioni politiche. Da sempre messa in concorrenza di scelta al Tunnel sotto al Peller, sul cui songo non si non ancora spente le luci.

L’agognato traforo infatti, è ancora nel programma di governo della lega. Quello che giace in Piazza Dante depositato nel 2018 da Fugatti come impegno elettorale nei confronti delle valli del Noce. Chissà che fine farà nella prossima campagna elettorale. 

Finalmente si parte

Ma per rimanere nel qui ed ora, da ex amministratore delle due precedenti legislature devo ammettere che questo è un bel momento. Abbiamo visto nascere l’idea dell’opera, la sua progettazione, il suo finanziamento, l’appalto, l’assegnazione e tutte le difficoltà che ne sono poi derivate. Al netto delle schermaglie politiche e di partito, dunque, questo è un bel momento. E finalmente.

Qualora i rumors di palazzo venissero confermati, (pare si voglia mantenere riserbo per enfatizzare l’effetto sorpresa), l’apertura di questo cantiere stimolerà qualche riflessione accessoria. Ci sta infatti che dopo 4 anni di spot e TV, la lega si dedichi finalmente a qualcosa di concreto. Un po’ perché stanno per arrivare le elezioni e dunque la loro paura di presentarsi con un nulla di fatto è tanta, un po’ perché alla fine a forza di “dai e dai” qualcosa avranno ben imparato.

Ciò che ci permettiamo di apostrofare è l’impostazione di fondo nel modo del governatore soprattutto su un paio di questioni.

Innanzitutto, in questi anni abbiamo assistito al più populistico degli atteggiamenti. Sì a tutto e a tutti, indipendentemente da ogni logica, politica o amministrativa. 

In secondo luogo, preoccupa la stretta interdipendenza di linea politica di questo governo provinciale dall’ambito extraprovinciale. Ovviamente, per un  partito con un fortissimo riferimento nazionale, è pressoché inevitabile. E attraverso il loro voto ad una filiale locale del partito di Salvini, questo rischio i trentini lo hanno sicuramente già calcolato e assorbito. Nel tempo però si sono sedimentati un sempre maggior numero di azioni e ragionamenti politici che hanno finito per sminuire l’autonomia e la nostra possibilità di autogoverno. 

Cosa c’è dietro alla balzana proposta di Fugatti di voler pensare ad una macroregione? Ed e’ davvero vantaggioso per il Trentino il PPP, un programma di lavori da effettuare anche in Provincia connessi al rinnovo di concessione dell’A22 o si poteva trattare meglio e di più? Siamo davvero riusciti ad ottenere il massimo possibile dalla ripartizione nazionale dei fondi del PNRR? O contrattando meglio si sarebbero potuto ottenere di più, evitando come è avvenuto sul PSR ad esempio, di perdere 30 milioni rispetto alla scorsa programmazione?

Come avete potuto leggere qui sopra, le valutazioni fatte non possono che accogliere con favore l’inaugurazione di un cantiere, specie se strategico come quello che porterà a bypassare Cles. 

Quanto al resto ci sta ancora un’ultima considerazione conclusiva. In Trentino di cantieri ne sono sempre stati inaugurati tanti. Con enfasi e buffet di differente caratura a seconda dei periodi (anche se i banchetti alla Grisenti rimarranno inarrivabili). 

Alcune opere però, non sono altro che un atto dovuto, (troppi gli anni di attesa, troppe le amministrazioni che se ne sono occupate) Per il vero merito in politica servirebbero tutt’altro tipo di azioni e di uscite.

E i trentini lo sanno.

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Un vero sconto in bolletta? Per il Trentino rimarrà solo un sogno mentre a Bolzano è già realtà.

Da Michele Dallapiccola 10 Gennaio 2023

Perchè per diventare tale, la gestione delle centrali dovrebbe passare nelle mani dei trentini.

Costa Brunella

Questa condizione mi fa tornare alla memoria un Consiglio provinciale di tanti anni fa Ricordo la battaglia della lega della 14° legislatura. Condannava l’allora presidente Dellai, per essersi lasciato soffiare da un Fondo di Investimenti australiano la partecipazione alla gestione di una parte importante del nostro sistema idroelettrico. 

Oggi, pare che lo stesso Fondo si trovi in procinto di rimettere in discussione questa sua partecipazione azionaria rendendola disponibile per il mercato.  

https://www.ildolomiti.it/economia/2023/il-fondo-australiano-ha-il-40-delle-quote-di-hydro-dolomiti-energia-pronto-a-venderle-lex-rettore-la-pat-si-limitera-a-guardare-senza-intervenire

Che cosa comporterebbe per il Trentino partecipare ad una simile partita, (acquisendo le azioni) ce lo dice la Provincia di Bolzano, Grazie all’importante grado di coinvolgimento pubblico in materia, in questo periodo di crisi ha potuto intervenire in maniera solerte e  sostanziale con una serie di misure a favore dei cittadini. L’effetto è stato quello di mitigare gli effetti del caro energia. 

Ne parlavamo già a ottobre. 

Trento e Bolzano. Negli annunci e nella sostanza sempre più su due pianeti diversi
10 Gennaio 2023 0 Commenti
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Sciacalli da terra e siluri via acqua: un bollettino di guerra? 

Da Michele Dallapiccola 9 Gennaio 2023

Macché, è solo un’amara constatazione di tenore ambientale. Perché quelli nominati nel titolo non sono metafore ma animali veri. Si tratta dello sciacallo dorato e del pesce siluro.

Dopo aver solcato le Alpi proveniente dall’est Europa, lo scaltro carnivoro dalla brillante livrea, ha finalmente varcato i confini del Trentino, pare, per stabilirsi in forma definitiva nei nostri boschi. 

Non di meno, da sud, l’epopea del pesce Siluro, il divoratore dei laghi per eccellenza, dopo aver spopolato nel Maggiore e nelI’Iseo sta per conquistare anche il lago di Garda, anche nella sua porzione trentina. E’ solo questione di tempo. 

E siccome si sarà sparsa la voce tra le specie alloctone che in Terra trentina si sta proprio bene, è con grande probabilità che questi animali si fermeranno qui per un bel pezzo. Un po’ come ha fatto il Gambero Gigante Americano, il mangiatutto del lago di Lagolo.

Ne parleremo con la giunta provinciale che per interventi su specie non usuali sembra intendersene parecchio. Almeno da come ha affrontato – ad esempio – la questione della trota fario. Dichiarata niente poco di meno che aliena, da una strampalata norma nazionale, pare abbia trovato nei fondamenti dell’Autonomia e nel Trentino, l’unica Provincia in Italia a impedirne il ripopolamento. Eh sì, perché la Fario è in Trentino solo dal 1500 e quindi (la data che stabilisce se uno è alloctono o meno viene fatta corrispondere alla scoperta dell’America) giusto per un pugno di anni, di trote Fario non se ne può vedere più. Con buona pace dei pescatori locali e dei loro centri di ripopolamento. 

Ora, sappiamo bene che Siluro e sciacallo le cose sono un pochino diverse. L’uno è invasivo, l’altro protettissimo. Ma sono sicuro che non nutrendosi di mele e affini, non provocheranno comunque tanti pensieri alla ormai uscente giunta provinciale. 

A sto punto, ai pescatori e ai pastori, offro nel frattempo uno spassionato consiglio. Se mai volessero capire come comportarsi adesso, possono sempre sentire i coltivatori dei piccoli frutti che combattono il problema della drosophila. La soluzione ci sarebbe perché già da qualche anno è dimostrata l’efficacia della ganapsis brasiliens, un suo antagonista naturale in terra straniera.

Peccato perciò che sia troppo alloctona per lasciarla andare in giro per il Trentino a cuor leggero! 

Sarcasmo a parte, stimoleremo la Giunta provinciale a reagire con un più che opportuno atto politico in merito.

9 Gennaio 2023 0 Commenti
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Gestione Grandi Carnivori: un po’ di chiarezza.

Da Michele Dallapiccola 8 Gennaio 2023

Per un politico, parlare di orsi, lupi & co, è ferale di dissenso e fastidio assicurati. Tanto per l’animalista che per l’allevatore, non fa mai abbastanza. Solo che uno li vorrebbe protetti come i Panda in Cina, l’altro sterminato come i Tilacini in Tasmania. 

E a quanto pare né una né l’altra soluzione vanno comunque bene.

E non porta fortuna parlarne nè bene nè male. 

A questo punto molti di voi si staranno già chiedendo perché mai allora lo sto facendo io. 

E anche qui potreste aver ragione non fosse che la storia della mia vita mi ha legato alla presenza di questi predatori fin dalla gioventù e sotto tutti i punti di vista. Da allevatore, dove il gregge di famiglia subiva le predazioni, da veterinario dove con curiosità ne approfondivo nozioni etologiche, zoologiche e mediche. E infine da politico, quando con un certo impegno (e scarsi risultati) provai ad affrontare la questione della convivenza tra questi animali e i trentini. 

Convivenza

Questa è la parola magica. Perché i grandi carnivori sono una realtà protetta per legge e inevitabile come la morte. Sono tornati, ci sono e almeno per qualche secolo ce li dovremo grattare. Piaccia o non piaccia lo dicono severissime leggi internazionali pressoché impossibili da cambiare. (Nonostante qualche possibilità di azione cruenta la offrano già)

Per questo, ricordatevi, chi vi attira sotto ad un gazebo a raccogliere la vostra firma, per uno scopo o il suo esatto contrario, vi sta prendendo in giro. E allora che fare? 

Alcuni passi vanno fatti. Li ha fatti la Francia, ad esempio. Anche in Spagna si controlla già da qualche anno e la Svezia ha implementato il suo piano già esistente proprio in questi giorni (sollevando non poche polemiche). Ma per qualsiasi cosa di diverso dal subire il problema come sta facendo ora la lega al governo del Trentino e dell’Italia, è necessario assumersi responsabilità. 

E’ stato triste vedere la figuraccia che ha fatto la Provincia in un recente programma televisivo. La serietà dei trentini nei loro impegni e nel loro lavoro non l’avrebbe meritata.

Ma ormai è fatta. Perché non è sufficiente dare la colpa a Roma per cavarsela. E nemmeno laggiù si salvano incolpando Bruxelles.

Le leggi ci sono tutte e permettono tutto: dalla protezione all’abbattimento (misurato, limitatissimo, ma possibile). La verità è che per farlo è necessaria un’assunzione di responsabilità collettiva della filiera politico amministrativa. 

Ma per partire con questo il Trentino dovrebbe tornare a diventare un fulgido esempio rispetto al livello nazionale, nuovamente credibile nella sua capacità di protezione della fauna locale, esempio di buona gestione in Italia. Solo allora Roma potrebbe utilizzare le norme (Bruxelles di fatto le concede già) per permettere anche l’ultimo tassello della gestione: il controllo. Tutto però deve passare per una rigorosa salvaguardia delle specie più protette che ci siano; con la dimostrazione del massimo impegno possibile. 

Invece, davanti alle interviste qui, si balbetta. Certo, nelle “caneve” si fa la voce grossa, tutti son gradassi. Ma quando si tratta di andare nelle piazze davanti agli animalisti o alle riunioni dei contadini arrabbiati, si evita o se si va, tuttalpiù si sale sul palco. Così, da lontano, si grida quello che è meglio gridare secondo il momento e secondo la platea e poi si scappa. 

Per i selfie festosi è meglio un’altra volta… 

8 Gennaio 2023 0 Commenti
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Dopo un po' nella vita, ti accorgi che intorno
il mondo cambia e allora ti vien voglia di dire la tua!

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